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	<title>Olivia Wilde Archivi &bull; DassCinemag</title>
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	<description>Università degli studi di Roma Sapienza</description>
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		<title>The Invite, la recensione: anatomia di un amore al capolinea</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Francesca Gentile]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 16 Sep 2026 08:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>The Invite, la recensione del nuovo kammerspiel diretto da Olivia Wilde che ha conquistato il Sundance 2026.</p>
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<figure class="wp-block-image alignwide size-large"><a href="https://www.dasscinemag.com/dass2021/wp-content/uploads/2026/09/The-Invite.jpg"><img decoding="async" width="1024" height="576" src="https://www.dasscinemag.com/dass2021/wp-content/uploads/2026/09/The-Invite-1024x576.jpg" alt="The Invite, la recensione a cura di DassCinemag" class="wp-image-43165" srcset="https://www.dasscinemag.com/dass2021/wp-content/uploads/2026/09/The-Invite-1024x576.jpg 1024w, https://www.dasscinemag.com/dass2021/wp-content/uploads/2026/09/The-Invite-300x169.jpg 300w, https://www.dasscinemag.com/dass2021/wp-content/uploads/2026/09/The-Invite-768x432.jpg 768w, https://www.dasscinemag.com/dass2021/wp-content/uploads/2026/09/The-Invite.jpg 1280w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></a></figure>



<p>Mettete insieme un invito a cena, delle coppie di coniugi per protagoniste e un soggiorno come ambientazione perfetta al dramma che di lì a poco si svolgerà. Tutti elementi che sono spesso stati il preludio di brillanti <em>kammerspiel</em> del cinema contemporaneo (e non): hanno funzionato per <em>Chi ha paura di Virginia Woolf?</em>, <em>Carnage</em>, ma anche per <em><a href="https://www.dasscinemag.com/perfetti-sconosciuti-ritorno-commedia-italiana/" target="_blank" rel="noreferrer noopener"><span style="text-decoration: underline">Perfetti Sconosciuti</span></a></em>. Proprio tale formula si rivela ancora una volta di successo con <em><strong>The Invite</strong></em> (<a href="https://www.youtube.com/watch?v=xVn866BbWAU" target="_blank" rel="noreferrer noopener"><span style="text-decoration: underline">trailer</span></a>), tra i film che hanno conquistato il pubblico dell’ultima edizione del <em>Sundance</em>, scritto da <strong>Rashida Jones</strong> e <strong>Will McCormack</strong> e diretto da <strong><a href="https://www.dasscinemag.com/venezia79-dont-worry-darling-la-recensione-del-film-di-olivia-wilde/" target="_blank" rel="noreferrer noopener"><span style="text-decoration: underline">Olivia Wilde</span></a></strong>.</p>



<p>Joe (<strong>Seth Rogen</strong>) e Angela (la stessa Wilde) sono una coppia di San Francisco, da lungo tempo sposata e con una figlia di dodici anni, Maggie. Lui è un insegnante di musica presso un modesto conservatorio della città, con alle spalle una fallita carriera da musicista in una band <em>indie</em>; lei è un’artista che ha rinunciato da tempo a qualsiasi aspirazione creativa e che dà ora sfogo al suo estro artistico attraverso l’arredamento della loro casa, tra tappeti pregiati comprati al mercato delle pulci e infinite tonalità di pittura azzurra tra cui scegliere, che sembrano essere tutte uguali. <strong>Entrambi si sentono imprigionati in un rapporto in cui l’abitudine è andata sostituendosi alla frenesia e all’eccitazione dei primi tempi</strong>, diventando inconsapevolmente vittime di una serie di risentimenti taciuti che il tempo ha trasformato in una frustrazione logorante per entrambi.</p>



<p>La monotonia della loro vita di coppia, ormai fatta esclusivamente di incomprensioni e litigi, sembra essere scossa da un invito a cena che Angela fa (peraltro all’insaputa di Joe, diventando questo evento ulteriore motivo di scontro) agli inquilini del piano superiore, responsabili di rumori particolarmente molesti di notte. Piña (<strong>Penélope Cruz</strong>) e Hawk (<strong>Edward Norton</strong>), la coppia di vicini, rappresentano tutto ciò che Angela e Joe non sono (più): disinvolti, affiatati, magnetici, innamorati, in una sola parola, irraggiungibili. <strong>I personaggi di Wilde e Rogen sono così una bomba destinata a esplodere da un momento all’altro, con l’accoppiata Cruz-Norton a fare da detonatore</strong>. E anche quando scoppiano, i due partner non abbandonano mai una spiccata ironia caustica, nel caso di Joe, e, per Angela, quell’imbarazzo e quella gentilezza affettata mista a riverenza tipici delle interazioni tra estranei, soprattutto quando i disinibiti Piña e Hawk condivideranno i desideri che segretamente nutrivano per quell’incontro.</p>



<figure class="wp-block-image alignwide size-large"><a href="https://www.dasscinemag.com/dass2021/wp-content/uploads/2026/09/The-Invite-1.jpg"><img decoding="async" loading="lazy" width="1024" height="576" src="https://www.dasscinemag.com/dass2021/wp-content/uploads/2026/09/The-Invite-1-1024x576.jpg" alt="The Invite, la recensione a cura di DassCinemag" class="wp-image-43166" srcset="https://www.dasscinemag.com/dass2021/wp-content/uploads/2026/09/The-Invite-1-1024x576.jpg 1024w, https://www.dasscinemag.com/dass2021/wp-content/uploads/2026/09/The-Invite-1-300x169.jpg 300w, https://www.dasscinemag.com/dass2021/wp-content/uploads/2026/09/The-Invite-1-768x432.jpg 768w, https://www.dasscinemag.com/dass2021/wp-content/uploads/2026/09/The-Invite-1.jpg 1280w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></a></figure>



<p><strong>Il tutto avviene in quello stesso appartamento arredato da Angela con una cura quasi maniacale, i cui spazi sono una perfetta estensione, in termini visivi, della vita della coppia</strong>: lo studio di Joe, unico luogo della casa deputato ad accogliere il suo disordine, soprattutto interiore; ma anche la camera da letto dei due, inaccessibile se non attraverso un lungo e stretto corridoio, nonché l’ultima stanza ancora da rifinire in seguito alla ristrutturazione dell’appartamento, apparentemente trascurata dai due, quasi a rappresentare la situazione di stallo in cui si trovano e che nessuno dei due ha il coraggio di affrontare.</p>



<p><strong>Al pari di Piña e Hawk, lo spettatore si trova così, suo malgrado, investito del ruolo di <em>voyeur</em>, quasi a violare gli spazi e l’intimità, ormai pressoché inesistente, di due persone che un tempo si amavano ma che adesso vedono solamente un estraneo nell’altro</strong>. Ecco che nella conversazione tra i quattro, in un crescendo di emozioni, emergono tutti i non detti, l’astio, le incomprensioni e le frustrazioni che sono state riversate da ciascuno sul proprio partner, anche in un rapporto apparentemente solido come quello dei personaggi di Cruz e Norton.</p>



<p>La forza di <em>The Invite</em> sta nel perfetto equilibrio creatosi fin da subito tra parentesi comiche, specchio di un&#8217;America contemporanea in cui le coppie si destreggiano tra l’ossessione per i podcast e la tendenza spasmodica ad analizzare ogni rapporto interpersonale, e momenti drammatici in cui la tensione si insinua lentamente, fino a trasformare ogni parola, ogni silenzio, ogni gesto in una miccia pronta a esplodere. Il tutto pervaso da una profonda malinconia, che accompagna lo spettatore fino al messaggio finale: <strong>l’idea che a volte, per continuare a crescere e a evolversi, si debba imparare a lasciar andare. Con la consapevolezza che i ricordi dei felici momenti passati faranno sempre parte di noi</strong>.</p>



<p><em>In sala.</em></p>
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