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	<title>A Bit of Light Archivi &bull; DassCinemag</title>
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	<description>Università degli studi di Roma Sapienza</description>
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		<title>#Venezia83: A Bit of Light, la recensione del film di Ali Asgari</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Francesca Nobili]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 15 Sep 2026 08:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Festival]]></category>
		<category><![CDATA[Mostra del cinema di Venezia]]></category>
		<category><![CDATA[#Venezia83]]></category>
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		<category><![CDATA[Ali Asgari]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>A Bit of Light, la recensione del nuovo film di Ali Asgari presentato in Concorso alla 83. Mostra del Cinema di Venezia.</p>
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<figure class="wp-block-image alignwide size-large"><a href="https://www.dasscinemag.com/dass2021/wp-content/uploads/2026/09/A-bit-of-light-1-1.jpg"><img decoding="async" width="1024" height="576" src="https://www.dasscinemag.com/dass2021/wp-content/uploads/2026/09/A-bit-of-light-1-1-1024x576.jpg" alt="A Bit of light, la recensione del film" class="wp-image-43032" srcset="https://www.dasscinemag.com/dass2021/wp-content/uploads/2026/09/A-bit-of-light-1-1-1024x576.jpg 1024w, https://www.dasscinemag.com/dass2021/wp-content/uploads/2026/09/A-bit-of-light-1-1-300x169.jpg 300w, https://www.dasscinemag.com/dass2021/wp-content/uploads/2026/09/A-bit-of-light-1-1-768x432.jpg 768w, https://www.dasscinemag.com/dass2021/wp-content/uploads/2026/09/A-bit-of-light-1-1.jpg 1280w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></a></figure>



<p>A cosa ci si può aggrappare quando tutto il resto sembra crollare lasciando solo le macerie di quello che siamo stati? <strong>Ali Asgari </strong>cerca di dare una risposta con <strong><em>A Bit of Light </em></strong>(<a href="https://www.youtube.com/watch?v=JJLtS7s96MA" target="_blank" rel="noreferrer noopener"><span style="text-decoration: underline;">trailer</span></a>), il suo nuovo film presentato in Concorso alla <strong>83. Mostra del cinema di Venezia</strong>. </p>



<p>Arash (<strong>Misagh Zareh</strong>) è un medico a cui è stata sottratta la possibilità di esercitare perché colpevole di aver curato alcuni rivoltosi. Stanco di sopravvivere e convinto di mettere fine alla propria vita, decide di passare una delle sue ultime giornate con i fratelli e la madre. Circondato dall’amore della sua famiglia si renderà conto che, forse, non tutto è perduto.&nbsp;</p>



<p>Asgari, che lo scorso anno aveva presentato a Venezia <em>Divine Komedy</em> nella sezione Orizzonti, questa volta decide di discostarsi dalla rappresentazione diretta delle problematiche socio-economiche della società iraniana a favore delle tensioni che attraversano un uomo comune che vive al suo interno. <strong>Il regista sceglie così di politicizzare l’intimo, realizzando un film in cui il trauma politico viene raccontato attraverso l’individuo</strong>.&nbsp;</p>



<p><strong>Le condizioni dell’Iran contemporaneo vengono così percepite fuori campo</strong>, nonostante siano colte chiaramente in ogni sguardo perso di Arash. Asgari sembra suggerire che non sia necessario mostrare un Paese per raccontarlo: bastano quattro fratelli dentro una macchina, una giornata qualunque e il tentativo ostinato di convincere uno di loro che, nonostante tutto, esiste ancora un po’ di luce.</p>



<p>Anche la situazione politica attuale rimane ai margini dell’inquadratura, soltanto accennata attraverso sprazzi di conversazione. Trump e la paura dei missili diventano così parte di un dialogo tenero e ironico tra madre e figlio. Le problematiche che invano attualmente l’Iran irrompono nel quotidiano senza mai prendersene completamente il centro, insinuandosi nelle conversazioni e nei timori dei protagonisti.</p>



<p>Quella che si trova ad affrontare Arash è una vera e propria perdita di identità: impedendogli di esercitare la propria professione lo Stato è arrivato a privarlo della possibilità di sentirsi utile all’interno della società. È un tema che Asgari aveva già affrontato in<em> Divine Komedy</em>, concentrandosi sulla storia di un regista a cui viene negata di proiettare il proprio film. Se allora era l’espressione artistica a essere messa a tacere, in<em> A Bit of Light</em> è l’individuo stesso a essere progressivamente privato della propria voce. Cambia il personaggio, cambia la storia, ma rimangono le stesse domande: <strong>quanto ancora bisogna sacrificare di sé stessi? Quanto l’Iran di oggi può arrivare a togliere ai propri cittadini?</strong></p>



<p><strong>La speranza che il regista vuole far affiorare dal film viene veicolata senza retorica</strong>. Non c’è la promessa che le condizioni di Arash possano cambiare improvvisamente. La luce evocata dal titolo è piuttosto qualcosa di fragile, quasi impercettibile: aiutare un’anziana a portare la spesa, regalare delle piante alle persone che si ama, condividere un’anguria a fine pasto.</p>



<p>È la famiglia, in <em>A Bit of Light</em> la forma più alta di resistenza, a ricordare ad Arash che, al di là del ruolo che gli è stato sottratto, esiste ancora qualcuno per cui valga la pena esserci. </p>
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