Film da vedere a San Valentino: i consigli della redazione

San Valentino, i consigli della redazione

Per celebrare la festa degli innamorati, DassCinemag propone una personalissima lista di film romantici. Sono le nostre storie d’amore preferite: tra sentimenti sofferti, emozioni incontrollabili e sì, anche sangue.

HONG KONG EXPRESS (1994; Wong Kar-wai)

Hong Kong Express, la recensione del film

Nel parlare di film d’amore un regista che non può mai mancare è sicuramente Wong Kar-wai, celebre cineasta cinese che si è imposto nell’immaginario attraverso il suo stile originale e la sua scrittura, incentrata spesso su grandi temi come la solitudine e il desiderio. Ebbene, tra i suoi titoli più particolari e amati dal pubblico c’è sicuramente Hong Kong Express (trailer). Ambientato ad Hong Kong, il film segue le vite degli agenti di polizia 223 (Kaneshiro Takeshi) e 663 (Tony Leung Chiu-wai), entrambi afflitti da tormenti amorosi dopo essere stati abbandonati dalle loro compagne.

I loro problemi, però, trovano rimedio quando fanno la conoscenza di due donne molto diverse: un’affascinante fuorilegge dalla parrucca bionda (Brigitte Lin) e una stravagante cameriera di un ristorante d’asporto (Faye Wong). In poco più di un’ora e mezza, Wong Kar-wai condensa due storie d’amore che si sfiorano tra le strade frenetiche e multietniche della città: una della durata di una notte, l’altra portata avanti per più di un anno. I protagonisti, persi nella loro solitudine e incapaci di lasciar andare il passato, vivono in un mondo consumistico dove, al contrario, tutto scorre velocemente ed è destinato a finire. Tuttavia, alla fine la malinconia lascia sempre spazio al romanticismo più profondo.

Di Giulia Mazzoneschi.

QUATTRO MATRIMONI E UN FUNERALE (1994, Mike Newell)

quattro matrimoni e un funerale, la recensione del film

Dopo aver visto Quattro matrimoni e un funerale (trailer) c’è chi non vedeva l’ora di andare ad un matrimonio e c’è chi mente. È dura, infatti, resistere al fascino e al carisma di questo film, non a caso uno dei più grandi successi del cinema britannico. Le situazioni in cui si trovano i protagonisti, uscite da un manuale del perfetto humor inglese, tirano fuori dallo spettatore risate e lacrime dal primo all’ultimo dei matrimoni del titolo – senza dimenticare il funerale, momento di una sensibilità vista di rado. Il cinismo della stoica Fiona (Kristin Scott Thomas), i ritardi del protagonista Charles (Hugh Grant) o le uscite pungenti di Gareth (Simon Callow) sono solo alcuni degli ingredienti che rendono questa commedia d’amore LA commedia d’amore per eccellenza, che trova la sua forza nel racconto perfetto di ciò che gira intorno all’incontro fra due anime destinate a stare insieme, che sia un matrimonio o un funerale.

Di Paolo Moscatelli.

JULES E JIM (1962, François Truffaut)

Jules e Jim, la recensione del film

Catherine, Jules (Oskar Werner) e Jim (Henri Serre) sono i protagonisti di un triangolo amoroso così travolgente da portarli a mettere a repentaglio i loro valori, le loro relazioni, fino a spingerli a compromettere le loro intere esistenze. Quanto, all’interno di queste trascinanti passioni che scuotono i personaggi, si può parlare di amore e non di egoismo, possesso, ossessione? Truffaut ha dato vita ad una delle più suggestive storie di non-amore del cinema. I protagonisti di Jules e Jim (trailer), tra i quali spicca la sfaccettata Catherine interpretata da Jeanne Moreau, sono affamati di emozioni, attenzioni, si specchiano negli occhi dell’altro per tentare di costruire la propria identità. Il film, figlio della Nouvelle Vague, porta con sé una grande aspirazione alla libertà: la libertà di amare (o almeno provarci) chi si desidera, la libertà per una donna di indossare abiti da uomo, la libertà di essere parte di uno “scabroso” ménage à trois, impensabile per un’epoca come quella. Libertà che si sposano perfettamente con un’emancipazione della forma e dell’estetica di cui il movimento cinematografico francese di fa portatore. Tutti, almeno una volta nella vita, siamo stati una Catherine leggera e frizzante divisa tra sentimenti contrastanti per due persone diverse e, allo stesso tempo, con un bagaglio di dolore spesso ingombrante.

Di Francesca Nobili.

IO E ANNIE (1977; Woody Allen)

io e annie, la recensione del film

Cosa pensare di un film che al primo minuto ti comunica brutalmente che la storia d’amore finirà male? Come un magnifico treno che sai già essere destinato a deragliare. Durante la visione rimani come interdetto, dilaniato tra due pensieri contrastanti: il desiderio di sapere quale ingranaggio non abbia funzionato e la speranza che forse, con un sorriso beffardo, Woody Allen ti abbia mentito fin dall’inizio. Io ed Annie (trailer) è uno di quei film classici nel vero senso della parola, una commedia romantica capace di divertire, intenerire e fare riflettere in età diverse della vita. A partire dal bambino di sei anni che ride a crepapelle per lo humour delle gag più assurde. O l’adolescente che rivede in quelle situazioni e siparietti, lo specchio di sé stesso, delle sue incertezze, delle sue sofferte conquiste. L’adulto, invece, sorride amaramente, come durante la degustazione di un vino d’annata, capace ancora di rievocare sopiti e agrodolci echi del passato. Un Woody Allen e una Diane Keaton in stato di grazia. Un ritratto grottesco e sfaccettato di una coppia come tante, un film che, nonostante l’età, avrebbe lo stesso incredibile effetto se fosse appena uscito nelle sale.

Di Federico Sagheddu.

NOTTHING HILL (1999; Roger Mitchell)

notting hill, la recensione del film

Se cercate una bella commedia romantica per San Valentino, Richard Curtis è l’uomo che fa al caso vostro. Se i protagonisti, poi, sono Hugh Grant e Julia Roberts, tanto meglio. Notting Hill (trailer) è la storia d’amore tra William Thacker e Anna Scott: lui un inglese squattrinato con una libreria di viaggi e un divorzio alle spalle, lei una pluripremiata attrice americana. A fare da sfondo, il caratteristico quartiere con le case colorate che dà il nome alla pellicola. Nulla di nuovo sul fronte rom-com, dunque. Eppure, risulta quasi spontaneo sospendere per due ore la realtà per godersi questo rivisitato Vacanze Romane anni ’90. Complice di ciò la frizzante sceneggiatura, un perfetto mix tra romanticismo e humour inglese, senza mai cadere nel banale. Dalla casa con l’inconfondibile porta blu alla confessione d’amore di Anna in libreria, Notting Hill è ricco di elementi e momenti iconici, ormai entrati a far parte del nostro immaginario collettivo, a riprova del fatto che è un film surreale, sì, ma bello.

Di Francesca Gentile.

BLUE JAY (2016; Alexandre Lehmann)

BLUE JAY, LA RECENSIONE DEL FILM

Il ricordo di un amore passato non scompare mai, magari si affievolisce, oppure si nasconde lontano. Il Blue Jay è quel bar che ti fa tornare a casa, bambino, quando tutto sembrava più complicato ma ancora non lo era. Cosa c’è di più malinconico di incrociare la persona che si ha amato tra le corsie del supermercato? Mark Duplass, attore protagonista e regista del film, non ci porta in mondi lontani, bensì ci àncora alla quotidianità. Gli sguardi, le parole, i giochi ed i baci, come una valanga, si alimentano vicendevolmente. La semplicità di questa piccola gemma riesce a costruire e decostruire il significato dei rapporti romantici con grazia. Il bisogno di versare una lacrima, affogando nei ricordi come fosse un oceano della mente, risorge guardando una foto del liceo in bianco e nero. Lazzaro d’amore, alzati e cammina; poi siediti sul divano, accendi la tv e metti su Blue Jay (trailer). Non prima, però, di esserti versato un bicchiere vino rosso ed aver preparato i fazzoletti.

Di Alessandro Viani.

TUTTI PER PAZZI PER MARY (1998; Bobby e Peter Farrelly)

Tutti pazzi per Mary, la recensione del film

Tutti pazzi per Mary (trailer) dei fratelli Peter Bobby Farrelly non è propriamente una rom-com, è vero. Ma se parliamo di relazioni amorose, non si può dire che non abbia nulla che fare con l’atmosfera di San Valentino. La commedia demenziale con Ben Stiller racconta una sfumatura fondamentale dell’amore, l’ossessione, grazie a una sceneggiatura scorrettissima ma incredibilmente studiata. La storia di un uomo che non riesce a superare una cotta giovanile mai andata in porto, la Mary del titolo, finisce per confliggere con quella di altri individui ossessionati dalla stessa donna, in cui ognuno recita una parte solo per ottenere la sua attenzione. Questa sorta di psicosi collettiva, tematica centrale del film, prolifera anche nei personaggi minori sotto forme diverse: dal poliziotto che fatica a trattenere la violenza durante un (esilarante) interrogatorio con il protagonista, al maniaco autostoppista omicida, tutto il mondo narrativo sembra in preda a un’isteria, che principalmente gravita attorno alla seducente ma genuina Cameron Diaz. È quindi una storia sull’ossessione amorosa (per la figura femminile), ma, grazie al finale, anche sul suo superamento, per un sincero e rispettoso sentimento verso l’altro sesso che, in fondo, è ciò che significa amore

Di Gabriele Mutatempo.

RITRATTO DELLA GIOVANE IN FIAMME (2019; Céline Sciamma)

Ritratto della giovane in fiamme, la recensione del film

Céline Sciamma racconta una storia d’amore che brucia ma che non consuma. Quella fiamma, che è presente fin dal titolo, simboleggia la forza delle due donne: la determinazione della pittrice Marienne (Noémie Merlant) e la passione d’amore che logora Heloise (Adèle Haenel). Ci troviamo nella Francia del XVIII secolo e il loro è un sentimento che deve essere soffocato perché Heloise è promessa sposa ad un uomo e quel dipinto non è altro che una commissione. L’amore che le travolge non si basa sul predominio, ma sull’uguaglianza dei sentimenti che provano: la libertà nel seguire le proprie pulsioni e la solitudine nel viverli e ricordarli.

I loro desideri sono espressi tramite lo sguardo, quel gesto che le unisce al mito di Orfeo e Euridice, dove l’uomo, dopo aver salvato la sua donna, si volta per guardarla e la perde per sempre, agendo da poeta che sceglie il ricordo, e non da innamorato che l’avrebbe avuta con sé per sempre. Analoga situazione che vediamo quando Marienne deve lasciare la casa di Heloise, a ritratto concluso, e sull’uscio della porta si volta per osservare l’ultima volta la sua amata, consapevole che non la vedrà mai più. La storia è iniziata con Marienne che osserva un dipinto che le ricorda quell’amore mai dimenticato, e si conclude, dopo qualche anno dagli eventi, con Heloise che viene osservata da Marienne in un teatro durante l’esecuzione de L’estate di Vivaldi. Canzone che le ha fatto scoprire Marienne e che le suscita sentimenti contrastanti visibili con lacrime e sorrisi, espressioni di un dolore per quel passato che non tornerà più, e di una gioia per quel ricordo di amore che ha portato sempre dentro sé.

Di Carmine Faiella.

ASAKO I & II (2018; Ryusuke Hamaguchi)

Asako I & II, la recensione del film

«Un uomo o una donna hanno abbastanza con un’altra singola persona? Forse oggi si può assorbire molto di più». Asako (I) (Erika Karata) e Baku (Masahiro Higashide) si innamorano. Sono la coppia perfetta, incapaci di entrare in conflitto; pare che l’equilibrio sia stato raggiunto. Perfino un loro incidente in moto si trasforma in un momento di risata condivisa. Ma Baku sparisce e lei rimane sola. Passato del tempo, Asako (II) conosce Ryōhei, identico nell’aspetto al precedente fidanzato ma dal carattere più gentile, col quale cinque anni dopo va a convivere. Ma Baku torna e lei dovrà scegliere. Nel cinema di Hamaguchi la ricerca dell’equilibrio è ciò che muove i personaggi, desiderosi di una vita vissuta in armonia (con sé o con gli altri?). In Happy Hour questa ricerca è incarnata da una sedia stabile su una gamba sola, ne Il male non esiste dalla cura dell’acqua di chi vive sul monte. In Asako I e II (trailer) non ci sono due fidanzati, ci sono due Asako. Il doppio è lei. L’idealizzare il passato, l’incertezza per il futuro (e per il presente). Le nuvole si rompono e il sole è costretto a passare in mezzo alla crepa.

Di Edoardo Marchetti.

SAN VALENTINO DI SANGUE 3D (2009; Patrick Lussier)

San Valentino di sangue 3d, la recensione del film

Cosa c’è di meglio di uno splatter per celebrare la festa degli innamorati? Anche meglio, se quello splatter è il remake in salsa trash di un classico del passato. San Valentino di Sangue 3D (trailer), infatti, è il remake de Il giorno di San Valentino del 1981, uno dei tanti figli della grande stagione degli slasher degli anni ’80. Il film in questione è a sua volta figlio di un altro filone, quello della lunga scia di remake di classici horror americani dei primi anni del 2000. Questi film tendono a prendersi poco sul serio, riadattando la storia originale e puntando molto sulla violenza fine a sé stessa e sulla volgarità. Motivo per cui sono spesso criticati, specie se confrontati con i prodotti originali eppure, avevano una loro identità. San Valentino di Sangue 3D (sì, quel 3D ci fa capire bene il periodo di riferimento) non punta tanto alla paura ma al sano intrattenimento, ripescando una delle icone horror meno conosciute e proponendo un film divertente, violento, con una sua iconografia e basato su un topos tanto vecchio quanto sempre efficace: scoprire chi è l’assassino dietro la maschera. Perfettamente a tema.

Di Francesco Ria.

SE MI LASCI TI CANCELLO (2004; Michael Gondry)

se mi lasci ti cancello, la recensione del film

Tutti, almeno una volta, abbiamo desiderato di poter cancellare per sempre dalla nostra memoria una persona che ci ha spezzato il cuore. È proprio quello che fanno l’ansioso Joel (Jim Carrey) e l’eccentrica Clementine (Kate Winslet) dopo la fine della loro intensa relazione. I due si rivolgono ad una clinica per rimuovere l’altro dai propri ricordi, ma non tutto va secondo i piani. Joel e Clementine s’incontrano, o rincontrano, a San Valentino del 2004, a Montauk. Emergono subito i loro temperamenti contrapposti, due opposti che però s’incastrano bene. Il film di Michel Gondry, scritto da Charlie Kauffman, ci guida attraverso un viaggio, o meglio una fuga, nella memoria di Joel. Tra ripensamenti e ricordi intricati, si sviluppano i complessi rapporti personali fra dipendenti della clinica, che s’intrecciano in modo insolito alla vicenda dei protagonisti. Si tratta di un amore complicato, tormentato, fatto di compromessi, che dimostra come dimenticare non sia sempre la soluzione più efficace, che anche i ricordi più dolorosi vadano custoditi gelosamente.

Di Giulia Aveta.

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