#Venezia79: Les miens, la recensione del film di Roschdy Zem

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Che dire di Les miens, l’ultimo film dell’attore e regista francese Roschdy Zem? Che sta nella selezione del Concorso della 79esima edizione della Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia, che è un’operetta familiare di 86 minuti, che è simpatico e sfacciato, e in fondo poco altro. Verrebbe in effetti da chiedersi che tipo di collocazione trovi all’interno del Concorso della Mostra, tant’è leggero nel planare sulla superficie degli intrecci di questa famiglia allargata tra fratelli, figli, cugini e nipoti.

L’incidente scatenante è il seguente. Moussa (Sami Bouajila) è da sempre un uomo estremamente disponibile con tutti, mentre suo fratello Ryad (Roschdy Zem, che scrive anche assieme a Maïwenn), giornalista sportivo di successo, è considerato da tutti una figura egoista e autoriferita. Dopo una serata passata in discoteca per scacciare via i pensieri che lo legano alla moglie andata via di casa quasi un anno prima, Moussa cade, sbatte la testa e finisce in una sorta di sonnolenza perenne. Mentre piano piano si riprende da questo stato di veglia comatosa pare però essere diventato tutta un’altra persona. È schietto, cinico ai limiti dell’odioso e burbero con chiunque, compresi i suoi figli (Carl Malapa e Nina Zem).

Su questa improvvisa inversione degli equilibri di famiglia Les miens fa ruotare le urla, le risa e le molte nevrosi di questo gruppo di individui che ritrae con molta ironia e che prende sul serio fino a un certo punto. Un ritratto abbastanza onesto di quel cerchio di sangue che a volte è rifugio ed altre volte è una gabbia dalla quale scappare via lontano. Zem si concentra in particolare sui due fratelli (che in totale sono quattro) così diversi ed ora costretti a riscoprirsi a vicenda e all’interno della rete familiare ricalibrando l’ago che fino a questo punto li considerava uno il polo nord e l’altro il polo sud della cartina.

Ci ficca in mezzo anche i rispettivi rapporti sentimentali dai quali i due devono prendere le misure a modo loro, con Moussa nel pieno dell’elaborazione di una separazione forzata da una donna che vedremo solo una volta durante un’asettica videochiamata, e Ryad alle prese con una relazione dove il suo egocentrismo è di troppo.

Les miens tira fuori da questo quadretto un racconto frizzante e tutto battute su battute, dove il dramma non è mai lacrimoso ma al massimo agrodolce, dove il conflitto è pennellato più dalle parti della risata che della furia e della acredine. Un film che scivola via facilmente e facilmente viene lasciato dietro alle spalle, con una sempre apprezzabile capacità di infondere un confortevole buon umore che però in fin dei conti accarezza le questioni senza entrarvici dentro più di tanto.

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