#Venezia82: Portobello, la recensione dei primi due episodi della serie

È impossibile sbagliare affidando una buia pagina di storia italiana nelle mani di una firma come quella di Marco Bellocchio: è una garanzia. I primi due episodi del suo più recente progetto, Portobello, prima miniserie italiana prodotta da HBO, sono stati presentati Fuori Concorso alla 82esima edizione della Mostra del Cinema di Venezia e accolti con scroscianti applausi da sale entusiaste.

Roma, 17 giugno 1983. Enzo Tortora (Fabrizio Gifuni), l’uomo che ogni venerdì in prima serata su Rai 2 ipnotizzava milioni di italiani con il varietà Portobello, è scortato dalla sua stanza all’Hotel Plaza a Regina Coeli. L’accusa è quella di affiliazione alla Nuova Camorra Organizzata e spaccio di stupefacenti, e il pubblico che lo ha adorato per anni aspetta fuori dalla stazione di polizia per fotografarne i polsi ammanettati e urlare all’ergastolo. L’arresto di Tortora è, notoriamente, uno degli errori giudiziari più clamorosi della storia italiana: il conduttore era stato coinvolto da Giovanni Pandico (Lino Musella), un camorrista «dissociato» e deluso dal boss della NCO Raffaele Cutolo (Gianfranco Gallo) del quale credeva di essere diventato fedelissimo durante un periodo condiviso nel carcere di Poggioreale. Pandico, schizofrenico, era convinto di intrattenere con Tortora un rapporto telepatico, e serbava nei suoi confronti un vivissimo rancore dopo che la sua redazione avrebbe perso una partita di centrini inviata per essere venduta al «mercato pazzerello» più famoso d’Italia.

Nel cast anche Barbora Bobulova nel ruolo di Anna Tortora e Romana Maggiora Vergano in quello della giornalista Francesca Scopelliti, compagna del conduttore. Certamente necessario menzionare anche la recentemente scomparsa Francesca Benedetti, a cui è dedicato il secondo episodio, nel quale interpreta l’attrice Paola Borboni, la prima a riuscire a far parlare il «terribile animale» ospite fisso del programma, il pappagallo Ramón.

Portobello non mette a fuoco l’aspetto criminologico e giudiziario del caso Tortora. Come già provato in Esterno notte, che ha consolidato il sodalizio Bellocchio-Gifuni, è invece di forte interesse la sfera interiore del protagonista e la sua miltoniana discesa in una spirale infernale che sembra essere scavata ancora più in profondità da ogni bicchiere sbattuto contro le sbarre di una cella e da ogni titolo di giornale che viola un presunto segreto istruttorio che parrebbe esistere solo nei confronti dell’imputato. Non viene lasciato spazio a romantiche reinterpretazioni del personaggio di Tortora, al quale in materia di antipatia o vizi non son fatti sconti, ma è comunque impossibile non empatizzare con chi vive la tragedia di una così profonda solitudine, di un abbandono da parte di una Rai che lo aveva già allontanato due volte e davanti al giudizio collettivo di un tribunale mediatico che lo avrebbe voluto vedere in ginocchio.

È difficile anche non cadere in cliché descrivendo le performance di Gifuni e di uno spesso sottovalutato Musella. Grazie all’eccellente sceneggiatura di Bellocchio, Stefano Bises, Giordana Mari e Peppe Fiore, i due si incontrano e scontrano in un gioco di doppi in cui Tortora non è solo un monumento e Pandico non è solo ‘o Pazzo, ma sono invece due uomini che subiscono gli effetti di un potere che, per citare un politico contemporaneo alle vicende, logora chi non lo ha.

Il caso Tortora ci mette ancora davanti a tante domande. A chi si appiccica l’etichetta di «colpevole» quando a giudicare siamo stati tutti? Come si può risarcire l’innocente dopo anni di incubi? Senza presunzione di dare risposte ma con il proposito di stimolare discussioni, nella primavera del 2026 approderà su HBO Max Portobello, una grande storia modellata dalle esperte mani di grandi artisti. Non vediamo l’ora di conoscerne il resto.

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