The Neon Demon e la bellezza nella fotografia

The Neon Demon fotografia

La bellezza è un’ossessione atavica. Se un tempo la sua ricerca era prerogativa di artisti e poeti, oggi è massiva ed esistenziale. Questo è il fulcro di The Neon Demon, l’ultimo lavoro del controverso regista Nicolas Winding Refn. A cinque anni dall’uscita di questo divisivo horror d’autore, vogliamo celebrare la bellezza che si nasconde dietro questo film. Non si parla di giudizio critico o estetico, ma della sua rappresentazione. Se The Neon Demon riflette sul mondo della moda, anche attraverso l’indiscussa fotografia di Natasha Braier, è interessante osservare le principali influenze fotografiche che hanno contribuito alla realizzazione dell’opera.

Un primo e sottile riferimento si ha nei confronti delle opere di Vanessa Beecroft. Siamo nella scena del casting, con le ragazze in intimo, disposte prima in un tableau vivant e poi in una fila di stampo militare. Nel corso della sua carriera l’artista italiana ha più volte dialogato e collaborato con la moda, in particolare sul culto della bellezza ma anche della sofferenza che essa impone. Le modelle della Beecroft sono costrette a posare immobili per ore, con i tacchi alti a mettere a dura prova la fisicità e con l’assenza di indumenti, a volte anche di quelli intimi, a generare un precario rapporto tra osservato ed osservante. Refn sceglie questa configurazione per un punto saliente del film. Il casting non solo impone lo sguardo dello stilista e dello spettatore sui loro corpi, ma rappresenta lo snodo narrativo da cui inizia l’escalation di violenza. Allo stesso modo, Natasha Braier crea un’atmosfera vicinissima ad opere come VB35, con luci bianche e fredde che stagliano a terra le ombre delle modelle.

Ad influenzare la fotografia sono le opere di Gregory Crewdson. L’artista statunitense è forse uno dei più vicini al mondo del cinema, non solo per stile, ma anche per metodo di lavoro. Egli infatti crea dei veri e propri set e storytelling a cui le modelle-attrici devono attenersi. Profondamente legato alla decadenza del sogno americano, Crewdson porta in scena ambienti domestici cupi e crepuscolari abitati da anime perse. Refn e Braier evocano la medesima atmosfera per dare consistenza ai propri personaggi. Ciò avviene sia nel motel che nella villa dovete ragazze si incontrano nel finale. Questi locali vuoti, in penombra, non restituiscono il tramonto delle speranze della protagonista, ma si presentano come il cono d’ombra entro cui prendono prendono forma i vizi e le devianze del genere umano. La protagonista non può che soccombere a queste modelle svuotate della propria interiorità, come le figure di Crewdon, disposte a tutto per sentirsi vive.

Un terzo fotografo riconducibile a The Neon Demon è l’artista Tarek Mawad. Questa volta il riferimento è più di nicchia e meno esplicito, ma tuttavia valido. Il fotografo tedesco gioca su proiezioni di luce per creare degli effetti vivi di colore. In particolare un servizio di ritratti sembra influenzare il photo shooting iniziale. Non vi è dubbio che quella sequenza, così come l’ermetico passaggio di trasformazione a seguito della sfilata ricalchino i suoi stilemi. Tuttavia non sappiamo quanto realmente ci sia volontà in questo riferimento, potrebbe essere anche del tutto casuale.

Degli artisti che invece Refn e Braier conoscono e a cui si ispirano sono il due Mert & Marcus. Tra i fotografi di moda più noti al mondo, Mert Alas e Marcus Piggott sono un riferimento esplicito per la realizzazione di The Neon Demon. I colori neon, la predisposizione alla post-produzione, una spiccata attenzione all’onirismo e modelle tanto affascinanti quanto oscure rendono molte inquadrature del tutto simili alle fotografie del duo. Non a caso il teaser poster del film è esplicitamente ispirato ad una delle loro più famose opere. Per chi non segue questo mondo, consigliamo la visione del servizio realizzato a Kate Moss per Vogue UK e la più recente campagna di Lancôme con Sasha Pivovarova. Proprio quest’ultima ricalca alla perfezione una finta pubblicità, ispirata all’universo del film, del mascara NWR, logo di Nicolas Winding Refn. Non solo le atmosfere di queste “Donne vigorose, Donne con un senso, un tipo di donna che non deve parlare o muoversi troppo per dire chi è”, ma anche composizioni geometriche di forte impatto visivo, erotiche e mistiche allo stesso tempo. Quello che Mert & Marcus fanno con Lara Stone, il duo Refn-Braier lo fa con le loro attrici.

Questo breve elenco di influssi fotografici nell’opera non aiuterà sicuramente alla comprensione di uno dei film più divisivi e criptici degli ultimi anni. Tuttavia The Neon Demon rappresenta un’opera che da facile ed immediato accesso alla fotografia d’arte e di moda. Il rapporto tra cinema e fotografia è forse ancora molto da esplorare, almeno da un punto di vista strettamente legato all’analisi filmica. Imparare a riconoscere questi influssi e a generare metadiscorsi può e deve essere un campo di approfondimento da esplorare maggiormente per valutare e ri-valutare il concetto di autorialità, soprattutto nell’epoca del post-moderno.

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