
All’inizio di Una scomoda circostanza – Caught Stealing (trailer), una canzone punk rock invita lo spettatore a dare fuoco a tutto ciò che lo circonda. È questo lo spirito dell’ultimo film di Darren Aronofsky, tratto dall’omonimo libro di Charlie Huston: un thriller ironico fuori controllo, ambientato in una New York violenta che ormai esiste solo nell’immaginario collettivo.
Tutto ha inizio con un gatto. Hank (Austin Butler) è un ex-giocatore di baseball, la cui carriera è stata bruscamente interrotta da un incidente d’auto che gli ha danneggiato il ginocchio. Dopo anni, la ferita dal suo passato è ancora aperta. Alla deriva a New York City, frequenta un giovane paramedico (Zoë Kravitz) e lavora in uno squallido bar di Manhattan. Un giorno, il vicino di casa Russ (Matt Smith), un punk dal vistoso accento inglese e dal mohawk ancora più vistoso, affida a Hank il suo gatto Bud a causa di una partenza inaspettata. Ma Hank non dovrà occuparsi solo del gatto: Russ è in contatto con gente pericolosa, con cui l’americano si troverà a fare i conti contro la sua volontà.
Non c’è dubbio su dove e quando si svolga la storia. Fin dai titoli di apertura, Una scomoda circostanza trascina lo spettatore giù, nei vicoli più sporchi e pericolosi della New York degli anni Novanta: le torri gemelle si stagliano alte all’orizzonte, Giuliani è il sindaco, i vecchi ricordano con nostalgia i tempi di Lou e Andy. Sono gli ambienti da cui gli yuppie si tengono alla larga. Il film insiste spesso sulla sensazione di marginalità e sporcizia, non risparmiando allo spettatore sangue (come in ogni film d’azione che si rispetti), vomito, lettiere per gatti e gabinetti strabordanti in stile Trainspotting. Ma proprio per questo New York appare più vitale che mai, costellata di personaggi assurdi e diversissimi, che si muovono a tempo di una colonna sonora punk che riesce a far emergere dallo schermo la città americana.

L’atmosfera cruda e violenta del film viene ben stemperata dall’umorismo ironico dei suoi protagonisti. Bad Bunny è un capo mafioso che non riesce davvero a fare paura; Regina King una poliziotta indurita dal mestiere che si diverte a prendere in giro le vittime dei crimini; Matt Smith è un punk dall’aspetto truce, che farebbe di tutto per il suo gatto. Per non parlare dei malviventi ebrei interpretati da Liev Schreiber e Vincent D’Onofrio, che tentano goffamente di conciliare la loro natura senza scrupoli e i precetti religiosi. Il cast è molto solido e riesce a donare consistenza e un’aura di simpatia ai suoi personaggi, anche i più brutali. Molti ruoli ricalcano dei tipi fissi, come il poliziotto cinico e la coppia di criminali imbranati, ma hanno una buona caratterizzazione, che riesce a colpire lo spettatore.
Austin Butler è magnetico nel suo ruolo, polarizzando l’attenzione e riuscendo a tenere insieme un film che accelera velocemente il passo fino alla fine. Dopo Elvis e The Bikeriders, l’attore torna a interpretare una storia tutta americana, anche se un po’ convenzionale. Il protagonista è mancata stella del baseball dal cuore d’oro, che chiama la madre tutti i giorni, viene trascinato in eventi crudeli fuori dal suo controllo, che lo costringeranno ad affrontare traumi del passato e a diventare più furbo e spietato dei suoi avversari.
Aronofsky riesce dunque a rappresentare la New York degli anni Novanta in una pellicola che ha il sapore degli anni Novanta. Ciò non è dovuto solo dal setting e dalla colonna sonora. Il film è un omaggio al genere pulp, cruento e sopra le righe, con il suo scontro eterno tra criminali incalliti. Dunque le premesse sono lineari e semplici, la trama è comprensibile e permette al regista di realizzare ciò che promette. Una scomoda circostanza è un buon film d’azione, con colpi di scena, sequenze rapide, inseguimenti irreali, sparatorie, sangue e molta verve. È questa la vera risorsa del film. Aronofsky si allontana dalle profonde analisi psicologiche, ma realizza comunque dei personaggi con una buona caratterizzazione, che riescono a rendere l’azione intrigante anche quando la trama si fa più prevedibile.
Una scomoda circostanza è dunque un crime riuscito, che attira il pubblico con la promessa di sangue e lo conquista con la sua ironia. Nonostante i cliché del genere, Aronofsky realizza un film accattivante, che rappresenta con nostalgia i proverbiali bassifondi newyorkesi.
In sala.

