
Dalle nubi emerge il profilo del Vesuvio, il vulcano che con le sue nubi e la sua bellezza ancestrale regna su una delle città più raccontate d’Italia. Alle immagini di fumo e nebbia si sostituiscono presto quelle di edifici, strade, palazzi ammantati dall’uso del bianco e nero che fa apparire la città come una statua marmorea. Si percepisce l’essenza di una Napoli spoglia di colore e scintillio: nasce una sensazione di disagio nel vedere la città sotto la lente inclemente che le strappa di dosso la fantasia turistica, rivelandone fragilità e contraddizioni. Questo l’incipit di Sotto le nuvole (trailer), documentario presentato all’ottantaduesima edizione della Mostra del Cinema di Venezia.
Non è la prima volta che Gianfranco Rosi ci offre una visione poeticamente riflessiva. Lo stesso sguardo che caratterizzava Sacro GRA, con cui il regista ha vinto il Leone d’Oro a Venezia nel 2011, viene qui portato a una nuova vetta di astrazione che, pur non sorprendendo, non delude. Rosi ha filmato attorno al Vesuvio per tre anni, collezionando scene tratte dalla vita quotidiana. Il regista rappresenta persone provenienti dai contesti più disparati: archivisti museali, archeologi giapponesi, carabinieri, devoti, un maestro di strada, marinai siriani… Alle immagini di questi corpi che vagano nei propri rispettivi ambienti si sovrappongono le voci dei napoletani: uomini, donne, anziani e bambini che, chiamando il numero dei vigili del fuoco, raccontano se stessi. L’intento è mostrare conversazioni private, riflessioni, richieste d’aiuto lanciate con ingenuità, come se la voce dello sconosciuto dall’altra parte della cornetta possa essere un salvagente in mezzo al mare. Le loro vite emergono con lentezza metodica e prudente, come se persino queste testimonianze fossero frutto di un ritrovamento archeologico. Tutti sono protagonisti e creano un mosaico di pensieri e timori che suscita un sorriso, quando non tenerezza.
Vi è un disarmante connubio tra la routine delle persone che la abitano e la mitologia fragile di una città solo in apparenza eterna, la cui esistenza è vincolata ai capricci della terra su cui è nata. Napoli è guardata con ansia e sospetto dai suoi stessi abitanti: c’è sempre il timore che possa essere la futura Pompei. Rosi ha definito la Napoli che voleva rappresentare come «una macchina del tempo»: l’eternità e la caducità delle cose sono ridondanti tra le tematiche di questo film. L’eco continua tra passato e presente è amplificata dalla scelta di intervallare il film con proiezioni di pellicole tratte dal neorealismo italiano. Viaggio in Italia è sicuramente fonte d’ispirazione per questo documentario: entrambe le opere hanno in comune il non-detto, poiché lasciano allo spettatore il compito di investigare i significati sottintesi nei silenzi. Non vi è una voce narrante, mancano l’intenzione e la presunzione di guidare: ogni spettatore deve scovare la propria interpretazione . Vi sono momenti di voluta lentezza, derivanti probabilmente dall’intenzione del regista di donare un assaggio d’eternità alle azioni rappresentate, con effetti non sempre felici: talvolta le inquadrature si dilungano eccessivamente su gesti ripetitivi e comuni, con l’effetto di appesantire tutta l’opera.
In definitiva Sotto le nuvole è un film intimo, limato con amore, che richiede allo spettatore pazienza ma restituisce uno sguardo nuovo e sofferto su una città sospesa tra voci tremanti e memorie incise nella pietra e nella lava. Rosi consegna un’esperienza meditativa che rispecchia il mistero della città partenopea. È un’opera che può dividere: a tratti si concede persino momenti comici, ma nel complesso arriva dritta al cuore come un viaggio nella Napoli più malinconica e sincera.

