The Beauty, la recensione della prima parte della serie su Disney+

The beauty Recensione

«La nostra scienza è un antidoto ai limiti dell’essere umano». Ryan Murphy è sempre una garanzia. L’ideatore, regista e sceneggiatore di serie iconiche come American Horror Story e Scream Queens, arriva con un nuovo prodotto thriller, incentrato sull’ossessione per la perfezione estetica.

The Beauty (trailer) possiede una sceneggiatura decisamente accattivante: un virus a trasmissione sessuale è in grado di trasformare chi lo contrae in una versione idealizzata di sé, ma con conseguenze letali. Iniziare una storia in medias res si rivela sempre una scelta perfetta per scuotere la mente del pubblico, ancor prima di permettergli di comprendere il motivo del caos messo in atto, difatti nella scena d’apertura Ruby Rossdale, interpretata dalla supermodella Bella Hadid, è in fuga dalla passerella di Parigi per alcune strane reazioni fisiche insorte. Murphy realizza un lavoro registico estremamente dinamico e ritmato, utilizzando una delle tecniche migliori in termini di disorientamento visivo, il dolly zoom: anche chiamata effetto Vertigo, la tecnica è stata ideata dal direttore della fotografia Robert Burks per il film La donna che visse due volte (Vertigo) di Alfred Hitchcock, da cui prende il nome e più precisamente, consiste nel realizzare uno spostamento di macchina in avanti oppure indietro mentre lo zoom viene svolto e mantenuto nella direzione opposta, portando così lo sfondo a comprimersi o ad espandersi. Nel caso di The Beauty, la tecnica viene applicata nel momento in cui Ruby, nel pieno delle conseguenze letali indotte dal virus, guarda il mondo circostante con crescente confusione e alienazione, portando così lo spettatore a vivere un’esperienza sensoriale completa, un senso di distorsione della realtà che sembra collegarsi proprio con l’instabilità della bellezza donata ai personaggi della serie.

Sulla base degli avvenimenti accaduti, gli agenti dell’FBI Cooper Madsen (Evan Peters) e Jordan Bennett (Rebecca Hall) si ritrovano a indagare su ciò che accomuna le vittime delle ultime settimane. Una delle linee narrative principali, appartenente ai primi tre episodi, riguarda Jeremy (Jeremy Pope), un ragazzo insicuro che decide di immergersi in un mondo di chat online per ricevere attenzione e di conseguenza, accettazione: Jeremy tende a soffrire molto le pressioni della società contemporanea e per questo, egli decide di incontrare un medico, una figura sicuramente dannosa per il modo in cui si pone verso di lui, difatti il dottore inizia a parlare del corpo del paziente come se fosse una sorta di oggetto da sistemare. Gli autori non pongono lo spettatore davanti ad un’ordinaria trasformazione fisica, anzi, decidono di immergerlo in un puro ed intenso body horror: la perfezione che Jeremy tanto desiderava coincide con l’infezione diffusa, la quale porta il ragazzo in un temporaneo stato di felicità ed apprezzamento per se stesso, non conoscendo, però, il seguito che ne deriverà; tra personaggi principali e secondari, in tanti sperimentano un processo biologico in cui ossa e muscoli si riorganizzano in maniera violenta e innaturale, donando loro una bellezza tanto bramata quanto letale.

The Beauty, Recensione

Il grande coinvolgimento che ne deriva è frutto di una regia intraprendente, caratterizzata da un alternarsi frenetico di campi larghi, mezze figure e primi piani: il risultato coincide con un effetto visivo quasi invadente, elemento molto importante per annullare la distanza emotiva tra spettatore e situazione narrata. Il pericoloso paradosso viene ben narrato in una sequenza tanto ironica quanto esplicativa: in uno degli episodi, infatti, la sceneggiatura sincronizza magistralmente due personaggi presenti in due luoghi completamente diversi, l’uno al telefono con l’altro, intrecciando un omicidio da un lato e l’apice del piacere sessuale raggiunto dall’altro. Un punto che mira a dimostrare come la soluzione medica proposta sia diventata sia oggetto di piacere che veicolo di distruzione.The Beauty è proprio questo. È una promessa destinata a diventare una condanna.

Nel corso degli episodi, la sceneggiatura raggiunge livelli adrenalinici notevoli: il modo in cui uno dei personaggi, già contagiato, si trasforma nel nuovo sé risulta brutale e visivamente impattante e proprio nel corso di questa sequenza, l’autore rivela un laboratorio segreto dove corpi e volti sono tenuti in vasche verticali, sottolineando così quanto la scienza sia ossessionata dal concetto di bellezza. Il quinto episodio rappresenta un punto chiave: un salto temporale netto spiega l’origine della storia, mostrando la riunione di un gruppo di miliardari a cui viene comunicato l’arrivo del progetto incentrato sulla Beauty, un elemento che riporta alla bellezza giovanile. Sono proprio loro a rivelarsi le principali cavie: un momento di puro caos viene messo in scena attraverso una fotografia ben ritmata, costituita da un gioco di luci, colori ed ombre che mirano a persuadere chi guarda. Il flashback prosegue nell’episodio successivo, procedendo con la spiegazione della genesi. Come afferma il creatore del virus, dopo aver approfondito le conseguenze pericolose e inaspettate che ne derivano, non esistono grandi risultati privi di rischi, privi di costi. La serie, oltre a condannare la ricerca ossessiva della bellezza, porta con sé anche un altro messaggio: ogni ambizione, prima di concretizzarsi, conduce l’individuo ad aver paura del rischio che sta correndo, spronandolo a domandarsi se valga davvero la pena proseguire o meno. In questo caso, sarebbe stato meglio dedicarsi ad altro piuttosto che alla creazione di un virus tanto intrigante quanto nocivo. Il sesto episodio è l’unico, fino ad ora, che non risulta particolarmente necessario: sul piano narrativo, a differenza degli altri episodi dove accadono sempre diversi eventi emblematici, vi è una nuova trasformazione soltanto verso la fine, sempre ben realizzata, ma peccato per la sceneggiatura dei trenta minuti precedenti che non risulta all’altezza del prodotto presentato fino ad ora.

I prossimi episodi sono sempre più attesi. The Beauty diventa un necessario discorso morale, profondamente contemporaneo. I personaggi non vengono giudicati, ma non vengono assolti, vengono osservati e analizzati mentre cedono a determinati ideali. I tragici eventi mirano ad essere una metafora tanto estrema quanto lucida di una società che eleva l’aspetto fisico come valore assoluto di un individuo, portando quest’ultimo a credere che la sua intera esistenza si basi su quanto sia desiderabile.

The Beauty è tormento. È puro desiderio di un cambiamento che nasce soltanto in nome dell’approvazione altrui, per questo si rivela un’ossessione destinata a consumare chi la insegue.

Su Disney+

Ti potrebbero piacere anche

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Ho letto la privacy policy e acconsento al trattamento dei miei dati personali ai sensi del Regolamento Europeo 2016/679 (GDPR) e del D.Lgs. n. 196 del 2003 cosi come novellato dal D.Lgs. n. 101/2018.