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	<title>Julia Roberts Archivi &#8226; DassCinemag</title>
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	<description>Università degli studi di Roma Sapienza</description>
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	<title>Julia Roberts Archivi &#8226; DassCinemag</title>
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		<title>Pretty Woman: la fiaba moderna</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Violette Borderon]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 10 Feb 2026 12:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Approfondimenti]]></category>
		<category><![CDATA[Ricorrenze]]></category>
		<category><![CDATA[1990]]></category>
		<category><![CDATA[Garry Marshall]]></category>
		<category><![CDATA[Julia Roberts]]></category>
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		<category><![CDATA[Richard Gere]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Pretty woman, approfondimento sul film con Julia Roberts e Richard Gere in occasione della ri-uscita in sala.</p>
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<figure class="wp-block-image alignwide size-large"><a href="https://www.dasscinemag.com/dass2021/wp-content/uploads/2026/02/Pretty-woman-la-fiaba-moderna-1.jpg"><img fetchpriority="high" decoding="async" width="1024" height="576" src="https://www.dasscinemag.com/dass2021/wp-content/uploads/2026/02/Pretty-woman-la-fiaba-moderna-1-1024x576.jpg" alt="Pretty woman la fiaba moderna approfondimento" class="wp-image-39216" srcset="https://www.dasscinemag.com/dass2021/wp-content/uploads/2026/02/Pretty-woman-la-fiaba-moderna-1-1024x576.jpg 1024w, https://www.dasscinemag.com/dass2021/wp-content/uploads/2026/02/Pretty-woman-la-fiaba-moderna-1-300x169.jpg 300w, https://www.dasscinemag.com/dass2021/wp-content/uploads/2026/02/Pretty-woman-la-fiaba-moderna-1-768x432.jpg 768w, https://www.dasscinemag.com/dass2021/wp-content/uploads/2026/02/Pretty-woman-la-fiaba-moderna-1.jpg 1280w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></a></figure>



<p class="wp-block-paragraph">«Tu fammi solo un esempio di una che conosciamo alla quale è andata bene.» «Vuoi un esempio? Vuoi che ti faccia un nome? [&#8230;]Quella granculo di Cenerentola!»</p>



<p class="wp-block-paragraph"><em><strong>Pretty Woman</strong></em>, a 36 anni dall’uscita, è ancora capace di farci sognare, di farci credere che sì, il “vissero per sempre felici e contenti” è possibile, anche quando le premesse non lasciano ben sperare. Commedia sentimentale per eccellenza, vanta diversi riconoscimenti, tra cui il Golden Globe assegnato nel 1991 a una splendida <strong><a href="https://www.dasscinemag.com/venezia82-after-the-hunt-la-recensione-del-film-di-luca-guadagnino/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Julia Roberts</a></strong> per il suo primo ruolo di rilievo.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Ma qual è l’ingrediente segreto di questo film? </strong>Cos’è che ancora oggi lo rende il baluardo degli instancabili sognatori? Sarà forse il sorriso di quella ragazza dai leonini capelli rossi, forse lo charme senza tempo di <strong><a href="https://www.dasscinemag.com/oh-canada-la-recensione-retrospettiva-codardo/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Richard Gere</a></strong> o magari quella colonna sonora che, grazie a un mix di melodie allegre e scanzonate e struggenti confessioni in puro stile anni ’80, lo rende immediatamente riconoscibile.</p>



<p class="wp-block-paragraph">C’è qualcos’altro. Tutti abbiamo letto fiabe e tutti abbiamo sognato di diventarne protagonisti, ma più si va avanti e più ci si convince che no, certe volte il lieto fine non è previsto. <strong><em>Pretty woman</em>, invece, ci mostra che anche nei contesti più squallidi è lecito sognare e che, perché no, quei sogni potrebbero anche diventare realtà</strong>. Il film di <strong>Garry Marshall</strong> altro non è che una fiaba calata nell’epoca moderna ed è questo semplice espediente che ci conquista.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Come suggerito dal paragone individuato dalla sua migliore amica Kit (<strong>Laura San Giacomo</strong>), Vivian, la protagonista, altri non è che una moderna Cenerentola. <strong>Cenerentola oggi è una prostituta e sogna il suo principe, anche se è proprio l’inseguimento di principi sbagliati che l’ha trascinata nella sua situazione</strong>. Il nostro cavaliere, Edward, non arriva su un cavallo bianco, ma su una macchina sportiva nuova di zecca (di cui, per la verità, è la principessa l’esperta). Il suddetto eroe non sembra molto senza macchia e senza paura, anzi, è un uomo arido, spietato negli affari e, soprattutto, solo. Anche il concierge (<strong>Héctor Elizondo</strong>) del lussuosissimo hotel dove alloggiano i due protagonisti non è esattamente convenzionale nel suo ruolo di fata madrina. Eppure, è anche grazie a lui che si assiste alla trasformazione di Vivian: la donna lascia vestiti succinti e tacchi vertiginosi per meravigliosi e costosissimi abiti da sera. E, ammettiamolo, tutti abbiamo avuto la stessa reazione di Edward vedendo la Roberts in quel meraviglioso vestito nero.</p>



<figure class="wp-block-image alignwide size-large"><a href="https://www.dasscinemag.com/dass2021/wp-content/uploads/2026/02/pretty-woman-la-fiaba-moderna-2.jpg"><img decoding="async" width="1024" height="538" src="https://www.dasscinemag.com/dass2021/wp-content/uploads/2026/02/pretty-woman-la-fiaba-moderna-2-1024x538.jpg" alt="Pretty woman la fiaba moderna approfondimento" class="wp-image-39217" srcset="https://www.dasscinemag.com/dass2021/wp-content/uploads/2026/02/pretty-woman-la-fiaba-moderna-2-1024x538.jpg 1024w, https://www.dasscinemag.com/dass2021/wp-content/uploads/2026/02/pretty-woman-la-fiaba-moderna-2-300x158.jpg 300w, https://www.dasscinemag.com/dass2021/wp-content/uploads/2026/02/pretty-woman-la-fiaba-moderna-2-768x403.jpg 768w, https://www.dasscinemag.com/dass2021/wp-content/uploads/2026/02/pretty-woman-la-fiaba-moderna-2.jpg 1200w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></a></figure>



<p class="wp-block-paragraph">Verso la metà del film, i due protagonisti vanno a teatro. La scelta dell’opera a cui assistono non è casuale: alternate a primi piani di una Vivian sempre più commossa, vediamo delle scene tratte da <em>La traviata</em>. Vivian, infatti, pur non capendo le parole, ha intuito che la storia di Violetta è molto simile alla sua e, forse, sa che anche per lei il sogno di amore e redenzione non può finire bene.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Interessante nella nostra storia è, inoltre, la figura dell’antagonista</strong>. Perché si sa, in ogni fiaba che si rispetti deve esserci un cattivo che rompa gli equilibri. Ma in questo caso, l’antagonista sembra essere la società stessa, il mondo nel quale le fiabe sono solo racconti per bambini. Per Cenerentola arriva la mezzanotte, lei torna a essere la prostituta di cui disporre a piacimento. L’incantesimo si è spezzato, anzi no, forse è l’illusione dell’incantesimo ad essersi spezzata. Perché quando a Vivian viene ricordato «tu non sei la mogliettina, sei una puttana», lei capisce di non voler essere solo una prostituta, ma nemmeno qualcuno da salvare e basta.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Vivian ha conosciuto un altro modo di vivere, si è scoperta in diritto di coltivare ambizioni e sogni e adesso vuole tutto, ma soprattutto vuole amore, vuole la favola, come dice lei stessa, anche se si rende conto che questo vuol dire lasciarsi alle spalle l’uomo che le ha fatto comprendere tutto ciò.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Così il film sembra essere sul punto di terminare con quel retrogusto dolceamaro che hanno i sacrifici che aprono nuove porte</strong>. Vivian, tornerà a studiare e costruirà una nuova vita e Edward tornerà ai suoi affari, anche se con uno sguardo diverso. Ma è proprio a questo punto che torna la fiaba, la magia della speranza più improbabile che si avvera. E dobbiamo ringraziare nuovamente il nostro aiutante, il concierge/fata madrina, che aiuta Edward a capire a cosa sta rinunciando.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Arriva così l’indimenticabile finale e il nostro cavaliere, con tanto di rosa rossa alla mano, dopo aver raggiunto la casa della principessa, scala la torre (in realtà una scala antincendio, ma ci accontentiamo) e salva la sua bella. La scena è accompagnata da una melodia che abbiamo già ascoltato in precedenza. Si tratta di un passaggio della traviata: è il celebre <em>Amami Alfredo</em>, picco emotivo di tutta l’opera. <strong>Vivian è sì una moderna Violetta, ma a lei è concesso di assaporare la seconda occasione che la vita le offre</strong>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il finale perfetto. Ancora una volta il film è riuscito a riattualizzare la classica struttura della fiaba, anche se, a questo punto, la sovverte. <strong>La principessa moderna non può essere solo l’oggetto del salvataggio e i cavalieri senza macchia e senza paura non esistono</strong>. In <em>Pretty Woman</em>, anche il principe ha bisogno di aiuto. Grazie a Vivian, Edward riscopre il valore degli aspetti genuini della vita, come una passeggiata a piedi nudi sull’erba. Dopotutto, vi siete mai chiesti che cosa c’è dopo il lieto fine? Cosa succede dopo che lui ha scalato la torre e salvato lei? La risposta naturalmente è: «Che lei salva lui».</p>
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		<title>#Venezia82: After the Hunt, la recensione del film di Luca Guadagnino</title>
		<link>https://www.dasscinemag.com/venezia82-after-the-hunt-la-recensione-del-film-di-luca-guadagnino/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Francesca Muroni]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 31 Aug 2025 07:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Festival]]></category>
		<category><![CDATA[Mostra del cinema di Venezia]]></category>
		<category><![CDATA[After the Hunt]]></category>
		<category><![CDATA[Andrew Garfield]]></category>
		<category><![CDATA[Ayo Edebiri]]></category>
		<category><![CDATA[Julia Roberts]]></category>
		<category><![CDATA[Luca Guadagnino]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La recensione di After the Hunt, il film di Luca Guadagnino presentato fuori concorso all’ottantaduesima edizione della Mostra del Cinema di Venezia.</p>
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<figure class="wp-block-image alignwide size-large"><a href="https://www.dasscinemag.com/dass2021/wp-content/uploads/2025/08/After-The-Hunt.jpg"><img decoding="async" width="1024" height="493" src="https://www.dasscinemag.com/dass2021/wp-content/uploads/2025/08/After-The-Hunt-1024x493.jpg" alt="" class="wp-image-37548" srcset="https://www.dasscinemag.com/dass2021/wp-content/uploads/2025/08/After-The-Hunt-1024x493.jpg 1024w, https://www.dasscinemag.com/dass2021/wp-content/uploads/2025/08/After-The-Hunt-300x144.jpg 300w, https://www.dasscinemag.com/dass2021/wp-content/uploads/2025/08/After-The-Hunt-768x370.jpg 768w, https://www.dasscinemag.com/dass2021/wp-content/uploads/2025/08/After-The-Hunt.jpg 1068w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></a></figure>



<p class="wp-block-paragraph">Dopo un 2024 incredibile, segnato dal successo di <em><a href="https://www.dasscinemag.com/challengers-la-recensione-si-vis-pacem-para-bellum/" target="_blank" rel="noreferrer noopener"><span style="text-decoration: underline">Challengers</span></a></em> e <em><a href="https://www.dasscinemag.com/venezia81-queer-la-recensione-del-film-di-luca-guadagnino/" target="_blank" rel="noreferrer noopener"><span style="text-decoration: underline">Queer</span></a></em>,&nbsp;<strong>Luca Guadagnino</strong>&nbsp;torna a percorrere il red carpet del Lido presentando fuori concorso alla <strong>Mostra del Cinema di Venezia</strong> il suo ultimo e già polarizzante dramma, <strong><em>After the Hunt</em></strong> (<span style="text-decoration: underline;"><a href="https://www.youtube.com/watch?v=-CE6Ovyl5RA" target="_blank" rel="noreferrer noopener">trailer</a></span>).</p>



<p class="wp-block-paragraph">Alma (<strong>Julia Roberts</strong>), una professoressa all’Università di Yale che da anni ambisce alla cattedra di Filosofia, si trova davanti a una situazione eticamente e politicamente complicata. Il collega e amico Hank (<strong>Andrew Garfield</strong>), anche lui in corsa per la cattedra, viene accusato di molestie da Maggie (<strong>Ayo Edebiri</strong>), studentessa preferita di Alma, il cui affetto è ricambiato da un’adorazione smisurata.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Qualcuno nell’iniziale ambiguità della trama vede la grande rivalsa della virilità contro il <em>#MeToo</em>, ma è in realtà molto difficile empatizzare con gli uomini di <em>After the Hunt</em> o credere al fatto che siano validi rappresentanti dei<em>&nbsp;good ones</em>. Hank e il marito di Alma, Fred (<strong>Michael Stuhlbarg</strong>), sono uomini che mettono le scarpe sul divano, ascoltano musica a tutto volume, strillano e tirano pugni ai muri. <strong>Insistenti, irritanti e soprattutto ingombranti</strong>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Certo è che nel film non compaiono, per fortuna, neanche donne angelicate. Maggie, afrodiscendente, lesbica e sottomessa al professore, parrebbe la vittima perfetta. Ma per usare le parole di Hank, che sicuramente non aiutano la sua causa e che stimolano una riflessione sulla violenza delle parolacce indeclinabili al maschile, è una «little fuckin’ bitch». Ricchissima, pigra e accademicamente disonesta, Maggie non aspetta anni per denunciare, usa subito il linguaggio appropriato: <strong>è stata molestata, e non c’è bisogno di scendere nei dettagli, perché deve bastare il fatto che sia stato oltrepassato il confine invalicabile del suo «no»</strong>. Il rapporto con Alma, che non dimostra subito l’incondizionata solidarietà che ci si aspetta da una donna che si batte per le altre donne nell’ambiente universitario, è secondo lei segnato da un «gap femminista generazionale». A turno, tendono e ritirano le mani verso l’altra, arrivando a tessere un <em>paradosso di Ulisse</em> (pensiero di Hannah Arendt, citato nel film, che Adriana Cavarero aveva rielaborato in chiave femminista) in cui Alma è l’eroe e Maggie l’aedo, non lasciando però spazio a una vera e propria catarsi fino all’ultima scena.&nbsp;</p>



<figure class="wp-block-image alignwide size-full"><a href="https://www.dasscinemag.com/dass2021/wp-content/uploads/2025/08/after-the-hubt.webp"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="536" src="https://www.dasscinemag.com/dass2021/wp-content/uploads/2025/08/after-the-hubt.webp" alt="" class="wp-image-37549" srcset="https://www.dasscinemag.com/dass2021/wp-content/uploads/2025/08/after-the-hubt.webp 1024w, https://www.dasscinemag.com/dass2021/wp-content/uploads/2025/08/after-the-hubt-300x157.webp 300w, https://www.dasscinemag.com/dass2021/wp-content/uploads/2025/08/after-the-hubt-768x402.webp 768w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></a></figure>



<p class="wp-block-paragraph">Cosa succede quando una persona che ami ti costringe a vederla sotto un’altra luce? Quando ferisce un’altra donna e quando poi ferisce te, quando calpesta e viola la tua dignità? Prevale l’amore, il desiderio di non vedere questo dolorosissimo tradimento, o il senso di ingiustizia? <strong>La dimensione individuale dell’emotività schiaccia qualunque teoria filosofica universale che può essere proposta in un’aula universitaria</strong>, arriva a incrinare l’oggettiva realtà e a frantumare qualunque bussola morale sulla quale si credeva di poter fare affidamento. Niente possono il <em>Panopticon</em> di Foucault e la falsità del tutto teorizzata da Adorno, «Possiamo smettere di essere intelligenti per un secondo?», Maggie implora Alma.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Scritto impeccabilmente da <strong>Nora Garrett</strong>, reso forte da un cast eccezionale (anche se forse dal talento di <strong>Edebiri</strong> si poteva chiedere di più), <em>After the Hunt</em> è un ottimo film che indaga il topos del potere in pieno stile Guadagnino. Abbandona invece quello del desiderio per lasciare spazio a questioni sul consenso, sul concetto di libera scelta, sulle politiche di identità e sull’etica della virtù. <strong>Può deludere solo chi, viste le premesse e le maliziose citazioni a Woody Allen, si aspettava un banale manifesto anti-woke</strong>.</p>
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		<title>Notting Hill e la rinascita della commedia romantica</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Martina Belluscio]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 21 May 2024 07:03:25 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Approfondimenti]]></category>
		<category><![CDATA[Ricorrenze]]></category>
		<category><![CDATA[Hugh Grant]]></category>
		<category><![CDATA[Julia Roberts]]></category>
		<category><![CDATA[Nora Ephron]]></category>
		<category><![CDATA[Notting Hill]]></category>
		<category><![CDATA[Roger Michell]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>A 25 anni dall'uscita in sala, Notting Hill non smette di emozionare ed influenzare la produzione successiva.</p>
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<figure class="wp-block-image alignwide size-large"><a href="https://www.dasscinemag.com/dass2021/wp-content/uploads/2024/05/notting-hill-10-curiosita-sul-film-cult-1652524942.jpeg"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="682" src="https://www.dasscinemag.com/dass2021/wp-content/uploads/2024/05/notting-hill-10-curiosita-sul-film-cult-1652524942-1024x682.jpeg" alt="Notting Hill approfondimento DassCinemag" class="wp-image-31950" srcset="https://www.dasscinemag.com/dass2021/wp-content/uploads/2024/05/notting-hill-10-curiosita-sul-film-cult-1652524942-1024x682.jpeg 1024w, https://www.dasscinemag.com/dass2021/wp-content/uploads/2024/05/notting-hill-10-curiosita-sul-film-cult-1652524942-300x200.jpeg 300w, https://www.dasscinemag.com/dass2021/wp-content/uploads/2024/05/notting-hill-10-curiosita-sul-film-cult-1652524942-768x512.jpeg 768w, https://www.dasscinemag.com/dass2021/wp-content/uploads/2024/05/notting-hill-10-curiosita-sul-film-cult-1652524942-1536x1023.jpeg 1536w, https://www.dasscinemag.com/dass2021/wp-content/uploads/2024/05/notting-hill-10-curiosita-sul-film-cult-1652524942.jpeg 1600w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></a></figure>



<p class="wp-block-paragraph">Una porta blu, <em>Cavalli e Segugi</em> e una ragazza che sta di fronte a un ragazzo chiedendogli di amarla. Un manuale d’istruzioni per <em>Notting Hill</em>, (<a href="https://www.youtube.com/watch?v=4RI0QvaGoiI" target="_blank" rel="noreferrer noopener"><span style="text-decoration: underline">trailer</span></a>) <strong>cult di Roger Michell che oggi compie 25 anni dall’uscita in sala</strong>. Le peripezie che legano il timido libraio William (<strong>Hugh Grant</strong>) e la brillante attrice Anna (<strong>Julia Roberts</strong>) hanno alimentato i sogni di generazioni di spettatori, alternando tradizione di genere con elementi propri di novità. Sarebbe riduttivo ricondurre la vicenda ad uno schema fisso, ripetitivo, già visto: ogni racconto, proprio come nella vita, possiede delle sfumature che la rendono unica e irripetibile.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong><em>Notting Hill</em>, infatti, racconta la storia d’amore meno credibile calandola nel reale più reale</strong>. Il nostro raziocinio non ci permette di credere che un’attrice di fama mondiale possa entrare in una piccola libreria specializzata in pubblicazioni sui viaggi e possa innamorarsi del proprietario (bisognerebbe chiedere anche a Kathleen di <em>You’ve Got Mail</em>, due indizi fanno una prova). Un amore impossibile che coinvolge dei moderni Romeo e Giulietta. Il racconto della vita dei protagonisti risulta però credibile perchè reso normale dall’esperienza quotidiana, condita dalla goffaggine: l’allampanato coinquilino che si siede sugli occhiali e costringe William ad andare al cinema indossando una maschera da sub fa parte del pacchetto di qualsiasi vita da fuorisede, provare per credere.</p>



<p class="wp-block-paragraph">I due personaggi principali mostrano, come due magneti, opposti, ma complementari, due sfaccettature della modernità. Anna incarna l’<em>american way of life</em>, è risoluta, di successo, mentre William vive alla giornata, sospeso nell’incertezza. La storia indaga la differenza di classe sociale, la vita ordinaria contrapposta a quella della celebrità, con un tema di fondo comune: <strong>l’incapacità dei due di fare i conti con il proprio io interiore e le proprie reali aspirazioni</strong>. Una difficoltà comune a tutti gli uomini e le donne di oggi. William sembra soddisfatto della propria quotidianità, sembra non avere altri obiettivi. È&nbsp;stato ferito dall’amore e quindi ha eliminato dalle proprie aspirazioni la possibilità di qualsiasi relazione, indossando un’armatura con cui proteggersi. Anna, invece, porta su di sé il peso di essere famosa, mentre vorrebbe una vita normale in cui essere vista come semplicemente se stessa. </p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Durante tutto il film, si vedono quindi due libertà a confronto</strong>: William è libero di muoversi nel mondo, ma le sue emozioni sono bloccate, mentre Anna non ha controllo sulla sua vita pubblica. L’immedesimazione da parte dello spettatore non si vede, ovviamente, nella specificità della situazione, quanto nel sentimento di base: quante volte, oppressi dalle scelte del quotidiano, si è sognato di cambiare, di riuscire a realizzare i propri sogni, indipendentemente dagli ostacoli. Il cinema ci permette, forse, di vedere la realtà delle nostre condizioni e di cercare soluzioni alternative.</p>



<figure class="wp-block-image alignwide size-large"><a href="https://www.dasscinemag.com/dass2021/wp-content/uploads/2024/05/notting-hilll.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="614" src="https://www.dasscinemag.com/dass2021/wp-content/uploads/2024/05/notting-hilll-1024x614.jpg" alt="Notting Hill, la recensione del film" class="wp-image-31960" srcset="https://www.dasscinemag.com/dass2021/wp-content/uploads/2024/05/notting-hilll-1024x614.jpg 1024w, https://www.dasscinemag.com/dass2021/wp-content/uploads/2024/05/notting-hilll-300x180.jpg 300w, https://www.dasscinemag.com/dass2021/wp-content/uploads/2024/05/notting-hilll-768x461.jpg 768w, https://www.dasscinemag.com/dass2021/wp-content/uploads/2024/05/notting-hilll-184x109.jpg 184w, https://www.dasscinemag.com/dass2021/wp-content/uploads/2024/05/notting-hilll.jpg 1200w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></a></figure>



<p class="wp-block-paragraph">La delicatezza della scrittura si rivede in due scene particolari, poco ricordate, ma fondamentali. <strong>La prima vede la rappresentazione del passaggio del tempo, sfruttando l’espediente dello scorrere delle stagioni sulle note di <em>Ain’t No Sunshine</em> di Bill Withers</strong>. Descrive la vitalità del quartiere in cui vive il protagonista e i suoi colori, in contrasto con la staticità del suo stato d’animo, profondamente incapace di andare avanti e mescolarsi con le sfumature che lo circondano. Lo stesso concetto viene ripreso e traslato positivamente qualche anno dopo, ne<em> Il Diavolo Veste Prada</em> del 2006: il cambiamento di Andrea è una carrellata di look sempre più sofisticati, adatti alle diverse stagioni,<em> Vogue</em> di Madonna a scandirne il ritmo. </p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>La seconda descrive invece la reazione di William alla decisione di respingere la dichiarazione d’amore di Anna</strong>. Il regista sceglie di mostrare i diversi pensieri che si accavallano nella mente del protagonista, facendoli diventare reali nella carrellata di espressioni facciali dei suoi amici. Due modi di entrare in dialogo con l’interiorità dei personaggi, due possibilità per sperimentare con il linguaggio cinematografico: è questa la potenzialità produttiva di questo genere, come scrive Louisa Young sul <em>Guardian</em>, «mentre i colossali film sui supereroi sono costosissimi e complessi da realizzare, le commedie romantiche sono più veloci ed economiche, con effetti speciali minimi o assenti, una logistica semplice e buone opportunità per proporre poi degli spin-off».</p>



<p class="wp-block-paragraph">I<strong>l dialogo tra presente, passato e futuro della commedia romantica si vede soprattutto nella relazione che lega i personaggi ai loro interpreti</strong>. Hugh Grant riporta sulla scena dei tratti comuni al precedente “<em>Quattro matrimoni e un funerale</em>”, opera dello stesso sceneggiatore, <strong>Richard Curtis</strong>. Anche qui il protagonista si innamora di una donna sfuggente che appare e scompare nella sua vita. In Notting Hill, però, sembra esserci una nota più dolce, forse portata dal regista, che ha lavorato su <em>Persuasione</em>, adattamento del celebre romanzo d<strong>i Jane Austen</strong>. Rispetto al precedente, inoltre, lo sceneggiatore ha circondato William di una famiglia di amici più variegata, forse specchio del colore e della musicalità che sembra caratterizzare il quartiere. La quota <em>british humour</em>, insomma.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Julia Roberts</strong>, invece, dopo il successo di <em>Pretty Woman</em> e Il matrimonio del mio migliore amico, nel 1999 si contendeva il titolo di fidanzatina d’America con <strong>Meg Ryan</strong>. Quando però ha ricevuto la proposta di interpretare la protagonista di questo film, come ha dichiarato in una recente conversazione con Curtis per il <em>British Vogue</em>, «ero così a disagio nel dover interpretare un&#8217;attrice di cinema!&nbsp;Voglio dire, ne abbiamo parlato così tante volte, ma quasi non ho accettato la parte, perché mi sembrava così imbarazzante. Non sapevo nemmeno come interpretare quella persona». E invece, a posteriori, <strong>non si riesce ad immaginare un volto migliore del suo</strong>, come dimostra la toccante sequenza di apertura di <em>Notting Hill</em>, dove <em>She</em> di Elvis Costello accompagna immagini di premiazioni e red carpet e la realtà supera la fantasia.</p>



<figure class="wp-block-image alignwide size-large"><a href="https://www.dasscinemag.com/dass2021/wp-content/uploads/2024/05/notting-1561360978.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="614" src="https://www.dasscinemag.com/dass2021/wp-content/uploads/2024/05/notting-1561360978-1024x614.jpg" alt="Notting Hill approfondimento DassCinemag" class="wp-image-31951" srcset="https://www.dasscinemag.com/dass2021/wp-content/uploads/2024/05/notting-1561360978-1024x614.jpg 1024w, https://www.dasscinemag.com/dass2021/wp-content/uploads/2024/05/notting-1561360978-300x180.jpg 300w, https://www.dasscinemag.com/dass2021/wp-content/uploads/2024/05/notting-1561360978-768x460.jpg 768w, https://www.dasscinemag.com/dass2021/wp-content/uploads/2024/05/notting-1561360978-1536x921.jpg 1536w, https://www.dasscinemag.com/dass2021/wp-content/uploads/2024/05/notting-1561360978-184x109.jpg 184w, https://www.dasscinemag.com/dass2021/wp-content/uploads/2024/05/notting-1561360978.jpg 2000w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></a></figure>



<h2 class="wp-block-heading">L&#8217;impegnata rom-com 2.0</h2>



<p class="wp-block-paragraph"><em>Anyone But You</em>,<em> Ticket to Paradise</em>, <em>Coincidenze d’amore</em>, ma anche <em>Bridgerton</em>, <em>Heartstopper</em> e <em>One Day</em>: <strong>stiamo assistendo ad un ritorno, in tutte le sue sfaccettature e per tutte le piattaforme, della commedia romantica</strong> (e dei suoi protagonisti, tra volti iconici e giovani promesse).</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Waldo Emerson</strong>, filosofo americano di metà Ottocento, scriveva che «il suicidio è da considerarsi più rispettabile» della lettura dei romanzi di Jane Austen, non comprendendone il significato. È quindi facile cadere nello stereotipo dei film creati per il pubblico femminile, semplici perché ripetitivi e leggeri, incapaci di rivelare verità fondative perché “parlano d’amore”. <strong>In realtà, fin dagli studi di Janice Radway sulla lettura dei romanzi rosa, si comprende come quest’attività possa essere rivelatrice di stereotipi legati al ruolo delle donne in società</strong>, oltre a suggerire una presa di coscienza sui propri diritti e sulle battaglie comuni. Questo grido comunitario è stato accolto negli anni ’90 da Nora Ephron, che riprende le <em>donne flipper</em> degli anni Quaranta: le donne indipendenti, lavorano, vanno con le amiche a fare shopping, non vivono in funzione del matrimonio. Sally, Kathleen ed Annie, protagoniste dei suoi tre film, non sono altro che alcuni esempi.</p>



<p class="wp-block-paragraph">E anche le <em>romcom</em> contemporanee non vedono principesse da salvare o madonnine infilzate, ma donne che si dividono tra la professione e una quotidianità dettata dalle proprie scelte, che non hanno paura di lottare per il proprio piacere o per le proprie frequentazioni. Non sono descritte in maniera superficiale, ma sono specchio della riflessione odierna sul posto che le donne dovrebbero occupare nel mondo. <strong>Non si tratta quindi solo dell’ennesimo tassello dell’operazione nostalgica delle arti contemporanee, ma rientra nel tessuto sociale che vede le lotte per la consapevolezza e l’uguaglianza di genere all’ordine del giorno</strong>. La commedia romantica, quindi, merita la stessa considerazione degli altri generi cinematografici, in quanto, proprio come il resto della produzione, cerca di riflettere sugli aspetti problematici della contemporaneità attraverso i propri mezzi espressivi.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><em>Notting Hill</em> può essere considerata come una delle “madri” dell’inversione di ruoli e, dall’altra, offre un ritratto delicato dell’umanità che, nella sua versione più spensierata, cerca di sopravvivere alla modernità. «Keep your head up, hold your head up» ci suggerirebbero gli <strong>Eurythmics</strong> e la loro <em>Sweet Dreams (Are Made of This)</em>. Basta che ci sia il lieto fine.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Bibliografia</h2>



<p class="wp-block-paragraph">B. Mernit,&nbsp;<em>Writing the Romantic Comedy,&nbsp;</em>HarperCollins, 2020.</p>



<p class="wp-block-paragraph">R. Andò, <em>Audience Reader, </em>Guerini Scientifica, 2007.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Sitografia</h2>



<p class="wp-block-paragraph"><em>Return of the romcom: the genre is thriving again – but with new values</em><span style="text-decoration: underline;"> <a href="https://www.theguardian.com/film/2023/apr/15/return-of-the-romcom">https://www.theguardian.com/film/2023/apr/15/return-of-the-romcom</a></span></p>



<p class="wp-block-paragraph"><em>The Meet Cute: Julia Roberts Opens Up To Richard Curtis About Her Rom-Com-Perfect Marriage, The Secret To Ageing Gracefully &amp; Why She Almost Turned Down Notting Hill</em><a href="https://www.vogue.co.uk/article/julia-roberts-british-vogue-cover-interview"> <span style="text-decoration: underline;">https://www.vogue.co.uk/article/julia-roberts-british-vogue-cover-interview</span></a></p>
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		<title>Su Chili: Wonder</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Giordano Mizzoni]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 14 Mar 2020 13:43:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[Jacob Trembley]]></category>
		<category><![CDATA[Julia Roberts]]></category>
		<category><![CDATA[Owen Wilson]]></category>
		<category><![CDATA[Wonder]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>&#8220;Ognuno dovrebbe ricevere una standing ovation almeno una volta nella vita&#8230;&#8221; Auggie Dopo il successo di Noi siamo infinito (2012), Steven Chomsky torna alla</p>
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<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="667" src="http://https://www.dasscinemag.com/dass2021/wp-content/uploads/2020/03/wonder-1024x667.jpg" alt="wonder" class="wp-image-8307" srcset="https://www.dasscinemag.com/dass2021/wp-content/uploads/2020/03/wonder-1024x667.jpg 1024w, https://www.dasscinemag.com/dass2021/wp-content/uploads/2020/03/wonder-300x195.jpg 300w, https://www.dasscinemag.com/dass2021/wp-content/uploads/2020/03/wonder-768x500.jpg 768w, https://www.dasscinemag.com/dass2021/wp-content/uploads/2020/03/wonder.jpg 1500w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow"><p> &#8220;Ognuno dovrebbe ricevere una standing ovation almeno una volta nella vita&#8230;&#8221;</p><cite>Auggie</cite></blockquote>



<p class="wp-block-paragraph">Dopo il successo di <em>Noi siamo infinito (2012)</em>, Steven Chomsky torna alla sceneggiatura e alla regia con <em>Wonder </em>(2017).</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il lungometraggio basato sull’omonimo libro di R. J. Palacio (2012) narra la storia di un bambino di 10 anni, August Pullman (interpretato dal talentuosissimo <strong>Jacob Trembley</strong>: <em>Room</em>, <em>La mia vita con John F. Donovan</em>), affetto da una gravissima malattia craniofacciale che gli impedisce di avere una vita sociale, normale e serena. Ad affiancare il piccolo Auggie nella sua ricerca di amici e di un’auto-accettazione, ci sono i due genitori (interpretati da <strong>Owen Wilson </strong>e <strong>Julia Roberts</strong>) e sua sorella Olivia/Via (<strong>Izabela Vidovic</strong>). </p>



<p class="wp-block-paragraph">Le tre grandi marco aree tematiche in cui il film ci trasporta sono la Famiglia, l’Amicizia e L’Amore.&nbsp;Sul piano narrativo il film si divide in due filoni principali: quello che segue l’iter di crescita di Auggie nel ginepraio scolastico delle prima elementare (il filone della “sola” Amicizia) e quello più “adulto” della sorella, che deve districarsi nelle difficoltà di una vita liceale tra corsi di teatro, primi amori e amicizie da ritrovare (filone dell’Amicizia e Amore). A fare da cornice a tutto questo c’è il filone della Famiglia, personificato dai genitori ma anche dalla la nonna dei due giovani protagonisti, sempre in primo piano nel film per consolare e consigliare i figli (toccante il dialogo tra la nonna e Via). Il padre di Auggie ha un carattere scherzoso e fa di tutto per far divertire il figlio; la madre, specularmente, è rigida, apprensiva ma anche estremamente amorosa e non solo verso gli essere umani. Tutto questa preoccupazione nei confronti di Auggie si traduce però in una disattenzione nei confronti della sorella Via.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Sul piano strutturale il film si divide in 2 archi narrativi, intrecciati tra loro (anche se i capitoli sono 4, essendo tutti e quattro i narratori). <strong>Gli archi sono quello di Auggie e Jack Will e quello di Via e Miranda</strong>. Tutti quanti sono raccontati in prima persona dalle voci fuori campo dei quattro personaggi. &nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Entrando nel merito delle vicende del primo arco narrativo, Auggie ci viene presentato fin da subito come un bambino intelligente, sensibile e grande appassionato di Star Wars (il suo personaggio preferito è <strong>Boba Fett</strong>, il cacciatore di taglie sempre raffigurato con un casco a coprirlo, evidente metafora di come Auggie si veda e creda di essere visto) e particolarmente portato per le materie scientifiche. Fin da subito il bambino entra nelle antipatie di Julian (<em>Bryce Gheisar):</em> delineato come il tipico bulletto benestante, il bambino mina la stima di Auggie paragonandolo a <strong>Darth Sidius</strong> e chiamandolo “mostro”, non rendendosi pienamente conto (anche per via delle sua giovane età) della portata delle sue leggerezze e cattiverie fino a quando il suo comportamento non avrà un’evoluzione inaspettata. A fare da contraltare c’è la figura di Jack Will (<strong>Noah Jupe</strong>). Di famiglia umile, gentile e di grande cuore, Jack empatizzerà con Auggie e superata una diffidenza iniziale e un episodio tutt’altro che benevolo verso Auggie, ne diventerà ben presto amico, accettandone l’aspetto. &nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1920" height="800" src="https://i1.wp.com/www.dasscinemag.com/wp-content/uploads/2020/03/vlcsnap-2020-03-12-11h20m00s303.png?fit=1024%2C427" alt="" class="wp-image-8332" srcset="https://www.dasscinemag.com/dass2021/wp-content/uploads/2020/03/vlcsnap-2020-03-12-11h20m00s303.png 1920w, https://www.dasscinemag.com/dass2021/wp-content/uploads/2020/03/vlcsnap-2020-03-12-11h20m00s303-300x125.png 300w, https://www.dasscinemag.com/dass2021/wp-content/uploads/2020/03/vlcsnap-2020-03-12-11h20m00s303-1024x427.png 1024w, https://www.dasscinemag.com/dass2021/wp-content/uploads/2020/03/vlcsnap-2020-03-12-11h20m00s303-768x320.png 768w, https://www.dasscinemag.com/dass2021/wp-content/uploads/2020/03/vlcsnap-2020-03-12-11h20m00s303-1536x640.png 1536w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /><figcaption>Da sinistra: i genitori di Auggie, Auggie stesso, la sorella Via e Miranda.</figcaption></figure>



<p class="wp-block-paragraph">L’aspetto quindi è uno dei fulcri tematici del film, ed è emblematizzato nell’arco Auggie/Jack Will. Auggie nei suoi pensieri immagina di essere un astronauta, un eroe senza volto che viaggia in un mondo herzegiano in un luogo anni luce lontano dagli occhi e dallo sguardo in cerca di un’accettazione “aliena” più per le sue “imprese” che per il suo aspetto esteriore.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Nel secondo arco narrativo scopriamo che la sorella di Auggie ha invece un problema diverso: non deve trovare nuovi amici, deve recuperare il rapporto con la sua amica d’infanzia Miranda (<strong>Danielle Rose Russell</strong>) che ormai sta appassendo sotto il peso della lontananza dovuta a cambio di vita familiare di lei (i genitori hanno divorziato) e di condizione economica. Tutto questo è sottolineato da una fotografia verde molto cupa. Il <em>want </em>di Miranda è di essere Via, scambiare la sua famiglia, la sua vita con la sua; non per niente durante un campus estivo si era inventata di avere un fratellino affetto da una deformità craniofacciale: appunto Auggie.</p>



<p class="wp-block-paragraph">A fare da raccordo al rapporto tra Via e Miranda è il teatro: luogo per eccellenza, già utilizzato in film come <em><a href="http://https://www.dasscinemag.com/dass2021/the-elephant-man-approfondimento/" target="_blank" rel="noreferrer noopener" aria-label=" (apre in una nuova scheda)">Elephant Man</a></em>, deputato all’espressione emotiva e al riconoscimento interiore. Qui infatti Miranda ritroverà l’amicizia con Via (la quale proprio in questo magico luogo ha nel frattempo trovato l’amore), e proprio lì darà vita ad uno dei monologhi più significativi dell’intera pellicola, riuscendo così finalmente a rientrare nella prospettiva focale della madre.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><em>Wonder</em> (<a href="https://www.youtube.com/watch?v=KGXooelIitw" target="_blank" rel="noreferrer noopener" aria-label="qui il trailer (apre in una nuova scheda)">qui il trailer</a>) è un film sui sentimenti universali come Amicizia e Amore, sull’accettazione dell’altro e sulla forza di un piccolo omettino che con il suo buon cuore e la sua simpatia riesce a cambiare le vite di chi gli sta intorno tanto da meritarsi una standing ovation.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1920" height="800" src="https://i0.wp.com/www.dasscinemag.com/wp-content/uploads/2020/03/vlcsnap-2020-03-12-11h20m44s207.png?fit=1024%2C427" alt="" class="wp-image-8333" srcset="https://www.dasscinemag.com/dass2021/wp-content/uploads/2020/03/vlcsnap-2020-03-12-11h20m44s207.png 1920w, https://www.dasscinemag.com/dass2021/wp-content/uploads/2020/03/vlcsnap-2020-03-12-11h20m44s207-300x125.png 300w, https://www.dasscinemag.com/dass2021/wp-content/uploads/2020/03/vlcsnap-2020-03-12-11h20m44s207-1024x427.png 1024w, https://www.dasscinemag.com/dass2021/wp-content/uploads/2020/03/vlcsnap-2020-03-12-11h20m44s207-768x320.png 768w, https://www.dasscinemag.com/dass2021/wp-content/uploads/2020/03/vlcsnap-2020-03-12-11h20m44s207-1536x640.png 1536w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /><figcaption>Auggie insieme ai suoi amici, in una scena di chiara atmosfera spielberghiana. </figcaption></figure>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>&nbsp;Post-Scriptum</strong>:
l’immaginario <em>Coming of Age</em></p>



<p class="wp-block-paragraph">Ad incrementare l’atmosfera fantastico/favolista del film, oltre alle musiche di Marcelo Zarvos, ci sono riferimenti a <em>Star Wars</em> (Darth Sidius, Boba Fett e Chewbecca); al videogioco <em>Minecraft;</em> e alla rappresentazione di <em>Our Town</em> (Thornton Wilder, 1938) e <em>The Wizard of Oz, </em>(Victor Fleming, 1939), con tanto di logo della Metro Goldwyn Meyer in primo piano. Non si può non ricordare poi di una scena verso la fine del film dall’evidente sapore spielberghiano (vedi sopra)</p>
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