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	<title>Un tranquillo funerale di famiglia Archivi &#8226; DassCinemag</title>
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	<title>Un tranquillo funerale di famiglia Archivi &#8226; DassCinemag</title>
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		<title>#RomaFF21: Un tranquillo funerale di famiglia, la recensione</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Francesco Rosati]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 26 Oct 2026 13:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Festa del Cinema di Roma]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Un tranquillo funerale in famiglia, la recensione della nuova commedia di Massimiliano Bruno con protagonisti Claudia Pandolfi e Pietro Sermonti</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.dasscinemag.com/romaff21-un-tranquillo-funerale-di-famiglia-la-recensione/">#RomaFF21: Un tranquillo funerale di famiglia, la recensione</a> proviene da <a href="https://www.dasscinemag.com">DassCinemag</a>.</p>
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<p class="wp-block-paragraph">«Questa è l’Italia del futuro: un paese di musichette mentre fuori c’è la morte»</p>



<p class="wp-block-paragraph">Malika Ayane canticchia una canzoncina: il film è finito. In un tedioso splitscreen rosaceo scorrono i titoli di coda, accompagnati da un atroce “videoclip” (se così abbiamo il coraggio di denominarlo). Tutto il cast partecipa ad un simpatico coretto scolastico tra ondeggiamenti dei fianchi e falsi sorrisetti. La camera li inquadra dall’alto: intorno a loro c’è una bara e un morto che, a occhi chiusi, muove le labbra. Cantarella anche lui la canzone: non è un personaggio del film, bensì è il Cinema. <strong>Un cinema italiano, quello comico almeno, ormai rassegnato: chiuso, appunto, in bara in attesa di un</strong> <strong><em>funeraletto</em></strong> <strong>scialbo che possa congedarlo, renderlo eterno</strong>. Nella speranza di risvegliarsi dal sonno perpetuo, continua a sonnecchiare in <strong><em>Un tranquillo funerale di famiglia</em></strong> (<a href="https://www.youtube.com/watch?v=B1KICaU-WgA"><span style="text-decoration: underline;">trailer</span></a>) di <strong>Massimiliano Bruno</strong>, presentato fuori concorso alla 21° edizione della <em>Festa del Cinema di Roma</em>. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Quando il padre muore, Daria (<strong>Claudia Pandolfi</strong>) e Riccardo (<strong>Pietro Sermonti</strong>) si rincontrano al suo funerale. Tra bisticci e avversità, dovranno affrontare le situazioni grottesche che si verificheranno durante la cerimonia: dai problemi con un allucinogeno fino alla comparsa di una strana figura, pronta a ribaltare la storia personale del proprio padre defunto.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Una commediola italiota: piena zeppa di battutacce semplicistiche e personaggi stereotipati. <strong>Ci risiamo: il comico si impregna ancora di mero borghesismo cinematografico</strong>. La solita solfa ammuffita, ormai vecchia e stantia, tutt’altro che amena. Sull’orlo del baratro non c’è speranza: se qualche anno fa Genovese ci nauseava con l’operetta più mendace e manieristica del post-2000, ovvero <strong>Perfetti Sconosciuti</strong>, qui ci ritroviamo in un contesto simile. Vale a dire una commedia elitaria, destinata a un pubblico borghese. Ma se, in quella situazione, il cinema si sedeva a tavola per cenare inquieto tra bisticci e chiacchiere artificiose, nel nuovo film di Bruno si ritrova direttamente in una bara: come un morto, ad ascoltarne di altri sempre più indecorosi e fuori dal sociale. «Prima eri un chiodo» dice sentenzioso il personaggio di <strong>Diego Abatantuono</strong> a quello di <strong>Stefano Fresi</strong>, aprendo una linea comica dove il primo darà solo del «ciccione» al secondo. Terribile: come la scena in cui la bara si apre e al posto del vero morto troviamo “un cubano”, identificato dai becchini come «negro» («C’è un negro nella bara», <em>tristesse</em>). Ecco <em>l’italietta</em> spensierata, in un brodo di giuggiole, che crede di uscire coraggiosamente fuori dagli schemi. La realtà è diametralmente opposta: siamo quasi tornati ai <em>fasti vanziniani</em>, nascosti da una patina elegante, un velo elitario che si traduce in cliché. Nulla di nuovo, purtroppo. </p>



<figure class="wp-block-image alignwide size-large"><a href="https://i0.wp.com/www.dasscinemag.com/dass2021/wp-content/uploads/2026/10/Un-tranquillo-funerale-di-famiglia-1.jpg?ssl=1"><img data-recalc-dims="1" decoding="async" width="715" height="402" src="https://i0.wp.com/www.dasscinemag.com/dass2021/wp-content/uploads/2026/10/Un-tranquillo-funerale-di-famiglia-1.jpg?resize=715%2C402&#038;ssl=1" alt="Un tranquillo funerale di famiglia, la recensione a cura di DassCinemag" class="wp-image-43874" srcset="https://i0.wp.com/www.dasscinemag.com/dass2021/wp-content/uploads/2026/10/Un-tranquillo-funerale-di-famiglia-1.jpg?resize=1024%2C576&amp;ssl=1 1024w, https://i0.wp.com/www.dasscinemag.com/dass2021/wp-content/uploads/2026/10/Un-tranquillo-funerale-di-famiglia-1.jpg?resize=300%2C169&amp;ssl=1 300w, https://i0.wp.com/www.dasscinemag.com/dass2021/wp-content/uploads/2026/10/Un-tranquillo-funerale-di-famiglia-1.jpg?resize=768%2C432&amp;ssl=1 768w, https://i0.wp.com/www.dasscinemag.com/dass2021/wp-content/uploads/2026/10/Un-tranquillo-funerale-di-famiglia-1.jpg?w=1280&amp;ssl=1 1280w" sizes="(max-width: 715px) 100vw, 715px" /></a></figure>



<p class="wp-block-paragraph">Tutti gli elementi conducono ad un solo risultato: è una commedia estraniante per un pubblico estraniato. Chi va in sala non può e non deve essere consapevole delle regole del mondo, della nostra società. Il microcosmo utilizzato è quello di una famigliola borghese, riunita dalla morte, in un pomposo funerale. Quindi, qualcosa di esterno alla massa eppure paradossalmente convenzionale. La costruzione narrativa, di conseguenza, gioca a favore di nascondimenti perpetui: non serve raccontare l’Italia o approfondire i personaggi poiché è inutile. <strong>Meglio scendere nel frivolo e nel gestibile: immergersi nelle volgarità popolari del “politicamente scorretto” (giusto, ma bisogna saper scrivere per poterselo permettere) e nelle narrazioni piatte (com’è piatta la messa in scena) di personaggi scialbi</strong>. Nessun approfondimento psicologico o riflessione sul mondo: un “nulla” che assomiglia ad un compitino scolastico, quelli delle elementari, senza regole e impegno.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Alla fine del film, di “tranquillo” rimangono solamente i muscoli facciali: atrofizzati da un costante niente. Un riso perduto, ormai. Difficile da riequilibrare, riportare alle sue gloriose origini. Un funerale piatto è quello messo in scena da Massimiliano Bruno, che non rielabora le avversità del quotidiano, di una società colpita ripetutamente dalle tensioni sociali e politiche. <strong>Bensì, ricorda alla critica togata e al pubblico borghese che “tutto va bene”</strong>. Che finché nessuno si accorge che il morto nella bara porta il nome di <em>Italia</em>, allora si può continuare a canticchiare: a ridere sguaiatamente. Non accorgendosi che, anche per noi, la morte è in sempiterna attesa.</p>
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