The Beauty, la recensione della seconda parte della serie su Disney+

The beauty, la recensione

Come dimostrato sin dalla primissima scena, The Beauty (trailer) è l’habitat naturale di Ryan Murphy, l’unione promiscua e caotica di lusso, bellezza, sesso, sangue e grottesco. Le prime puntate della serie raccontano la scoperta da parte dell’FBI di un virus, nato come un farmaco che rende letteralmente perfetti (dal potenziale multi-miliardario), The Beauty, che per qualche controindicazione si scopre essere trasmissibile sessualmente. Dopo un periodo di incubazione di un paio di anni i primi soggetti infettati impazziscono per poi surriscaldarsi fino ad esplodere, attirando l’attenzione globale.

Nella seconda parte della stagione le trame si infittiscono e oltre all’incontrollata diffusione venerea del virus, il lancio ufficiale del prodotto è alle porte: presto milioni di persone potranno pagare per la somministrazione del farmaco, pacchetti base o premium, esperienze extra lusso e booster continui per mantenerne l’efficacia. Per contrastare il miliardario Byron Forst e il suo piano commerciale che potrebbe potenzialmente segnare la fine del genere umano, saranno necessarie alleanze inaspettate e strategie poco ortodosse.

The Beauty non riesce a scampare al paragone con il recente The Substance, ma mentre il film di Coralie Fargeat era concentrato sul particolare, su una storia personale il cui orrore coinvolge solamente al suo apice il mondo esterno, sconvolto brevemente prima di ritornare nella beata indifferenza generale, The Beauty assume proporzioni mondiali. 

I medicinali per il dimagrimento drastico e la chirurgia plastica sono ormai la normalità, prodotti e procedure pubblicizzati  e incoraggiati con nonchalance. Il nostro mondo sarebbe in grado di resistere a The Beauty? Saremmo in grado di resistere alla tentazione di diventare perfetti? Le sofisticate procedure mediche, come in The Substance, sono necessarie anche per somministrare The Beauty, ma la diffusione incontrollata in questo caso è particolarmente facile e immediata, e si sviluppa rapidamente un mercato di prostituzione al fine di contrabbandare il virus.

the beauty, la recensione

È naturale che portando il racconto su una scala globale sia difficile mantenere salde le redini della storia e alla resa dei conti Ryan Murphy, come il suo Byron Forst (Ashton Kutcher), dimostra di aver creato qualcosa di troppo grande per poterlo gestire in modo efficace e di cui, inevitabilmente, perde il controllo. La stagione arriva ad un culmine di caos, di diffusione del virus e di punti interrogativi, c’è ancora tutto in gioco, il futuro stesso dell’umanità sembra essere a rischio, ma è proprio qui che lo spettatore viene lasciato: nell’incertezza. È difficile tirare le fila al termine di una singola stagione, soprattutto di una storia così complessa, ma la brusca conclusione sembra più di un cliffhanger, da la netta sensazione che gli stessi creatori siano stati traditi dalla loro idea, e lasciati nella totale impossibilità di trovare risposte.   

In conclusione, però, la prima stagione di The Beauty è un’escalation incontrollabile, la riflessione necessaria su un mondo di per sé virulento, in cui la medicina e la tecnologia evolvono in maniera impressionante, dando all’umanità sempre nuovi strumenti con cui autodistruggersi. È una storia di caos e conseguenze irreversibili, frammentata per seguire le strade tortuose e intersecate di personaggi imperfetti e moralmente flessibili, che dedica uno sguardo compassionevole alle scelte umane, al modo in cui il solo esistere in questo mondo fa di noi esseri corrotti. Corrotti dalle corporazioni e dai media, che creano standard di bellezza e di successo volti ad ingabbiare la società e a guadagnare sulle sue insicurezze.

La meritata fama di Ryan Murphy, porta come al solito idee brillanti e messe in scena di elegante, ironica e dissacrante potenza. Nonostante un finale traballante, le numerose domande senza risposta e le piccole cadute di stile, The Beauty è un esperimento interessante, soprattutto grazie ad un cast corale d’eccezione e all’attenzione per le più oscure e sfaccettate motivazioni dei personaggi. Un esperimento che ha in sé ancora tanto potenziale.

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