Holmes & Watson, la recensione del film su Netflix

Sherlock Holmes

Con Holmes & Watson (trailer), la consolidata coppia comica Will FerrellJohn C. Reilly ritorna per la terza volta sullo schermo dopo i successi commerciali Ricky Bobby e Fratellastri a 40 anni firmati da Adam McKay, con questa rivisitazione in chiave demenziale del più celebre duo del genere poliziesco. Seppure il mito di Sherlock Holmes sia via via divenuto un archetipo narrativo sempre più sfruttato (soprattutto nella cinematografia) e talvolta persino abusato, bisogna riconoscere a questo lungometraggio l’originalità del tentativo di trasporre un personaggio-simbolo del brillante English humor nell’ottica tipicamente statunitense della vulgar comedy. Lo sceneggiatore di due pietre miliari del genere (Tropic Thunder e Idiocracy) Etan Cohen, qui al suo secondo film anche come regista, sovverte quindi i sagaci dialoghi sticomitici tra l’investigatore e il suo aiutante e li trasforma in scambi di battute che parodiano grossolanamente la ricercata parlata ottocentesca farcendoli ovviamente con copiose volgarità.

Già nel 1975 Gene Wilder aveva proposto un esperimento simile con Il fratello più furbo di Sherlock Holmes, chiaramente influenzato da Mel Brooks, ma qui Cohen si spinge oltre. Le sue caricature di Holmes e Watson rivelano una buffa estremizzazione di alcune loro peculiarità già narrate da Sir Arthur Conan Doyle, ad esempio l’eccentricità e l’egotismo del primo e lo zerbinismo del secondo. Ciò sfocia in una dinamica comica quasi sempre riuscita, mentre talvolta alcune gag possono risultare ripetitive se non addirittura scadere nella mediocrità. A soffrirne di più sono certamente le scenette riprese dalla grande tradizione slapstick che vengono riproposte tali e quali, senza una particolare ricerca di nuovi espedienti.

Sherlock Holmes

Evidenti sono i diversi riferimenti parodici alla situazione politica odierna, in particolare alla presidenza Trump – apertamente criticata – , che bene si conciliano con le sarcastiche allusioni al positivismo scientifico della società vittoriana ancora pervasa da razzismo e sessismo. Si aggiungono poi le scimmiottature delle scene d’azione dello Sherlock Holmes di Guy Ritchie, che sortiscono però l’effetto sperato soltanto in un pubblico a cui fosse già noto. Inoltre, a risultare un po’ forzate sono anche i vari “cameo” dei personaggi storici, che per quanto bizzarri, risultano assolutamente fuori luogo perché palesemente inesatti storicamente.

Se dunque l’affiatamento della coppia di protagonisti è tutto sommato consolidato, anche grazie a una discreta sceneggiatura di partenza, che tuttavia non sempre si sviluppa molto logicamente, è nella messinscena che vengono a galla i veri problemi. Oltre ad una scenografia più scarna di quel che si potrebbe sperare, gli oggetti di scena di pessima fattura e un pessimo trucco e parrucco rischiano di rompere la sospensione dell’incredulità dello spettatore vanificando così gli sforzi umoristici. Per di più la regia inesperta di Cohen, che non riesce a mettere in pratica i consigli del maestro McKay (qui in veste di produttore), rovina spesso i tempi comici. Il tutto corredato da una fotografia “televisiva” senza alcuna ambizione artistica che mai ripropone i caratteristici toni cupi della Londra ottocentesca.

Holmes & Watson si rivela, in sostanza, un progetto interessante sulla carta, capace di sfruttare la chimica tra i protagonisti Ferrell e Reilly, ma che risulta sciupato da un comparto tecnico scadente. Comunque consigliato agli appassionati del genere demenziale.

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