House of Guinness, la recensione della serie su Netflix

House of Guinness recensione di Dasscinemag

Dopo aver raccontato le strade di Birmingham con Peaky Blinders e quelle dell’East End di Londra con A Thousand Blows, Steven Knight firma come sceneggiatore un’ultima serie su Netflix, ambientata questa volta a Dublino, House of Guinness (trailer).

L’omonima birra affonda le sue origini nel 1759, quando Arthur Guinness firma un contratto dalla durata di 9000 anni per affittare la St.James’s Gate Brewery a Dublino, in Irlanda. Con suo nipote Benjamin Guinness, l’azienda cresce esponenzialmente tanto che al momento della sua morte l’attività vale oltre 1 milione di sterline. È qui che la serie si apre, con la morte di Benjamin Guinness e una cospicua eredità, la quale si dovrà confrontare con i quattro problematici figli di Guinness che hanno prospettive, volontà e caratteri completamente diversi tra loro, difficilmente conciliabili gli uni con gli altri.

L’Irlanda rappresentata nella serie, nello specifico la città di Dublino del 1868, è pulsante, caotica e frenetica. Si alternano frequentemente ambientazioni dell’alta borghesia a scenografie industriali, non tanto per mostrarne le discrepanze, ma i punti in contatto. Di fatto, per quanto le prime possano essere visivamente ordinate e sfarzose, al contrario delle seconde, sporche e non curate, e per quanto i personaggi che le abitano possano essere differenti, sono proprio questi ultimi ad alternasi da uno scenario all’altro, creando continuità. 

Il rumore e la frenesia del birrificio si riflettono nelle personalità borghesi, che possono essere sregolate e vivaci, come quella di Arthur Guinness (Anthony Boyle), ma anche composte e intraprendenti, come quella del fratello Edward (Louis Partridge). Esattamente come personalità più decise e violente come il caposquadra Sig. Rafferty (James Norton), il quale con diligenza opera nelle strade per conto della famiglia Guinness, si sposano con la fermezza e il controllo che traspare dalle sale borghesi.

House of Guinness recensione di Dasscinemag

Questo scontro o contaminazione si sposa perfettamente sia con la narrazione che con le sfaccettate caratteristiche dei fratelli protagonisti. Questa fusione, com’è già successo per altri prodotti scritti da Steven Knight, si riflette non solo nella caratterizzazione dei personaggi, ma anche nel montaggio frenetico e nell’unione tra ambientazioni e costumi d’epoca con un repertorio musicale moderno rock e punk.

La serie approfondisce anche la realtà sociale Irlandese della Fratellanza Feniana, contraria al dominio britannico e finalizzata a creare una repubblica indipendente. Più volte viene infatti citata nella serie l’ambita “Home Rule”. Oltreciò vengono rappresentate anche novità politico-sociali come l’introduzione della pensione di anzianità e l’importanza della pubblicità durante le elezioni politiche. Un altro tema spesso proposto dall’opera è il rapporto tra il decoro pubblico e le volontà personali. Ciò si intreccia sia con la campagna politica di Arthur Guinness, che con varie relazioni amorose tra famiglie rivali rappresentate nel corso degli otto episodi. Più volte i personaggi si ritrovano a scegliere tra quel che sono e quello che invece rappresentano per gli altri.

Oltre al particolare e identificativo rapporto con la musica sopracitato, i virtuosismi registici e le irriverenti grafiche che dominano lo schermo caratterizzano lo stile visivo di questa prima consigliata stagione di The House of Guinness.

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