Terzo film della casa Ghibli diretto da Hayo Miyazaki, Il mio vicino Totoro (trailer) uscì in Giappone nel settembre del 1988 e solo nel 2009 in Italia.

Satsuki e la sua sorellina Mei sono le protagoniste di questo film d’animazione, dove la realtà si mischia alla fantasia.  Le due sorelle e il loro padre  si sono appena trasferite a Matsu no Gô, un piccolo villaggio di campagna circondato da campi e foreste, per stare più vicini all’ospedale dove è ricoverata la madre.  Esplorando la nuova casa e tutto ciò che la circonda Mei si imbatte in Totoro, lo spirito dei boschi, rappresentato da un incrocio tra un procione e un gatto gigante un po’ paffuto, che non parla ma mostra chiaramente il suo affetto per le due bambine.

La fantasia delle bambine si amalgama quasi totalmente con la realtà, lo spettatore è portato a credere a ciò che vede, fidandosi degli occhi delle protagoniste. Pur sapendo che si tratta della loro immaginazione, una sorta di empatia prende il soppravvento in chi guarda che non vuole disfare il mondo fantastico delle bambine e regge loro il gioco.

Un film per famiglie, che riporterà bambini anche gli adulti, dalla storia entusiasmante e a tratti commovente, dal quale tutti possono trarre insegnamenti. Infatti in esso vengono racchiusi due temi molto importanti, la famiglia e la natura. Tematiche che vivono in stretto rapporto e ci accompagnano per tutta la storia. La famiglia è rappresentata nel particolare dal rapporto tra le due sorelle che è indissolubile, Mei è molto legata alla sorella maggiore, vuole stare sempre con lei e seguirla ovunque vada, indipendentemente da tutto. Il desiderio di ricongiungere la madre al nucleo famigliare porta le bambine a una condizione nostalgica che viene quasi compensata dalla fantasia. La famiglia è anche rappresentata dal  rapporto generoso e solidale con i vicini, soprattutto con Nonnina, che si occupa della bambine quando il padre è a lavoro.

La natura trova corpo in Totoro e negli altri spiritelli. Una natura disposta ad aiutare e a dare ciò di cui abbiamo bisogno, nel momento in cui la si rispetta. Il fatto che Totoro non parli mai è un richiamo al silenzio del mondo naturale, che anche se silenzioso riesce ad abbracciare come una madre chi ha bisogno del suo aiuto. Satsuki e Mei portano lo spettatore nel loro immaginario, come a suggerire un mondo ideale, a misura di tutti. Un mondo in cui il bene torna sempre indietro. Le due bambine sono l’esempio della genuinità e dell’innocenza che viene cullata dalla natura e sostenuta.

Il mio vicino Totoro è un inno all’immaginazione, un ritorno ai valori importanti (famiglia, natura, amicizia, rispetto), descritti con chiarezza e nostalgia. Miyazaki è dovuto tornare nel Giappone degli anni ’50 per trovarli e li ha descritti nel modo più leggero e incisivo che esista, tramite gli occhi dei bambini.

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