La nascita del noir e il “private eye”: Il mistero del falco compie 80 anni

LA NASCITA DEL NOIR

1941. È la data di uscita de Il mistero del falco, il film fondativo del noir. Il termine viene adottato in Francia, nel dopoguerra, per riferirsi a quei film americani incentrati su vicende criminali, caratterizzati da pessimismo e cupezza e che volgevano l’attenzione alla psicologia complessa dei personaggi. Le sue origini vanno ricercate nella letteratura hard-boiled, senza dimenticare anche l’influenza esercitata dal realismo poetico francese (si pensi a film come Il porto delle nebbie o Alba di gloria, che hanno contribuito a stabilire Jean Gabin come icona del noir), e della psicanalisi. Tra le costanti stilistiche che lo contraddistinguono: il ricorso a immagini spesso distorte attraverso l’uso del grandangolo, la tendenza a inquadrare spesso i personaggi dall’alto e dal basso, un ampio utilizzo del chiaroscuro che mette in evidenza i contrasti tra luce e ombre (a testimoniare anche l’influenza esercitata dal cinema espressionista tedesco), l’utilizzo di una struttura a flashback che mette in crisi la linearità della vicenda, l’utilizzo della voice-over che ancora la narrazione al punto di vista soggettivo del protagonista. Uno stile che contribuisce a rendere visivamente un mondo allucinato, a tratti onirico, dove le distinzioni tra bene e male si fanno sempre più labili e nulla è come sembra, ma anche a dare corpo alla realtà psicologica dei personaggi. Questi ultimi non sono dunque più in grado di controllare e dominare gli eventi. Ad emergere sono dunque due nuovi caratteri: da un lato abbiamo il detective hard-boiled, figura centrale del noir degli anni’40:

 Il detective privato viene a definirsi in questi anni come figura intermedia, non schierata né dalla parte dell’ordine né da quella del disordine, talvolta anche disonesto, quasi sempre alle prese con vicende labirintiche in cui non c’è più la capacità di controllo razionale della realtà, ma è necessario aggirarsi nei meandri di un universo noir soffocato da corruzione, menzogna e debolezza. È lo sguardo problematico per eccellenza, davvero il private eye, l’occhio privato. [1]

Accanto a lui l’altra figura fondamentale dell’universo del noir è la femme fatale, le cui origini sono spesso state attribuite all’indipendenza raggiunta dalle donne americane negli anni ’30, che ha messo in crisi il ruolo del maschio. La dark lady è la donna tentatrice, ambigua, che esercita tutto il suo fascino sull’uomo per il proprio tornaconto personale, spesso gettandolo in un vortice di eventi che lo condurranno alla rovina e alla morte

Il mistero del falco e la posizione spettatoriale

Tratto dall’omonimo romanzo di Dashiell Hemmet, scritto nel 1930, e già adattato per il grande schermo in due occasioni (The Maltese Falcon di Roy del Ruth nel 1931 e Satan Met a Lady di William Dieterle nel 1936), Il mistero del falco è il primo lungometraggio di John Huston, che fino a quel momento aveva lavorato come sceneggiatore presso la Warner Bros. (collaborando anche al film Una Pallottola per Roy), il cui obiettivo era quello di portare sullo schermo l’atmosfera del libro, restando il più fedele possibile al materiale originale. Humphrey Bogart, che fino a quel momento aveva interpretato spesso la parte dell’antagonista, venne scelto dopo il rifiuto di George Raft. Il film contribuirà a imporre la sua immagine di duro cinico e romantico allo stesso tempo, poi consacrata in Casablanca.

Gli investigatori privati Sam Spade (appunto Bogart) e Miles Archer (Jerome Cowan) vengono incaricati da una donna, Brigid O’Shaugnessy (Mary Astor), di ritrovare la sorella scomparsa, con il consiglio di pedinare Floyd Thursby, con cui la sorella aveva una relazione. Dopo l’uccisione del suo socio e di Thursby, Sam si trova invischiato in una serie di eventi che vedono coinvolti Brigid e tre criminali: Kusper Gutman (Sydney Greenstreet) e i suoi due scagnozzi Joel Cairo (Peter Lorre) e Wilmer Cook (Elisha Cook). Cairo è personaggio dai tratti omosessuali che <<si pone soprattutto come scettico controcanto dell’azione principale, disincantata testimonianza dell’infelicità umana e dell’inutilità di qualsiasi sforzo>> [2]. Wilmer è caratterizzato da una mascolinità debole e per questo è destinato a essere la vittima di un mondo dominato da una virilità violenta. Tutti sono alla ricerca del falcone maltese, un tributo che i Templari di Malta pagarono a Carlo V, realizzato in oro e ricoperto di gemme.

La prima sequenza del film di Huston stabilisce fin da subito quale è l’universo in cui si muoveranno i diversi personaggi (e che sarà una costante nei film noir a venire): doppi giochi, menzogne, manipolazioni, impossibilità di discernere con certezza tra vero e falso. Si parte con un’inquadratura che mostra il falcone maltese, sulla quale scorrono i titoli di testa. Seguono quattro inquadrature della città di San Francisco, incluso il Golden Gate Brigid. Stacco sulla vetrata di un edificio dove compare la scritta “Spade and Archer” ma al rovescio. Primo piano di Sam Spade. Con questa struttura Huston ha già stabilito quale sarà l’oggetto del desiderio attorno a cui ruoteranno le vicende dei personaggi (il falcone maltese) e ha legato gli eventi a un contesto sociale ben preciso: l’America del 1941. Non solo: il fatto che la scritta “Spade and Archer” sia al rovescio ci dice che nulla è come sembra e che questo riguarda anche il legame stesso tra i due investigatori (Spade ha una relazione con la moglie di Archer). Il primo piano finale introduce inoltre allo spettatore quello che sarà il vero protagonista della storia.

A questo punto tutta la vicenda sarà ancorata al punto di vista di Sam, il pubblico conoscerà solo quello che Sam conosce. In questo modo

Lo spettatore è posto nella posizione del bambino che cerca di dare un senso al mondo degli adulti, che cerca di capire tutto e non sa mai quali dettagli si riveleranno importanti e quali no. Ciò che possiamo vedere e ascoltare è confuso e ingannevole. L’azione sta avvenendo dove non possiamo vedere. Se potessimo vederla tutto sarebbe chiaro. [3]

Sam Spade: il private eye

Sam Spade è il perfetto esempio di “private eye”: cinico, rude, dotato di un perfetto senso dell’umorismo, impossibile da inserire con sicurezza dalla parte del bene o del male. Una figura ambigua quindi. E questa ambiguità si manifesta anche nella sua capacità di esercitare l’arte dell’inganno. Ma a differenza degli altri personaggi, il cui inganno mira esclusivamente al proprio tornaconto personale e quindi al possesso dell’oggetto del desiderio:

Lui ha bisogno di esserlo, per riconoscere queste qualità negli altri e per muoversi negli infidi sentieri di questo mondo ambiguo. Huston sottolinea questo quando giustappone due scene nelle quali Sam è interrogato prima da Gutman e poi dal procuratore distrettuale, mettendo in scena in entrambi i casi un atteggiamento di rabbiosa indignazione. Queste scene sono separate nel romanzo; mettendole insieme Huston mostra il talento di Sam per l’inganno mentre accentua la necessità dell’inganno sia esso lecito o illecito. [4]

Sam ha ad ogni modo una propria etica a cui si attiene e che è in grado di mettere al di sopra di tutto. Nelle sequenze finali rifiuta Brigid, il perfetto esempio della dark lady tentatrice (a cui si contrappone idealmente la segretaria Effie Perine, donna “desessualizzata” e per questo non pericolosa, il cui rapporto con Sam è privo di qualsiasi ambiguità), dopo essersi reso conto che è stata lei ad uccidere Archer, prendendo la decisione di consegnarla alla polizia:

Sam: <<Ascolta. Non servirà a niente. Sicuramente non capirai. Te lo dirò una volta per tutte. Quando il tuo socio viene ucciso, devi fare qualcosa. Qualunque opinione tu avessi di lui. Era il tuo socio quindi devi fare qualcosa. Guarda caso siamo dei detective. Quando uno dei tuoi colleghi viene ucciso è un pessimo affare permettere all’assassino di farla franca. Pessimo per tutti i detective, ovunque siano>>.

Presa coscienza del doppio gioco della donna e nonostante il suo amore per lei, Sam decide di rinunciare al proprio desiderio in favore delle proprie responsabilità. Alla fine l’unica cosa che gli resta, persi i soldi ottenuti per aver consegnato il falcone a Gutman e persa Bridge, è la sua integrità. Ma se nel caso di Sam è stata fatta una scelta, il soddisfacimento del desiderio degli altri personaggi è reso impossibile dalla scoperta che il falcone che è stato ritrovato è in realtà un falso. Ma in fondo già la didascalia iniziale ci aveva fornito un indizio in tal senso: <<il destino del falcone maltese resta un mistero ancora oggi…>>. E tale resterà anche dopo la risoluzione finale.

È impossibile però concludere senza aver citato almeno una volta la frase shakespeariana con cui si chiude il film, nonché una delle più famose della storia del cinema: <<[il falcone] è fatto della stessa materia di cui sono fatti i sogni>>. Sam esce dalla storia ed entra direttamente nel Mito, e con lui il film, capolavoro del noir.

NOTE


[1] Venturelli R., L’età del noir: Ombre, incubi e delitti nel cinema americano 1940-60, Einaudi, 2007, p.25

[2] Ibidem, p. 43

[3] Stephen F. Bauer, Leon Balter, Winslow Hunt, The Detective film as Myth: The Maltsese Falcon and Sam Spade, America Imago, Fall, 1978, Vol. 35, No.3. p.283 (traduzione mia)

[4] David Kelly, Dashiell Hammet, the Mystery Novel and the Birth of Film Noir, The University of Sydney: Sydney eScholarship Journlas onliine, Vol 34, 14 novembre 2008. (traduzione mia)

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