Buen Camino, la recensione: divertente, ma…

Buen Camino recensione di DassCinemag

(nota per chiunque difenda Checco Zalone e il suo cinema con le unghie e con i denti: all’inizio di molti paragrafi ci sarà un complimento ruffiano simile a “però dai, è divertente”, così da rendere più facile la lettura!)

Eccoci arrivati all’evento dell’anno! Il nuovo film di Checco Zalone, Buen Camino (trailer), è pronto a sbaragliare la concorrenza e a far vedere ai poteri forti come si fa a fare cinema! Critica sociale, battute taglienti, ironia cruenta: tutti ingredienti perfetti per i film che piacciono a tutti… non è così?

Partiamo col dire che l’inizio di questa recensione si potrebbe dire essere clickbait. Zalone è l’Intoccabile in Italia, dove basta che ti faccia sorridere per far sì che la sufficienza piena sia ottenuta. È un po’ come lo zio che non si sopporta che viene alle feste di Natale: dirà cose aberranti, ma alla fine a qualcuno una o due risate le estrarrà dal corpo, e ad altri starà pure simpatico. Essendo l’ironia un concetto puramente soggettivo, è complesso criticare un film che si basa praticamente del tutto sul far ridere. Si potrebbe sfociare in un’analisi troppo tecnica, dove di tecnico ce n’è poco, oppure in un’analisi sulla sceneggiatura, dove la storia è praticamente assente. Quindi come affrontare una recensione per una sceneggiatura simile allo scorrimento di reel su Instagram?

Buen Camino recensione di DassCinemag

Partiamo dall’ironia in sé. Sebbene qualche battuta personalmente abbia funzionato, Buen Camino non ha lo stesso effetto tutte le altre volte in cui vorrebbe far ridere. Una determinata scena con una ragazza in carne non faceva ridere a nessuno in sala, anzi, si sono sentiti solo insulti. «Anvedi che brutta», e «Ammazza che cicciona», erano i commenti di un paio di idioti nella sala. E la scena, di per sé, sembra quasi non fatta per far ridere. Sembra solo una presa in giro ad una certa categoria di persone, poco credibile e poco divertente. Se prima Zalone puntava ai più forti, in maniera scialba o no, in questo film gli è più semplice forzare la risata contro i più deboli, tra ciechi e obesi.

Anche se la scena nel dormitorio la notte sia simpatica, fa anche riflettere dove sia finito lo Zalone dei vecchi tempi. Non si sta parlando delle prove attoriali dello stesso, rimaste alla pari degli altri film, ma dell’autorialità di Checco. Oltre al discorso effettuato prima tra forti e deboli, rimane l’assenza totale di un minimo di critica sociale. Anche i fan più appassionati di Luca Medici se ne devono essere accorti.

E qui entra in gioco un analisi fuori di testa: questo film vorrebbe parlare del politically correct. Effettivamente è un po’ come gli altri film: prendere un tema di destra, scardinarlo prendendo in giro la sinistra. Il messaggio di Buen Camino dovrebbe essere «prendo in giro le minoranze che per la destra è divertente, ma sotto sotto dimostro alla sinistra che sto mandando il messaggio alla destra che si può ancora scherzare su tutto». Obesi, lager nazisti, LGBTQIA+: tutte le categorie sono state scelte. Forse avrebbe dovuto calcare di più sul tema, per rendere quest’analisi anche solo plausibile. Così invece si alzano le mani, e si afferma solo «Dai, questa ha fatto ridere!».

Buen Camino recensione di DassCinemag

L’ironia nel silenzio di Checco Zalone nella scoperta di un colpo di scena riguardante la figlia è molto divertente, ma il personaggio della stessa risulta ripetitivo e pedestre a lungo andare. Uno dei punti più bassi del lungometraggio è la scrittura dello stesso. È monotona, dove la maggior parte del tempo ha la voce ad un volume accettabile, mentre quando si ferisce urla come se stesse per morire. Tra l’altro, come si ferisce non ha oggettivamente senso, è impossibile che nessuno si sia accorto che si sia fatta male. Ogni sua parola è fastidiosa, e non ha un’evoluzione strutturata neanche alla fine del film. Chi ha un’evoluzione è invece Checco che cambia idea in un solo taglio. Un taglio cinematografico è bastato per far cambiare idea al personaggio, per nessuna ragione. Personaggio il quale non rinuncerà a nulla nella vita, rimarrà ricco ma con un po’ di passi in più contati nell’applicazione apposita del cellulare.

«Guarda, c’è un ristorante di pesce più in là!» che risate questa battuta, ma non basta a sollevare il Buen Camino, la quale regia, fotografia, e sceneggiatura scricchiola da tutte le parti. E’ appena stato commesso l’errore di analizzare l’aspetto tecnico di un film di Zalone, e spero che frustarsi le mani sia una punizione adeguata a questa eresia. Un ringraziamento finale speciale a Zalone per dare una ventata di denaro fresco alle casse dei nostri cinema, usando tecniche scorrette, ma pur sempre portando lustro al cinema Italiano. Poco tempo fa C’è Ancora Domani fece lo stesso. Peccato che Paola Cortellesi non basti a cancellare l’analisi tecnica dalle recensioni. Zalone invece può. Perché Zalone è divertente, ma…

Al cinema.

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