Ancora oggi le persone o amano Tonya oppure la odiano. Proprio come quelli che o amano l’America o la odiano. Tonya allora era esattamente come l’America.”

L’adrenalinica black comedy di Craig Gillespie racconta questa duplicità con un mockumentary che ricostruisce la vita della pattinatrice Tonya Harding (la candidata all’Oscar, Margot Robbie) e allo stesso tempo rappresenta gli Stati Uniti con la loro voglia di eroi da adorare e colpevoli da condannare, i quali talvolta finiscono per coincidere con la stessa persona.

È il caso di Tonya: la prima americana a compiere un triplo axel, amata per il tempo di un attimo e odiata per il resto della vita poiché sebbene sul ghiaccio la giovanissima atleta fosse una vincente, di certo lo stesso non si poteva dire nell’ambito privato.

La sua è un’esistenza difficile: la madre (Allison Janney, Oscar come miglior attrice non protagonista in questo film) è priva di qualsiasi slancio affettivo, il padre l’abbandona dopo il divorzio e il marito dapprima dolce si rivela un uomo violento da cui però non riesce a separarsi. Non è quello che gli Stati Uniti, a cavallo tra anni ’80 e ’90, desiderano per rappresentare il loro Paese. Il pattinaggio sul ghiaccio, infatti, è uno sport ricco di grazia che non può avere le sembianze di Tonya, con i suoi vestiti pacchiani cuciti a mano e uno spirito inquieto e poco femminile, l’aria da contadinotta che si porta ancora addosso l’odore delle sue origini e il volto contratto dalla rabbia di chi vuole dimostrare al mondo che può farcela.

La sua più grande colpa è quella di non aver fatto nulla per celare la parte più buia di sé e così, benché affermi con orgoglio di essere considerata dalla gente una donna vera, la vita le insegna che in realtà troppa verità non può essere perdonata. L’America consente di risollevarsi solo a chi si conforma ad un certo modello di purificazione morale, mentre lei, nonostante i lustrini e il trucco, non riesce a nascondere la sua anima tormentata che si palesa in un sorriso che risulta tanto finto, quanto inquietante.

La macchina da presa entra nella pista di pattinaggio con Tonya, la segue nelle sue acrobazie e per un attimo plana sul ghiaccio come lei, scivolando elegantemente. Ma alla grazia di questo spettacolo si contrappongono le brutture della sua vita quotidiana e del suo carattere che dimostrano la doppia anima della pattinatrice, una donna aggressiva e spesso bugiarda che tende a scaricare la colpa sugli altri.

Rivolgendosi direttamente al pubblico i personaggi cercano di dimostrare la veridicità di quello che stanno dicendo, ma in realtà le confessioni fatte durante le interviste sono contraddittorie e vengono smentite dai flashback che si alternano nel narrare la storia, invitando lo spettatore a dubitare di ciò che vede sullo schermo. Il risultato è il racconto di una vita difficile che riesce a non scivolare nel patetismo, sempre con un tocco di ironia e cinismo.

Così alla fine, dopo essere stata coinvolta in uno scaldalo sportivo e abbagliata dalle luci dei riflettori, Tonya non ci sta a ricadere nell’ombra, nella melma da cui faticosamente si è tirata fuori. Così, dopo aver ricevuto un ennesimo colpo in pieno viso, è pronta a rialzarsi e a tornare sul ring.

 

di Maria Concetta Fontana

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