Regista cult Demarbre

Lee Gordon Demarbre, regista canadese di b-movies, tra cui i cult Jesus Christ Vampire Hunter (trailer) e Smash Cut (trailer), ci parla delle sue ispirazioni cinematografiche e ci racconta alcuni aneddoti dai suoi set.

È risaputo come tu sia un grande cinefilo: nelle tue opere si intravede l’impronta stilistica di registi cult come Roger Corman e Lloyd Kaufman e del genere gongfu. C’è stato qualche film o cineasta in particolare che ha influenzato il tuo stile registico?

Certo, in particolare mi ispiro molto ai film sulle arti marziali. Da ragazzo ho studiato quattro anni alla Film School di Ottawa. Ogni giorno impiegavo circa un’ora per arrivarci e nel tragitto attraversavo sempre la strada principale di Chinatown. Sovente mi fermavo per affittare qualche film nelle videoteche del quartiere. Così, mentre alla scuola studiavo la Nouvelle Vague e l’avanguardia russa, riflettevo sul fatto che i professori, per mantenere l’attenzione di noi studenti, avrebbero fatto meglio a mostrarci i film d’azione di Hong Kong, perché spesso notavo come gli argomenti che stavamo studiando si ritrovassero in queste opere. Voglio dire: io amo La corazzata Potëmkin e Ėjzenštejn, ma nessun altro ne parlava al di fuori della scuola. Specialmente i film di Jackie Chan hanno avuto un grosso impatto sul mio modo di fare cinema. Guardandoli mi accorsi che in qualche ruolo secondario c’era sempre un uomo grassottello e buffo e pensai che fosse un suo amico. Più tardi scoprì che era lui, Sammo Hung, il regista e il coreografo di tutti quei film e che, in qualche modo, era mentore di Jackie. Scoprì le sue teorie sulle scene di lotta, che utilizzo tutt’ora nei miei film. Quindi, per rispondere alla tua domanda, direi che, oltre a Hung, bisogna citare Herschell Lewis tra i miei maestri. Per me i film di Lewis sono il miglior esempio di cinema d’exploitation. Quando girava film in Florida, verso la fine degli anni ’50, inventò un genere dopo l’altro. Dato che non poteva permettersi di lavorare con le star di Hollywood, cercò altri escamotage per attrarre il pubblico al cinema. E così inventò il gore e lo splatter. Lloyd Kaufman invece non è mai stato tra la rosa dei miei preferiti, per quanto riguarda la regia, ma è di sicuro tra le mie ispirazioni relativamente alla promozione dei film. Sono stato due volte al Festival di Cannes con lui e ho avuto modo di notare come sia un tipo veramente creativo sotto questo punto di vista. Poi un’altra grande influenza è ovviamente Russ Meyer, soprattutto per quanto riguarda il montaggio. Meyer, grazie alla sua esperienza coi filmati di guerra, utilizzava un ritmo molto veloce e dinamico nelle sue opere. Ciò senza però risultare troppo intermittente, errore tipico dei film-maker di oggi, che provengono dal video musicale.

Tu hai realizzato il montaggio di Smash Cut, mentre hai collaborato a quelli degli altri film.

Esatto. Nei miei ultimi due, Stripped Naked (trailer) e Summer’s Moon (trailer), inizialmente ho realizzato un montaggio provvisorio, ma non piaceva al mio produttore Pierre David, che decise di fare inserire i master shot che mi aveva fatto girare. Ma io odio i master, è come vedere una sitcom: quindi se ne vedi uno in un mio film, non è lì per mia volontà. Probabilmente il miglior esempio di quello che tento di fare attraverso l’editing si trova nel cortometraggio Harry Knuckles and the Treasure of the Aztec Mummy (film completo). La scena in cui Harry combatte contro la mummia è veramente breve, ma è la mia preferita. Per girarla ho rubato molti dei movimenti di camera che avevo visto in Pedicab Driver di Hung: rapidi ma non confusionari. Per il montaggio quindi ho riutilizzato la tecnica del cut on action, che consiste nell’effettuare il taglio prima che termini l’azione, ad esempio prima che il pugno colpisca l’avversario.

Smash Cut di Lee Gordon Demarbre

Nei tuoi film sembri concentrarti molto più sull’aspetto visivo, estetico: spesso fai ridoppiare le battute agli attori. Credi che separare l’immagine dall’audio ti sia d’aiuto per rendere il film più simile a quello che era il tuo progetto originale, o si tratta solamente di una soluzione logistica?

Per girare le mie prime pellicole (la saga di Harry Knuckles e Jesus Christ Vampire Hunter), utilizzavo una camera Bolex da 16 mm. Era veramente troppo rumorosa, e perciò non potevo registrare il suono. Così pensammo di ridoppiare tutto come succedeva nei film italiani, ad esempio con Sergio Leone, e in quelli di Hong Kong, tra cui le pellicole di Sammo Hung. E secondo me una delle grandi forze di questi cineasti era proprio questa: non dovendo badare al suono, potevano concentrarsi meglio sulle inquadrature, mantenendo comunque un ritmo costante nel lavoro. Una volta, durante la fase di pre-produzione di un film che purtroppo non andò in porto, mi trovavo in Jamaica, dove passavo un sacco di tempo con Fred Williamson, che sarebbe dovuto essere il protagonista del lungometraggio. Parlando della sua carriera passata mi disse che era stato lui, negli anni 70, a mostrare ai registi italiani come girare i film col suono in presa diretta. Così io gli risposi: «Quindi sei stato tu a rovinare il cinema italiano!». Perché da quando Bava, Fulci, Lenzi e gli altri iniziarono a girare col sync-sound, i loro film diventarono noiosi: anziché avere dieci strepitose inquadrature in una scena, ce n’erano una o due. E adesso che sto girando il mio nuovo film (Enter the Drag Dragon), mi fa strano dover riprendere il suono in presa diretta. Mi sento come se dovessi ritornare alle mie vecchie modalità.

Un’altra cosa che ho notato è come, specialmente nei film scritti da Ian Driscoll, tuo collaboratore di vecchia data, un elemento molto importante sia l’ironia. Utilizzi questo ingrediente soltanto per rendere il film più divertente, come succede nelle produzioni della Troma, o hai altre intenzioni, ad esempio la critica sociale, come succede in Carpenter, Romero e Hooper?

Credo che il miglior esempio di questa nostra vena ironica si possa trovare nel film Jesus Christ Vampire Hunter. Quando io e Ian abbiamo iniziato a pensare alla storia, ci siamo chiesti chi fossero i lebbrosi dei giorni nostri. Duemila anni fa Gesù destava scalpore perché ascoltava i lebbrosi, ma quando abbiamo girato la pellicola, nel 2000, ad essere ignorata e talvolta zittita era la comunità gay, tanto che temevamo che inserirli nel film avrebbe trattenuto la gente dal venire al cinema. Ma in un certo qual modo, io ero più preoccupato di offendere la comunità LGBT+ che quella cristiana. Per fortuna però ciò non successe, anzi: le associazioni gay apprezzarono molto il film, tanto che girammo tutti i festival a tema. A San Francisco in particolare venimmo accolti a braccia aperte.

Jesus Christ Vampire Hunter di Lee Gordon Demarbre

A parte un paio di film, tutti gli altri li hai girati in Canada. È facile produrli nel tuo Paese o hai avuto difficoltà in passato?

Quando girai Harry Knuckles e Jesus Christ Vampire Hunter, qui ad Ottawa, l’industria cinematografica praticamente non esisteva. Oggi invece è il contrario: addirittura Vancouver è chiamata “l’Hollywood del Nord”, perché i produttori statunitensi si sono accorti che qui potevano avere gli stessi risultati di una produzione californiana, ma a prezzo più basso. I film che vengono girati ora ad Ottawa, Toronto o Montreal non sono mai ambientati in queste città, ma nelle metropoli degli USA, come Philadelphia, New York e Chicago. I miei invece si svolgono proprio qui, e questo fomenta veramente le persone, tanto che spesso si offrono di aiutarci. Questo è un grande vantaggio del girare film in Canada. Se pensi a Jesus Christ Vampire Hunter, l’intero budget finì in materiale per produzione e post-produzione, mentre per tutto ciò che veniva ripreso, compresi attori e figuranti, non abbiamo speso praticamente nulla. Nel mio nuovo film, ad esempio, abbiamo girato un giorno intero in un aeroplano, senza che ci costasse nulla: soltanto perché una delle comparse aveva un amico che possedeva un piccolo aereo.

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