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	<title>Steven Knight Archivi &#8226; DassCinemag</title>
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	<description>Università degli studi di Roma Sapienza</description>
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	<title>Steven Knight Archivi &#8226; DassCinemag</title>
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		<title>House of Guinness, la recensione della serie su Netflix</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Daniel Dellaccio]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 10 Oct 2025 08:00:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>House of Guinness, la recensione della nuova serie su Netflix, scritta e creata da Steven Knight, autore di Peaky Blinders.</p>
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<figure class="wp-block-image alignwide size-large"><a href="https://www.dasscinemag.com/dass2021/wp-content/uploads/2025/09/HouseOfGuinness_EpisodicImage_FirstLook_7-scaled-1.jpg"><img fetchpriority="high" decoding="async" width="1024" height="576" src="https://www.dasscinemag.com/dass2021/wp-content/uploads/2025/09/HouseOfGuinness_EpisodicImage_FirstLook_7-scaled-1-1024x576.jpg" alt="House of Guinness recensione di Dasscinemag" class="wp-image-37910" srcset="https://www.dasscinemag.com/dass2021/wp-content/uploads/2025/09/HouseOfGuinness_EpisodicImage_FirstLook_7-scaled-1-1024x576.jpg 1024w, https://www.dasscinemag.com/dass2021/wp-content/uploads/2025/09/HouseOfGuinness_EpisodicImage_FirstLook_7-scaled-1-300x169.jpg 300w, https://www.dasscinemag.com/dass2021/wp-content/uploads/2025/09/HouseOfGuinness_EpisodicImage_FirstLook_7-scaled-1-768x432.jpg 768w, https://www.dasscinemag.com/dass2021/wp-content/uploads/2025/09/HouseOfGuinness_EpisodicImage_FirstLook_7-scaled-1-1536x864.jpg 1536w, https://www.dasscinemag.com/dass2021/wp-content/uploads/2025/09/HouseOfGuinness_EpisodicImage_FirstLook_7-scaled-1-2048x1152.jpg 2048w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></a></figure>



<p class="wp-block-paragraph">Dopo aver raccontato le strade di Birmingham con <em><a href="https://www.dasscinemag.com/peaky-blinders-la-recensione-della-sesta-stagione-su-netflix/" target="_blank" rel="noreferrer noopener"><span style="text-decoration: underline;">Peaky Blinders</span></a></em> e quelle dell’East End di Londra con <em><a href="https://www.dasscinemag.com/a-thousand-blows-la-recensione-della-serie-su-disney/" target="_blank" rel="noreferrer noopener"><span style="text-decoration: underline;">A Thousand Blows</span></a></em>, <strong>Steven Knight </strong>firma come sceneggiatore un’ultima serie su <strong>Netflix</strong>, ambientata questa volta a Dublino, <em><strong>House of Guinness</strong> </em>(<span style="text-decoration: underline;"><a href="https://www.youtube.com/watch?v=lhsdkO9k4pA" target="_blank" rel="noreferrer noopener">trailer</a></span>)<em>.</em></p>



<p class="wp-block-paragraph">L’omonima birra affonda le sue origini nel 1759, quando Arthur Guinness firma un contratto dalla durata di 9000 anni per affittare la St.James’s Gate Brewery a Dublino, in Irlanda. Con suo nipote Benjamin Guinness, l’azienda cresce esponenzialmente tanto che al momento della sua morte l’attività vale oltre 1 milione di sterline. <strong>È qui che la serie si apre, con la morte di Benjamin Guinness e una cospicua eredità</strong>, la quale si dovrà confrontare con i quattro problematici figli di Guinness che hanno prospettive, volontà e caratteri completamente diversi tra loro, difficilmente conciliabili gli uni con gli altri.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L’Irlanda rappresentata nella serie, nello specifico la città di Dublino del 1868, è pulsante, caotica e frenetica. <strong>Si alternano frequentemente ambientazioni dell’alta borghesia a scenografie industriali</strong>, non tanto per mostrarne le discrepanze, ma i punti in contatto. Di fatto, per quanto le prime possano essere visivamente ordinate e sfarzose, al contrario delle seconde, sporche e non curate, e per quanto i personaggi che le abitano possano essere differenti, sono proprio questi ultimi ad alternasi da uno scenario all’altro, creando continuità.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Il rumore e la frenesia del birrificio si riflettono nelle personalità borghesi</strong>, che possono essere sregolate e vivaci, come quella di Arthur Guinness (<strong>Anthony Boyle</strong>), ma anche composte e intraprendenti, come quella del fratello Edward (<strong>Louis Partridge</strong>). Esattamente come personalità più decise e violente come il caposquadra Sig. Rafferty (<strong>James Norton</strong>), il quale con diligenza opera nelle strade per conto della famiglia Guinness, si sposano con la fermezza e il controllo che traspare dalle sale borghesi.</p>



<figure class="wp-block-image alignwide size-large"><a href="https://www.dasscinemag.com/dass2021/wp-content/uploads/2025/09/AAAAQV0lH1i9P2YwAulLaR7I4MRW6c1thIaMPQSK3DQVrXcBmWHmDMUVyOSSfJXLSweKBbe2uHvfhmLMr8HD5OzBXrVRyaNH-MKp0WZWRyl0M47OvMzZwZtKQk4rpQ23OGObJPEv-eet6LRMvrCD9SKIJH_R.jpg.webp"><img decoding="async" width="1024" height="576" src="https://www.dasscinemag.com/dass2021/wp-content/uploads/2025/09/AAAAQV0lH1i9P2YwAulLaR7I4MRW6c1thIaMPQSK3DQVrXcBmWHmDMUVyOSSfJXLSweKBbe2uHvfhmLMr8HD5OzBXrVRyaNH-MKp0WZWRyl0M47OvMzZwZtKQk4rpQ23OGObJPEv-eet6LRMvrCD9SKIJH_R.jpg-1024x576.webp" alt="House of Guinness recensione di Dasscinemag" class="wp-image-37925" srcset="https://www.dasscinemag.com/dass2021/wp-content/uploads/2025/09/AAAAQV0lH1i9P2YwAulLaR7I4MRW6c1thIaMPQSK3DQVrXcBmWHmDMUVyOSSfJXLSweKBbe2uHvfhmLMr8HD5OzBXrVRyaNH-MKp0WZWRyl0M47OvMzZwZtKQk4rpQ23OGObJPEv-eet6LRMvrCD9SKIJH_R.jpg-1024x576.webp 1024w, https://www.dasscinemag.com/dass2021/wp-content/uploads/2025/09/AAAAQV0lH1i9P2YwAulLaR7I4MRW6c1thIaMPQSK3DQVrXcBmWHmDMUVyOSSfJXLSweKBbe2uHvfhmLMr8HD5OzBXrVRyaNH-MKp0WZWRyl0M47OvMzZwZtKQk4rpQ23OGObJPEv-eet6LRMvrCD9SKIJH_R.jpg-300x169.webp 300w, https://www.dasscinemag.com/dass2021/wp-content/uploads/2025/09/AAAAQV0lH1i9P2YwAulLaR7I4MRW6c1thIaMPQSK3DQVrXcBmWHmDMUVyOSSfJXLSweKBbe2uHvfhmLMr8HD5OzBXrVRyaNH-MKp0WZWRyl0M47OvMzZwZtKQk4rpQ23OGObJPEv-eet6LRMvrCD9SKIJH_R.jpg-768x432.webp 768w, https://www.dasscinemag.com/dass2021/wp-content/uploads/2025/09/AAAAQV0lH1i9P2YwAulLaR7I4MRW6c1thIaMPQSK3DQVrXcBmWHmDMUVyOSSfJXLSweKBbe2uHvfhmLMr8HD5OzBXrVRyaNH-MKp0WZWRyl0M47OvMzZwZtKQk4rpQ23OGObJPEv-eet6LRMvrCD9SKIJH_R.jpg.webp 1200w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></a></figure>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Questo scontro o contaminazione si sposa perfettamente sia con la narrazione che con le sfaccettate caratteristiche dei fratelli protagonisti</strong>. Questa fusione, com’è già successo per altri prodotti scritti da Steven Knight, si riflette non solo nella caratterizzazione dei personaggi, ma anche nel montaggio frenetico e nell’unione tra ambientazioni e costumi d’epoca con un repertorio musicale moderno rock e punk.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>La serie approfondisce anche la realtà sociale Irlandese della Fratellanza Feniana</strong>, contraria al dominio britannico e finalizzata a creare una repubblica indipendente. Più volte viene infatti citata nella serie l’ambita &#8220;Home Rule&#8221;. Oltreciò vengono rappresentate anche novità politico-sociali come l’introduzione della pensione di anzianità e l’importanza della pubblicità durante le elezioni politiche. Un altro tema spesso proposto dall’opera è il rapporto tra il decoro pubblico e le volontà personali. Ciò si intreccia sia con la campagna politica di Arthur Guinness, che con varie relazioni amorose tra famiglie rivali rappresentate nel corso degli otto episodi. Più volte i personaggi si ritrovano a scegliere tra quel che sono e quello che invece rappresentano per gli altri.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Oltre al particolare e identificativo rapporto con la musica sopracitato, i virtuosismi registici e le irriverenti grafiche che dominano lo schermo caratterizzano lo stile visivo di questa prima consigliata stagione di <em>The House of Guinness</em>.</p>
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		<title>A Thousand Blows: la recensione della serie su Disney+</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Miranda Rinaldi]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 28 Mar 2025 09:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[In piattaforma]]></category>
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		<category><![CDATA[Malachi Kirby]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La recensione di A Thousand Blows, la nuova intrigante serie creata da Steven Knight. Disponibile su Disney+.</p>
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<figure class="wp-block-image alignwide size-large"><a href="https://www.dasscinemag.com/dass2021/wp-content/uploads/2025/03/A-THOUSAND-BLOWS.webp"><img decoding="async" width="1024" height="577" src="https://www.dasscinemag.com/dass2021/wp-content/uploads/2025/03/A-THOUSAND-BLOWS-1024x577.webp" alt="A THOUSAND BLOWS, RECENSIONE" class="wp-image-36003" srcset="https://www.dasscinemag.com/dass2021/wp-content/uploads/2025/03/A-THOUSAND-BLOWS-1024x577.webp 1024w, https://www.dasscinemag.com/dass2021/wp-content/uploads/2025/03/A-THOUSAND-BLOWS-300x169.webp 300w, https://www.dasscinemag.com/dass2021/wp-content/uploads/2025/03/A-THOUSAND-BLOWS-768x432.webp 768w, https://www.dasscinemag.com/dass2021/wp-content/uploads/2025/03/A-THOUSAND-BLOWS-1536x865.webp 1536w, https://www.dasscinemag.com/dass2021/wp-content/uploads/2025/03/A-THOUSAND-BLOWS.webp 2000w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></a></figure>



<p class="wp-block-paragraph">Il genio di <strong>Steven Knight </strong>torna sul piccolo schermo con <strong><em>A Thousand Blows </em></strong>(<span style="text-decoration: underline"><a href="https://www.youtube.com/watch?v=z0R08ruYIcU" target="_blank" rel="noreferrer noopener">trailer</a></span>). Sebbene nei tre anni dalla conclusione dell’amatissima serie cult <span style="text-decoration: underline;"><em><a href="https://www.dasscinemag.com/peaky-blinders-la-recensione-della-sesta-stagione-su-netflix/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Peaky Blinders</a></em> </span>non sia stato con le mani in mano, partecipando a ottime serie come <em>The Veil</em> e <em>All The Light We Cannot See</em>, con questa ultima creazione sembra tornato nel suo elemento. <strong><em>A Thousand Blows </em>ci trasporta nella Londra del 1880, più precisamente nel quartiere Est, dove la povertà e il malaffare danno vita a furbi criminali e feroci combattenti</strong>. </p>



<p class="wp-block-paragraph">È qui che troviamo Mary Carr (<strong>Erin Doherty</strong>), la regina della banda dei «Quaranta elefanti», un gruppo al femminile di scaltre ladre travestite da insospettabili nobildonne, e i fratelli Goodson. Treacle (<strong>James Nelson-Joyce</strong>) e Sugar Goodson (<strong>Stephen Graham</strong>) sono i proprietari del The Blue Coat Boy, un losco e affollato pub che fa da facciata al loro ben più redditizio club illegale di boxe. Loro sono i campioni indiscussi della lotta a mani nude e ogni sera in molti tentano la fortuna sfidandoli sul ring, ma i più non riescono nemmeno ad assestare un colpo prima di finire al tappeto. Ma il maggiore dei fratelli, Sugar, non è solo un grande campione: spietato, bestiale e sanguinario, chi osa sfidarlo rischia ben più di qualche pugno. Chi osa batterlo, invece, è un uomo morto. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Quando il misterioso Hezekiah Moscow (<strong>Malachi Kirby</strong>) e il suo migliore amico Alec Munroe (<strong>Francis Lovehall</strong>), provenienti dalla Giamaica, sbarcano in Inghilterra, gli equilibri di Londra Est iniziano ad incrinarsi. Hezekiah ha convinto l’amico ad emigrare da Morant Bay per un lavoro al giardino zoologico di Londra Est come domatore di leoni: il suo sogno. Ora, però, i due si aggirano per la città con pochi scellini in tasca, facendo da subito i conti con i più sdegnosi pregiudizi nei loro confronti. Senza altre prospettive di guadagno, tentano la fortuna sul ring, entrando inevitabilmente in collisione con i due fratelli, padroni di Londra Est.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Così, tra i Goodson smaniosi di regolare i conti e Mary e la sua banda che tentano di coinvolgerli in un grosso colpo, i due amici, arrivati a Londra in cerca di una vita migliore, si trovano nell’occhio del ciclone dei peggiori loschi affari della città. L’ambientazione dal fascino collaudato della Londra Vittoriana, tra il fumo delle ciminiere e il traffico delle carrozze, fa da sfondo a questa<strong> storia di intrighi, pericoli mortali e grandi ambizioni</strong>, dove la sporcizia e la povertà degli orfani mendicanti distano solo pochi minuti di carrozza dalle sfarzose case nobiliari. </p>



<figure class="wp-block-image alignwide size-large"><a href="https://www.dasscinemag.com/dass2021/wp-content/uploads/2025/03/A-THOUSAND-BLOOWS.webp"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="576" src="https://www.dasscinemag.com/dass2021/wp-content/uploads/2025/03/A-THOUSAND-BLOOWS-1024x576.webp" alt="A THOUSAND BLOWS, RECENSIONE" class="wp-image-36004" srcset="https://www.dasscinemag.com/dass2021/wp-content/uploads/2025/03/A-THOUSAND-BLOOWS-1024x576.webp 1024w, https://www.dasscinemag.com/dass2021/wp-content/uploads/2025/03/A-THOUSAND-BLOOWS-300x169.webp 300w, https://www.dasscinemag.com/dass2021/wp-content/uploads/2025/03/A-THOUSAND-BLOOWS-768x432.webp 768w, https://www.dasscinemag.com/dass2021/wp-content/uploads/2025/03/A-THOUSAND-BLOOWS-1536x864.webp 1536w, https://www.dasscinemag.com/dass2021/wp-content/uploads/2025/03/A-THOUSAND-BLOOWS-2048x1152.webp 2048w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></a></figure>



<p class="wp-block-paragraph"><em>A Thousand Blows </em>tratteggia personaggi criptici e affascinanti, induriti dalla vita: il prodotto di una società e di un tempo in cui vige la legge del più forte e per ogni uomo agiato altri cento tentano con ogni mezzo possibile di sopravvivere. <strong>Donne indipendenti e combattive forgiano il proprio destino lottando con le unghie e con i denti per un briciolo di rispetto</strong>. Ma anche quando hai successo, come Mary Carr, ormai temuta e rispettata, un solo errore può costare caro e un momento di debolezza rischia di farti uccidere. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Hezekiah e Alec, sopravvissuti ai combattimenti contro i colonizzatori britannici nella loro madrepatria, portano sulle spalle generazioni intere di sangue e sacrifici, e oltre che dai loro sogni e dalle loro speranze, sono mossi da un ancestrale bisogno di riscatto. Ogni pugno che tirano è per la loro gente, ogni colpo all’avversario, un colpo all’oppressore.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Stephen Graham e Erin Doherty, entrambi approdati da poco su Netflix con<span style="text-decoration: underline;"> <em><a href="https://www.dasscinemag.com/adolescence-recensione-miniserie-netflix/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Adolescence</a></em></span>, la struggente miniserie co-creata da Graham stesso, <strong>conducono un cast incredibile, abilissimo nel portare alla luce la cruda intensità dei personaggi</strong>. L’angosciosa e evocativa colonna sonora accompagna perfettamente tra le insidiose strade di Londra, ricordando nell’umore e nello stile la sensazionale musica composta da Hans Zimmer per lo <em>Sherlock Holmes</em> con Robert Downey Jr., che pure nell’ambientazione è molto vicina alla serie creata da Knight. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Nonostante l’affascinante setting e la potenza dei personaggi però, la serie non lascia lo spettatore completamente soddisfatto. <strong>La complessità della trama si perde nel non detto, e i sei episodi paiono peccare di eccessiva sintesi</strong>, riducendo all’osso spiegazioni poi rivelate importanti e lasciando azioni che sembravano significative, senza conseguenze. A volte, gli antagonisti, le loro motivazioni e le dinamiche che li coinvolgono risultano poco approfonditi, provocando una perdita di tensione e di coinvolgimento nel pubblico. </p>



<p class="wp-block-paragraph"><em>A Thousand Blows </em>è senza dubbio una serie meritevole che mette in campo forze eccezionali nell’ovvia pianificazione di un seguito, ed è solo una futura seconda stagione che può portare a compimento il suo pieno potenziale.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><em>Su Disney+ dal 21 febbraio</em></p>
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		<title>#Venezia81: Maria, la recensione del film di Pablo Larraín</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Francesca Nobili]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 29 Aug 2024 17:45:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Festival]]></category>
		<category><![CDATA[Mostra del cinema di Venezia]]></category>
		<category><![CDATA[#Venezia81]]></category>
		<category><![CDATA[Angelina Jolie]]></category>
		<category><![CDATA[Mostra d&#039;Arte Cinematografica]]></category>
		<category><![CDATA[Pablo Larraín]]></category>
		<category><![CDATA[Steven Knight]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Maria, la recensione del biopic su Maria Callas presentato in Concorso alla 81. Mostra d'Arte Cinematografica.</p>
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<figure class="wp-block-image alignwide size-large"><a href="https://www.dasscinemag.com/dass2021/wp-content/uploads/2024/08/maria-1.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="576" src="https://www.dasscinemag.com/dass2021/wp-content/uploads/2024/08/maria-1-1024x576.jpg" alt="" class="wp-image-33184" srcset="https://www.dasscinemag.com/dass2021/wp-content/uploads/2024/08/maria-1-1024x576.jpg 1024w, https://www.dasscinemag.com/dass2021/wp-content/uploads/2024/08/maria-1-300x169.jpg 300w, https://www.dasscinemag.com/dass2021/wp-content/uploads/2024/08/maria-1-768x432.jpg 768w, https://www.dasscinemag.com/dass2021/wp-content/uploads/2024/08/maria-1.jpg 1280w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></a></figure>



<p class="wp-block-paragraph">«Vieni con me» disse la diva guidandoci all’interno di una storia in cui l’oggettività e la soggettività, la realtà e il sogno si inseguono. Con un gusto agrodolce sul palato e un senso di malinconia vibrante assistiamo alle ossessioni e agli attimi di lucidità della Primadonna, Maria Callas.<strong><em> Maria</em></strong> (<a href="https://www.youtube.com/watch?v=tiBJm3thREg" target="_blank" rel="noreferrer noopener"><span style="text-decoration: underline;">trailer</span></a>), diretto da <strong>Pablo Larraín</strong>, è stato presentato in Concorso alla <strong>81. Mostra d&#8217;Arte Cinematografica</strong>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il regista di <em>Jackie</em> e <span style="text-decoration: underline;"><em><a href="https://www.dasscinemag.com/venezia78-spencer-recensione-del-film-di-pablo-larrain/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Spencer</a></em></span> torna a raccontare la vita di una donna tormentata, ancora una volta affiancato dalla penna esperta di<strong> Steven Knight</strong>. La regina del canto lirico, fin dal principio, ci viene mostrata come un usignolo intrappolato in abiti scenografici troppo stretti, una <em>main character</em> (in tutti i sensi) divisa tra relazioni che la ingabbiano e identità che non la rappresentano.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Il film di Larraín insiste sulle zone d’ombra, sui terreni inesplorati della vita della donna, catalizzando l’attenzione sugli ultimi giorni di vita della diva</strong>. E lo fa rompendo le regole del <em>biopic</em> canonico. Alterna formati, colori, in un’oscillazione tra passato e presente, tra le immagini originali di Callas e l’interpretazione di<strong> Angelina Jolie</strong>. L’attrice, dopo anni di assenza sul grande schermo, pur non aderendo perfettamente alle caratteristiche fisiche della diva, scavalca questo apparente ostacolo cucendosi addosso il personaggio, offrendo al pubblico una Maria ambivalentemente magnetica.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La realtà diventa palcoscenico. <strong>I personaggi si ritrovano incorniciati da inquadrature lunghe, esplorati da lenti zoom, diventano ornamenti di scenografie come in teatro</strong>. E, come in teatro, è davvero così importante definire cosa sia reale e cosa no? Ci dirigiamo inconsapevoli verso gli ultimi tumultuosi, scricchiolanti giorni di vita di Maria Callas, con la consapevolezza che quello a cui stiamo assistendo sia manipolato dallo stato d’animo della donna, fuorviato da una percezione alterata dalla verità. Larraín va oltre la biografia, ci incastra in un viaggio nei subbugli emotivi della protagonista. Schiavi, sedotti da questo irresistibile incantesimo non possiamo far altro che assaporare il dolore della donna, quasi estasiati dalla sua integrità.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ma la Primadonna che donna era? Quanto sappiamo di Maria Callas se ci discostiamo dall’idea che abbiamo di lei come artista? Angelina Jolie si osserva allo specchio per tutto il film. Specchi piccoli, specchi grandi, ovali, quadrati. Cerca di riattaccare i frammenti di sé stessa, cerca di percepire il suo corpo. Corpo che, forse, dietro a quella voce è scomparso troppo spesso. E, al termine della storia, <strong>probabilmente neanche lo spettatore sa chi sia Maria</strong>. Se la donna che chiede al suo maggiordomo di spostare pianoforti tutti i giorni solo per il gusto di farlo, se la donna dipendente dalle influenze delle persone che dicono di amarla. Probabilmente entrambe.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Per tutta la vita Callas è stata spinta a cantare o a smettere di cantare. Come se la sola cosa che la rappresentasse fosse il suo talento, come se la sua identità fosse dettata dall’impatto della sua voce sugli altri. E nel momento in cui non rimane più niente da dimostrare? Più nessuno da impressionare? «La diva deve cantare». The show must go on. Fino alla fine. </p>
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		<title>Peaky Blinders, la recensione della sesta stagione su Netflix</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Marta Cherni]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 13 Jun 2022 13:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[Recensioni Serie TV]]></category>
		<category><![CDATA[Anya Taylor-Joy]]></category>
		<category><![CDATA[Cillian Murphy]]></category>
		<category><![CDATA[Finlay Lewis J. Cole]]></category>
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		<category><![CDATA[Peaky Blinders 6]]></category>
		<category><![CDATA[Sam Claflin]]></category>
		<category><![CDATA[Steven Knight]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Peaky Blinders 6, la recensione dell'ultima stagione approda su Netflix. La famiglia deve lottare contro l'ultimo nemico. </p>
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<figure class="wp-block-image alignwide size-large"><a href="https://www.dasscinemag.com/dass2021/wp-content/uploads/2022/06/PB6_EP01_SC28-32_MS_15.02.21__1995.p32zuav8z7-e1655115829160.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="683" src="https://www.dasscinemag.com/dass2021/wp-content/uploads/2022/06/PB6_EP01_SC28-32_MS_15.02.21__1995.p32zuav8z7-1024x683.jpg" alt="Peaky Blinders recensione sesta stagione" class="wp-image-22346"/></a></figure>



<p class="wp-block-paragraph">Ci siamo, i <em><strong>Peaky Blinders</strong></em> sono tornati. Nella <a href="https://www.dasscinemag.com/peaky-blinders-quinta-stagione-recensione/" target="_blank" rel="noreferrer noopener"><span style="text-decoration: underline;">quinta stagione</span></a> Tommy (<strong>Cillian Muphy</strong>) ci aveva lasciati con il fiato sospeso: premerà il grilletto? Ovviamente no, perché, come dice Polly Gray (la compianta <strong>Helen McCrory</strong>): <strong>«non sarà una pallottola ad uccidere Thomas Shelby».</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">La prima puntata della sesta stagione si apre letteralmente nel fango. La pistola di Tommy non ha proiettili, Arthur (<strong>Paul Anderson</strong>) l’aveva preventivamente scaricata intuendo le intenzioni del fratello. <strong>Nel fango quindi rimane Tommy, immobile, incapace di reagire all’ennesimo tentativo fallito di porre fine alle sue sofferenze</strong>. Ma dallo sporco e dalla delusione, data dall’aver fallito l’attentato nei confronti di Oswald Mosley (<strong>Sam Claflin</strong>), il leader dei <em>Peaky Blinders</em> si deve riprendere per forza.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>È dalla quinta stagione che Tommy lotta con intrighi e sotterfugi al fine di estirpare l’ideologia fascista che si sta diffondendo nel paese come un cancro;</strong> ed è anche la prima volta che il gangster vuole fermare qualcuno senza averne un ritorno economico o affaristico. Diciamo che Tommy necessita di un cambiamento, di una redenzione, quindi il combattere un nemico potenzialmente letale a livello mondiale, sarebbe la perfetta soluzione per sopire i demoni che albeggiano dentro di lui. Quindi in qualche modo un ritorno c’è. È proprio la redenzione che Tommy ricerca ossessivamente in questa sesta stagione che, più delle altre, <strong>indaga letteralmente all’interno di Thomas.</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Se già nelle precedenti stagioni Tommy Shelby era diventato un pianeta e gli altri personaggi dei satelliti, in quest’ultima la sua presenza albeggia continuamente oscurando qualsiasi altra luce. <strong>Nonostante delle sotto-trame potenzialmente interessanti da seguire, sono i problemi di Thomas ad interessare le sei puntate.</strong> Arthur ormai è un drogato, ha qualche sprazzo di lucidità ogni tanto ma sono lontane le sue indimenticabili scene delle prime stagioni; Ada è una mamma single, fredda, intelligente, ma sempre pronta ad obbedire a Thomas come un soldatino; Lizzie subisce passivamente ogni avvenimento.</p>



<figure class="wp-block-image alignwide size-large"><a href="https://www.dasscinemag.com/dass2021/wp-content/uploads/2022/06/peaky.jpeg"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="540" src="https://www.dasscinemag.com/dass2021/wp-content/uploads/2022/06/peaky-1024x540.jpeg" alt="" class="wp-image-22313" srcset="https://www.dasscinemag.com/dass2021/wp-content/uploads/2022/06/peaky-1024x540.jpeg 1024w, https://www.dasscinemag.com/dass2021/wp-content/uploads/2022/06/peaky-300x158.jpeg 300w, https://www.dasscinemag.com/dass2021/wp-content/uploads/2022/06/peaky-768x405.jpeg 768w, https://www.dasscinemag.com/dass2021/wp-content/uploads/2022/06/peaky.jpeg 1422w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></a></figure>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>La mancanza di Polly si sente molto.</strong> La sua voce fortunatamente è ricorrente in tutta la stagione come un monito sia per Tommy sia per Micheal (<strong>Finlay Lewis J. Cole</strong>) la cui unica ossessione è quella di uccidere Thomas Shelby per vendicare la morte della madre (secondo lui causata dall’irrefrenabile tendenza di Tommy a voler sempre di più, anche a discapito del continuo pericolo a cui sottopone la famiglia). Sarà infatti proprio Micheal l’unico della famiglia a tentare di uccidere il “diavolo”, come lo chiamano lui e la consorte Gina Gray (<strong>Anya Taylor-Joy</strong>). Nemmeno una bomba sembra però capace di poter uccidere il diavolo. Ma se non sarà un proiettile ad ucciderlo e non sarà una bomba, cosa sarà? <strong>Tommy sembra un personaggio destinato all’immortalità; d’altronde il diavolo non può morire</strong>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">In ogni stagione la banda ha avuto un nemico da sconfiggere. Nella prima stagione i <em>Peaky Blinders </em>lottano con il trauma bellico, sono gli anni della nascita del comunismo e la <em>Shelby Company</em> prende forma tra allibratori e rapine. Facciamo poi la conoscenza dell’antagonista, il nemico, l’ispettore Campbell (Sam Neill) e dell’adorabile Grace (Annabelle Wallis). La seconda si apre con un lutto, Freddie (Iddo Goldberg) è morto. I Black Lions, sotto ordine di Campbell, assoldano Tommy mentre i Sabini sono il nemico da abbattere. Nel finale di stagione, una delle puntate più belle di tutta la serie, ispettore e Sabini vengono sconfitti.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La terza stagione inizia con un matrimonio, Tommy e Grace possono finalmente vivere il loro sogno d’amore che però dura poco, pochissimo. Tommy si mette in affari con i Russi, Grace muore per mano dei Changretta. L’antagonista è padre Hughes (Paddy Considine), rappresentate delle Lega Economica. La terza stagione si chiude poi con il colpo di scena dell’arresto di tutti i membri della famiglia, tranne Tommy.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La quarta stagione vede i <em>Peaky Blinders</em> in prigione, con un cappio al collo. Poco prima dell’esecuzione arriva l’ordine di rilasciarli. La famiglia si divide e si riunirà solo dopo la morte di John (Joe Cole) per mano del nemico di questa stagione: la mafia (nello specifico Luca Changretta interpretato da Adam Brody).</p>



<p class="wp-block-paragraph">La quinta è caratterizzata dal crollo della borsa di <em>Wall Street</em> e i molti dubbi sulla fedeltà di Micheal. Tommy nel frattempo è entrato a far parte della Camera dei Comuni ed è qui che per la prima volta fa la conoscenza di Oswald Mosley, prendendo consapevolezza della nascita di un male che si sente in dovere di dover estirpare.</p>



<figure class="wp-block-image alignwide size-large"><a href="https://www.dasscinemag.com/dass2021/wp-content/uploads/2022/06/peaky-blinders.jpeg"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="584" src="https://www.dasscinemag.com/dass2021/wp-content/uploads/2022/06/peaky-blinders-1024x584.jpeg" alt="" class="wp-image-22309" srcset="https://www.dasscinemag.com/dass2021/wp-content/uploads/2022/06/peaky-blinders-1024x584.jpeg 1024w, https://www.dasscinemag.com/dass2021/wp-content/uploads/2022/06/peaky-blinders-300x171.jpeg 300w, https://www.dasscinemag.com/dass2021/wp-content/uploads/2022/06/peaky-blinders-768x438.jpeg 768w, https://www.dasscinemag.com/dass2021/wp-content/uploads/2022/06/peaky-blinders.jpeg 1217w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></a></figure>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Gli avvenimenti della sesta ed ultima stagione della serie sono invece ambientati nel 1933, un anno politicamente cruciale.</strong> Adolf Hitler diventa cancelliere tedesco, forma il suo governo ottenendo in seguito pieni poteri. Inoltre, importante ai fini dello sviluppo della stagione, il 1933 è anche l’anno in cui il proibizionismo viene ufficialmente abolito<strong>. Emerge quindi una Storia di cui tristemente tutti conosciamo il finale, ma di cui non possiamo fare a meno di sperare che il super-uomo Thomas Shelby cambi gli avvenimenti.</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">La fotografia rimane sempre eccelsa, la scelta di utilizzare una colonna sonora anacronistica continua a funzionare egregiamente (<strong>Thom Yorke</strong> leader dei <em>Radiohead</em> ha composto due brani appositamente per la serie) e il livello attoriale è sublime. È difficile poi concludere le serie, si sa, pensiamo solo alla stagione finale del <em><a href="https://www.dasscinemag.com/game-of-thrones-stagione-8-recensione/" target="_blank" rel="noreferrer noopener"><span style="text-decoration: underline;">Trono di Spade</span></a></em> o alla nona di <em>Scrubs, </em>e <strong>la sesta stagione di Peaky Blinders se la cava invece benissimo; peccato che non sia una fine.</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Steven Knight ha infatti dichiarato di voler concludere il viaggio della banda con un film. Troppe sono le domande che restano dopo l’ultimo episodio. Insomma, la sesta stagione si identifica come la chiusura della serie, l’Atto finale dell’opera per dirla con le parole di Alfie Solomons (Tom Hardy), ma di fatto non lo è, <strong>e ci lascia solo con molte domande</strong>.</p>
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		<title>See, la recensione della serie su Apple TV+</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Daniele Clementi]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 17 Apr 2020 06:45:00 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[Recensioni Serie TV]]></category>
		<category><![CDATA[Apple TV+]]></category>
		<category><![CDATA[Jason Momoa]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>See (trailer) è una delle prime serie di Apple TV+, il canale streaming della famosa azienda di Cupertino, e vede la firma di uno</p>
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<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="576" src="http://https://www.dasscinemag.com/dass2021/wp-content/uploads/2020/04/see-apple-tv-v1-605881-1-1024x576.jpg" alt="See" class="wp-image-9427" srcset="https://www.dasscinemag.com/dass2021/wp-content/uploads/2020/04/see-apple-tv-v1-605881-1-1024x576.jpg 1024w, https://www.dasscinemag.com/dass2021/wp-content/uploads/2020/04/see-apple-tv-v1-605881-1-300x169.jpg 300w, https://www.dasscinemag.com/dass2021/wp-content/uploads/2020/04/see-apple-tv-v1-605881-1-768x432.jpg 768w, https://www.dasscinemag.com/dass2021/wp-content/uploads/2020/04/see-apple-tv-v1-605881-1.jpg 1280w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure></div>



<p class="wp-block-paragraph"><em><strong>See</strong> </em>(<a href="https://www.youtube.com/watch?v=7Rg0y7NT1gU">trailer</a>) è una delle prime serie di <strong>Apple TV+</strong>, il canale streaming della famosa azienda di Cupertino, e vede la firma di uno showrunner esperto come <strong>Steven Knight </strong>ed un protagonista di blockbuster come <strong>Jason Momoa</strong>. Steven Knight è noto per aver portato a Venezia il notevole <em>Locke</em> con Tom Hardy ed aver curato, sempre con Hardy il progetto televisivo <em>Taboo</em>. La carriera di Knight è prevalentemente legata alla scrittura e a sceneggiature di successo come <em>Piccoli affari sporchi</em> di Stephen Frears e <em>La promessa dell&#8217;assassino</em> di David Croenenberg.</p>



<p class="wp-block-paragraph">In un futuro prossimo venturo, il mondo è devastato dalle conseguenze di guerre chimiche e nucleari. L&#8217;umanità è stata brutalmente punita con una deformazione genetica che consente di procreare solo bambini ciechi, l&#8217;umanità intera è ormai cieca, ma non smette di fare guerre tribali e produrre violenza. La natura è rinata, <strong>la cecità ha impedito all&#8217;uomo di proseguire il suo sviluppo inquinante e corrosivo</strong> e gli animali così come le piante, non hanno subito danni e si sono riformati rigogliosi. </p>



<p class="wp-block-paragraph">In un mondo di ciechi, i pochi che nascono vedenti sono considerati frutto di stregoneria ed isolati o uccisi. In un piccolo villaggio, il coraggioso capo chiamato Baba Voss (<strong>Jason Momoa</strong>) cresce due eredi della terra vedenti (figli non suoi) in assoluto segreto. I bambini sono ricercati e il loro padre biologico è considerato un pericoloso stregone fuggitivo. Baba lotta per la vita della sua famiglia e del suo villaggio con coraggio ed abilità e pur essendo cieco vede il futuro dell&#8217;umanità e lo protegge. </p>



<p class="wp-block-paragraph">La storia narra l&#8217;odissea di Baba e della sua famiglia<strong> con i sapori della wilderness e le regole del cinema western.</strong> I protagonisti somigliano un po&#8217; ai primi coloni americani ed un po&#8217; ai nativi, agendo in un mondo che esibisce solo agli occhi dello spettatore i resti post nucleari dell&#8217;umanità. Lo showrunner gioca con interessanti soluzioni su come potrebbe essere una società umana fondata sulla cecità, non tralasciando dettagli del vivere nella tenebra e teorizzando regole e comportamenti, regalandoci originalissime battaglie ad armi bianche tra non vedenti. <strong>Baba è un ipertesto notevole del famosissimo samurai cieco Zatoichi</strong> creato da <strong>Shomizawa Kan</strong> e protagonista di ventinove film ufficiali, ma sono i cattivi a destare più curiosità, molto dettagliati e ben caratterizzati ricordano un po&#8217; il mondo di <a href="http://https://www.dasscinemag.com/dass2021/game-of-thrones-stagione-8-recensione/">Game of Thrones</a> ed un po&#8217; la santa inquisizione, costruendo degli intrecci molto intriganti e suggestivi. </p>
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		<title>Peaky Blinders, il peso dello sporco successo grava sulla coscienza nella quinta stagione</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Luca Quattrocchi]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 12 Oct 2019 18:00:39 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Recensioni Serie TV]]></category>
		<category><![CDATA[2019]]></category>
		<category><![CDATA[Cillian Murphy]]></category>
		<category><![CDATA[Netflix]]></category>
		<category><![CDATA[Paul Anderson]]></category>
		<category><![CDATA[Peaky Blinders]]></category>
		<category><![CDATA[Steven Knight]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Nella quinta stagione di Peaky Blinders (trailer) l’ascesa al gelido inferno in cui l’anima di Thomas Shelby è precipitosamente diretta prosegue la sua marcia</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.dasscinemag.com/peaky-blinders-quinta-stagione-recensione/">Peaky Blinders, il peso dello sporco successo grava sulla coscienza nella quinta stagione</a> proviene da <a href="https://www.dasscinemag.com">DassCinemag</a>.</p>
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<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="538" src="http://https://www.dasscinemag.com/dass2021/wp-content/uploads/2019/10/peaky-blinders-1024x538.jpg" alt="Peaky Blinders, il peso dello sporco successo grava sulla coscienza nella quinta stagione" class="wp-image-6173" srcset="https://www.dasscinemag.com/dass2021/wp-content/uploads/2019/10/peaky-blinders-1024x538.jpg 1024w, https://www.dasscinemag.com/dass2021/wp-content/uploads/2019/10/peaky-blinders-300x158.jpg 300w, https://www.dasscinemag.com/dass2021/wp-content/uploads/2019/10/peaky-blinders-768x403.jpg 768w, https://www.dasscinemag.com/dass2021/wp-content/uploads/2019/10/peaky-blinders.jpg 1200w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure></div>



<p class="wp-block-paragraph">Nella quinta stagione di <em>Peaky Blinders </em>(<a href="https://www.youtube.com/watch?v=SRE5pZwNyrw">trailer</a>) l’ascesa al gelido inferno in cui l’anima di Thomas Shelby è precipitosamente diretta prosegue la sua marcia maestosa e viscida. Questa volta però il personaggio interpretato da <strong>Cillian Murphy</strong> non si trova a dover fronteggiare solo un nemico reale e tangibile, ostacolo al raggiungimento della sua supremazia, ma un’ideologia, quella fascista, che egli vuole estirpare alla radice per un celato senso di redenzione che possa minimamente permettergli di quietare i propri tormenti. Si percepisce così un labile barlume di buone intenzioni che possono far breccia nella corazza di tweed, sangue e fango che si è costruito, ma che inevitabilmente conducono ad un concatenarsi di eventi che Tommy Shelby non riesce a controllare.</p>



<p class="wp-block-paragraph">I <strong>Peaky Blinders</strong> tornano per la quinta stagione della serie ideata da <strong>Steven Knight</strong> riproponendo l’estetica estremamente sublime ed accattivante che ha contraddistinto le precedenti stagioni, e che si sposa con l’eleganza dei costumi e con quella formale in un connubio di fascino vintage che rapisce lo spettatore e ne favorisce l’immedesimazione con i personaggi. Personaggi resi realistici dal loro evolversi e recedere psicologico in una serie di linee narrative che riconducono tutte al protagonista, fulcro totale della narrazione. La famiglia Shelby si ricompone attorno alla sua guida senza dimenticare i dolori passati, con un ramificarsi di tensioni che fanno dubitare sempre di più lo stesso Tommy del sangue del suo sangue. Nessuno lo ascolta; la famiglia, valore primario ad ogni interesse come per la non dissimile società mafiosa, si sfalda e si raddensa di continuo in un fragile equilibrio giostrato tra il personale bisogno di benessere e il rancore e i sensi di colpa. Unico caposaldo a rimanere sempre fedele al fratello, Arthur Shelby (<strong>Paul Anderson</strong>), ricade succube dell’istinto animalesco che sopprime in lui il lato umano e lo fa impattare contro le ambizioni della moglie; ambizioni che dilagano tra i personaggi, l’avvento della nuova generazione incombe e qualcuno dovrà prendere il trono di Thomas prima o poi, ma chi? </p>



<div class="wp-block-image"><figure class="alignleft"><img loading="lazy" decoding="async" width="640" height="363" src="http://https://www.dasscinemag.com/dass2021/wp-content/uploads/2019/10/Immagine-38.png" alt="Peaky Blinders, il peso dello sporco successo grava sulla coscienza nella quinta stagione" class="wp-image-6174" srcset="https://www.dasscinemag.com/dass2021/wp-content/uploads/2019/10/Immagine-38.png 640w, https://www.dasscinemag.com/dass2021/wp-content/uploads/2019/10/Immagine-38-300x170.png 300w" sizes="auto, (max-width: 640px) 100vw, 640px" /></figure></div>



<p class="wp-block-paragraph">Tracciando una meticolosa mappa storico politica che va dal crollo di Wall Street del 1929 all’avvento del germe fascista nel mondo, nella grigia Inghilterra di fine anni 20, annebbiata dal fumo delle ciminiere sempre più numerose, la nobilitata gang gitana di Birmingham assume uno spazio ormai di rilievo grazie Thomas, che si aggira con agio tra gli ambienti bui e regali del parlamento londinese negli anni di Winston Churchill. Ogni inquadratura è calibrata con attenzione ad esaltare i dettagli più singolari, l’immagine è limpida nella rappresentazione di un mondo sporco, è distorta quando serve e la musica rock moderna scarica il grumo di tensioni accumulate tra una sequenza e l’altra in stile videoclip. Non mancano scene oniriche, giustificate dal gusto della cultura zingara, che permettono il contatto tra il protagonista e la defunta moglie Grace, con l’intento di scavare nelle turbe esistenziali di Thomas anche attraverso ripetuti riferimenti all’aldilà biblico. In questa direzione <em>Peaky Blinders</em> si incanala in un superamento del gangster movie più classico.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La nuova stagione, disponibile su <strong>Netflix</strong> dal 4 ottobre, non smentisce quindi quanto fatto in precedenza presentando un Thomas Shelby interpretato, come di consueto, impeccabilmente e autore della propria rivoluzione (“I’m my own revolution”). A seguito del cliffhanger posto a chiusura della stagione, che ne genera un finale dispersivo e inconcludente, non si può che attendere la già annunciata sesta stagione.</p>
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