#Venezia78: Inu-oh, recensione del film di animazione di Masaaki Yuasa

Masaaki Yuasa è un talento emergente dell’industria degli anime giapponesi, nato nel 1965 nella prefettura di Fukuoka ha collezionato premi nel 2004 grazie al suo Mind Game, nel 2017 ha trionfato ad Annency con Lu Over the Wall e nel 2019 il suo ambizioso Ride You Wave è stato acclamato al Sitges e comprato in esclusiva da Amazon Prime.

Il protagonista del film presentato alla Mostra del Cinema di Venezia nella sezione Orizzonti, è il performer di teatro Noh Inu-oh realmente esistito sei secoli fa e del suo partner, il musicista cieco Tomona. In realtà la loro storia è più una leggenda che un fatto documentato poiché le loro composizioni, i loro testi e le loro storie sono andate per sempre perdute; di loro è rimasta la leggenda e la tradizione vuole che il loro operato abbia stravolto la storia della musica e del teatro giapponese e proprio per le loro innovazioni siano stati temuti, censurati e cancellati dagli archivi istituzionali imperiali.

Non potendo così riprodurre le opere originali del duo leggendario, gli autori hanno deciso di coprire i buchi con la creatività, le lacune sulla loro storia sono diventate espedienti per una storia fantasy fra demoni, spiriti e magie e le loro performance sono diventate riscritture di alcuni famosissimi brani rock contemporanei, eseguiti con strumenti tradizionali artigianali e con testi che riproducono storie leggendarie che si suppone siano state proprio raccontate da loro per la prima volta.

Inu-oh diventa così un ragazzino deforme che lentamente ottiene un corpo normale eseguendo in pubblico le storie degli spiriti che cercano di essere ricordati e gli intrighi politici dell’epoca o la rivalità fra padre e figlio vengono permeati di esoterismo e magia, con demoni e patti paranormali per ottenere potere e gloria.

La storia però non è nata per il cinema, si basa infatti sul bellissimo manga The Tale of the Heike: The Inu-oh chapters di Furukawa Hideo e si è potuto avvalere della scrittura cinematografica della bravissima Nogi Akiko, autrice di opere chiave della cultura pop giapponese come I’m a Hero o la saga di Toshokan sensô.

Il tratto dei disegni non corrisponde allo standard dell’animazione giapponese, ricorda piuttosto i disegni di Hokusai rielaborando in chiave fortemente pop l’immaginario tradizionale giapponese. Lo scopo di questa sperimentazione che non è stata gradita da tutta la critica orientale deriva dalla necessità da parte dell’autore di raggiungere nuove generazioni di spettatori ed il bisogno di rendere rock le performance Noh ha la stessa funzione, si vuole far comprendere ad un pubblico giovane quanto Inu-oh e Tomona siano stati rivoluzionari per la loro epoca e quanto sia difficile essere innovatori in una società che fatica sempre ad accogliere il cambiamento e quasi sempre condanna chi lo alimenta. Uno splendido anime, gradevole ed intrigante, coraggioso e diverso dalla media che colpirà in particolare chi ama la musica senza se e senza ma.

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