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	<title>Jason Bateman Archivi &#8226; DassCinemag</title>
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	<description>Università degli studi di Roma Sapienza</description>
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	<title>Jason Bateman Archivi &#8226; DassCinemag</title>
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		<title>Air &#8211; La storia del grande salto, la recensione: la genesi delle Nike Air Jordan</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Lorenzo Silvestri]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 06 Apr 2023 12:00:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Air - La storia del grande salto, recensione dell'ultimo film di Ben Affleck che racconta la genesi delle Nike Air Jordan.</p>
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<figure class="wp-block-image alignwide size-large"><a href="https://www.dasscinemag.com/dass2021/wp-content/uploads/2023/04/air.jpg"><img fetchpriority="high" decoding="async" width="1024" height="576" src="https://www.dasscinemag.com/dass2021/wp-content/uploads/2023/04/air-1024x576.jpg" alt="air recensione film ben affleck matt damon" class="wp-image-25602" srcset="https://www.dasscinemag.com/dass2021/wp-content/uploads/2023/04/air-1024x576.jpg 1024w, https://www.dasscinemag.com/dass2021/wp-content/uploads/2023/04/air-300x169.jpg 300w, https://www.dasscinemag.com/dass2021/wp-content/uploads/2023/04/air-768x432.jpg 768w, https://www.dasscinemag.com/dass2021/wp-content/uploads/2023/04/air.jpg 1280w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></a></figure>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Ben Affleck</strong> torna dietro la macchina da presa per dirigere <em><strong>Air &#8211; La storia del grande salto</strong></em> (<a href="https://www.youtube.com/watch?v=xkY6AN3SPW0" target="_blank" rel="noreferrer noopener"><span style="text-decoration: underline">trailer</span></a>). La trama del film è incentrata su Sonny Vaccaro (<strong>Matt Damon</strong>), uno scout di atleti impiegato presso la Nike e determinato nel mettere sotto contratto uno dei giocatori più promettenti dell’epoca: <strong>il giovane cestista Michael Jordan</strong>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il progetto non sarà affatto semplice, poiché il talentuoso Micheal, affacciatosi da poco nel panorama della NBA, sarà a tutti gli effetti uno degli uomini più ambiti dai prestigiosi sponsor del settore sportivo, su tutti Converse e Adidas. Sebbene sembri che il giovane atleta abbia ormai preso le sue decisioni in merito, la Nike, all’epoca tutt’altro che un colosso economico e conosciuta principalmente per essere una compagnia da scarpe da jogging e non da basket, deciderà tramite l’illuminata idea di Vaccaro di tentare il tutto per tutto per ingraziarsi le attenzioni di Jordan, nonostante né lui né la sua famiglia abbiano intenzione di avere un meeting con i rappresentanti della Nike. Sarà dunque l’inizio di <strong>un’impresa apparentemente impossibile</strong>, che porterà infine Jordan a firmare un contratto con la compagnia di Beaverton, contrariamente alle aspettative, dando così vita ad uno dei modelli di calzature più popolari e desiderate di sempre: le <strong>Air Jordan</strong>. &nbsp;</p>



<figure class="wp-block-image alignwide size-large"><a href="https://www.dasscinemag.com/dass2021/wp-content/uploads/2023/04/air-1.jpg"><img decoding="async" width="1024" height="576" src="https://www.dasscinemag.com/dass2021/wp-content/uploads/2023/04/air-1-1024x576.jpg" alt="air recensione film ben affleck matt damon" class="wp-image-25603" srcset="https://www.dasscinemag.com/dass2021/wp-content/uploads/2023/04/air-1-1024x576.jpg 1024w, https://www.dasscinemag.com/dass2021/wp-content/uploads/2023/04/air-1-300x169.jpg 300w, https://www.dasscinemag.com/dass2021/wp-content/uploads/2023/04/air-1-768x432.jpg 768w, https://www.dasscinemag.com/dass2021/wp-content/uploads/2023/04/air-1-1536x864.jpg 1536w, https://www.dasscinemag.com/dass2021/wp-content/uploads/2023/04/air-1-2048x1152.jpg 2048w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></a></figure>



<p class="wp-block-paragraph">Sebbene si stia raccontando un fatto ormai noto ai più, l’ansia e la trepidazione dei nostri protagonisti, in attesa della decisione del giocatore, risultano palpabili e ben ritmate. Ciò è possibile grazie al sapiente utilizzo di <strong>dialoghi taglienti, acuti, divertenti</strong> (frutto della sceneggiatura di <strong>Alex Convery</strong>) e accompagnati da un montaggio dinamico (ad opera di <strong>William Goldenberg</strong>) e perfettamente in linea con il tono del film. Non solo: anche le ambientazioni in cui prendono luogo la maggioranza delle scene sembrano essere state scelte per marcare ancora di più <strong>l’apprensione e l’agitazione</strong> che precedettero gli attimi prima della firma del cestista. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Quasi sempre vediamo, infatti, i personaggi interagire all’interno di ambienti chiusi, carenti di spazio e illuminati da una fotografia (di <strong>Robert Richardson</strong>) poco luminosa e tendente al grigio. Questo tono verrà meno nel momento in cui Sonny deciderà di fare di testa sua, infrangendo le regole e contravvenendo alle indicazioni date dal suo CEO (Ben Affleck), recandosi personalmente e senza preavviso a casa dei Jordan per tentare di persuaderli affinché ascoltino l’offerta della Nike, portando così la stessa compagnia (e in un certo senso anche il film) ad un punto di svolta, dove le cose non sarebbero più state come prima. Ecco quindi che in questa sequenza le ambientazioni acquistano tonalità più accese, gli spazi si allargano e si comincia a respirare <strong>un’aria diversa, che sa di speranza e di rivalsa</strong>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Altro punto a favore di <em>Air &#8211; La storia del grande salto</em> sono senza dubbio le interpretazioni, <strong>il cast principale è formato interamente da star di grande rilievo</strong> ed ognuna delle loro prove attoriali (<strong>Jason Bateman, Chris Messina, Chris Tucker</strong> tra gli altri) lascia lo spettatore incollato allo schermo, curioso e desideroso di veder progredire le vicende, arrivando a desiderare la firma di Jordan quasi quanto i protagonisti degli eventi.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><em>Air &#8211; La storia del grande</em> salto riesce dunque a portare in sala uno dei più importanti avvenimenti nella storia dello sport e dell’industria, catapultandoci all’interno di un racconto che grazie alla caparbietà e alla fermezza dei suoi protagonisti <strong>cambiò il mondo del mercato per sempre</strong>. <em>Al cinema dal 6 aprile.</em></p>
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		<title>Thunder Force, la recensione del film di Ben Falcone su Netflix</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Andrea Cavallaro]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 14 Apr 2021 07:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[In piattaforma]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Dal 9 aprile è disponibile su Netflix Thunder Force, un film senza pretese se non quelle di alleggerire la giornata per un'ora e quaranta.</p>
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<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter size-large"><a href="https://www.dasscinemag.com/wp-content/uploads/2021/04/Thunder-Force-1.jpg"><img decoding="async" src="https://www.dasscinemag.com/wp-content/uploads/2021/04/Thunder-Force-1-1024x576.jpg" alt="Thunder Force, la recensione del film di Ben Falcone su Netflix" class="wp-image-15024"/></a></figure></div>



<p class="wp-block-paragraph">Disponibile dal 9 aprile, sbarca sulla piattaforma <strong>Netflix</strong> il film <strong><em>Thunder Force</em></strong> (<a href="https://www.youtube.com/watch?v=5irSiBLb-uA&amp;ab_channel=NetflixItalia">trailer</a>), scritto e diretto dal regista <strong>Ben Falcone</strong> – al suo quinto lungometraggio – che vede come protagonista, per la quinta volta, sua moglie <strong>Melissa McCarthy</strong>, volto ormai noto della comicità americana. Ma non è l’unico nome importante nel film perché in esso troviamo: come co-protagonista l’attrice premio Oscar <strong>Octavia Spencer</strong>, inaspettato vederla in un ruolo comico rispetto alle performance attoriali per le quali la conosciamo (come <em>The Help</em>, <em>Il diritto di contare</em>, <em><a href="https://www.dasscinemag.com/venezia-74-the-shape-of-water-or-the-shape-of-a-nation-lamerica-secondo-guillermo-del-toro/">The Shape of Water</a></em>); poi vediamo come antagonista <strong>Bobby Cannavale</strong> accompagnato da <strong>Jason Bateman</strong> e <strong>Pom Klementieff </strong>(Mantis ne <em><a href="https://www.dasscinemag.com/guardiani-della-galassia-vol-2-io-sono-groot/">I Guardini della Galassia Vol. 2</a></em>) ed infine, in un ruolo minore, incontriamo un altro volto premio Oscar, cioè l’attrice <strong>Melissa Leo</strong>.           </p>



<p class="wp-block-paragraph">Il film si apre con una sequenza fumettistica la quale ci informa che nel 1983 uno strano raggio cosmico proveniente dallo spazio colpì la Terra mutando i geni di alcune persone – precisamente solo soggetti con problemi sociopatici – donando loro differenti poteri (buona scusa per presentare successivamente i cattivi senza bisogno di investigare il loro <em>background</em>). Tornando nel presente, in un mondo dominato dai super cattivi, chiamati Miscredenti, emergono due amiche dai caratteri totalmente opposti, le quali, dopo aver acquisito quasi accidentalmente dei poteri, si apprestano a formare una squadra chiamata appunto <em>Thunder Force</em> per combattere la super criminalità e riportare l’ordine nella loro città. </p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Ben Falcone cerca di unire il cinema supereroistico </strong>– ormai sovrabbondante –<strong> al genere <em>comedy</em> con l’intento di contrastare gli stereotipi che caratterizzano i classici supereroi</strong>, portando sullo schermo due donne come protagoniste assolute, nonché eroine di taglia abbondante, in contrapposizione netta con i fisici scolpiti ai quali siamo abituati. Ma, nonostante ciò, <strong>il film non riesce a creare la giusta mescolanza tra i generi</strong> e non approfondisce le relative tematiche che superficialmente accenna come l’amicizia, il rapporto genitori/figli, il bullismo e la politica finendo per trasporre una pellicola demenziale riempita con gag sconnesse e ripetitive che, di conseguenza, vanno a sovrastare nettamente il genere supereroistico.</p>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter size-large"><a href="https://www.dasscinemag.com/wp-content/uploads/2021/04/ThunderForce.jpeg"><img decoding="async" src="https://www.dasscinemag.com/wp-content/uploads/2021/04/ThunderForce-1024x683.jpeg" alt="Thunder Force, la recensione del fil  di Ben Falcone su Netflix" class="wp-image-15028"/></a></figure></div>



<p class="wp-block-paragraph">Se i nomi degli attori singolarmente si presentano bene, non può dirsi lo stesso visti insieme all’interno della pellicola. Ci riferiamo soprattutto alle due protagoniste Melissa McCarthy e Octavia Spencer, le quali non riescono a creare un giusto binomio. La prima, in realtà, si mostra molto a suo agio nel genere, anche perché sappiamo essere proprio questo il suo campo, ma lo è così tanto da arrivare, di conseguenza, a sovrastare la figura dell’altra protagonista Octavia, che sembra essere un pesce fuor d’acqua con una personalità molto debole e impacciata in un film evidentemente non adatto a lei. Forse <strong>i personaggi che spiccano di più sono gli antagonisti</strong>, i quali nel loro piccolo, riescono a creare qualche sprazzo di comicità più efficace rispetto alle protagoniste. </p>



<p class="wp-block-paragraph">La pellicola presenta un primo atto monotono e abbastanza esteso che porta, di contro, ad un secondo e terzo atto molto ridotti, rendendo la risoluzione della vicenda rapida e scontata con una sceneggiatura davvero banale<strong> </strong>e povera: incominciando dal classico incidente in laboratorio che porta allo sviluppo dei poteri &#8211; visto e rivisto più volte -, arrivando fino all’agire dei <em>villains</em>, che risulta anch’esso il solito déjà-vu. Di contro però,<strong> si possono riscontrare degli effetti speciali ben fatti e soddisfacenti</strong>. D’altronde, visto il grande sviluppo del cinema supereroistico da quasi vent’anni a questa parte, è ormai per gli americani un gioco da ragazzi realizzare grandi effetti anche in film di serie B.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Sicuramente <strong>il film voleva essere una sorta di fotografia del cinema contemporaneo</strong> e le sue relative sfumature con l’intento di amalgamare generi opposti, ma è un tentativo fallito: si poteva e si doveva fare molto di più, soprattutto quando si mettono in scena determinati stereotipi e tematiche le quali non possono essere mostrate solo superficialmente ma vanno anche approfondite. La pellicola presenta una narrazione che nel complesso si srotola molto velocemente, non attenziona nulla in particolare e non analizza le singole allegorie; il regista non fa altro che lanciare il sasso per poi tirare subito indietro la mano facendoci solo intendere che le basi del suo film potevano forse essere buone ma nella pratica parecchie cose sono andate storte. </p>



<p class="wp-block-paragraph">In conclusione, l’unica cosa certa è che <strong><em>Thunder Force</em> rimane un prodotto d’intrattenimento senza pretese</strong>, se non quelle di alleggerire la giornata per un’ora e quaranta, ma niente di più.</p>
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