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	<title>nicolas winding refn Archivi &#8226; DassCinemag</title>
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	<description>Università degli studi di Roma Sapienza</description>
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	<title>nicolas winding refn Archivi &#8226; DassCinemag</title>
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		<title>Drive: Oltre il Neon. Silenzio, Sangue e Mitologia</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Ermis Ntais]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 20 May 2026 08:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Approfondimenti]]></category>
		<category><![CDATA[Ricorrenze]]></category>
		<category><![CDATA[Carey Mulligan]]></category>
		<category><![CDATA[cliff martinez]]></category>
		<category><![CDATA[Drive]]></category>
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		<category><![CDATA[Ryan Gosling]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Drive, dal genio di Refn alle musiche di Cliff Martinez. Un viaggio critico tra violenza estetica e mitologia urbana contemporanea.</p>
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<figure class="wp-block-image alignwide size-large"><a href="https://www.dasscinemag.com/dass2021/wp-content/uploads/2026/05/drive1.jpg"><img fetchpriority="high" decoding="async" width="1024" height="576" src="https://www.dasscinemag.com/dass2021/wp-content/uploads/2026/05/drive1-1024x576.jpg" alt="Ryan Gosling in Drive, approfondimento del film di Nicolas Winding Ref" class="wp-image-41366" srcset="https://www.dasscinemag.com/dass2021/wp-content/uploads/2026/05/drive1-1024x576.jpg 1024w, https://www.dasscinemag.com/dass2021/wp-content/uploads/2026/05/drive1-300x169.jpg 300w, https://www.dasscinemag.com/dass2021/wp-content/uploads/2026/05/drive1-768x432.jpg 768w, https://www.dasscinemag.com/dass2021/wp-content/uploads/2026/05/drive1.jpg 1280w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></a></figure>



<p class="wp-block-paragraph">Quando <strong><em>Drive</em> </strong>si è abbattuto sul panorama cinematografico nel 2011, <strong>ha ridefinito le coordinate del neo-noir contemporaneo</strong>. Sotto la superficie patinata di una Los Angeles notturna e spietata, l&#8217;opera si rivela come un profondo studio sull&#8217;alienazione e sulla natura ineluttabile della violenza. Il regista <em><strong>Nicolas Winding Refn</strong></em> (che esplorerà derive visive ancora più estreme in <em><a href="https://www.dasscinemag.com/the-neon-demon-e-la-bellezza-nella-fotografia/" target="_blank" rel="noreferrer noopener"><span style="text-decoration: underline">The Neon Demon</span></a></em>) destruttura il genere action, privandolo della sua frenesia per sostituirla con una tensione asfissiante, fatta di attese estenuanti e silenzi carichi di fatalismo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Al centro di questa fiaba urbana dai contorni oscuri si staglia il Driver, un antieroe senza nome né passato. Affidato alla recitazione per totale sottrazione di <strong>Ryan Gosling</strong> (qui in una prova seminale che anticipa la malinconia glaciale di <em><a href="https://www.dasscinemag.com/blade-runner-e-la-citta-del-domani/" target="_blank" rel="noreferrer noopener"><span style="text-decoration: underline">Blade Runner 2049</span></a></em>), il protagonista è un automa di carne che prende davvero vita solo dietro a un volante. Di giorno stuntman, di notte autista per rapine, il Driver vive in un limbo morale autoimposto. La sua celebre giacca con lo scorpione dorato non è un vezzo estetico, ma una dichiarazione d&#8217;intenti e <strong>un richiamo esplicito alla fiaba della rana e dello scorpione: la propria natura più profonda, per quanto feroce, non può essere repressa all&#8217;infinito.</strong></p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph"><strong>Il fallimento della redenzione</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">L&#8217;incontro con la vicina di casa Irene (<strong>Carey Mulligan</strong>) rappresenta l&#8217;illusione di una redenzione romantica, il disperato tentativo del protagonista di indossare l&#8217;armatura del &#8220;<em>Real Hero</em>&#8221; cantato dal leitmotiv musicale del film. Tuttavia, quando la minaccia criminale si concretizza,<strong> l&#8217;eroe capisce che per proteggere l&#8217;innocenza deve necessariamente abbracciare la sua mostruosità</strong>. La magistrale e brutale sequenza dell&#8217;ascensore segna il definitivo punto di non ritorno: un bacio romantico al rallentatore cede in un istante il passo a un massacro crudo, suggellando il destino di un cavaliere condannato alla solitudine eterna.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Questa discesa agli inferi è amplificata da un comparto tecnico che rinuncia al puro abbellimento per farsi narrazione psichica</strong>. La fotografia di <em>Newton Thomas Sigel</em> (già maestro dei chiaroscuri claustrofobici ne <em>I Soliti Sospetti</em>) trasforma l&#8217;abitacolo dell&#8217;auto in uno scafandro protettivo, isolando il protagonista in inquadrature geometriche dove i neon alogeni accarezzano l&#8217;asfalto bagnato e riflettono una metropoli vuota.</p>



<figure class="wp-block-image alignwide size-large"><a href="https://www.dasscinemag.com/dass2021/wp-content/uploads/2026/05/drive2.jpg"><img decoding="async" width="1024" height="576" src="https://www.dasscinemag.com/dass2021/wp-content/uploads/2026/05/drive2-1024x576.jpg" alt="Ryan Gosling in Drive, approfondimento del film di Nicolas Winding Ref" class="wp-image-41367" srcset="https://www.dasscinemag.com/dass2021/wp-content/uploads/2026/05/drive2-1024x576.jpg 1024w, https://www.dasscinemag.com/dass2021/wp-content/uploads/2026/05/drive2-300x169.jpg 300w, https://www.dasscinemag.com/dass2021/wp-content/uploads/2026/05/drive2-768x432.jpg 768w, https://www.dasscinemag.com/dass2021/wp-content/uploads/2026/05/drive2.jpg 1280w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></a></figure>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph"><strong>Come il synth-pop sostituisce la parola</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">L’architettura uditiva di <em>Drive</em> non è un semplice accompagnamento, ma il vero motore immobile della narrazione. Se la colonna sonora di <strong>Cliff Martinez </strong>(la cui sperimentazione troverà una nuova frontiera elettronica nelle atmosfere asettiche di <em>The Knick</em>) è diventata un&#8217;icona pop, è perché agisce come un bisturi psichico. Martinez abbandona la magniloquenza delle orchestre per rifugiarsi in un minimalismo sintetico che alterna pulsazioni industriali a momenti di eterea sospensione. Il brano <em>Nightcall</em> di <em>Kavinsky</em>, che apre il film, non serve solo a stabilire un&#8217;estetica anni &#8217;80, ma <strong>funge da manifesto programmatico: la voce distorta e robotica riflette la natura meccanica del Driver, un uomo che ha trasformato se stesso in un ingranaggio della sua macchina</strong>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La musica agisce qui per contrasto: mentre le immagini trasudano una violenza iperrealista e sporca, le sonorità di brani come <em>A Real Hero</em> o <em>Under Your Spell</em> ammantano la scena di una dolcezza malinconica e artificiale. Questo scarto sensoriale crea un effetto di alienazione che permette allo spettatore di percepire il distacco emotivo del protagonista dal mondo esterno. Il suono dei sintetizzatori diventa la voce che il Driver non possiede, l’unico canale attraverso cui trapela la sua tensione romantica e il suo isolamento esistenziale. Martinez lavora sulle texture, <strong>utilizzando il riverbero per dilatare lo spazio e il tempo, trasformando la guida notturna in una sorta di rituale ipnotico</strong>. </p>



<p class="wp-block-paragraph">In questo paesaggio sonoro, il rumore del motore e il battito elettronico si fondono in un unico respiro metallico, <strong>rendendo la musica l’elemento d’unione tra l’asfalto di Los Angeles e l’interiorità indecifrabile del suo cavaliere senza nome</strong>. È una sinfonia di solitudine che eleva il film da semplice thriller a esperienza sensoriale pura, dove il silenzio dei dialoghi viene riempito dalla densità emotiva dei circuiti integrati.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><em>Drive</em> non è dunque un semplice thriller, ma una tragedia romantica e spietata. Un film che brucia a fuoco lento, dove il sangue scorre freddo e il motore ruggisce unicamente per coprire il rumore insopportabile di un&#8217;anima spezzata.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>BIBLIOGRAFIA</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Ebert, R. (2011). <em>Review: Drive</em>. Chicago Sun-Times.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Martinez, C. (2012). <em>Composing for the Drive: A Synthesis of Sound</em>. Sound on Sound</p>



<p class="wp-block-paragraph">Mottram, J. (2016). <em>The Art of Nicolas Winding Refn</em>. Cameron Books.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Refn, N. W., &amp; Harris, B. (2014). <em>The Act of Seeing</em>. Fab Press. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Schrader, P. (1972). <em>Notes on Film Noir</em>. Film Comment.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Scott, A. O. (2011). <em>Fasten Your Seatbelts, the Knight Is Driving</em>. The New York Times.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Sigel, N. T. (2011). <em>Cinematography: The Look of Drive</em>. American Cinematographer Journal. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Thoret, J. B. (2011). <em>Drive: La cavalcata selvaggia di Nicolas Winding Refn</em>. Cahiers du Cinéma.</p>
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		<title>#Venezia79: Copenhagen Cowboy, la recensione della serie di Nicolas Winding Refn</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Daniele Clementi]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 14 Sep 2022 11:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Festival]]></category>
		<category><![CDATA[Mostra del cinema di Venezia]]></category>
		<category><![CDATA[#Venezia79]]></category>
		<category><![CDATA[Copenhagen Cowboy]]></category>
		<category><![CDATA[nicolas winding refn]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>A #Venezia79 la prima stagione di Copenhagen Cowboy, di Nicolas Winding Refn, una serie fuori dagli schemi, come altri lavori del regista.</p>
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<figure class="wp-block-image alignwide size-large"><a href="https://www.dasscinemag.com/dass2021/wp-content/uploads/2022/09/Copenhagen-Cowboy-serie-Netflix.jpg"><img decoding="async" width="1024" height="545" src="https://www.dasscinemag.com/dass2021/wp-content/uploads/2022/09/Copenhagen-Cowboy-serie-Netflix-1024x545.jpg" alt="Copenhagen Cowboy" class="wp-image-23550" srcset="https://www.dasscinemag.com/dass2021/wp-content/uploads/2022/09/Copenhagen-Cowboy-serie-Netflix-1024x545.jpg 1024w, https://www.dasscinemag.com/dass2021/wp-content/uploads/2022/09/Copenhagen-Cowboy-serie-Netflix-300x160.jpg 300w, https://www.dasscinemag.com/dass2021/wp-content/uploads/2022/09/Copenhagen-Cowboy-serie-Netflix-768x408.jpg 768w, https://www.dasscinemag.com/dass2021/wp-content/uploads/2022/09/Copenhagen-Cowboy-serie-Netflix-1536x817.jpg 1536w, https://www.dasscinemag.com/dass2021/wp-content/uploads/2022/09/Copenhagen-Cowboy-serie-Netflix.jpg 1600w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></a></figure>



<p class="wp-block-paragraph">Chiunque abbia visto uno dei film meno noti di <strong>Nicolas Winding Refn</strong> come <em>Fear X</em> sa che subisce da sempre l&#8217;influenza dell&#8217;americano David Lynch e sebbene quest&#8217;ultimo non possa in alcun modo essere imitato, il regista danese ne ha certamente tratto ispirazione per il film con John Turturro. Parliamo di un&#8217;opera che segnò però la rovina economica del regista e lo costrinse a girare per pure ragioni finanziarie i due famosi sequel blockbuster della sua opera prima <em>Pusher</em>. Chi ha seguito in questi anni il talento danese saprà anche della forte influenza che il regista cileno Alejandro Jodorowsky ha esercitato su di lui, elemento contaminante ben presente nel suo <em>Only God Forgives</em>. Il regista cileno ha raggiunto la popolarità internazionale dopo i suoi film culto <em>El Topo</em> e <em>La montagna sacra</em> e con il famoso <em>Dune </em>mai realizzato che ispirò però tutto il resto della fantascienza cinematografica che sarebbe uscita in sala da li a poco. Il fallimento del progetto <em>Dune </em>portò Jodorowsky alla stessa depressione che avrebbe vissuto in seguito Refn per <em>Fear X</em>. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Esattamente come i registi che lo influenzano profondamente anche <strong>Refn predilige storie enigmatiche intrise di magia e psicologia</strong>, visioni filosofiche che rasentano la gnosi ed una sorta di <em>mythopoesis </em>profondamente condizionata dall&#8217;immaginario pop e multimediale degli ultimi decenni. Refn opera in bilico fra i generi come fra il cinema e la videoarte, concedendosi dilatazioni temporali e narrative spericolate che affaticano lo spettatore e lo obbligano ad un modo diverso di fruire il contenuto mediatico.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong><em>Copenhagen Cowboy</em></strong> (<a href="https://www.youtube.com/watch?v=hKM5FV_aGt0&amp;ab_channel=MovieCoverage" target="_blank" rel="noreferrer noopener"><span style="text-decoration: underline;">trailer</span></a>) <strong>è un noir mistico con forti contaminazioni horror</strong> dove il crimine organizzato può da un momento all&#8217;altro fondersi con il vampirismo e lo spiritismo, dove gli esseri umani sono cibo per i maiali ed il grugnito è un linguaggio parlato da uomini in balia della loro libido sessuale. In un una dimensione narrativa dove può accadere di tutto ci sono donne vittime predestinate degli istinti demoniaci e bestiali dei maschi e donne divine, potenti come valchirie che puniscono la bestialità maschile e l&#8217;avidità femminile. </p>



<p class="wp-block-paragraph">La prima stagione di <em>Copenhagen Cowboy</em> conferma il taglio narrativo della precedente serie di Refn, <em>Too Old To Die Young</em>, mostrando però di avere imparato dagli errori e creando una continuità narrativa più evidente ed un ritmo maggiore con scene d&#8217;azione soddisfacenti e ben organizzate e colpi di scena canonici, ma più commestibili anche per un pubblico meno sofisticato. Un ultimo regalo concesso dal regista ai suoi fan è la presenza di alcuni personaggi già presenti nella saga di <em>Pusher</em> che fanno intuire una continuità fra le opere di Refn e questa serie, <strong>alcuni dettagli più nascosti fanno perfino pensare ad un &#8220;Refn-verse&#8221; in grado di unire diversi racconti fra loro</strong>, ma sembrerebbe più un gioco che un piano strutturato ed organizzato dall&#8217;autore. </p>



<p class="wp-block-paragraph"><em>Copenhagen Cowboy</em> è un prodotto fuori dagli schemi che gioca con i grandi generi americani e con la libertà sperimentale tipica dell&#8217;Europa per sviluppare un ibrido intrigante dall&#8217;estetica elevata e la simbologia sofisticata, uno spettacolo visivamente in grado di sedurre tutti ma linguisticamente destinato ad una minoranza di spettatori molto preparati.</p>
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		<title>Analisi di un instant cult: Drive 10 anni dopo</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Stefano Ria]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 16 Sep 2021 07:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Approfondimenti]]></category>
		<category><![CDATA[Ricorrenze]]></category>
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		<category><![CDATA[Drive]]></category>
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		<category><![CDATA[Hossein Amini]]></category>
		<category><![CDATA[James Sallis]]></category>
		<category><![CDATA[nicolas winding refn]]></category>
		<category><![CDATA[Ryan Gosling]]></category>
		<category><![CDATA[Walter Hill]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>A dieci anni dalla sua uscita ecco un'analisi di Drive, il film con Ryan Gosling che ha consacrato il regista Nicolas Winding Refn.</p>
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<figure class="wp-block-image alignwide size-large"><a href="https://www.dasscinemag.com/dass2021/wp-content/uploads/2021/09/drive-5d24a129c7051-e1631616511374.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="576" src="https://www.dasscinemag.com/dass2021/wp-content/uploads/2021/09/drive-5d24a129c7051-1024x576.jpg" alt="Drive analisi di un cult 10 anni dopo" class="wp-image-18441"/></a></figure>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Nicolas Winding Refn</strong> è un regista che si è sempre distinto per l’elaborata ed eloquente messa in scena, refrattario alle grandi produzioni della morsa hollywoodiana e legato a temi riguardanti la malavita e il mondo della droga. Dopo diversi successi, come la trilogia del Pusher e <em>Bronson</em>, e altrettanti insuccessi, <strong>il regista danese arriva alla consacrazione grazie a</strong> <em><strong>Drive</strong> </em>(<a href="https://www.youtube.com/watch?v=KBiOF3y1W0Y&amp;ab_channel=MovieclipsTrailers" target="_blank" rel="noreferrer noopener">trailer</a>)<em>, </em>film del 2011 con Ryan Gosling, anch’egli lanciato nello stardom. Per celebrare <strong>l’anniversario dei dieci anni dall’uscita del film</strong>, andremo ad analizzare l’opera di Refn facendo riferimento, infine, anche ad un altro film da cui il regista ha tratto ispirazione.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Basato sull&#8217;omonimo romanzo di<strong> James Sallis</strong> e sceneggiato da <strong>Hossein Amini</strong>, <em>Drive</em> racconta la storia di un ragazzo (Ryan Gosling) che, oltre a lavorare in un’officina e come stuntman, arrotonda il proprio stipendio fornendo un aiuto per le rapine grazie alla sua peculiare abilità: essere un esperto pilota d’auto. Il protagonista conosce una ragazza (<strong>Carey Mulligan</strong>) e suo figlio che gli cambieranno completamente la vita. L’amore che matura per la donna nelle successive parti del film porta il protagonista ad intromettersi involontariamente in un giro d’affari della malavita molto pericoloso, tanto da compromettere la sicurezza dell’amata e del suo bambino.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>È interessante studiare come il film riesca a produrre un coinvolgimento emotivo di forte impatto</strong>. Il direttore della fotografia <strong>Newton Thomas Sigel</strong> ha lavorato per offrire un’opera più suggestiva possibile. Infatti, è semplice individuare una moltitudine di dicotomie all’interno dello sviluppo narrativo (buono/cattivo, amore/morte) e come esse vengano espresse attraverso un gioco di luci e di inquadrature strabiliante. Luci calde e fredde si alternano per esaltare differentemente sensazioni ed emozioni. Per esempio, la luce calda che permea lo spazio mentre il pilota guida un’auto con a bordo la donna, incentiva la sensazione di calore, di un sentimento forte che sta per nascere, come in questo caso l’amore, rispetto alla luce fredda della notte, durante la quale allignano sensazioni di preoccupazione e di inquietudine. Una struttura del film, a tratti proteiforme, che vede la sua massima intensità nella scena ambientata nell’ascensore con l’uomo e la donna in un momento di incontro reciproco che, poco dopo, è costretto a concludersi bruscamente con la successiva scena violenta e insostenibile.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Oltre al facile encomio per la fotografia e la regia, quest’ultima premiata a Cannes nel 2011, è necessario menzionare alcuni adombramenti che il film si concede. Un uso della fotografia attentamente calibrato e suggestivo costeggia l’aspetto narrativo e la profondità dei personaggi, due elementi fortemente ostacolati da un bozzettismo irremovibile. Scarsa è l’attenzione riservata alla vita dei personaggi che, forse anche volutamente, non viene approfondita, e sarebbe stato gradito qualche dettaglio in più della vita dei malviventi, tutti facilmente dimenticabili. Un eroe ieratico che, per salvare l’amata dai violenti, ricorre ad altrettanta violenza e nulla più. È molto evidente una sterilità nelle diverse tematiche, soprattutto quella di carattere amoroso: ritroviamo un incontro uomo-donna che esclude ogni possibile sviluppo eliminando già in anticipo le basi sulle quali si sarebbe potuto modellare un qualcosa. Ma d’altro canto, anche attraverso una regia d’alto livello, si tramuta l’incompatibilità tra i due amanti trascinante, lasciando in alcuni momenti col fiato sospeso.</p>



<figure class="wp-block-image alignwide size-large"><a href="https://www.dasscinemag.com/dass2021/wp-content/uploads/2021/09/20160605211958_41.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="424" src="https://www.dasscinemag.com/dass2021/wp-content/uploads/2021/09/20160605211958_41-1024x424.jpg" alt="Drive 10 anni dopo" class="wp-image-18434" srcset="https://www.dasscinemag.com/dass2021/wp-content/uploads/2021/09/20160605211958_41-1024x424.jpg 1024w, https://www.dasscinemag.com/dass2021/wp-content/uploads/2021/09/20160605211958_41-300x124.jpg 300w, https://www.dasscinemag.com/dass2021/wp-content/uploads/2021/09/20160605211958_41-768x318.jpg 768w, https://www.dasscinemag.com/dass2021/wp-content/uploads/2021/09/20160605211958_41.jpg 1400w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></a></figure>



<p class="wp-block-paragraph">Quasi in secondo piano un altro tema ricorrente nel film, quello dell’incapacità da parte dell’uomo di modificare i propri istinti. Un argomento che è presente nel dialogo tra il pilota e il bambino (non esistono squali buoni, ma solo cattivi) e nella favola della rana e dello scorpione citata espressamente dallo stesso protagonista. Difatti la forma dello scorpione stampata sul giubbotto che ha sempre addosso il pilota indica l’indole del personaggio principale, pronto anche a rischiare la vita a causa della sua predisposizione a compiere azioni immorali. Dopotutto, oltre a questa intermittenza tra violenza esplicita e momenti di assoluto candore romantico e vellutato, non si offre null’altro. <strong><em>Drive</em> è divenuto un cult in tutto il mondo</strong>, aiutando economicamente anche il regista che, nonostante il formidabile successo, preferisce evitare le grandi produzioni. La fama del film è stata favorita anche dall’azzeccato abbinamento della colonna sonora. È bene infatti citare il tema musicale<strong> </strong><em>A Real Hero</em><strong> </strong>dei <strong>College &amp; Electric Youth </strong>che si sposa grandiosamente con il film e ha lasciato un forte segno identitario nell’immaginario cinefilo. </p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>È inevitabile non posare lo sguardo sul grandioso film diretto da Walter Hill, <em>Driver: l’imprendibile </em>(1978), da cui Winding Refn trae ispirazione</strong>. I due film inizialmente risultano molto simili, concedendoci di evidenziare parecchie analogie, come la predilezione all’utilizzo espressivo della luce o l’assenza completa dei nomi per identificare i due protagonisti. Nel film di Hill però, abbiamo l’opportunità di assistere ad un confronto tra il pilota (Ryan O&#8217;Neal) e gli agenti di polizia. Uno scontro tra le diverse parti che funziona ed è più avvincente rispetto al film di Refn. Il pilota dovrà tener testa ad un agente che non eviterà di prendere decisioni amorali pur di acciuffare il protagonista. Uno scontro, dove bene e male sono separati da una sottilissima linea, che alla fine, a sipario calato, non porterà né vinti e né vincitori. Una differenziazione che si renderebbe più profonda se si evidenziasse a livello contenutistico altri due elementi: il protagonista e gli inseguimenti automobilistici. Quest’ultimo aspetto viene intensificato in <em>Driver l’imprendibile</em>, mentre in <em>Drive</em> è come se vedessimo un’anestesia dell’azione, che ovviamente non manca, ma per quanto riguarda gli inseguimenti, essi sembrano essere trascurati al posto di una love story minimale. Il protagonista in <em>Drive</em> fa esplodere in sé emozioni contrastanti che fruttano atti di violenza e amore che il protagonista di Hill, forse, scruta superficialmente. Però, entrambi i film regalano allo spettatore un lavoro magistrale sul piano visivo, essendo il lavoro di Hill un neo-noir. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Per concludere, si potrebbe citare anche il più recente <em>Baby Driver</em> (2017) del regista Edgar Wright, ma sia questo film che l’antenato <em>Driver: l’imprendibile</em> meritano una meticolosa analisi a sé. <em>Drive</em> è disponibilie in streaming su <strong>Netflix</strong>.</p>
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		<title>The Neon Demon e la bellezza nella fotografia</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Giulio Pasqualini Capone]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 08 Jun 2021 07:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Approfondimenti]]></category>
		<category><![CDATA[Gregory Crewdson]]></category>
		<category><![CDATA[Kate Moss]]></category>
		<category><![CDATA[Lara Stone]]></category>
		<category><![CDATA[Mert & Marcus]]></category>
		<category><![CDATA[Natasha Braier]]></category>
		<category><![CDATA[nicolas winding refn]]></category>
		<category><![CDATA[Sasha Pivovarova]]></category>
		<category><![CDATA[Tarek Mawad]]></category>
		<category><![CDATA[The Neon Demon]]></category>
		<category><![CDATA[Vanessa Beecroft]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>The Neon Demon è inscindibile dalla fotografia d’arte e di moda e bisogna saperlo osservare per capirne l’autorialità più profonda.</p>
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<figure class="wp-block-image alignwide size-large"><a href="https://www.dasscinemag.com/dass2021/wp-content/uploads/2021/06/The-Neon-Demon.jpeg"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="576" src="https://www.dasscinemag.com/dass2021/wp-content/uploads/2021/06/The-Neon-Demon-1024x576.jpeg" alt="The Neon Demon fotografia" class="wp-image-15925" srcset="https://www.dasscinemag.com/dass2021/wp-content/uploads/2021/06/The-Neon-Demon-1024x576.jpeg 1024w, https://www.dasscinemag.com/dass2021/wp-content/uploads/2021/06/The-Neon-Demon-300x169.jpeg 300w, https://www.dasscinemag.com/dass2021/wp-content/uploads/2021/06/The-Neon-Demon-768x432.jpeg 768w, https://www.dasscinemag.com/dass2021/wp-content/uploads/2021/06/The-Neon-Demon-1536x864.jpeg 1536w, https://www.dasscinemag.com/dass2021/wp-content/uploads/2021/06/The-Neon-Demon.jpeg 2000w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></a></figure>



<p class="wp-block-paragraph">La bellezza è un’ossessione atavica. Se un tempo la sua ricerca era prerogativa di artisti e poeti, oggi è massiva ed esistenziale. Questo è il fulcro di <strong><em>The Neon Demon</em></strong>, l’ultimo lavoro del controverso regista <strong>Nicolas Winding Refn</strong>. A cinque anni dall’uscita di questo divisivo horror d’autore, vogliamo celebrare la bellezza che si nasconde dietro questo film. Non si parla di giudizio critico o estetico, ma della sua rappresentazione. Se <em>The Neon Demon</em> riflette sul mondo della moda, anche attraverso l’indiscussa fotografia di <strong>Natasha Braier</strong>, è interessante osservare le principali influenze fotografiche che hanno contribuito alla realizzazione dell’opera.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Un primo e sottile riferimento si ha nei confronti delle opere di <strong>Vanessa Beecroft</strong>. Siamo nella scena del casting, con le ragazze in intimo, disposte prima in un <em>tableau vivant</em> e poi in una fila di stampo militare. Nel corso della sua carriera l’artista italiana ha più volte dialogato e collaborato con la moda, in particolare sul culto della bellezza ma anche della sofferenza che essa impone. Le modelle della Beecroft sono costrette a posare immobili per ore, con i tacchi alti a mettere a dura prova la fisicità e con l’assenza di indumenti, a volte anche di quelli intimi, a generare un precario rapporto tra osservato ed osservante. Refn sceglie questa configurazione per un punto saliente del film. Il casting non solo impone lo sguardo dello stilista e dello spettatore sui loro corpi, ma rappresenta lo snodo narrativo da cui inizia l’escalation di violenza. Allo stesso modo, Natasha Braier crea un’atmosfera vicinissima ad opere come <a href="https://www.artsy.net/artwork/vanessa-beecroft-untitled-vb35">VB35</a>, con luci bianche e fredde che stagliano a terra le ombre delle modelle.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ad influenzare la fotografia sono le opere di <strong>Gregory Crewdson</strong>. <a href="https://www.collater.al/gregory-crewdson-e-le-sue-foto-che-sono-quasi-un-film/">L’artista statunitense</a> è forse uno dei più vicini al mondo del cinema, non solo per stile, ma anche per metodo di lavoro. Egli infatti crea dei veri e propri set e <em>storytelling</em> a cui le modelle-attrici devono attenersi. Profondamente legato alla decadenza del sogno americano, Crewdson porta in scena ambienti domestici cupi e crepuscolari abitati da anime perse. Refn e Braier evocano la medesima atmosfera per dare consistenza ai propri personaggi. Ciò avviene sia nel motel che nella villa dovete ragazze si incontrano nel finale. Questi locali vuoti, in penombra, non restituiscono il tramonto delle speranze della protagonista, ma si presentano come il cono d’ombra entro cui prendono prendono forma i vizi e le devianze del genere umano. La protagonista non può che soccombere a queste modelle svuotate della propria interiorità, come le figure di Crewdon, disposte a tutto per sentirsi vive.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Un terzo fotografo riconducibile a <em>The Neon Demon</em> è l’artista <strong>Tarek Mawad</strong>. Questa volta il riferimento è più di nicchia e meno esplicito, ma tuttavia valido. Il fotografo tedesco gioca su proiezioni di luce per creare degli effetti vivi di colore. In particolare un <a href="https://tarekmawad.com/light-art">servizio di ritratti</a> sembra influenzare il <em>photo shooting </em>iniziale. Non vi è dubbio che quella sequenza, così come l’ermetico passaggio di trasformazione a seguito della sfilata ricalchino i suoi stilemi. Tuttavia non sappiamo quanto realmente ci sia volontà in questo riferimento, potrebbe essere anche del tutto casuale.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Degli artisti che invece Refn e Braier conoscono e a cui si ispirano sono il due <strong>Mert &amp; Marcus</strong>. Tra i fotografi di moda più noti al mondo, Mert Alas e Marcus Piggott sono un riferimento esplicito per la realizzazione di <em>The Neon Demon. </em>I colori neon, la predisposizione alla post-produzione, una spiccata attenzione all’onirismo e modelle tanto affascinanti quanto oscure rendono molte inquadrature del tutto simili alle fotografie del duo. Non a caso il<a href="https://www.artofthetitle.com/title/the-neon-demon/"> <em>teaser poster</em></a> del film è esplicitamente ispirato ad <a href="https://www.2luxury2.com/wp-content/uploads/mert-marcus-Works-2001-2014-The-first-solo-exhibition-of-the-legendary-fashion-photographers-.jpg">una delle loro più famose opere.</a> Per chi non segue questo mondo, consigliamo la <a href="http://www.fashiontography.net/2012/05/kate-moss-by-mert-marcus-mighty.html">visione del servizio</a> realizzato a <strong>Kate Moss</strong> per Vogue UK e la più recente <a href="https://www.beautyscene.net/beauty-campaign/lancome-x-mert-marcus/">campagna di Lancôme</a> con <strong>Sasha Pivovarova</strong>. Proprio quest’ultima ricalca alla perfezione una <a href="https://www.artofthetitle.com/title/the-neon-demon/">finta pubblicità</a>, ispirata all’universo del film, del mascara NWR, logo di Nicolas Winding Refn. Non solo le atmosfere di queste <em>“Donne vigorose, Donne con un senso, un tipo di donna che non deve parlare o muoversi troppo per dire chi è”</em>, ma anche <a href="http://tjdesilva.blogspot.com/2012/11/lara-stone-by-mert-alas-and-marcus.html?m=1">composizioni geometriche</a> di forte impatto visivo, erotiche e mistiche allo stesso tempo. Quello che Mert &amp; Marcus fanno con <strong>Lara Stone</strong>, il duo Refn-Braier lo fa con le loro attrici.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Questo breve elenco di influssi fotografici nell’opera non aiuterà sicuramente alla comprensione di uno dei film più divisivi e criptici degli ultimi anni. Tuttavia <em>The Neon Demon</em> rappresenta un’opera che da facile ed immediato accesso alla fotografia d’arte e di moda. <strong>Il rapporto tra cinema e fotografia è forse ancora molto da esplorare, almeno da un punto di vista strettamente legato all’analisi filmica. </strong>Imparare a riconoscere questi influssi e a generare metadiscorsi può e deve essere un campo di approfondimento da esplorare maggiormente per valutare e ri-valutare il concetto di autorialità, soprattutto nell’epoca del post-moderno.</p>
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		<title>Su Netflix: Drive</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Lorenzo Silvestri]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 20 Feb 2020 13:33:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[Carey Mulligan]]></category>
		<category><![CDATA[Drive]]></category>
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		<category><![CDATA[Ryan Gosling]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Drive (qui il trailer) dimostra quanto Nicolas Winding Refn sia un regista polivalente e valido. Il film sembra ispirarsi al genere noir degli anni</p>
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<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="576" src="http://https://www.dasscinemag.com/dass2021/wp-content/uploads/2020/02/6874025-drive-movie-1024x576.jpg" alt="drive" class="wp-image-7817" srcset="https://www.dasscinemag.com/dass2021/wp-content/uploads/2020/02/6874025-drive-movie-1024x576.jpg 1024w, https://www.dasscinemag.com/dass2021/wp-content/uploads/2020/02/6874025-drive-movie-300x169.jpg 300w, https://www.dasscinemag.com/dass2021/wp-content/uploads/2020/02/6874025-drive-movie-768x432.jpg 768w, https://www.dasscinemag.com/dass2021/wp-content/uploads/2020/02/6874025-drive-movie-1536x864.jpg 1536w, https://www.dasscinemag.com/dass2021/wp-content/uploads/2020/02/6874025-drive-movie.jpg 1600w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<p class="wp-block-paragraph"><em>Drive</em> (<a href="https://www.youtube.com/watch?v=FWniGytawoQ">qui il trailer</a>) dimostra quanto <strong>Nicolas Winding Refn </strong>sia un regista polivalente e valido. Il film sembra ispirarsi al genere noir degli anni Settanta, anche se esteticamente, invece, ricalca uno stile che strizza l&#8217;occhio al gusto cinematografico degli Ottanta. Ciò non significa assolutamente che quest&#8217;opera di Refn sia priva di originalità, anzi, <em>Drive</em> risulta essere un film tutt&#8217;altro che convenzionale.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><em>Drive </em>segue le vicende di un uomo di cui non viene mai fatto il nome (<strong>Ryan Gosling</strong>), che trascorre le sue giornate svolgendo la professione di meccanico e quella di <strong>stuntman</strong> per il cinema. Saltuariamente, di notte, date le sue incredibili doti da pilota, si trasforma in autista per la malavita. Un giorno fa la conoscenza della sua vicina di casa <strong>Irene</strong> (<strong>Carey Mulligan</strong>) e finisce per innamorarsene. La donna si troverà presto invischiata in un pericoloso affare tra criminali e così, il pilota senza nome sarà costretto ad intervenire per tenere al sicuro e portare in salvo la ragazza.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1920" height="1080" src="https://i1.wp.com/www.dasscinemag.com/wp-content/uploads/2020/02/Drive-2011-Wallpaper-6.jpg?fit=1024%2C576" alt="drive" class="wp-image-7818" srcset="https://www.dasscinemag.com/dass2021/wp-content/uploads/2020/02/Drive-2011-Wallpaper-6.jpg 1920w, https://www.dasscinemag.com/dass2021/wp-content/uploads/2020/02/Drive-2011-Wallpaper-6-300x169.jpg 300w, https://www.dasscinemag.com/dass2021/wp-content/uploads/2020/02/Drive-2011-Wallpaper-6-1024x576.jpg 1024w, https://www.dasscinemag.com/dass2021/wp-content/uploads/2020/02/Drive-2011-Wallpaper-6-768x432.jpg 768w, https://www.dasscinemag.com/dass2021/wp-content/uploads/2020/02/Drive-2011-Wallpaper-6-1536x864.jpg 1536w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></figure>



<p class="wp-block-paragraph">La <strong>regia</strong> rappresenta uno dei punti più alti mai toccati da Winding Refn, lo stile con cui l&#8217;autore mette in scena il racconto è pulito, quadrato, mai eccessivo, nonostante il contesto in cui sono calate le storie del nostro protagonista sia crudo, violento ed estremo. Il regista sebbene si ispiri a situazioni e temi già affrontati in passato, non scade mai nella banalità, regalando invece momenti sorprendenti, grazie all&#8217;impiego di sequenze al cardiopalma ed elementi scenografici visivamente d&#8217;impatto.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il ritmo, nonostante sia per la maggior parte del film lento e scandito da lunghi sguardi e slow-motion, talvolta subisce di colpo delle variazioni, accompagnate da scene crude ed inaspettate.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Un altro punto di forza del film è senza dubbio la <strong>caratterizzazione dei personaggi</strong>. Di notevole rilevanza è in particolare la scrittura dello stuntman senza nome interpretato da Gosling, silenzioso, quieto, ma allo stesso tempo incredibilmente espressivo e all&#8217;occorrenza spietato. Le poche battute affidate all&#8217;attore sono perfettamente controbilanciate dalla solarità e dall&#8217;apparente spensieratezza della giovane Irene; si instaura quindi un&#8217;interessante dicotomia tra i due personaggi, i quali nonostante siano attratti reciprocamente l&#8217;uno dall&#8217;altra, sembrano essere quasi consapevoli che non potranno mai essere del tutto felici e che difficilmente potranno vivere una vita insieme.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Destinato a rimodellare il genere noir ed a divenire un cult istantaneo, <em>Drive</em> mixa perfettamente amore, ferocia, sentimento e azione, senza mai risultare scontato e prevedibile, consacrando così Nicolas Winding Refn nell&#8217;olimpo del cinema che conta. Il regista con questa sua opera è difatti riuscito a strappare consensi da pubblico e critica, venendo in particolare premiato da quest&#8217;ultima con il premio alla miglior regia al <strong>Festival di Cannes 2011</strong>.</p>
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