Ragione e sentimento, la recensione: l’arte di scegliere l’amore

Ragione e sentimento, recensione Dasscinemag

L’universo narrativo dei romanzi di Jane Austen al giorno d’oggi è uno tra quelli da cui si attinge con maggiore facilità, nella foga di richiamare alle sue celebri sue storie d’amore, diventate dei veri e propri clichè. Storie ambientate nel countryside inglese dell’Ottocento, storie di donne orgogliose ma innamorate e di uomini glaciali ma passionali. Se bastasse questo, di Jane Austen ce ne sarebbero a migliaia. C’è qualcosa che ancora ci smuove a volerne adattare il mondo, che va oltre la conoscenza a menadito delle sue storie e l’affetto verso i suoi personaggi.

La regista Georgia Oakley e la sceneggiatrice Diana Reid ci sono riuscite con il nuovo adattamento di Ragione e sentimento (trailer). La celebre storia ci racconta delle sorelle Dashwood che, una volta venuto a mancare il padre, si ritrovano non solo con ben pochi soldi e costrette a cambiare casa, ma anche al centro dei primi turbamenti romantici. Elinor (Daisy Edgar-Jones), la maggiore, è gentile e riservata, attratta dal freddo Edward Ferrars (George MacKay) con cui condivide la mitezza e la tendenza a nascondere le proprie emozioni. Marianne (Esme Creed-Miles) invece è passionale e vitale, rifiuta ogni convenzione e vuole amare solo chi è appassionato del mondo quanto lei. Per questo si infatua di un gentiluomo, Mr. Willoughby (Frank Dillane), in cui rivede tutta la forza dirompente di amore per il mondo e per le arti.

Le due Dashwood vedono nell’oggetto del loro amore uno specchio del proprio essere, ma scopriranno presto che non è tanto la similitudine a creare la chimica, quanto la disposizione ad andare oltre la propria natura e abbracciare anche le parti di sé che con cui non si sentono a loro agio. Una consapevolezza che le due comprendono proprio dall’altra. Le differenze caratteriali di Elonor e Marianne sono ciò che le rende così unite ma anche ciò che, nel momento del bisogno, impedisce una vera comunicazione. Solo venendosi incontro ed accogliendo il carattere dell’altra riusciranno ad aprirsi e quindi a comprendere anche l’altro.

Ragione e sentimento, recensione Dasscinemag

Discostandosi dalla strada dell’ossessiva ricerca di far aderire il testo letterario all’esperienza filmica, soprattutto per quanto riguarda il ritmo e le dinamiche, Oakley si concentra più sull’evocazione storica con un’accuratezza fedele del mondo in cui Austen ha ambientato la storia.  E questo permette di immergersi anche a livello sensoriale ed emozionale, concentrandosi sul far emergere elementi impliciti del testo e sul farci immedesimare con le eroine ed i loro patimenti. La colonna sonora accompagna le giovani protagoniste e ci catapulta nel loro mondo interiore, aiutata da una fotografia evocativa e perfettamente capace di inquadrare una Inghilterra nebbiosa e rurale, ricreata a tal punto che sembra di poterla toccare.

Il cast di eccellenza non fa che aumentare il livello qualitativo del film, in particolare Edgar-Jones e MacKay che condividono oltre ad un grande talento attoriale anche una forte intesa. La sceneggiatura è, inoltre, arricchita da una miriade di personaggi secondari che nelle loro poche ed esilaranti battute conferiscono al film l’aura profondamente austeniana, che unisce british humor e spigliatezza dei dialoghi.

Insomma, il film parla ancora la lingua della famosa scrittrice inglese e proprio per questo riesce a toccare i suoi tasti caratteristici, ma ancor di più centra il suo asse portante: Austen filtrava nel matrimonio il contesto socioculturale in cui le donne dovevano vivere, e parlando di amore parlava di politica e di attualità. Con la storia delle sorelle Dashwood voleva consolare le donne dell’epoca e dir loro che l’arma più potente per una donna è proprio conoscersi a fondo per decidere autonomamente chi amare.

Questo Ragione e sentimento le va dietro, unisce il desiderio umano di una passione romantica alla ricerca pragmatica dell’uomo che possa soddisfare a pieno le proprie aspettative, proponendo una sintesi proprio perché l’una e l’altra cosa, in quella società, erano spesso decisive del destino femminile. Elinor e Marianne possono capirlo proprio attraverso l’altra ed in un mondo come il nostro, così diverso e così simile, ci ricordano di scegliere con cura ciò che desideriamo. E correre, correre a perdifiato per prendercelo.

Al cinema.

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