
Una volta un grande uomo disse: <<Sbagli il 100% dei tiri che non fai>>. E no, non era il campione di hockey Wayne Gretzky; era Michael Scott, manager regionale della Dunder Mifflin e leader indiscusso del cast di The Office. Aveva ragione: se The Paper (trailer), il nuovo spin-off della serie, non fosse mai uscito, sarebbe stata una perdita irreparabile. La nuova comedy di Peacock, realizzata sotto la guida del veterano di Scranton Greg Daniels e Michael Koman, riporta al lavoro la troupe “mockumentaristica” che ha ripreso per dieci anni la vita degli impiegati della sopra citata azienda cartotecnica.
Il loro nuovo documentario racconta la riesumazione del Toledo Truth Teller, giornale caduto in rovina dopo che la sua azienda madre, la Softees, ha deciso di concentrarsi esclusivamente sulla creazione di prodotti cartacei. Sta al nuovo caporedattore Ned Sampson (Domhnall Gleeson) il compito di dover riportare in vita il notiziario, provando a convincere alcuni impiegati della Softees ad offrirsi come improvvisati reporter part-time. Non mancano figure antagoniste: Esmeralda Grand (Sabrina Impacciatore) e Ken Davies (Tim Key) tentano in ogni modo di sabotare il suo operato.
È ovvio dunque che la narrazione assuma un andamento più lineare rispetto al caotico alternarsi di gag e macchiette caratteristico di The Office. Da subito The Paper presenta Ned come un personaggio con cui stabilire un rapporto di allineamento immediato: in quanto destinazione narrativa di tutta la serie, è impossibile non condividere il suo obiettivo di rivitalizzazione del Truth Teller. Come se non bastasse, la sua provenienza da un reparto vendite lontano da Toledo ne fa un protagonista tecnico perfetto, attraverso i cui occhi scoprire la realtà della nuova redazione diventa ancor più avvincente.

È così che il carismatico e un po’ impacciato caporedattore conquista la determinazione dei suoi collaboratori, interpretati da un cast eccellente tra cui spicca la Mare Pritti di Chelsea Frei. Il nuovo motore del quotidiano sta infatti nel gioco di squadra e nella fiducia reciproca, valori ben lontani dallo spirito di diffidenza e macabro scetticismo tipico della serie madre. I personaggi di The Paper (che invidia non fanno a Jim Halpert e compagni) sono dominati da un costante spirito di apprensione, per cui la loro incompetenza come giornalisti dà così il via a spassose gag, ma allo stesso modo rafforza il loro senso di comunità. Va da sé, dunque, che il loro potenziale in quanto a simpatia derivi principalmente dai rapporti che intrattengono gli uni con gli altri, piuttosto che dai loro caratteri individuali come nel caso di un Dwight Schrute.
Ecco allora che The Paper abbandona definitivamente il genere della sitcom di cui già The Office era un esempio borderline. Non solo nella forma, ma anche nella scrittura la nuova serie diventa una comedy contemporanea a tutti gli effetti, focalizzandosi sulla narrazione orizzontale, seppur in maniera sottile ed estremamente character-driven. Tutto l’apparato di situazioni comiche e scoop quotidiani non è altro che il pretesto perché l’impresa di Ned e i legami interni alla redazione, entrambi fattori fortemente inter-episodici, possano proseguire e trovare un certo grado di conclusione.
La vera eredità di The Office, oltre ad una sigla simile a quella storica e i tag esilaranti prima dei titoli di coda, è la messa in scena sotto forma di mockumentary. Essendo la stessa troupe fittizia a riprendere la vita del Truth Teller dieci anni dopo la serie precedente, il suo tipico stile di pseudo-documentario, quanto meno dal punto di vista registico, rimane intatto. Questa volta, però, il team di operatori non si limita a garantire una rottura costante della quarta parete, ma si fa personaggio attivo delle puntate. È molto più frequente infatti che i membri del quotidiano dialoghino apertamente con la camera al di fuori dei confessionali.

Inoltre, a suo modo, anche il punto di vista dello staff ha trovato spazio per esprimersi: dei cartelli extradiegetici sono spesso inseriti nel montaggio, a fare da “voce” per la troupe in risposta alle battute dei personaggi in scena. Addirittura, in rari casi, la presenza dell’operatore di turno si fa ingombrante a tal punto da costringere i protagonisti a citarne il nome. Un ruolo chiave a tal proposito è quello del ritrovato Oscar Martinez (Oscar Nuñez), ex contabile per la Dunder, che più volte e in modo marcatamente sprezzante si rifiuta di comparire in video: è la prima volta che un personaggio dell’universo di The Office fa del rapporto con la troupe un suo tratto caratteriale e si definisce per il disprezzo nei suoi confronti.
Riguarda proprio il genere mockumentary il tratto più interessante dell’estetica di The Paper. Qui e là, durante il corso degli episodi, del finto materiale d’archivio si interpone tra le sequenze puramente narrative per raccontare la storia del vecchio Toledo Truth Teller e il suo antico splendore. È chiaro come questa scelta stilistica voglia rafforzare la satira della nuova opera di Daniels, mandando un messaggio di machiavellica maniera: nulla può la forza del bene comune di fronte alla convenienza degli interessi personali; ogni istituzione che ha perso il suo senso civico, infatti, è destinata a cadere. Proprio in questo modo il giornale della Softees ha dimenticato ogni riconoscimento di critica e pubblico: l’azienda, fin troppo impegnata a costruire il proprio successo capitale, ha lasciato indietro il più fondamentale dei suoi dipartimenti, quello dell’informazione. È originalissima, dunque, l’idea degli showrunner di inserire un documentario nel documentario, aggiungendo quel po’ di spirito critico che forse mancava in The Office.
Il segreto del fascino di Ned non sta dunque nelle sue doti come giornalista e caporedattore, bensì nel suo spiccato senso di appartenenza alla società. In quanto buon cittadino, è suo dovere fare in modo che un’istituzione essenziale per la cultura e l’indipendenza della comunità (non a caso il nome “Truth Teller”) venga restaurata e riportata in auge. Impeccabile, sotto questo punto di vista, è la sua convinzione che tutto possa essere costruito a partire da un foglio di carta; carta che, in questo modo, torna ad essere la materia prima per il concime della civiltà. In The Paper l’informazione si fa informazione e si mette su un nuovo piano di autoriflessività, per mettere nero su bianco quanto sia importante, affinché una società possa prosperare, che i suoi cittadini godano di una garanzia alla verità, per non essere corrotti dalla rete di inganni di chi, traditore, si dimentica del prossimo.

