XO, Kitty: la recensione della terza stagione su Netflix

XO, Kitty (trailer): la recensione della terza stagione disponibile su Netflix dal 2 aprile. Spin-off della trilogia Tutte le volte che ho scritto ti amo tratta dai romanzi di Jenny Han.

Tra gli elementi più interessanti di questa stagione c’è il ritorno di Lara Jean Covey, interpretata da Lana Condor, che non è solo un cameo nostalgico, ma crea un parallelismo abbastanza evidente tra la sua storia d’amore e quella di Kitty Covey, interpretata da Anna Cathcart. Un confronto che, più o meno esplicitamente, suggerisce quale sia la direzione romantica “finale” della protagonista. Eppure, proprio qui nasce il problema principale.

Sia la relazione principale della seconda stagione che quella della terza sono seminate fin dai primi attimi, con indizi sparsi lungo tutta la narrazione. Ma il punto è che, nella pratica, funzionano in modo molto diverso. La coppia della seconda stagione risultava più credibile perché aveva tempo, chimica e soprattutto una costruzione fatta di momenti che si accumulavano davvero. C’era un impegno reciproco, una sensazione concreta che stesse nascendo qualcosa. Nella terza stagione, invece, mentre la serie prova a spingere una nuova relazione, continua anche a inserire momenti tra Kitty e il suo interesse precedente. Riavvicinamenti, sguardi, interazioni spontanee; cose che sembrano voler dire qualcosa, ma che poi restano lì, senza mai svilupparsi davvero.

Il risultato è che la nuova coppia fatica a reggersi: manca di profondità e di continuità emotiva, e finisce per sembrare meno coinvolgente proprio perché la serie non smette mai del tutto di guardare indietro. Più che una scelta narrativa precisa, è quasi un tenere aperte più possibilità, e questo vale per tutti i personaggi. In questa terza stagione l’interesse romantico di Kitty è Min Ho Moon, interpretato da Sang Heon Lee; anticipato nel finale della seconda stagione, costruendo attorno a questo legame una nuova direzione sentimentale per la protagonista. Parallelamente, resta sempre sullo sfondo il legame con Yuri Han, interpretata da Gia Kim, il cui sviluppo lasciato in sospeso continua a creare momenti romantici, nascosti dietro attimi tra due semplici amiche.

A livello generale, questa stagione dà l’impressione di essere più un passaggio che un capitolo vero e proprio. Dopo una seconda stagione molto più ritmata e piena di eventi, qui tutto scorre in modo più semplice: i conflitti arrivano, ma si risolvono anche troppo in fretta, spesso in modo un po’ troppo comodo. Succede qualcosa, si chiarisce, e sembra già finito lì. Il tono resta quello di una serie adolescenziale, ma questo non basta a giustificare la mancanza di approfondimento. Alcuni temi, come le incertezze legate all’università, vengono introdotti ma non davvero esplorati, quando invece avrebbero potuto dire qualcosa di più sulla protagonista.

Un altro aspetto che si nota riguarda i personaggi secondari. Le loro sottotrame ci sono, ma restano sempre un po’ sullo sfondo: se ne sa poco, e spesso li capiamo solo attraverso Kitty. Ha senso, perché la storia è raccontata dal suo punto di vista, però il risultato è che rimaniamo sempre un po’ a metà: abbastanza dentro per seguirli, ma non abbastanza per conoscerli davvero. Kitty, resta comunque un personaggio che funziona proprio perché è credibile. Non è perfetta, sbaglia, fa figuracce, e si muove tra i suoi primi amori e gli impegni scolastici senza riuscire sempre a stare dietro a tutto. Ed è proprio questo che la rende reale: ci si rivede, anche senza essere più adolescenti, perché riporta a quella sensazione un po’ caotica dei banchi di scuola.

Forse proprio per questo alcune dinamiche scolastiche avrebbero meritato più spazio, anche se è chiaro che la serie non voglia entrare troppo nei dettagli del sistema educativo coreano. Allo stesso tempo, è interessante come i personaggi parlino in coreano tra loro quando Kitty non è presente: una scelta semplice ma che rende il contesto più autentico, senza forzature inutili. Resta però un aspetto importante: la rappresentazione. Kitty è una protagonista bisessuale e questo non è scontato. In un panorama in cui spesso i personaggi appartenenti alla comunità LGBTQIA+ esistono solo di contorno, metterli al centro è una scelta che conta, perché normalizza qualcosa che troppo spesso viene trattato come eccezione.

Alla fine, è una stagione che si lascia guardare, ma che sembra un po’ indecisa su cosa voler essere davvero: un nuovo inizio o una chiusura. E questa indecisione si sente. In conclusione, la terza stagione di XO, Kitty fa comunque quello che promette: intrattiene, diverte e tiene incollati allo schermo, inserendo anche qualche messaggio significativo qua e là. Non è perfetta, ma resta una visione piacevole, con margini di miglioramento. Resta da vedere se la storia avrà un seguito, ma intanto si conferma un prodotto capace di coinvolgere.

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