#Venezia78: The Card Counter, recensione del film di Paul Schrader

Il collezionista di carte o The Card Counter (trailer) in originale è un piccolo noir dal gusto classico su William Tell (Oscar Isaac), ex militare in Iraq, carceriere e torturatore con brutali metodi ereditati da Guantanamo, che dopo la galera per crimini di guerra vive di gioco d’azzardo, conta le carte, si concede piccole vincite ed evita grandi risultati che porterebbero a grandi rischi. La sua vita viene stravolta con l’incontro con l’orfano Cirk (Tye Sheridan), il padre era un ex militare come William che così come lui è stato vittima della guerra, e di un mentore oscuro chiamato John Gordo. Cirk vuole uccidere il mentore di suo padre e di Will, ma l’ex militare sa che la strada per la vendetta porta solo alla morte interiore se non perfino fisica e cercherà di portarlo in altre direzioni con l’aiuto della bella Linda (Tiffany Haddish), che finanzierà una carriera da giocatore sportivo per William, ma la storia è una tragedia ed il percorso seguirà la via delle ombre.

Paul Schrader cita i classici del noir americano ricontestualizzandoli nei temi del cinema di oggi, costruisce la storia intorno a personaggi solitari e silenziosi che raccontano attraverso il corpo e le azioni più che attraverso le parole, figure nevrotiche ed ossessionate, disturbate e spaventate dalla mostruosità della guerra e dalle sue vittime fisiche e mentali. Il film è girato con pochi movimenti di camera e molto discreti, molte scene a camera fissa ed una scelta di costruzione dell’inquadratura che cita esplicitamente il cinema anni ’50 in formato academy, prediligendo una costruzione sobria della scena ed una cura di dettagli più concentrata sui personaggi.

Se gli spazi di scena sono quasi sempre anonimi ed impersonali, dai casinò agli alberghi, Schrader genera i contrasti con le caratteristiche comportamentali dei personaggi e con la cura del loro aspetto, che assume più che in altri film del regista la funzione dominante di caratterizzazione. L’unica brutale variazione stilistica del film si colloca nella scena di torture in flashback dove viene scelto di cambiare camera, verosimilmente una go-pro, che deforma lo spazio creando un’esperienza visiva estraniante, collocata a metà fra il ricordo e l’incubo. Il Direttore della fotografia Alexander Dynan aveva già lavorato con Schrader nel film First Reformed, tale esperienza ha probabilmente permesso di lavorare con più libertà sulla costruzione della luce e le scelte di formato per la confezione dell’opera, garantendo un’anima sperimentale da una parte ed una solida qualità strutturale dall’altra.

La fotografia di The Card Counter in questo specifico caso è molto determinante per inquadrare le scelte del regista, che preferisce costruire una storia sulla base dei classici del genere piuttosto che inseguire nuove formule stilistiche, senza però fare a meno di alcuni momenti di forte sperimentazione legati ai ricordi spaventosi delle torture in guerra. Oscar Isaac è praticamente presente in scena per tutto il film e regge il peso della sua presenza alla perfezione, tenendo un contatto visivo ed emozionale costante con lo spettatore. Davvero capace anche il giovane Tye Sheridan, già apprezzato in Ready Player One, che regge alla perfezione la scena e sviluppa un personaggio ambiguo e tormentato. Meritano di essere citati l’immenso Willem Dafoe nel ruolo del satanico Gordo e la magnetica Tiffany Haddish con una carriera televisiva molto lontana da questi film, ma pienamente inserita nel suo personaggio ed efficacissima.

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