<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?><rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	>

<channel>
	<title>Sophie Thatcher Archivi &#8226; DassCinemag</title>
	<atom:link href="https://www.dasscinemag.com/tag/sophie-thatcher/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>https://www.dasscinemag.com/tag/sophie-thatcher/</link>
	<description>Università degli studi di Roma Sapienza</description>
	<lastBuildDate>Wed, 26 Feb 2025 09:00:03 +0000</lastBuildDate>
	<language>it-IT</language>
	<sy:updatePeriod>
	hourly	</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>
	1	</sy:updateFrequency>
	<generator>https://wordpress.org/?v=7.1.3</generator>

<image>
	<url>https://www.dasscinemag.com/dass2021/wp-content/uploads/2021/05/cropped-dcm_logo_png-1-32x32.png</url>
	<title>Sophie Thatcher Archivi &#8226; DassCinemag</title>
	<link>https://www.dasscinemag.com/tag/sophie-thatcher/</link>
	<width>32</width>
	<height>32</height>
</image> 
	<item>
		<title>Heretic, la recensione: abbiate paura, ma non troppa</title>
		<link>https://www.dasscinemag.com/heretic-recensione-film-paura/</link>
					<comments>https://www.dasscinemag.com/heretic-recensione-film-paura/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Alessandro Giardetti]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 26 Feb 2025 09:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[Recensioni di Film]]></category>
		<category><![CDATA[Bryan Woods]]></category>
		<category><![CDATA[chloe east]]></category>
		<category><![CDATA[heretic]]></category>
		<category><![CDATA[Hugh Grant]]></category>
		<category><![CDATA[Scott Beck]]></category>
		<category><![CDATA[Sophie Thatcher]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.dasscinemag.com/?p=35199</guid>

					<description><![CDATA[<p>Heretic, la recensione del film horror di argomento religioso con protagonista Hugh Grant in una delle sue migliori performance.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.dasscinemag.com/heretic-recensione-film-paura/">Heretic, la recensione: abbiate paura, ma non troppa</a> proviene da <a href="https://www.dasscinemag.com">DassCinemag</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<figure class="wp-block-image alignwide size-large"><a href="https://www.dasscinemag.com/dass2021/wp-content/uploads/2025/02/heretic.webp"><img fetchpriority="high" decoding="async" width="1024" height="525" src="https://www.dasscinemag.com/dass2021/wp-content/uploads/2025/02/heretic-1024x525.webp" alt="" class="wp-image-35218" srcset="https://www.dasscinemag.com/dass2021/wp-content/uploads/2025/02/heretic-1024x525.webp 1024w, https://www.dasscinemag.com/dass2021/wp-content/uploads/2025/02/heretic-300x154.webp 300w, https://www.dasscinemag.com/dass2021/wp-content/uploads/2025/02/heretic-768x394.webp 768w, https://www.dasscinemag.com/dass2021/wp-content/uploads/2025/02/heretic.webp 1068w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></a></figure>



<p class="wp-block-paragraph">Per <strong>Scott Beck </strong>e <strong>Bryan Woods</strong>, i registi di <strong><em>Heretic</em></strong> (<a href="https://youtu.be/7l5wlItXUwA" target="_blank" rel="noreferrer noopener"><span style="text-decoration: underline;">t</span></a><a href="https://youtu.be/7l5wlItXUwA"><span style="text-decoration: underline;">railer</span></a>), non si tratta affatto del primo rodeo. Sono infatti passati 10 anni dal loro primo lungometraggio, e più di 20 dalle loro prime collaborazioni. Eppure prima di <em>Heretic </em>nessun loro lavoro era stato ricevuto positivamente, basti pensare al precedente <em><a href="https://www.dasscinemag.com/65-fuga-dalla-terra-recensione-film-adam-driver/" target="_blank" rel="noreferrer noopener"><span style="text-decoration: underline;">65 &#8211; fuga dalla terra</span></a></em>. Però stavolta qualcosa è cambiato. Andiamo dunque a scoprire quali sono le caratteristiche meglio riuscite di questa pellicola.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il film comincia catapultandoci direttamente nella giornata tipo di due ragazze mormoni, la sorella Barnes (<strong>Sophie Thatcher</strong>) e la sorella Paxton (<strong>Chloe East</strong>). Dopo essersi recate a casa del Signor Reed (<strong>Hugh Grant</strong>), sperando di poterlo battezzare al mormonismo, si renderanno conto di essere entrate nella casa sbagliata. La situazione precipita velocemente, e <strong>la trama prosegue come un rompicapo, un gioco da tavolo in cui tutti sono pedine, un vero e proprio <em>mind game</em> con in palio la vita e la verità</strong>. Quest&#8217;ultimo tema è fondamentale, poiché il film non ha per niente paura di discutere sulla religione, e anzi dà ad ogni personaggio l&#8217;occasione di esporre la propria tesi. Le discussioni dei protagonisti sono degli scontri quasi fisici, il cui vincitore è però già deciso. E lo spettatore, dalla comodità della sua poltrona, non può che prendere parte al dibattito. </p>



<p class="wp-block-paragraph">A muovere i vari <em>twist </em>della trama sono i tre protagonisti sopracitati, così diversi e allo stesso tempo simili fra loro. <strong>Il Reed di Hugh Grant è magnetico</strong>, sia per le protagoniste che per la regia, che fa percepire la sua presenza anche quando non è in campo. La sua <em>performance </em>grottesca, che fa prima passare il personaggio per un gioviale signore inglese e lo rivela poi per quel che è, è forse una delle migliori della sua decennale carriera. Il film stesso è consapevole di ciò, forse marcando troppo l&#8217;attenzione su quanto sia inaspettato questo personaggio da un attore del genere. Persino la campagna marketing è completamente affidata alla sua immagine, dimenticando che Thatcher e East, nonostante la molta meno esperienza rispetto al collega, riescano durante il film a dare vita ai loro personaggi<strong> </strong>e a farci tifare per loro. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Come in molti prodotti horror, anche l&#8217;ambientazione delle vicende ha un ruolo chiave. La casa del signor Reed è un labirinto di pareti, scale, e soprattutto porte. <strong>Ogni passaggio da una stanza all&#8217;altra rappresenta una scelta delle protagoniste</strong>, in modo più o meno esplicito. Proprio per questo l&#8217;apertura di ogni porta viene sempre percepita come una questione di vita o di morte. Il film gioca anche sull&#8217;immaginazione dello spettatore, che prima di ogni cambio di scena comincia a fantasticare su cosa ci possa essere dall&#8217;altra parte di ogni parete, temendo il peggio per le protagoniste. </p>



<figure class="wp-block-image alignwide"><img decoding="async" width="1280" height="715" src="https://www.dasscinemag.com/dass2021/wp-content/uploads/2025/02/heretic-paxton-e-barnes.webp" alt="" class="wp-image-35216" srcset="https://www.dasscinemag.com/dass2021/wp-content/uploads/2025/02/heretic-paxton-e-barnes.webp 1280w, https://www.dasscinemag.com/dass2021/wp-content/uploads/2025/02/heretic-paxton-e-barnes-300x168.webp 300w, https://www.dasscinemag.com/dass2021/wp-content/uploads/2025/02/heretic-paxton-e-barnes-1024x572.webp 1024w, https://www.dasscinemag.com/dass2021/wp-content/uploads/2025/02/heretic-paxton-e-barnes-768x429.webp 768w, https://www.dasscinemag.com/dass2021/wp-content/uploads/2025/02/heretic-paxton-e-barnes-715x400.webp 715w" sizes="(max-width: 1280px) 100vw, 1280px" /></figure>



<p class="wp-block-paragraph">Il duo <strong>Beck </strong>e <strong>Woods</strong>, sia alla regia che alla sceneggiatura, pecca nel secondo dei due ruoli che riveste. Se infatti la regia sorprende sempre di più mano a mano che il film prosegue, <strong>la sceneggiatura risulta invece troppo conveniente per il signor Reed</strong>. Infatti certi elementi della casa, che impediscono alle ragazze di uscire o di chiamare aiuto (la pellicola è ambientata ai giorni nostri, con tanto di smartphone), risultano abbastanza assurdi nonostante sia chiaro che il piano del personaggio di Grant sia perfetto. Inoltre, il finale vede l&#8217;avvenire di un <em>plot twist</em> per niente apprezzato, che priva il pubblico di una fine quasi poetica a favore di una molto meno fantasiosa, ma più vendibile. </p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Il film eccelle nel costruire la tensione, ma non tanto quanto nello smontarla</strong>. I numerosi riferimenti alla cultura pop, messi in bocca principalmente a Reed, sono tanto inaspettati quanto fuoriluogo e fin troppo ammiccanti. Nonostante ciò, durante la proiezione sono stati ben accolti da numerose risate, quasi come se ci si fosse dimenticati di stare assistendo ad un film horror, che di comico non ha nient&#8217;altro che queste poche battute di basso livello.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><em>Heretic</em> riesce quindi a far provare numerose sensazioni intense allo spettatore, e soprattutto a farlo riflettere e a fargli mettere in dubbio la propria ideologia. Ciò in cui fallisce però è proprio l&#8217;elemento che dovrebbe essere fondamentale in un film horror, ovvero spaventare lo spettatore e fargli credere a ciò che vede. <strong>Un film che tratta temi così importanti non può non prendersi sul serio</strong>. Nonostante questo, si tratta di un grande passo nella carriera dei registi, e fa ben sperare per il loro prossimo lavoro.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><em>Dal 27 febbraio al cinema.</em></p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.dasscinemag.com/heretic-recensione-film-paura/">Heretic, la recensione: abbiate paura, ma non troppa</a> proviene da <a href="https://www.dasscinemag.com">DassCinemag</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.dasscinemag.com/heretic-recensione-film-paura/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
		<post-id xmlns="com-wordpress:feed-additions:1">35199</post-id>	</item>
		<item>
		<title>Companion, la recensione: i giorni del controllo sono finiti</title>
		<link>https://www.dasscinemag.com/companion-la-recensione-i-giorni-del-controllo-sono-finiti/</link>
					<comments>https://www.dasscinemag.com/companion-la-recensione-i-giorni-del-controllo-sono-finiti/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 29 Jan 2025 12:40:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[Recensioni di Film]]></category>
		<category><![CDATA[Companion]]></category>
		<category><![CDATA[Drew Hancock]]></category>
		<category><![CDATA[Jack Quaid]]></category>
		<category><![CDATA[Sophie Thatcher]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.dasscinemag.com/?p=34810</guid>

					<description><![CDATA[<p>Companion, la recensione del film di Drew Hancock sull'intelligenza artificiale e sull'emancipazione femminile.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.dasscinemag.com/companion-la-recensione-i-giorni-del-controllo-sono-finiti/">Companion, la recensione: i giorni del controllo sono finiti</a> proviene da <a href="https://www.dasscinemag.com">DassCinemag</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<figure class="wp-block-image alignwide size-large"><a href="https://www.dasscinemag.com/dass2021/wp-content/uploads/2025/01/companion.jpg"><img decoding="async" width="1024" height="576" src="https://www.dasscinemag.com/dass2021/wp-content/uploads/2025/01/companion-1024x576.jpg" alt="" class="wp-image-34814" srcset="https://www.dasscinemag.com/dass2021/wp-content/uploads/2025/01/companion-1024x576.jpg 1024w, https://www.dasscinemag.com/dass2021/wp-content/uploads/2025/01/companion-300x169.jpg 300w, https://www.dasscinemag.com/dass2021/wp-content/uploads/2025/01/companion-768x432.jpg 768w, https://www.dasscinemag.com/dass2021/wp-content/uploads/2025/01/companion-1536x864.jpg 1536w, https://www.dasscinemag.com/dass2021/wp-content/uploads/2025/01/companion.jpg 1600w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></a></figure>



<p class="wp-block-paragraph">Iris è pronta a raccontare a chiunque voglia ascoltarla la storia dei due momenti migliori della sua vita: il giorno in cui ha visto per la prima volta il suo fidanzato Josh nel reparto ortofrutta di un supermercato e quello in cui l’ha ucciso.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Zach Cregger</strong>, regista del sorprendente <em>Barbarian</em> (2022), è uno dei produttori di <em><strong>Companion</strong></em> (<span style="text-decoration: underline;"><a href="https://www.youtube.com/watch?v=K6W4HHUxoEw" target="_blank" rel="noreferrer noopener">trailer</a></span>), diretto da <strong>Drew Hancock</strong>. Il marketing del film, con il titolo di <em>Barbarian</em> (e il nome di Cregger) ovunque, insinua che le due opere condividano una certa parentela tonale, se non strutturale. Quindi, ricordando che <em>Barbarian</em> cambia rotta a metà film, possiamo aspettarci qualcosa di simile anche da <em>Companion</em> – che in effetti funziona proprio così, con una trama a spirale che lo rende difficile da recensire senza svelare l&#8217;intero gioco, quindi siete avvisati.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La storia inizia con la contemplativa e riservata Iris (<strong>Sophie Thatcher</strong>) che ha un piacevole incontro al supermercato con Josh (<strong>Jack Quaid</strong>). Poco dopo, seguiamo la coppia felice in una tenuta isolata su un lago di proprietà di Sergei (<strong>Rupert Friend</strong>), un ricco hipster russo che ospita gli amici snob di Josh per il fine settimana. Iris inizialmente si sente isolata durante questo viaggio nel bel mezzo del nulla: Eli (<strong>Harvey Guillén</strong>) e Patrick (<strong>Lukas Gage</strong>) sono teneri ma distanti; Kat (<strong>Megan Suri</strong>), la più snob del gruppo, la tratta come spazzatura; Josh mostra improvvisamente un lato più furtivo della sua personalità altrimenti brillante; Sergei nutre per Iris un interesse non corrisposto. La mattina dopo questi tenta di stuprarla, così il fine settimana prende una piega violenta e completamente inaspettata.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ciò che sposta questa narrazione dalla romcom standard a una comedy decisamente più dark non è tanto la presenza di omicidi, bensì l&#8217;impostazione drammaturgica in cui Iris non è umana ma un androide domestico che si prende cura dei “bisogni personali” del fidanzato Josh. Tuttavia, Iris non è consapevole di non essere umana. Letteralmente progettata e programmata per soddisfare ogni singola esigenza di Josh, Iris si rivela essere un robot avanzato, un umanoide ordinato per corrispondenza, se vogliamo, che non ha libero arbitrio o intelligenza. <strong>Questa dicotomia di potere sarebbe problematica se la narrazione si limitasse a ciò, ma così non è, perché ci porta completamente nel profondo di tutte le implicazioni etiche</strong>. Quello che otteniamo è una storia sulla natura mutevole del potere nelle relazioni romantiche e non solo, mentre i diversi personaggi del film cercano di sopravvivere o addirittura prosperare sulla scia di così tanto sangue.</p>



<figure class="wp-block-image alignwide size-large"><a href="https://www.dasscinemag.com/dass2021/wp-content/uploads/2025/01/companion-1.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="576" src="https://www.dasscinemag.com/dass2021/wp-content/uploads/2025/01/companion-1-1024x576.jpg" alt="companion, la recensione del film" class="wp-image-34815" srcset="https://www.dasscinemag.com/dass2021/wp-content/uploads/2025/01/companion-1-1024x576.jpg 1024w, https://www.dasscinemag.com/dass2021/wp-content/uploads/2025/01/companion-1-300x169.jpg 300w, https://www.dasscinemag.com/dass2021/wp-content/uploads/2025/01/companion-1-768x432.jpg 768w, https://www.dasscinemag.com/dass2021/wp-content/uploads/2025/01/companion-1-1536x864.jpg 1536w, https://www.dasscinemag.com/dass2021/wp-content/uploads/2025/01/companion-1.jpg 1600w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></a></figure>



<p class="wp-block-paragraph"><strong><em>Companion</em> bilancia difficili questioni relazionali e questioni di moralità, autonomia, empatia, etica e compassione</strong>. Noi, come esseri umani, cosa dobbiamo a esseri artificiali che apparentemente possono pensare e sentire? Le emozioni e i sentimenti di Iris sono reali? Quanto è “intelligente” l&#8217;intelligenza artificiale? Gli androidi sognano pecore elettriche? Queste domande si accumulano, eppure <em>Companion </em>non si impantana mai in esse. Con sfumature che vanno da Ray Bradbury, Isaac Asimov, <em>Ai confini della realtà</em>, a <em>Stepford Wifes</em>, <em>Black Mirror</em>, <em>Gone Girl</em> e persino <em>I Spit on Your Grave</em>, <em>Companion</em> non si vergogna di esplicitare le sue influenze e non risulta mai derivativo, bensì fresco, rinvigorente e pieno di energia selvaggia; inoltre, anche nei suoi momenti più cupi e sanguinosi, questo è un film che diverte.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Nonostante i fantastici progressi fatti nella tecnologia robotica,<strong> il futuro prossimo di<em> Companion</em> sembra plausibile perché prende dei concetti sociali riconoscibili</strong> (come, ad esempio, le relazioni transazionali online) e li spinge verso estremi disumanizzanti. Iris è curata per essere meravigliosamente<em> instagrammabile</em>, ma allo stesso tempo è considerata usa e getta, un accessorio giocattolo di cui godere fino a quando non è il momento di spegnerlo («Vai a dormire » è il crudele ordine di Josh). «Mi fai sentire sostituibile», dice all’inizio Kat a Iris, una battuta che assume un aspetto più significativo con il procedere del film. L&#8217;ammissione di Kat apre un modesto filone di commenti riguardanti il ​​progresso dell&#8217;intelligenza artificiale, nell’arte e nella vita, accennando alla china scivolosa messa in atto da persone che rinunciano volentieri a qualsiasi tipo di etica per il percorso più facile e redditizio. Nel caso di Josh, questo significa mettere da parte le complesse emozioni umane per, in definitiva, del sesso facile e un senso di potenza e controllo assoluti sull’altra “persona”, ed egli è disposto a usare la violenza per preservare questa prerogativa.</p>



<p class="wp-block-paragraph">C&#8217;è anche un altro colpo di scena, che minaccia di far precipitare <em>Companion</em> nel territorio della vendetta robotica, ma Hancock raddrizza rapidamente la nave lasciando che le complesse emozioni legate a questa relazione violenta facciano da motore alle scelte di Iris esplorando anche il potenziale comico della sua premessa. A un certo punto, Iris mette le mani sul telefono di Josh e gioca con le impostazioni della sua app, amplificando anche la sua intelligenza – che Josh aveva tenuto alquanto bassa. <strong>Il film qui strizza l’occhio a <em>Limitless</em>, con protagonista una Terminator in camicetta</strong>. Iris è il personaggio più compassionevole e sfaccettato del film, il che, forse giustamente, semplifica il conflitto del film. Una volta che Iris si libera dal controllo di Josh, <em>Companion</em> diventa un techno-gioco allegramente buffo, un San Valentino da test di Turing per coloro che stanno ancora imparando ad amare meglio se stessi/e.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Da un punto di vista strutturale, Iris è la quintessenza della <em>Final Girl</em>: viene presentata come vittima di circostanze violente ma si rifiuta di perire come tale, ottenendo infine un&#8217;agency combattendo e sopravvivendo a tutto il gruppo. È un arco narrativo di un personaggio standard che è diventato effettivamente il romanzo di formazione del genere horror, offrendo a innumerevoli registe e registi l&#8217;opportunità di sperimentare nuovi mostri e idee all&#8217;interno di un quadro ampiamente accettato. La svolta più grande di Hancock è la decisione di mettere un robot nel ruolo che è tipicamente riservato alle donne umane. Da <em>Black Mirror</em> a <em>Her</em>, molti film e show hanno guardato a un futuro in cui creazioni di intelligenza artificiale sempre più realistiche ci costringono a rispondere a complicate domande etiche su cosa significhi realmente essere umani. <strong><em>Companion</em> sceglie di rappresentare Iris come immediatamente empatica, dandole un viaggio verso la libertà che sembrerà familiare a qualsiasi fan dell&#8217;horror</strong>.</p>



<figure class="wp-block-image alignwide size-large"><a href="https://www.dasscinemag.com/dass2021/wp-content/uploads/2025/01/companion-2.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="576" src="https://www.dasscinemag.com/dass2021/wp-content/uploads/2025/01/companion-2-1024x576.jpg" alt="companion, la recensione del film" class="wp-image-34816" srcset="https://www.dasscinemag.com/dass2021/wp-content/uploads/2025/01/companion-2-1024x576.jpg 1024w, https://www.dasscinemag.com/dass2021/wp-content/uploads/2025/01/companion-2-300x169.jpg 300w, https://www.dasscinemag.com/dass2021/wp-content/uploads/2025/01/companion-2-768x432.jpg 768w, https://www.dasscinemag.com/dass2021/wp-content/uploads/2025/01/companion-2.jpg 1280w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></a></figure>



<p class="wp-block-paragraph">Una volta che apprendiamo che Josh è una persona tutt&#8217;altro che ideale, diamo per scontato che la libertà di Iris sia qualcosa per cui vale la pena fare il tifo e che decisioni come quella di abbassare le sue impostazioni di intelligenza per renderla meno capace di difendersi siano quantomeno malvagie. C&#8217;è molto da dire sia relativamente all&#8217;autonomia femminile sia sul fatto che, anche se è stata costruita secondo specifiche per rendere felice un uomo (o quella che lui pensa sia la sua versione di felicità), lei affina comunque la capacità di mettere alla prova la sua psiche. Iris, inoltre, saggiamente, non è costruita in un modo simile a Terminator: sembra capace come la maggior parte delle altre donne ed è impostata in modo da non poter causare danni a un altro essere umano. Naturalmente, sapere come può essere modificata a vantaggio di Josh, porta la trama divertente di Hancock ad andare storta, e a una pletora di altre rivelazioni narrative che mantengono il film decisamente eccitante.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Hancock non ha scrupoli nell&#8217;affrontare l&#8217;edonismo del <em>fuckbot</em> e manifesta come, in questo spazio di intelligenza artificiale, i cuori solitari che hanno la manifestazione fisica del loro partner digitale siano molto più pericolosi di ciò che viene venduto nell&#8217;inevitabile pacchetto. I film horror spesso scoprono il peggio dell&#8217;umanità e riescono ad affrontare problemi più radicati sotto litri e litri di sangue, e <em>Companion</em> non fa eccezione. In un&#8217;epoca di discorsi infiniti e in un momento in cui le conversazioni sulla misoginia o sulla tecnologia, così come su ciò che questa combinazione letale comporta, dominano i titoli, <em>Companion</em> arriva come un reset culturale.<strong> Un film giocoso che colpisce lo stomaco, si addentra audacemente in argomenti che ci si aspetterebbe siano stanchi e triti, ma che invece vengono riproposti con una freschezza rara</strong>. Tenendo uno specchio davanti agli impulsi più oscuri dell&#8217;umanità, il film ci lascia con un messaggio chiarissimo: sei sei un incel non puoi sopravvivere. </p>



<p class="wp-block-paragraph">L&#8217;esordio alla regia di Hancock scava in questo con forza, esaminando come la tecnologia sia diventata un capro espiatorio per i mali della società e che la colpa non è mai unilaterale: Josh impara questa lezione a sue spese. Al centro sia della storia che dell&#8217;allegoria, però, c&#8217;è Iris: gentile, premurosa (ma non troppo intelligente), perfetta (anche se un po&#8217; socialmente ansiosa), tutto ciò che un uomo insicuro potrebbe desiderare. Vittima della tossicità del suo ragazzo, sì, ma Iris è intrappolata anche per un altro motivo: il fatto di essere il suo robot, per l’appunto. <strong>I toni femministi del film sono particolarmente sorprendenti</strong>, poiché l’opera esplora il modo in cui la nostra eroina naviga in un mondo e in una relazione in cui la sua capacità di agire è costantemente messa alla prova. Sono temi come questi che hanno senso per un film che esplora l&#8217;intelligenza artificiale, ovviamente, ma hanno senso anche semplicemente come film sulla vita di una donna. </p>



<figure class="wp-block-image alignwide size-large"><a href="https://www.dasscinemag.com/dass2021/wp-content/uploads/2025/01/companion-3-e1738143508933.webp"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="576" src="https://www.dasscinemag.com/dass2021/wp-content/uploads/2025/01/companion-3-e1738143508933-1024x576.webp" alt="companion, la recensione del film" class="wp-image-34817" srcset="https://www.dasscinemag.com/dass2021/wp-content/uploads/2025/01/companion-3-e1738143508933-1024x576.webp 1024w, https://www.dasscinemag.com/dass2021/wp-content/uploads/2025/01/companion-3-e1738143508933-300x169.webp 300w, https://www.dasscinemag.com/dass2021/wp-content/uploads/2025/01/companion-3-e1738143508933-768x432.webp 768w, https://www.dasscinemag.com/dass2021/wp-content/uploads/2025/01/companion-3-e1738143508933.webp 1270w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></a></figure>



<p class="wp-block-paragraph">È un topos a lungo considerato nei media, quello del ragazzo della porta accanto che vuole solo conquistare la ragazza. Dalle versioni soft come Xander Harris di <em>Buffy</em> al Travis Bickle di <em>Taxi Driver</em>, artiste e artisti si sono a lungo immersi nella psiche di uomini solitari e isolati. Uomini le cui frustrazioni per l&#8217;impotenza si manifestano in modi sempre più oscuri, consumati dal decadimento sociale, come Travis, o arrabbiati per le decisioni della donna che desiderano, come Xander, mettendo in evidenza i modi sinistri in cui la mascolinità tossica e l&#8217;isolamento culturale possono inasprirsi. <strong><em>Companion</em> capovolge tutto, allontanandoci dallo sguardo maschile e portandoci dentro quello dei <em>fembot</em></strong>. Ci si chiede: è giusto trattare una donna come tratteresti un robot? Sulla scia del ribaltamento di Roe v Wade, e del secondo mandato di Trump, film come <em>Companion</em> sono essenziali. Catturare l&#8217;esperienza femminile, che sia in un thriller satirico contorto e mutevole, o attraverso il lavoro di artiste come Paris Paloma, è un atto di resistenza alle norme crescenti.</p>



<p class="wp-block-paragraph">A differenza dei suoi pari come <em>M3GAN</em>, <em>Ex Machina</em> o <em>Subservience</em>, <strong>questo non è solo un film sull’errore della tecnologia, bensì parla di noi</strong>, i creatori e le creatrici imperfette delle macchine che abbiamo imparato a temere. Dalla sua inquietante esplorazione del sessismo al suo tagliente commento sui modi in cui abusiamo dell&#8217;innovazione per sostenere le dinamiche di potere esistenti, <em>Companion</em> smantella il topos dell'&#8221;IA difettosa&#8221; e ci dice che il problema non sono i robot, ma gli umani che li programmano. <em>Companion</em> costringe il suo pubblico a riflettere non solo sui pericoli dell&#8217;IA, ma anche sui sistemi di oppressione che abbiamo costruito e continuiamo a rafforzare giorno per giorno.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><em>Dal 30 gennaio in sala. </em></p>



<p class="wp-block-paragraph"><em><strong>Di Ilaria Franciotti</strong>.</em></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.dasscinemag.com/companion-la-recensione-i-giorni-del-controllo-sono-finiti/">Companion, la recensione: i giorni del controllo sono finiti</a> proviene da <a href="https://www.dasscinemag.com">DassCinemag</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.dasscinemag.com/companion-la-recensione-i-giorni-del-controllo-sono-finiti/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
		<post-id xmlns="com-wordpress:feed-additions:1">34810</post-id>	</item>
		<item>
		<title>The Boogeyman, la recensione: un film perfetto da guardare a luci spente</title>
		<link>https://www.dasscinemag.com/the-boogeyman-la-recensione/</link>
					<comments>https://www.dasscinemag.com/the-boogeyman-la-recensione/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 01 Jun 2023 07:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[Recensioni di Film]]></category>
		<category><![CDATA[Rob Savage]]></category>
		<category><![CDATA[Sophie Thatcher]]></category>
		<category><![CDATA[Stephen King]]></category>
		<category><![CDATA[The Boogeyman]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.dasscinemag.com/?p=26525</guid>

					<description><![CDATA[<p>The Boogeyman, recensione del film di Rob Savage, adattamento del racconto di Stephen King che suona più come un sequel.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.dasscinemag.com/the-boogeyman-la-recensione/">The Boogeyman, la recensione: un film perfetto da guardare a luci spente</a> proviene da <a href="https://www.dasscinemag.com">DassCinemag</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<figure class="wp-block-image alignwide size-large"><a href="https://www.dasscinemag.com/dass2021/wp-content/uploads/2023/05/boogeyman.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="683" src="https://www.dasscinemag.com/dass2021/wp-content/uploads/2023/05/boogeyman-1024x683.jpg" alt="the boogeyman recensione film " class="wp-image-26539" srcset="https://www.dasscinemag.com/dass2021/wp-content/uploads/2023/05/boogeyman-1024x683.jpg 1024w, https://www.dasscinemag.com/dass2021/wp-content/uploads/2023/05/boogeyman-300x200.jpg 300w, https://www.dasscinemag.com/dass2021/wp-content/uploads/2023/05/boogeyman-768x512.jpg 768w, https://www.dasscinemag.com/dass2021/wp-content/uploads/2023/05/boogeyman-1536x1024.jpg 1536w, https://www.dasscinemag.com/dass2021/wp-content/uploads/2023/05/boogeyman.jpg 1881w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></a></figure>



<p class="wp-block-paragraph">Il terapeuta Will Harper (<strong>Chris Messina</strong>) lotta per affrontare, o meglio per riconoscere, il proprio dolore, proveniente dalla prematura scomparsa di sua moglie. Inoltre deve crescere, da genitore single, le sue due figlie, l&#8217;adolescente Sadie (<strong>Sophie Thatcher</strong>) e la piccola Sawyer (<strong>Vivien Lyra Blair</strong>). Quando un uomo disturbato (<strong>David Dastmalchian</strong>) si presenta a casa di Will per un appuntamento improvvisato e parla di un mostro che ha ucciso i suoi tre figli, Will non gli crede e chiama la polizia. Nello stesso momento l’uomo si addentra nella casa e sembra che si uccida dentro un armadio. Tuttavia, quando Sawyer inizia a vedere ombre che si insinuano nel resto della casa, perennemente poco illuminata, diventa sempre più chiaro che potrebbe esserci del vero nella storia sull’uomo nero, raccontata dall’uomo misterioso.</p>



<p class="wp-block-paragraph">In <em>Host</em> e in <em>Dashcam</em>, il regista <strong>Rob Savage</strong> esplora la paura nei suoi aspetti più contemporanei, utilizzando le modalità di narrazione tipiche del 2020, come le riunioni su Zoom. Con <em><strong>The Boogeyman</strong></em> (<a href="https://www.youtube.com/watch?v=dS479RYjzFk&amp;ab_channel=20thCenturyStudiosItalia" target="_blank" rel="noreferrer noopener"><span style="text-decoration: underline;">trailer</span></a>), adattamento del racconto omonimo di <strong>Stephen King</strong> del 1973, Savage si rivolge a un horror decisamente più tradizionale. La produzione riprende un progetto avviato, prima che il mondo andasse in pausa, dal team di <em>A Quiet Place</em> di Scott Beck e Bryan Woods. <strong>Savage ci offre una storia di fantasmi incentrata sui valori familiari</strong>. Il ruolo dell&#8217;adulto che non capisce è assunto da Will, a cui viene ripetutamente detto che qualcosa di pericoloso e innaturale si nasconde dietro le porte socchiuse, ma è troppo distratto dai ricordi mostruosi per prendere sul serio i mostri reali – sempre un errore fatale in una storia di Stephen King. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Il racconto <em>The Boogeyman</em> parla del peggior incubo di un genitore: la morte dei propri figli, un tema caro a King (basti pensare a <em>Pet Sematary</em> o <em>Cujo</em>). Il film di Savage – che attinge alle lotte di potere nel cortile della scuola, tracciate da King in <em>Carrie</em> e <em>Christine</em> – parla anche di come delle ragazze reagiscono a una tragedia e a come lottano per metabolizzarla. Sadie e Sawyer subiscono entrambe bullismo da delle pari, che si dimostrano completamente incapaci di occuparsi di loro successivamente al lutto della propria madre. Non siamo però dalle parti di un dramma sull’elaborazione del lutto, ma in quelle di un film dell’orrore.</p>



<figure class="wp-block-image alignwide size-large"><a href="https://www.dasscinemag.com/dass2021/wp-content/uploads/2023/05/boogeyman-1.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="431" src="https://www.dasscinemag.com/dass2021/wp-content/uploads/2023/05/boogeyman-1-1024x431.jpg" alt="the boogeyman recensione film" class="wp-image-26538" srcset="https://www.dasscinemag.com/dass2021/wp-content/uploads/2023/05/boogeyman-1-1024x431.jpg 1024w, https://www.dasscinemag.com/dass2021/wp-content/uploads/2023/05/boogeyman-1-300x126.jpg 300w, https://www.dasscinemag.com/dass2021/wp-content/uploads/2023/05/boogeyman-1-768x323.jpg 768w, https://www.dasscinemag.com/dass2021/wp-content/uploads/2023/05/boogeyman-1-1536x646.jpg 1536w, https://www.dasscinemag.com/dass2021/wp-content/uploads/2023/05/boogeyman-1-2048x862.jpg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></a></figure>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Il racconto di King non è propriamente facile da adattare per il grande schermo</strong>: si tratta essenzialmente di un monologo di un uomo squilibrato al suo terapeuta, incentrato sulla creatura che ha ucciso i tre figli dell’uomo, quindi l’idea del film di prendersi diverse libertà si rileva più che mai una scelta saggia. Ciò non dovrebbe sorprendere i/le fan di King e delle sue versioni cinematografiche, poiché egli è un autore spesso difficile da tradurre in modo accurato e convincente sul grande schermo. Perciò è incoraggiante che gli sceneggiatori <strong>Mark Heyman</strong> (<em>Il cigno nero</em>) e il duo formato da <strong>Scott Beck</strong> e <strong>Bryan Woods</strong> (<em><a href="https://www.dasscinemag.com/a-quiet-place-il-salvifico-potere-del-silenzio/" target="_blank" rel="noreferrer noopener"><span style="text-decoration: underline;">A Quiet Place</span></a></em>) abbiano sviluppato la propria interpretazione del “mostro nell’armadio”, che <strong>suona più come un sequel del lavoro di King </strong>che come un maldestro tentativo di realizzare lo stesso studio del personaggio disadattato. In questo adattamento è Sadie la protagonista ed è la controparte di suo padre: la prima sembra incapace di lasciar andare la madre defunta, mentre il secondo sembra incapace di accettare il proprio dolore e di conseguenza quello delle proprie figlie. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Il regista Rob Savage si dimostra abile nel giocare con luci e ombre: <strong>il risultato è così efficace </strong>che non c’è da meravigliarsi che la casa di produzione abbia abbandonato l’idea di fare uscire il film direttamente su Hulu e lo abbia invece voluto distribuire nelle sale. I fantasmi notturni di Sawyer sono dominati dall’oscurità e la nostra prospettiva è impotente quanto la sua. Le luci in movimento e quelle lampeggianti fanno sì che le ombre scivolino e si fondano insieme, quindi non si è mai del tutto sicuri/e di ciò che si sta guardando. Il film ha diversi jump scare, ma di qualità, proprio perché giocano con ciò che si può solo intravedere nel buio – il vero protagonista del film.</p>



<p class="wp-block-paragraph"> <em>The Boogeyman</em> dura 98 minuti, che in alcuni momenti sembrano pochi e in altri troppi. Nonostante il film avrebbe richiesto un maggiore approfondimento dei conflitti dei personaggi principali, pur ben interpretati, quando funziona colpisce duramente. Ciò che funziona massimamente è il senso di pericolo in agguato e la giocosità provocatoria di un mostro, con il suo personale senso dell’umorismo. <strong>Teso e a volte un po’ cattivo, <em>The Boogeyman </em>è un film perfetto da guardare a luci spente</strong>.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><em>Articolo di Ilaria Franciotti. In sala dal 1 giugno. </em></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.dasscinemag.com/the-boogeyman-la-recensione/">The Boogeyman, la recensione: un film perfetto da guardare a luci spente</a> proviene da <a href="https://www.dasscinemag.com">DassCinemag</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.dasscinemag.com/the-boogeyman-la-recensione/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
		<post-id xmlns="com-wordpress:feed-additions:1">26525</post-id>	</item>
	</channel>
</rss>
