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	<title>Medusa Film Archivi &#8226; DassCinemag</title>
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	<description>Università degli studi di Roma Sapienza</description>
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	<title>Medusa Film Archivi &#8226; DassCinemag</title>
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		<title>Buen Camino, la recensione: divertente, ma&#8230;</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Nadir Scala]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 22 Jan 2026 15:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Eccoci arrivati all'evento dell'anno! La recensione del nuovo film di Checco Zalone, Buen Camino, pronto a sbaragliare la concorrenza!</p>
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<figure class="wp-block-image alignwide size-large"><a href="https://www.dasscinemag.com/dass2021/wp-content/uploads/2026/01/nvdsf.jpg"><img fetchpriority="high" decoding="async" width="1024" height="640" src="https://www.dasscinemag.com/dass2021/wp-content/uploads/2026/01/nvdsf-1024x640.jpg" alt="Buen Camino recensione di DassCinemag" class="wp-image-38900" srcset="https://www.dasscinemag.com/dass2021/wp-content/uploads/2026/01/nvdsf-1024x640.jpg 1024w, https://www.dasscinemag.com/dass2021/wp-content/uploads/2026/01/nvdsf-300x188.jpg 300w, https://www.dasscinemag.com/dass2021/wp-content/uploads/2026/01/nvdsf-768x480.jpg 768w, https://www.dasscinemag.com/dass2021/wp-content/uploads/2026/01/nvdsf-115x73.jpg 115w, https://www.dasscinemag.com/dass2021/wp-content/uploads/2026/01/nvdsf.jpg 1280w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></a></figure>



<p class="wp-block-paragraph">(nota per chiunque difenda Checco Zalone e il suo cinema con le unghie e con i denti: all&#8217;inizio di molti paragrafi ci sarà un complimento ruffiano simile a &#8220;però dai, è divertente&#8221;, così da rendere più facile la lettura!)</p>



<p class="wp-block-paragraph">Eccoci arrivati all&#8217;evento dell&#8217;anno! Il nuovo film di <strong>Checco Zalone</strong>,<em><strong> Buen Camino</strong></em> (<a href="https://www.youtube.com/watch?v=kBQTlzAUEdc" target="_blank" rel="noreferrer noopener"><span style="text-decoration: underline">trailer</span></a>), è pronto a sbaragliare la concorrenza e a far vedere ai poteri forti come si fa a fare cinema! Critica sociale, battute taglienti, ironia cruenta: tutti ingredienti perfetti per i film che piacciono a tutti… non è così?</p>



<p class="wp-block-paragraph">Partiamo col dire che l&#8217;inizio di questa recensione si potrebbe dire essere clickbait. Zalone è l&#8217;Intoccabile in Italia, dove basta che ti faccia sorridere per far sì che la sufficienza piena sia ottenuta.<strong> È</strong> <strong>un po&#8217; come lo zio che non si sopporta che viene alle feste di Natale: dirà cose aberranti, ma alla fine a qualcuno una o due risate le estrarrà dal corpo, e ad altri starà pure simpatico</strong>. Essendo l&#8217;ironia un concetto puramente soggettivo, è complesso criticare un film che si basa praticamente del tutto sul far ridere. Si potrebbe sfociare in un&#8217;analisi troppo tecnica, dove di tecnico ce n&#8217;è poco, oppure in un&#8217;analisi sulla sceneggiatura, dove la storia è praticamente assente. Quindi come affrontare una recensione per una sceneggiatura simile allo scorrimento di <em>reel</em> su <em>Instagram</em>?</p>



<figure class="wp-block-image alignwide size-large"><a href="https://www.dasscinemag.com/dass2021/wp-content/uploads/2026/01/coverlg-1.jpg"><img decoding="async" width="1024" height="576" src="https://www.dasscinemag.com/dass2021/wp-content/uploads/2026/01/coverlg-1-1024x576.jpg" alt="Buen Camino recensione di DassCinemag" class="wp-image-38909" srcset="https://www.dasscinemag.com/dass2021/wp-content/uploads/2026/01/coverlg-1-1024x576.jpg 1024w, https://www.dasscinemag.com/dass2021/wp-content/uploads/2026/01/coverlg-1-300x169.jpg 300w, https://www.dasscinemag.com/dass2021/wp-content/uploads/2026/01/coverlg-1-768x432.jpg 768w, https://www.dasscinemag.com/dass2021/wp-content/uploads/2026/01/coverlg-1.jpg 1280w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></a></figure>



<p class="wp-block-paragraph">Partiamo dall&#8217;ironia in sé. Sebbene qualche battuta personalmente abbia funzionato, <em>Buen Camino</em> non ha lo stesso effetto tutte le altre volte in cui vorrebbe far ridere. Una determinata scena con una ragazza in carne non faceva ridere a nessuno in sala, anzi, si sono sentiti solo insulti. «Anvedi che brutta», e «Ammazza che cicciona», erano i commenti di un paio di idioti nella sala. E la scena, di per sé, sembra quasi non fatta per far ridere. Sembra solo una presa in giro ad una certa categoria di persone, poco credibile e poco divertente. <strong>Se prima Zalone puntava ai più forti, in maniera scialba o no, in questo film gli è più semplice forzare la risata contro i più deboli, tra ciechi e obesi</strong>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Anche se la scena nel dormitorio la notte sia simpatica, fa anche riflettere dove sia finito lo Zalone dei vecchi tempi. Non si sta parlando delle prove attoriali dello stesso, rimaste alla pari degli altri film, ma dell&#8217;autorialità di Checco. Oltre al discorso effettuato prima tra forti e deboli, rimane l&#8217;assenza totale di un minimo di critica sociale. Anche i fan più appassionati di <strong>Luca Medici</strong> se ne devono essere accorti. </p>



<p class="wp-block-paragraph">E qui entra in gioco un analisi fuori di testa: <strong>questo film vorrebbe parlare del <em>politically correct</em></strong>. Effettivamente è un po&#8217; come gli altri film: prendere un tema di destra, scardinarlo prendendo in giro la sinistra. Il messaggio di <em>Buen Camino</em> dovrebbe essere «<strong>prendo in giro le minoranze che per la destra è divertente, ma sotto sotto dimostro alla sinistra che sto mandando il messaggio alla destra che si può ancora scherzare su tutto</strong>». Obesi, lager nazisti, LGBTQIA+: tutte le categorie sono state scelte. Forse avrebbe dovuto calcare di più sul tema, per rendere quest&#8217;analisi anche solo plausibile. Così invece si alzano le mani, e si afferma solo «Dai, questa ha fatto ridere!».</p>



<figure class="wp-block-image alignwide size-large"><a href="https://www.dasscinemag.com/dass2021/wp-content/uploads/2026/01/B_C_pant_06852-scaled-1.jpg"><img decoding="async" width="1024" height="683" src="https://www.dasscinemag.com/dass2021/wp-content/uploads/2026/01/B_C_pant_06852-scaled-1-1024x683.jpg" alt="Buen Camino recensione di DassCinemag" class="wp-image-38910" srcset="https://www.dasscinemag.com/dass2021/wp-content/uploads/2026/01/B_C_pant_06852-scaled-1-1024x683.jpg 1024w, https://www.dasscinemag.com/dass2021/wp-content/uploads/2026/01/B_C_pant_06852-scaled-1-300x200.jpg 300w, https://www.dasscinemag.com/dass2021/wp-content/uploads/2026/01/B_C_pant_06852-scaled-1-768x512.jpg 768w, https://www.dasscinemag.com/dass2021/wp-content/uploads/2026/01/B_C_pant_06852-scaled-1-1536x1024.jpg 1536w, https://www.dasscinemag.com/dass2021/wp-content/uploads/2026/01/B_C_pant_06852-scaled-1-2048x1366.jpg 2048w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></a></figure>



<p class="wp-block-paragraph">L&#8217;ironia nel silenzio di Checco Zalone nella scoperta di un colpo di scena riguardante la figlia è molto divertente, ma il personaggio della stessa risulta ripetitivo e pedestre a lungo andare. Uno dei punti più bassi del lungometraggio è la scrittura dello stesso. È monotona, dove la maggior parte del tempo ha la voce ad un volume accettabile, mentre quando si ferisce urla come se stesse per morire. Tra l&#8217;altro, come si ferisce non ha oggettivamente senso, è impossibile che nessuno si sia accorto che si sia fatta male. Ogni sua parola è fastidiosa, e non ha un&#8217;evoluzione strutturata neanche alla fine del film. Chi ha un&#8217;evoluzione è invece Checco che cambia idea in un solo taglio. Un taglio cinematografico è bastato per far cambiare idea al personaggio, per nessuna ragione. <strong>Personaggio il quale non rinuncerà a nulla nella vita, rimarrà ricco ma con un po&#8217; di passi in più contati nell&#8217;applicazione apposita del cellulare</strong>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">«Guarda, c&#8217;è un ristorante di pesce più in là!» che risate questa battuta, ma non basta a sollevare il <em>Buen Camino</em>, la quale regia, fotografia, e sceneggiatura scricchiola da tutte le parti. E&#8217; appena stato commesso l&#8217;errore di analizzare l&#8217;aspetto tecnico di un film di Zalone, e spero che frustarsi le mani sia una punizione adeguata a questa eresia. Un ringraziamento finale speciale a Zalone per dare una ventata di denaro fresco alle casse dei nostri cinema, usando tecniche scorrette, ma pur sempre portando lustro al cinema Italiano. Poco tempo fa<em> <a href="https://www.dasscinemag.com/ce-ancora-domani-la-recensione-del-film-di-paola-cortellesi/" target="_blank" rel="noreferrer noopener"><span style="text-decoration: underline">C&#8217;è Ancora Domani</span> </a></em>fece lo stesso. <strong>Peccato che Paola Cortellesi non basti a cancellare l&#8217;analisi tecnica dalle recensioni. Zalone invece può. Perché Zalone è divertente, ma…</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph"><em>Al cinema.</em></p>
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		<title>Muori di lei, la recensione: il nuovo film di Stefano Sardo</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Damiano Franco]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 19 Mar 2025 09:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[Recensioni di Film]]></category>
		<category><![CDATA[Maria Chiara Giannetta]]></category>
		<category><![CDATA[Mariela Garriga]]></category>
		<category><![CDATA[Medusa Film]]></category>
		<category><![CDATA[muori di lei]]></category>
		<category><![CDATA[Riccardo Scamarcio]]></category>
		<category><![CDATA[Stefano Sardo]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Muori di lei, la recensione del film ambientato durante la pandemia di Stefano Sardo distribuito da Medusa Film.</p>
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<figure class="wp-block-image alignwide size-large"><a href="https://www.dasscinemag.com/dass2021/wp-content/uploads/2025/03/muori-di-lei.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="576" src="https://www.dasscinemag.com/dass2021/wp-content/uploads/2025/03/muori-di-lei-1024x576.jpg" alt="Muori di lei recensione del film di Sardo dasscinemag." class="wp-image-35715" srcset="https://www.dasscinemag.com/dass2021/wp-content/uploads/2025/03/muori-di-lei-1024x576.jpg 1024w, https://www.dasscinemag.com/dass2021/wp-content/uploads/2025/03/muori-di-lei-300x169.jpg 300w, https://www.dasscinemag.com/dass2021/wp-content/uploads/2025/03/muori-di-lei-768x432.jpg 768w, https://www.dasscinemag.com/dass2021/wp-content/uploads/2025/03/muori-di-lei.jpg 1280w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></a></figure>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Pandemia, tradimenti, famiglia, maschilismo</strong>.<strong> </strong>Tanti argomenti bollono nel calderone del 2025 e nel nuovo film distribuito da<strong> Medusa Film</strong>,<strong> <em>Muori di le</em></strong><em><strong>i</strong></em> (<a href="https://youtu.be/DJ-ayIYQePA?si=NX_fHN9axUtaTK7b" target="_blank" rel="noreferrer noopener"><span style="text-decoration: underline;">trailer</span></a>). Così come sono tante le pieghe che prende il film e i registri stilistici che adotta in cerca della sua identità, oscillando tra black comedy, film erotico e noir.&nbsp;È <strong>Stefano Sardo</strong>, noto per aver diretto <em>Una relazione </em>(2021), il regista e sceneggiatore (assieme a <strong>Giacomo Bendotti</strong>). L&#8217;autore piemontese crea e confeziona uno dei primi film <em>mainstream</em> italiani totalmente ambientati nel pieno del destabilizzante lockdown di ormai cinque anni fa, ancora fresco nella memoria di ogni italiano.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">La trama, in apparenza, sembra asciutta: le vicissitudini di una coppia romana, formata da un&#8217;infermiera (<strong>Maria Chiara Giannetta</strong>) e un professore (<strong>Riccardo</strong> <strong>Scamarcio</strong>), durante la quarantena, con lo spettro di una nuova vicina (<strong>Mariela Garriga</strong>) destinata a portare scompiglio e rimescolare le carte in tavola. La scelta del quadro temporale e spaziale può senza ombra di dubbio risultare coinvolgente: <strong>le inquadrature sui tetti e sulle strade di una suggestiva e deserta Roma primaverile sembrano quasi surreali</strong>, tanto da illuderci che quel periodo storico non ci sia mai appartenuto. E anche la colonna sonora, che varia con eleganza tra passato e presente è funzionale alla costruzione di un ambiente che potrebbe fare da cornice a una storia interessante. Persino l&#8217;intreccio ad un certo punto del film trasuda qualche goccia di ambizione artistica, un lodevole intento di stupire. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Ma la natura strutturale dei problemi del film oscura gran parte delle intuizioni positive. Nello specifico, purtroppo, <strong>i personaggi riescono a regalare ben poche emozioni</strong>.  Viene effettuata, già dai blocchi di partenza, una divisione oltremodo netta dei ruoli: da una parte gli uomini: tre individui uno più peccaminoso e subdolo del precedente, e dall&#8217;altra parte le donne: vittime, subordinate all&#8217;instabilità del genere opposto. Questo frazionamento violento del film va a vanificare l&#8217;apprezzabile e necessario tentativo di criticare modelli sociali retrogradi e maschilisti.&nbsp;</p>



<figure class="wp-block-image alignwide size-large"><a href="https://www.dasscinemag.com/dass2021/wp-content/uploads/2025/03/MUORI-DI-LEI-1.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="683" src="https://www.dasscinemag.com/dass2021/wp-content/uploads/2025/03/MUORI-DI-LEI-1-1024x683.jpg" alt="Muori di lei film Riccardo Scamarcio Stefano Sardo Dasscinemag" class="wp-image-35736" srcset="https://www.dasscinemag.com/dass2021/wp-content/uploads/2025/03/MUORI-DI-LEI-1-1024x683.jpg 1024w, https://www.dasscinemag.com/dass2021/wp-content/uploads/2025/03/MUORI-DI-LEI-1-300x200.jpg 300w, https://www.dasscinemag.com/dass2021/wp-content/uploads/2025/03/MUORI-DI-LEI-1-768x512.jpg 768w, https://www.dasscinemag.com/dass2021/wp-content/uploads/2025/03/MUORI-DI-LEI-1.jpg 1200w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></a></figure>



<p class="wp-block-paragraph">E, purtroppo, non sono di certo le prove attoriali a dare giustizia e spessore ai personaggi di <em>Muori di lei</em>, che, tra tradimenti e parentele non confessate, sembrano girare a vuoto. Riccardo Scamarcio veste i panni di Luca, un uomo accondiscendente e vigliacco, sopraffatto dagli eventi della storia a cui reagisce con la stessa espressione passiva, incapace di rendere lo spettatore partecipe di ciò che gli succede davanti agli occhi. <strong>Convince leggermente di più Amanda</strong>, la vicina di casa, che, dopo essere stata presentata come classica <em>femme fatale</em>, viene approfondita con una <em>backstory</em> che cerca di alzare l&#8217;asticella del film (in parte riuscendoci), ma rischiando di confondere ancora di più i toni e le atmosfere.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Altro aspetto dolente di <em>Muori di lei</em> sono certamente i dialoghi prevedibili e dimenticabili, rei di rendere la maggior parte delle interazioni tra i personaggi piatta e poco credibile. Eccezion fatta per i momenti prettamente comici, nei quali un registro più adatto ed equilibrato offre qualche battuta effettivamente divertente che ironizza con efficacia sulle situazioni dei protagonisti, chiamando in causa lo spettatore per rammentargli tempi meno sereni. <strong>Quando però il film cerca di ergersi a thriller più pretenzioso e dai toni più seri è abbastanza difficile riuscire a trovarlo credibile</strong>, e lo stesso vale per i momenti erotici della storia, che sembrano più che altro fini a sé stessi, privi di quella volontà di indagare possibilità potenzialmente accattivanti.  </p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Stefano Sardo, tuttavia, opera una regia consapevole che regala qualche guizzo</strong>, nobilitando la condizione iniziale di voyeur del protagonista Luca, optando per un vedo non vedo frizzante e dinamico. Le poche scene d&#8217;azione funzionano, coreografate in modo tale da dare brio a tutti i movimenti.&nbsp;<em>Muori di lei</em> pone la lente d&#8217;ingrandimento su un periodo cardine della nostra storia recente, e lo fa servendosi di un comparto tecnico abbastanza valido. La pretesa tuttavia non viene rispettata da una storia debole, raccontata in modo blando e confusionario.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph"><em>Dal 20 marzo al cinema</em>.</p>
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