The King’s Man – Le origini, la recensione: come si diventa dei gentlemen

The King's Man - Le origini recensione film DassCinemag

Dopo i primi due capitoli, Kingsman – Secret Service del 2014 e Kingsman – Il cerchio d’oro del 2017, Matthew Vaughn (Kick-Ass, X-Men – L’inizio) realizza il terzo film di quella che con tutta probabilità non sarà solo una trilogia. Infatti, The King’s Man – Le origini (trailer), in sala dal 5 gennaio 2022, vuole essere sì il racconto della genesi dell’agenzia di intelligence segreta britannica nata dalla penna di Mark Millar e dai disegni di Dave Gibbons che “opera ad un altissimo livello di riservatezza”, ma si tiene aperte varie porte per permettersi di diventare un vero franchise.

Siamo nel 1914, alla vigilia del primo conflitto mondiale. Orlando Oxford (Ralph Fiennes) è un nobile inglese che vuole difendere suo figlio Conrad (Harris Dickinson) dai pericoli del mondo. Ma il giovane ha aspirazioni che vanno ben oltre la prospettiva di una vita agiata nella tenuta del padre.

Con The King’s Man – Le origini Vaughn abbandona quasi del tutto i toni della commedia presenti nei primi due film. Questo perché in una pellicola che ha per sfondo un contesto storico come quello della Grande Guerra, innestare la commedia quando non se ne è sicuri è senza dubbio la cosa migliore da fare. Infatti, i momenti più leggeri della pellicola sono molto brevi e si possono veramente contare sulle dita di una mano, confinati nel tempo di qualche scambio di battute tra personaggi. Quando, invece, la commedia si allarga ad un’intera situazione, si ha come l’impressione che ciò stoni rispetto al contesto generale. Questa sensazione è ciò che porta, purtroppo, lo spettatore non a ridere di quanto visto ma ad interrogarsi sul perché il regista abbia optato per tale soluzione piuttosto che per un’altra.

Nonostante il film goda di un cast davvero ben nutrito – oltre ai già citati Fiennes e Dickinson sono presenti Daniel Brühl (Bastardi senza gloria, Rush, The Falcon and the Winter Soldier), Djimon Hounsou (Il gladiatore, Blood Diamond – Diamanti di sangue), Gemma Arterton (Prince of Persia) e Matthew Goode (Watchmen) – sui personaggi grava un’esagerata mancanza di caratterizzazione. Nel corso della storia succedono troppe cose, troppi eventi uno dopo l’altro si susseguono non permettendo il giusto approfondimento dei personaggi. E questo eccesso di eventi grava inevitabilmente anche sul dosaggio del tempo investito per raccontare in maniera equilibrata la storia. Ci si dimentica spesso di alcuni personaggi che ci sono stati presentati, e quando li rivediamo sullo schermo dobbiamo ricordarci di chi si tratta e dove l’abbiamo già incontrato. L’unico personaggio che riesce ad emergere dall’anonimato è Rasputin (Rhys Ifans), consigliere dello zar Nicola II; eccessivo, visivamente memorabile, a tratti inquietante e protagonista – dopo una delle parti più “particolari” del film – di una delle migliori sequenze d’azione della pellicola.   

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Fortunatamente, a sopperire (o distrarre?) dalla mancanza di caratterizzazione ci pensano le già citate scene d’azione, sempre ben coreografate ed intrattenenti, al limite del verosimile ma non per questo fastidiose da vedere perché sostenute da una messa in scena decisamente spettacolarizzante, che non manca di regalare due o tre momenti veramente ben pensati e realizzati.

The King’s Man – Le origini non è privo neanche di momenti epici, ma il problema (probabilmente il più grave di tutto il film) è che soffrono del peggiore dei mali di cui l’epico in generale può soffrire: non essere emozionante. I momenti di epica, le grandi gesta d’eroismo, non mancano, e come potrebbero considerando il contesto? Il problema sta nel fatto che Vaughn non riesce a portarle a compimento in una maniera corretta, quasi non avesse voglia di girare quelle poche inquadrature in più che avrebbero permesso di giungere ad una chiusa. Una lancia a favore va però spezzata in merito ad un aspetto molto interessante del film che avrebbe potuto essere maggiormente approfondito, ossia la storia (vera o falsa che sia) del termine gentleman e di cosa significa esserlo.

In conclusione, il film si lascia guardare nonostante l’eccessiva lunghezza. Si tratta di un prodotto che permette d’intrattenere nonostante le mancanze. All’inizio è stato detto che si ha la sensazione che il film sia il trampolino di lancio per la possibile realizzazione di un franchise, ecco, ciò che maggiormente ci si auspica è che The King’s Man – Le origini sia solamente un piccolo passo falso e non diventi la norma. Sarebbe un peccato dover aggiungere le avventure dei Gentlemen alla lista di quelle saghe infinite che ormai si guardano quasi per inerzia e che, nonostante la sensazione di fastidio che suscitano, non possiamo fare a meno di guardare ed odiare, odiando, per questo, anche un po’ noi stessi.

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