Lupin 2, la recensione della seconda parte della serie su Netflix

Lupin

È giunta su Netflix l’11 giugno la seconda parte della serie Lupin (trailer) firmata dalla Gaumont, composta da altri cinque episodi. Prosegue la partita di Assane Diop (Omar Sy) contro il potente magnate Hubert Pellegrini (Hervé Pierre): entrambi riprendono le fila dei loro giochi che convergono in un atteso scontro finale, all’interno di un’arena suggestiva e ideale per lo spettacolo che solo il ladro gentiluomo di Maurice Leblanc può permettersi di offrire.

Ma tornando al principio, la serie aveva lasciato il suo pubblico nel bel mezzo di una fase cruciale ma soprattutto critica per l’Assane in veste di padre e non di ladro. Pellegrini non si fa scrupoli ad inviare uomini spietati per colpire anche sul fronte personale il suo nemico, il quale scopre di poter contare su nuovi alleati inaspettati.

Dentro questo “gioco” da tempo avviato e in cui non si possono fare né passi falsi, né all’indietro, tutti i personaggi a disposizione muovono le loro mosse con estrema delicatezza per far funzionare la fitta rete della storia. Da Juliette (Clotilde Hesme), la figlia di Pellegrini ed erede della sua fondazione, completamente all’oscuro dei movimenti del padre, fino all’agente Guedira (Soufiane Guerrab), marginalizzato dai suoi colleghi in polizia ma detentore di una chiave (oltre che un hobby) decisiva per intercettare e poi comunicare con Assane: è un fan dei romanzi di Arséne Lupin.

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I primi due episodi sono diretti da Ludovic Bernard e i restanti tre da Hugo Gélin, ma ciò che cattura di più è l’architettura narrativa guidata da George Kay e François Uzan, piena di soluzioni che danno organicità alla serie, o più semplicemente piacevoli da guardare: le scene delle azioni di Assane insieme all’amico Benjamin Ferel (Antoine Gouy) alternate alle avventure che i due vivevano da adolescenti è una di quelle. Come negli episodi della prima parte, i trucchi e le vicende di Lupin continuano ad essere una forza viva nelle mani di coloro che credono nella sua figura.

La fonte di ispirazione più accreditata per la creazione del personaggio di Lupin da parte di Leblanc è l’anarchico Marius Jacob, abile ladro contro l’alta borghesia. È possibile sostenere che con sottile eleganza questa ispirazione di fondo sia arrivata fino a Lupin: nella serie la figura dell’uomo ricco e potente è alla sola ricerca del denaro, persino nelle iniziative che dovrebbero essere di senso contrario; questi è difeso da conoscenze in politica e può controllare i più alti gradi del corpo di polizia.

A fare le spese del suo potere sono le minoranze discriminate, come quella degli afro-francesi. In misura diversa, pagano questa penalità sociale gli agenti di polizia semplici (a cui appartiene Guedira), i quali vengono dirottati verso un nemico pubblico, ignari di essere pedine al servizio di interessi di una classe elevata verso cui dovranno orientare il loro sospetto.

Questa seconda parte di stagione è uno dei modi migliori per far rivivere il mito di Lupin. E la storia di Assane Diop non finisce qui.

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