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	<title>Boris Archivi &#8226; DassCinemag</title>
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	<title>Boris Archivi &#8226; DassCinemag</title>
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		<title>Boris, l&#8217;antesignano del cinema di Sidney Sibilia</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Eugenio Sommella]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 01 Jun 2020 13:07:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Approfondimenti]]></category>
		<category><![CDATA[Boris]]></category>
		<category><![CDATA[Fiction televisiva]]></category>
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<p>L'articolo <a href="https://www.dasscinemag.com/boris-lantesignano-del-cinema-di-sidney-sibilia/">Boris, l&#8217;antesignano del cinema di Sidney Sibilia</a> proviene da <a href="https://www.dasscinemag.com">DassCinemag</a>.</p>
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<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter size-large"><img fetchpriority="high" decoding="async" width="1024" height="576" src="http://https://www.dasscinemag.com/dass2021/wp-content/uploads/2020/05/Boris03-1024x576.jpg" alt="Boris" class="wp-image-10371" srcset="https://www.dasscinemag.com/dass2021/wp-content/uploads/2020/05/Boris03-1024x576.jpg 1024w, https://www.dasscinemag.com/dass2021/wp-content/uploads/2020/05/Boris03-300x169.jpg 300w, https://www.dasscinemag.com/dass2021/wp-content/uploads/2020/05/Boris03-768x432.jpg 768w, https://www.dasscinemag.com/dass2021/wp-content/uploads/2020/05/Boris03.jpg 1280w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption>Boris-la serie (2007-2010), fotogramma di S3:E13 &#8220;Ritorno al futuro: Parte 1&#8221;</figcaption></figure></div>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Un momento di sovreccitata escandescenza e approvazione investì il cuore di molti spettatori italiani </strong>&#8211; da tempo si blaterava un inconsistente giudizio riguardante la morte del cinema del nostro beneamato Stivale – quando fu distribuito, in quell&#8217;ormai lontano 2014, il primo <em><strong>Smetto quando voglio</strong></em> (<a href="https://www.youtube.com/watch?v=nHFxePAyMjk">trailer</a>) di <strong>Sidney Sibilia</strong>. Il film, che vantò un clamoroso successo di pubblico e critica fino allo status di cult, inscenava, con originale inventiva e talento comico, il tour de force di alcuni squattrinati ex ricercatori universitari (ormai quarantenni) che per sbarcare il lunario si davano alla vendita illegale di smart drug, studiata a pennello presso i tavoli di un chimico sfortunato. Tra i membri della banda spiccavano <strong>Paolo Calabresi</strong>, <strong>Pietro Sermonti </strong>e <strong>Valerio Aprea</strong>, rispettivamente l&#8217;archeologo l&#8217;antropologo e il latinista, che avevano già partecipato, chi in maniera più preponderante dell’altra, nella <strong>spettacolare fiction televisiva italiana</strong> <em><strong>Boris</strong></em> (<a href="https://www.youtube.com/watch?v=I2QoHoNZts8">trailer</a>), antesignano del Cinema di Sibilia (dai primi di Maggio <em>Boris</em> è disponibile sulla piattaforma <strong>Netflix</strong>). &nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Quest’anti-felliniana serie Tv, andata in onda tra il 2007 e il 2010 prima su <strong>Fox</strong> ed <strong>FX</strong> e poi anche su <strong>Cielo</strong>, è un cenacolo satirico che riunisce con la sua fantasmagorica energia una piccola comunità di addetti ai lavori nel settore dello spettacolo televisivo e che, come anticipato sopra, in qualche modo anticipa lo sguardo critico e i toni grotteschi della trilogia di <em>Smetto quando voglio</em>. Nell&#8217;epoca dello streaming che soltanto all&#8217;epidermide distingue per categorie film e serie  (poi, nella sostanza, queste non sono così diverse, il carattere seriale è diffuso largamente anche per quei film distribuiti in sala)  si consolida la notorietà si <em>Boris</em>, che ben la meritava fin dai tempi del flop di ascolti. La serie, sceneggiata da <strong>Giacomo Ciarrapico</strong>, <strong>Mattia Torre</strong> e <strong>Luca Vendruscolo</strong>, è uno <strong>schiaffo morale e fisico contro quei modi grossolani e umilianti che molta produzione televisiva italiana ha adoperato per i suoi dipendenti </strong>(e si spera non li adoperi più). </p>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter size-large"><img decoding="async" width="1024" height="576" src="http://https://www.dasscinemag.com/dass2021/wp-content/uploads/2020/05/Boris02-1024x576.jpg" alt="Boris" class="wp-image-10372" srcset="https://www.dasscinemag.com/dass2021/wp-content/uploads/2020/05/Boris02-1024x576.jpg 1024w, https://www.dasscinemag.com/dass2021/wp-content/uploads/2020/05/Boris02-300x169.jpg 300w, https://www.dasscinemag.com/dass2021/wp-content/uploads/2020/05/Boris02-768x432.jpg 768w, https://www.dasscinemag.com/dass2021/wp-content/uploads/2020/05/Boris02.jpg 1280w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption><em>Smetto quando voglio</em> (2014) di Sidney Sibilia</figcaption></figure></div>



<p class="wp-block-paragraph"><em>Boris</em> non propone la medesima festa sul set dell’introspettivo <em>8½</em> (1963) di Federico Fellini e neanche quella dell’elegiaco <em>Effetto notte</em> (1973) di Francois Truffaut, quanto <strong>un sentiero satireggiante e grottesco</strong> che, come i tre film di Sibilia, tende a <strong>farsi epopea attraverso i contributi provenienti da un piccolo universo</strong>. Nel caso di <em>Boris</em>, il set è stravagante e di bocca molto larga. <em>Boris</em> e <em>Smetto quando voglio</em>&nbsp; colpiscono direttamente le autorità italiane, cieche nell&#8217;individuare i reali bisogni della persona e assenti per quanto riguarda il rilancio economico e sociale dei suoi cittadini. In più <em><strong>Boris</strong></em><strong> fa emergere con la sua ironia anche quelle mancanze e pecche che animano la televisione</strong> e che sono, più profondamente, un riflesso reale e agghiacciante delle storpiature provenienti dalle alte cariche dello Stato. Stato e Tv lanciano infatti un’ultima possibilità di riscatto al roboante Renè Ferretti (<strong>Francesco Pannofino</strong>) che sarà impegnato, tra una crisi isterica e l’altra, nella realizzazione della fiction <em>Occhi del cuore</em>, in compagnia della scalmanata troupe di vecchie glorie e neofiti e dell’indimenticabile pesciolino rosso porta fortuna, Boris. </p>



<p class="wp-block-paragraph"><em>Smetto quando voglio</em> ci mostrava la coinvolgente scalata al successo nel mondo criminoso, pur dal volto umano, dei già citati quarantenni che faticano a trovare un lavoro altrettanto appassionante e coinvolgente quanto i loro studi in ambito universitario (forte, ma velata qui dalla commedia, è l’influenza drammatica di <em>Breaking Bad</em>). Questi, al contrario di quanto avviene in <em>Boris</em>, decidono di evadere dal luogo natale e legale per trovare una propria strada e sopravvivere fuori dal loro mondo, pur mantenendo le conoscenze originarie. Invece, i membri della troupe di <em>Occhi del cuore</em> – gli autori rimangono nella commedia &#8211; resistono sul loro set nella convinzione che “un’altra televisione è possibile”, anche dopo una carriera di insuccessi in quel campo.</p>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter size-large"><img decoding="async" width="1024" height="426" src="http://https://www.dasscinemag.com/dass2021/wp-content/uploads/2020/05/Boris04-1024x426.jpg" alt="Boris" class="wp-image-10373" srcset="https://www.dasscinemag.com/dass2021/wp-content/uploads/2020/05/Boris04-1024x426.jpg 1024w, https://www.dasscinemag.com/dass2021/wp-content/uploads/2020/05/Boris04-300x125.jpg 300w, https://www.dasscinemag.com/dass2021/wp-content/uploads/2020/05/Boris04-768x320.jpg 768w, https://www.dasscinemag.com/dass2021/wp-content/uploads/2020/05/Boris04-1536x639.jpg 1536w, https://www.dasscinemag.com/dass2021/wp-content/uploads/2020/05/Boris04.jpg 1730w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption><em>Io e la Giulia </em>(2015) di Edoardo Leo</figcaption></figure></div>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Paolo Calabresi</strong> è Biascica, il capo elettricista che attende “li straordinari de Aprile”, che resiste affianco al maestro Ferretti tra una menata di più e un pianto di meno; Calabresi sarà anche il rassegnato archeologo al servizio di <strong>Sibilia</strong> che procurerà i fucili della guerra civile per la rapina alla farmacia. Stesso declassamento inter-testuale subiranno i personaggi di <strong>Pietro Sermonti</strong> e <strong>Valerio Aprea</strong>: il primo da attore arrogante e prepotente, ma pur sempre con un tetto sulla testa, sarà &#8211; per ragioni anche di karma &#8211; l’antropologo con quel tragico “errore di gioventù” del quale è profondamente consapevole, ovvero la laurea; il secondo da sceneggiatore ipocrita e malfidato, ma pur sempre con qualche verdone in tasca, diverrà il latinista precisino che lavora per un cingalese alla pompa di benzina (ironia della sorte, nel film <em>Boris</em> del 2011 egli discute come un preciso insegnante di latino sulla grammatica italiana con gli altri due sceneggiatori).</p>



<p class="wp-block-paragraph">In ultima analisi dobbiamo specificare che il progetto triennale di <em>Boris</em>, a cui si aggiunge il film omonimo del 2011 (l’epilogo di una piccola saga), di Giacomo Ciarrapico, Mattia Torre e Luca Vendruscolo è <strong>deposito intellettuale da cui si diramano, in maniera inter-testuale e tentacolare, temi e percorsi attoriali del cinema italiano degli anni successivi</strong>. <em>Boris</em> è l’antesignano artistico-televisivo del Cinema di Sidney Sibilia, la cui trilogia è interamente prodotta da <a href="http://https://www.dasscinemag.com/dass2021/groenlandia-il-ritorno-al-racconto/">Groenlandia</a> e Matteo Rovere, regista di <em>Veloce come il vento</em> e <em>Il primo re</em>. Ma, se la serie <em>Boris</em> può essere considerata una sorta di madre di <em>Smetto quando voglio</em> con protagonista Edoardo Leo, allora dalla stessa potremmo dire che nascono altre operazioni di stampo più piccolo, come <em>Noi e la Giulia</em> (2015) diretto e interpretato dallo stesso Leo, in cui ritorna Stefano Fresi qui sempre alla ricerca di rivalsa come nell&#8217;opera di Sibilia. </p>



<p class="wp-block-paragraph"><em>Boris</em> è una serie capolavoro tutta italiana che ci diverte con i suoi indimenticabili protagonisti e che, per l’articolato discorso appena intessuto, ci costringe ad <strong>uscire dal pregiudizio infondato nei confronti dei prodotti italiani</strong>. Non esiste alcun film o serie che sia prodotta non tenendo conto del contesto storico e sociale in cui nasce. Attori, produttori e registi agiscono, tra le altre cose, tenendo conto di quel labirintico complesso che è il Cinema-Mondo. </p>
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