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	<title>Facebook Archivi &#8226; DassCinemag</title>
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		<title>The Social, la recensione: la resa dei conti?</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Fabrizia Catone]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 08 Oct 2026 08:00:00 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[The Social]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>The Social, la recensione dell'ultimo film di Aaron Sorkin su Facebook, sedici anni dopo The Social Network.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.dasscinemag.com/the-social-la-recensione-la-resa-dei-conti/">The Social, la recensione: la resa dei conti?</a> proviene da <a href="https://www.dasscinemag.com">DassCinemag</a>.</p>
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<figure class="wp-block-image alignwide size-large"><a href="https://www.dasscinemag.com/dass2021/wp-content/uploads/2026/10/The-Social-1.jpg.jpeg"><img fetchpriority="high" decoding="async" width="1024" height="576" src="https://www.dasscinemag.com/dass2021/wp-content/uploads/2026/10/The-Social-1.jpg-1024x576.jpeg" alt="The Social recensione film DassCinemag" class="wp-image-43481" srcset="https://www.dasscinemag.com/dass2021/wp-content/uploads/2026/10/The-Social-1.jpg-1024x576.jpeg 1024w, https://www.dasscinemag.com/dass2021/wp-content/uploads/2026/10/The-Social-1.jpg-300x169.jpeg 300w, https://www.dasscinemag.com/dass2021/wp-content/uploads/2026/10/The-Social-1.jpg-768x432.jpeg 768w, https://www.dasscinemag.com/dass2021/wp-content/uploads/2026/10/The-Social-1.jpg.jpeg 1280w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></a></figure>



<p class="wp-block-paragraph">L&#8217;ultima volta che <strong>Aaron Sorkin</strong> ci aveva mostrato Zuckerberg, il miliardario era ancora un ragazzino che non riusciva a smettere di ricaricare il suo profilo, in attesa della risposta a una richiesta di amicizia. <strong>Sedici anni dopo l&#8217;uscita di <em>The Social Network</em>, Sorkin torna a parlare di Facebook in <em>The Social</em></strong> (<a href="https://www.youtube.com/watch?v=3haauYQZo9k"><span style="text-decoration: underline;">trailer</span></a>): questa volta però affronta le conseguenze sociali di anni e anni di <em>scrolling</em>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il film segue le indagini che hanno condotto all&#8217;inchiesta nota come <em>Facebook Files</em>, avviata nel 2021 grazie ai documenti diffusi da Frances Haugen (<strong>Mikey Madison</strong>), analista per la multinazionale. <strong>La storia ripercorre la decisione di Frances di tradire la sua compagnia e di diventare <em>whistleblower</em></strong>, con il supporto di Jeff Horowitz (<strong>Jeremy Allen White</strong>), giornalista per il Wall Street Journal. Insieme, portano allo scoperto le pratiche opache del social network, che avrebbe alimentato consapevolmente discorsi d&#8217;odio per aumentare il tempo di permanenza degli utenti sulla piattaforma.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Tutto in <em>The Social</em> fa pensare a un sequel di <em>The Social Network</em>, dal titolo agli argomenti trattati. Eppure <strong><em>The Social</em> non è davvero un seguito, quanto un film autonomo</strong> &#8211; non solo per l&#8217;assenza del cast originale e di <strong>David Fincher</strong>, regista del film del 2010 e qui sostituito dallo stesso Sorkin. Piuttosto, questo è un film su un’inchiesta, con un preciso punto di vista e un chiaro scopo di denuncia. D&#8217;altra parte, <em>The Social Network</em> lasciava solo implicito tutto questo, nel suo fondere la vicenda delle origini di Facebook con una storia di amicizia e solitudine. Il taglio dei due film è dunque completamente diverso, ma il confronto è inevitabile.</p>



<figure class="wp-block-image alignwide size-large"><a href="https://www.dasscinemag.com/dass2021/wp-content/uploads/2026/10/the-social-3.jpg.jpeg"><img decoding="async" width="1024" height="647" src="https://www.dasscinemag.com/dass2021/wp-content/uploads/2026/10/the-social-3.jpg-1024x647.jpeg" alt="The Social recensione film DassCinemag" class="wp-image-43480" srcset="https://www.dasscinemag.com/dass2021/wp-content/uploads/2026/10/the-social-3.jpg-1024x647.jpeg 1024w, https://www.dasscinemag.com/dass2021/wp-content/uploads/2026/10/the-social-3.jpg-300x189.jpeg 300w, https://www.dasscinemag.com/dass2021/wp-content/uploads/2026/10/the-social-3.jpg-768x485.jpeg 768w, https://www.dasscinemag.com/dass2021/wp-content/uploads/2026/10/the-social-3.jpg-1536x970.jpeg 1536w, https://www.dasscinemag.com/dass2021/wp-content/uploads/2026/10/the-social-3.jpg-2048x1293.jpeg 2048w, https://www.dasscinemag.com/dass2021/wp-content/uploads/2026/10/the-social-3.jpg-115x73.jpeg 115w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></a></figure>



<p class="wp-block-paragraph">Anche <em>The Social</em> è una storia di <em>underdog</em>, i suoi personaggi sono fuori dal tempo e dalle convenzioni sociali. Dopo <a href="https://www.dasscinemag.com/the-bear-recensione-quinta-stagione-disney/"><em><span style="text-decoration: underline;">The Bear</span></em></a>, Jeremy Allen White sembra ormai avere l&#8217;esclusiva per protagonisti confusi e un po’ strambi. Il suo Jeff Horowitz indaga Facebook ma sa a stento usare le e-mail, e coltiva una passione démodé per Frank Capra e la carta stampata. La sua controparte è Frances Haugen, brillante <em>data analyst</em> che lavora per il social network ma non è in grado di stabilire vere relazioni sociali. <strong>Insieme sono perfettamente complementari, e affrontano un&#8217;impresa multinazionale che incarna i loro punti deboli</strong>. La coppia funziona, pur rischiando di apparire fin troppo didascalica. Le interpretazioni dei due riescono però a scongiurare questo pericolo e a generare empatia, anche quando il meccanismo narrativo, un po’ stereotipato, si appesantisce.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La vera sorpresa è Zuckerberg. Jesse Eisenberg ha rifiutato di riprendere il ruolo del CEO, cedendo il testimone a <strong>Jeremy Strong</strong>, che offre un&#8217;interpretazione innaturale, straniante e di forte impatto. È difficile dimenticare il ragazzino rappresentato da Eisenberg, che pur di smettere di sentirsi inferiore decide di elevarsi al di sopra degli altri, schiacciandoli. La sua necessità di accettazione lo rendeva profondamente umano, mentre la versione adulta rifiuta l’empatia. <strong>Lo Zuckerberg di Strong è l&#8217;automa perfetto, appena batte le palpebre.</strong> È una macchina orientata al profitto, ha perso ogni qualità umana. A tratti Sorkin cerca di mostrare le sue debolezze, ma queste sfumature si perdono in un personaggio che, da vero cattivo, risulta solamente repellente.</p>



<p class="wp-block-paragraph">È qui che <em>The Social</em> non regge il confronto con il film del 2010. Nonostante le interpretazioni di livello, il film presenta una scrittura solida ma non incisiva, <strong>mancando della profondità emotiva che aveva reso memorabile <em>The Social Network</em></strong>. Ciò è probabilmente imputabile al taglio di denuncia adottato da Sorkin, il cui interesse primario è stato illustrare una vicenda investigativa e giudiziaria. Il regista e sceneggiatore riesce bene nel suo intento, ma questo non rende necessariamente la vicenda coinvolgente per il pubblico. Il risultato è che si esce dalla sala più consapevoli, ma non abbastanza coinvolti da percepire l&#8217;urgenza dietro una simile opera.</p>



<figure class="wp-block-image alignwide size-large"><a href="https://www.dasscinemag.com/dass2021/wp-content/uploads/2026/10/the-social-2.jpg.jpeg"><img decoding="async" width="1024" height="577" src="https://www.dasscinemag.com/dass2021/wp-content/uploads/2026/10/the-social-2.jpg-1024x577.jpeg" alt="The Social recensione film DassCinemag" class="wp-image-43482" srcset="https://www.dasscinemag.com/dass2021/wp-content/uploads/2026/10/the-social-2.jpg-1024x577.jpeg 1024w, https://www.dasscinemag.com/dass2021/wp-content/uploads/2026/10/the-social-2.jpg-300x169.jpeg 300w, https://www.dasscinemag.com/dass2021/wp-content/uploads/2026/10/the-social-2.jpg-768x433.jpeg 768w, https://www.dasscinemag.com/dass2021/wp-content/uploads/2026/10/the-social-2.jpg.jpeg 1296w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></a></figure>



<p class="wp-block-paragraph">È interessante notare che il titolo originale del film sia <em>The Social Reckoning</em>: implica un riconoscimento, una presa di coscienza, una resa dei conti. Il concetto è difficilmente traducibile in un titolo italiano, tanto che è stato aggiunto il sottotitolo «Il prezzo della verità». Ma il senso non coincide perfettamente: <strong><em>Reckoning</em> è caduto, è stato messo da parte</strong>. La parabola del titolo può così riassumere la vicenda del film, che sembra solo riportare la vicenda dei <em>Facebook Files</em>, veicolandola attraverso personaggi simpatici ma non viscerali. La resa dei conti promessa è rimandata, l&#8217;urgenza della denuncia non investe l&#8217;audience come dovrebbe.</p>



<p class="wp-block-paragraph">E forse un po’ della colpa è del pubblico. Cinque anni dopo l’inchiesta, le piattaforme Meta continuano a veicolare disinformazione e contenuti estremisti, a avere effetti negativi sulla salute mentale dei loro utenti. Gli iscritti sono più o meno consapevoli di tali meccanismi, ma continuano a prenderne parte, ne sono anestetizzati. Potrebbe essere per questo che il film non esplode: <strong>non ci rivela nulla di cui non siamo quotidianamente testimoni</strong>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ciò non toglie valore alla denuncia, il vero motore di <em>The Social</em>. Quando Frances Haugen chiede con ardore al Congresso americano di intervenire direttamente nelle vicende dell&#8217;azienda, <strong>non si può fare a meno di ricontestualizzare le sue parole</strong>, facendole risuonare negli avvertimenti di chi oggi chiede di porre delle barriere di sicurezza sull&#8217;uso dell&#8217;intelligenza artificiale.</p>



<p class="wp-block-paragraph">C&#8217;è dunque da sperare che il motivo per cui il film di Sorkin non riesce a infiammare sia imputabile a una sceneggiatura che illumina ma non brilla, a una regia adeguata ma priva del tocco di Fincher. C&#8217;è da augurarsi che non sia, semplicemente, <strong>perché abbiamo perso la nostra sensibilità</strong>.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><em>In sala.</em></p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>
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