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	<title>Mostra d&#039;Arte Cinematografica Archivi &#8226; DassCinemag</title>
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	<description>Università degli studi di Roma Sapienza</description>
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	<title>Mostra d&#039;Arte Cinematografica Archivi &#8226; DassCinemag</title>
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		<title>#Venezia81: Campo di battaglia, la recensione del film di Gianni Amelio</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Francesca Nobili]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 01 Sep 2024 13:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Festival]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Campo di battaglia, la recensione del film in Concorso alla 81. Mostra d'Arte Cinematografica di Venezia. </p>
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<figure class="wp-block-image alignwide size-large"><a href="https://www.dasscinemag.com/dass2021/wp-content/uploads/2024/09/campo-di-battagliau.jpg"><img fetchpriority="high" decoding="async" width="1024" height="576" src="https://www.dasscinemag.com/dass2021/wp-content/uploads/2024/09/campo-di-battagliau-1024x576.jpg" alt="campo di battaglia, la recensione del film" class="wp-image-33328" srcset="https://www.dasscinemag.com/dass2021/wp-content/uploads/2024/09/campo-di-battagliau-1024x576.jpg 1024w, https://www.dasscinemag.com/dass2021/wp-content/uploads/2024/09/campo-di-battagliau-300x169.jpg 300w, https://www.dasscinemag.com/dass2021/wp-content/uploads/2024/09/campo-di-battagliau-768x432.jpg 768w, https://www.dasscinemag.com/dass2021/wp-content/uploads/2024/09/campo-di-battagliau.jpg 1280w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></a></figure>



<p class="wp-block-paragraph">«Io non ho capito niente, però si capisce tutto». Solo i soldati del fronte riescono a comprendersi tra&nbsp; loro. Dialetti diversi eppure una stessa lingua comune: quella della disperazione. <strong><em>Campo di battaglia</em></strong> (<a href="https://www.youtube.com/watch?v=IjzHs-1ZMc0" target="_blank" rel="noreferrer noopener"><span style="text-decoration: underline;">trailer</span></a>), diretto da <strong>Gianni Amelio</strong>, è in Concorso alla <strong>81. Mostra d’Arte Cinematografica di Venezia</strong>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il regista crea un film di volti. Volti stanchi, volti tumefatti dal terrore, volti che raccontano una storia che vorrebbe essere pulsante. In un ospedale militare, sul finire della Prima guerra mondiale, si intrecciano le vicende dei tre personaggi. Stefano (<strong>Gabriel Montesi</strong>), medico altoborghese ossessionato dallo scovare e punire i soldati autolesionisti che tentano di scappare dal fronte, Giulio (<strong>Alessandro Borghi</strong>), un dottore che mostra maggiore empatia verso i reduci di guerra e Anna (<strong>Federica Rossellini</strong>), un’infermiera che conosce entrambi gli uomini dai tempi dell’università. <strong>I protagonisti ci guidano, attraverso conflitti, pulsioni, paure, in una guerra feroce</strong>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Eppure, della guerra non vediamo nulla, se non le conseguenze. La storia si snoda all&#8217;interno dell’ospedale mostrandoci la disperazione dei pazienti, la loro frenesia nell’essere “pronti a tutto” pur di non assistere di nuovo alla scelleratezza del fronte. Come carne da macello i soldati vanno guariti e rispediti a combattere perché «nessuno si deve arrendere» e «chi non lotta è traditore».</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ma Amelio esattamente cosa intende raccontarci? Il film si perde in sprazzi di svariate tematiche, non riuscendo ad entrare nello specifico di nessuna di queste. Guerra, soldati, divario tra i protagonisti, pandemia.<em> Campo di battaglia</em> perde una precisa direzione e sembra quasi sbandare da una parte all’altra, aggiungendo un frammento di qua e un frammento di là. Si percepisce, da parte del regista, una (sicuramente ammirevole) foga di creare una similitudine con il nostro presente, così terribilmente simile a quello del 1918, ma è una tensione smorzata, poco emotivamente vibrante. Non ci si attacca addosso la paura di riconoscerci simili ai personaggi sullo schermo, non veniamo colti da un moto di empatia per i tumescenti uomini spediti a morire. <strong>Tutto appare tristemente asettico, come mai un film di guerra dovrebbe essere</strong>.</p>



<figure class="wp-block-image alignwide size-large"><a href="https://www.dasscinemag.com/dass2021/wp-content/uploads/2024/09/campo-di-battaglia.webp"><img decoding="async" width="1024" height="576" src="https://www.dasscinemag.com/dass2021/wp-content/uploads/2024/09/campo-di-battaglia-1024x576.webp" alt="campo di battaglia, la recensione" class="wp-image-33330" srcset="https://www.dasscinemag.com/dass2021/wp-content/uploads/2024/09/campo-di-battaglia-1024x576.webp 1024w, https://www.dasscinemag.com/dass2021/wp-content/uploads/2024/09/campo-di-battaglia-300x169.webp 300w, https://www.dasscinemag.com/dass2021/wp-content/uploads/2024/09/campo-di-battaglia-768x432.webp 768w, https://www.dasscinemag.com/dass2021/wp-content/uploads/2024/09/campo-di-battaglia.webp 1280w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></a></figure>



<p class="wp-block-paragraph">Chi paga le più dure conseguenze di ciò sono ovviamente i protagonisti, restituiti con estrema semplicità. <strong>Non assistiamo ad un effettivo arco di trasformazione di Giulio e Stefano, ma li vediamo monotonamente impersonare le due facce di una manichea scissione tra Bene e Male</strong>. E Anna, la protagonista femminile, in questa lotta, oscilla da una parte all’altra, rifugiandosi, sperduta, in un limbo borderline in cui non si comprende la psicologia che la spinge ad agire. La velata flessione romantica che ad un certo punto prende la storia non aggiunge nulla, se non maggiore confusione e stordimento in uno spettatore che, a quel punto, non riesce ancora a comprendere da che parte voglia condurlo il film.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Non dovrebbe essere così facile tracciarlo, in realtà, questo confine tra Bene e Male nell’Italia del Primo Novecento. Eppure qui, <strong>non c’è abbastanza spazio aperto, non c’è abbastanza respiro per suscitare una riflessione, una domanda nello spettatore, un’osservazione sul presente</strong>. Tutto viene riempito fino al midollo. Tutto appare piattamente prevedibile. E lo spettatore, ahimè, ne esce quasi stremato, riempito da suggestioni che, però, non attecchiscono.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Nonostante sia chiaro l’intento di Amelio di porre luce sullo ieri per parlare dell’oggi, nonostante alcune soluzioni visive appaiano interessanti -stiamo sempre parlando di un regista che ci ha regalato dei film ammirevoli – il colpo non è evidentemente andato a segno. Una pallida cronaca del passato non può tentare di aprirci gli occhi sul nostro tempo, purtroppo.</p>
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		<title>#Venezia81: Maria, la recensione del film di Pablo Larraín</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Francesca Nobili]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 29 Aug 2024 17:45:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Festival]]></category>
		<category><![CDATA[Mostra del cinema di Venezia]]></category>
		<category><![CDATA[#Venezia81]]></category>
		<category><![CDATA[Angelina Jolie]]></category>
		<category><![CDATA[Mostra d&#039;Arte Cinematografica]]></category>
		<category><![CDATA[Pablo Larraín]]></category>
		<category><![CDATA[Steven Knight]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Maria, la recensione del biopic su Maria Callas presentato in Concorso alla 81. Mostra d'Arte Cinematografica.</p>
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<figure class="wp-block-image alignwide size-large"><a href="https://www.dasscinemag.com/dass2021/wp-content/uploads/2024/08/maria-1.jpg"><img decoding="async" width="1024" height="576" src="https://www.dasscinemag.com/dass2021/wp-content/uploads/2024/08/maria-1-1024x576.jpg" alt="" class="wp-image-33184" srcset="https://www.dasscinemag.com/dass2021/wp-content/uploads/2024/08/maria-1-1024x576.jpg 1024w, https://www.dasscinemag.com/dass2021/wp-content/uploads/2024/08/maria-1-300x169.jpg 300w, https://www.dasscinemag.com/dass2021/wp-content/uploads/2024/08/maria-1-768x432.jpg 768w, https://www.dasscinemag.com/dass2021/wp-content/uploads/2024/08/maria-1.jpg 1280w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></a></figure>



<p class="wp-block-paragraph">«Vieni con me» disse la diva guidandoci all’interno di una storia in cui l’oggettività e la soggettività, la realtà e il sogno si inseguono. Con un gusto agrodolce sul palato e un senso di malinconia vibrante assistiamo alle ossessioni e agli attimi di lucidità della Primadonna, Maria Callas.<strong><em> Maria</em></strong> (<a href="https://www.youtube.com/watch?v=tiBJm3thREg" target="_blank" rel="noreferrer noopener"><span style="text-decoration: underline;">trailer</span></a>), diretto da <strong>Pablo Larraín</strong>, è stato presentato in Concorso alla <strong>81. Mostra d&#8217;Arte Cinematografica</strong>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il regista di <em>Jackie</em> e <span style="text-decoration: underline;"><em><a href="https://www.dasscinemag.com/venezia78-spencer-recensione-del-film-di-pablo-larrain/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Spencer</a></em></span> torna a raccontare la vita di una donna tormentata, ancora una volta affiancato dalla penna esperta di<strong> Steven Knight</strong>. La regina del canto lirico, fin dal principio, ci viene mostrata come un usignolo intrappolato in abiti scenografici troppo stretti, una <em>main character</em> (in tutti i sensi) divisa tra relazioni che la ingabbiano e identità che non la rappresentano.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Il film di Larraín insiste sulle zone d’ombra, sui terreni inesplorati della vita della donna, catalizzando l’attenzione sugli ultimi giorni di vita della diva</strong>. E lo fa rompendo le regole del <em>biopic</em> canonico. Alterna formati, colori, in un’oscillazione tra passato e presente, tra le immagini originali di Callas e l’interpretazione di<strong> Angelina Jolie</strong>. L’attrice, dopo anni di assenza sul grande schermo, pur non aderendo perfettamente alle caratteristiche fisiche della diva, scavalca questo apparente ostacolo cucendosi addosso il personaggio, offrendo al pubblico una Maria ambivalentemente magnetica.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La realtà diventa palcoscenico. <strong>I personaggi si ritrovano incorniciati da inquadrature lunghe, esplorati da lenti zoom, diventano ornamenti di scenografie come in teatro</strong>. E, come in teatro, è davvero così importante definire cosa sia reale e cosa no? Ci dirigiamo inconsapevoli verso gli ultimi tumultuosi, scricchiolanti giorni di vita di Maria Callas, con la consapevolezza che quello a cui stiamo assistendo sia manipolato dallo stato d’animo della donna, fuorviato da una percezione alterata dalla verità. Larraín va oltre la biografia, ci incastra in un viaggio nei subbugli emotivi della protagonista. Schiavi, sedotti da questo irresistibile incantesimo non possiamo far altro che assaporare il dolore della donna, quasi estasiati dalla sua integrità.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ma la Primadonna che donna era? Quanto sappiamo di Maria Callas se ci discostiamo dall’idea che abbiamo di lei come artista? Angelina Jolie si osserva allo specchio per tutto il film. Specchi piccoli, specchi grandi, ovali, quadrati. Cerca di riattaccare i frammenti di sé stessa, cerca di percepire il suo corpo. Corpo che, forse, dietro a quella voce è scomparso troppo spesso. E, al termine della storia, <strong>probabilmente neanche lo spettatore sa chi sia Maria</strong>. Se la donna che chiede al suo maggiordomo di spostare pianoforti tutti i giorni solo per il gusto di farlo, se la donna dipendente dalle influenze delle persone che dicono di amarla. Probabilmente entrambe.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Per tutta la vita Callas è stata spinta a cantare o a smettere di cantare. Come se la sola cosa che la rappresentasse fosse il suo talento, come se la sua identità fosse dettata dall’impatto della sua voce sugli altri. E nel momento in cui non rimane più niente da dimostrare? Più nessuno da impressionare? «La diva deve cantare». The show must go on. Fino alla fine. </p>
<p>L'articolo <a href="https://www.dasscinemag.com/venezia81-maria-la-recensione-del-film-di-pablo-larrain/">#Venezia81: Maria, la recensione del film di Pablo Larraín</a> proviene da <a href="https://www.dasscinemag.com">DassCinemag</a>.</p>
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