
Il regista cinese Wang Tong, alla sua opera prima con Wild Nights, Tamed Beasts, esordisce e già conquista vincendo il premio alla Miglior Regia alla ventesima edizione della Festa del Cinema di Roma. Scelte stilistiche brillanti permettono infatti allo spettatore di immergersi completamente in una vicenda dall’atmosfera cupa.
Wild Nights, Tamed Beasts narra dunque uno spaccato di vita di una misteriosa protagonista. Il suo nome è Ye Xiaolin ma il suo viso resta oscurato per i primi minuti da una camera a mano che la pedina alle sue spalle. La donna si propone come caregiver di anziani con disabilità per offrire loro assistenza negli ultimi mesi di vita. Tra questi inizia a prendersi cura del padre di Ma Deyong, impacciato guardiano di uno zoo che si occupa in particolare del leone Pipi. Questa “bestia domata” vive in gabbia proprio nella stessa stanza in cui l’uomo conduce una vita all’insegna dell’indolenza, dormendo su un divano costellato di bottiglie di birra ormai vuote. La sua infatuazione per Ye Xiaolin dà inizio a una dinamica bizzarra, in cui i dialoghi lasciano trasparire un sottotesto ben più oscuro e profondo di ciò che si possa immaginare.
L’opera prima di Wang Tong è un film audace e provocatorio. Niente in questo mondo buio e sospeso nel silenzio notturno è come sembra. Ye Xaolin è un personaggio imperscrutabile: è per lo più taciturna, bilancia le parole secondo una logica enigmatica e personale, si sporca le mani con piena coscienza degli effetti dei suoi atti. Allo stesso tempo la sua figura è anche permeata da una intensa emotività. Le azioni della donna fanno trasparire una tendenza masochista alla base tipica di chi non ha più nulla di perdere. È proprio il distacco, il senso di alienazione che le permettono di farsi carico di decisioni così importanti, come il mettere fine alla vita di una persona che soffre.
Ye Xaolin è cosparsa da un’aura fantasmatica e diventa più simbolo, come molti altri elementi del film, che semplicemente persona. Ricorda un angelo della morte, un boia, o forse una moira pronta a tagliare il filo della vita. Le sue esecuzioni perdono però un po’ dell’aura etica considerando anche la possibile motivazione economica alla base. All’inizio di ogni periodo di cura con un anziano Ye Xaolin informa i familiari che nell’eventualità del decesso del paziente le avrebbero dovuto assicurare comunque lo stipendio mensile. Tutto ciò accresce dunque l’ambiguità al personaggio: perché Ye Xaolin fa ciò che fa? C’è una complessa filosofia alla base o si tratta solo di una squallida questione di guadagno?
La sua controparte maschile invece resta decisamente più sbiadita rispetto alla determinata protagonista. Ma Deyong è intrappolato in una vita claustrofobica. Sembra muoversi per inerzia, ingabbiato come il leone di cui si prende cura in una casa cosparsa dalla cupezza di un padre malato che, nonostante non riesca più ad esprimersi a parole, fa trasparire tutto il disprezzo che prova verso il figlio. Il loro passato non viene però indagato, come anche quello della protagonista. Se però Ye Xaolin è un personaggio retto sulla sua ambiguità, sul suo essere indecifrabile, nel caso di Ma Deyong sembra più una mancanza di approfondimento. Complessivamente il film pecca di troppo non detto, lasciando lo spettatore con un generale senso di incompletezza rispetto a più aspetti dell’opera.

Inserendosi nel filone del noir cinese, Wild Nights, Tamed Beasts si distingue lasciando ampio spazio ai simbolismi. Primo fra tutti l’analogia con la bestia in gabbia. Ad essere intrappolati sono innanzitutto i due protagonisti, soprattutto Ma Deyong, incasellati in dei ruoli in cui faticano a muoversi, stretti in delle morse sociali che li soffocano. Le vere bestie in gabbia sono però gli anziani di cui Ye Xaolin si prende cura: spesso incapaci di esprimersi e di muoversi, sono totalmente sottoposti alle volontà altrui. Ciò lancia riferimenti espliciti a una tematica forte: il fine vita e l’eutanasia. Che il gesto di Ye Xaolin di porre fine alla vita di questi anziani possa essere un gesto altruistico nei confronti dei loro corpi inermi e delle menti stanche di chi se ne prende cura? Il film lascia lo spettatore con questo interrogativo.
Se la sceneggiatura di per sé è già impegnativa e ricca di spunti, a cogliere nel segno è sicuramente la magistrale regia offerta da Wang Tong. Nella gestione delle immagini, nel loro montaggio, nello stile delle inquadrature non sembra affatto di trovarsi di fronte ad un’opera prima. La regia serve completamente la narrazione, ma lo fa con una cura così minuziosa da restare ancora ben impressa anche dopo i 120 minuti di durata. Tra split screen con un sonoro “sott’acqua” decorate da coloring celeste e scene oniriche con l’utilizzo dell’allegorica figura del leone, Wang Tong stupisce con una maestria e un’originalità che fanno auspicare a un duraturo successo di questo regista dietro la macchina da presa.
Questa sua prima opera risulta dunque un film denso sia di scelte stilistiche azzardate che di elementi narrativi dall’immensa profondità. Nonostante alcune decisioni confutabili sul piano della sceneggiatura, Wild Nights, Tamed Beasts non è sicuramente un prodotto che può lasciare indifferenti. Gli spunti di riflessioni che pone si radicano nelle menti degli spettatori e fanno fiorire in loro interrogativi che perdurano anche una volta usciti dalla sala. Con delle scelte registiche superbe, resta un’opera forte, arcana ed ermetica proprio come i suoi protagonisti e i suoi bui paesaggi urbani.

