
A distanza di generazioni, l’entusiasmo per i Beatles si ostina a rimanere acceso. E non coinvolge solo i musicisti, ma cattura l’immaginazione dei registi più diversi: dal lavoro d’archivio di Peter Jackson per Get back (2021); al Beatles ‘64 (2024) prodotto da Scorsese; al mastodontico progetto di Sam Mendes per i quattro biopic dei Fab Four in uscita nel 2028. I Beatles non smettono di affascinare, e video inediti continuano ad emergere, contribuendo ad alimentare la loro leggenda. Così, per il suo trentesimo anniversario, la docuserie The Beatles Anthology (trailer) torna all’attenzione del pubblico su Disney+, in versione restaurata e con un nuovo episodio.
The Beatles Anthology è un progetto di miniserie-documentario del 1995, in otto puntate, in cui la band racconta se stessa a oltre vent’anni dallo scioglimento. È un’antologia di filmati, musica e interviste, che svuota i cassetti e raccoglie materiali eterogenei, non esclude nessuno. Neanche John Lennon, deceduto nel 1980, si sottrae alla telecamera e si racconta tramite interviste di repertorio alternate a quelle filmate ad hoc da Paul, George e Ringo. I tre cinquantenni tornano insieme per sviscerare i ricordi di una carriera, e dell’epoca che ha segnato. Dal flusso dei ricordi riemergono dunque giganti come Elvis e Bob Dylan, il primo ad aver offerto uno spinello ai giovani ragazzi. Allo stesso modo, ritornano l’incontro con la regina Elisabetta e l’esibizione allo Shea Stadium di New York, quando la band sbarcò in America.
Se gli otto episodi degli anni Novanta rendono omaggio alla band, a distanza di trent’anni la serie celebra se stessa con il nuovo, nono episodio. Questo accoglie una riflessione sulla produzione della stessa Anthology, dal lungo processo di raccolta e selezione dei materiali, alla realizzazione delle interviste. Si pone dunque in continuità con le puntate originarie, adottando lo stesso stile di montaggio e proponendo frammenti inediti delle interviste degli anni Novanta. Soprattutto, permane l’estetica da videoclip, quasi da reel, che assembla frammenti di filmati diversi sulle note dei brani più e meno noti della band. Rimangono i dialoghi fra i musicisti e gli addetti ai lavori, e i voiceover tipici del documentario. Allo stesso modo, il tono è decisamente celebrativo, quasi encomiastico. Eppure, il nono episodio ha un sapore diverso: è un’aggiunta del nuovo millennio, ma nei filmati McCartney e Starr hanno ancora cinquant’anni, Harrison è ancora vivo.

Il mito della band appare immortale, sembra esistere da sempre ed essere destinato a proseguire negli anni. È questa la sensazione che trasmette il nuovo episodio, soprattutto all’ascolto di Free as a bird, Real love e Now and then. La band aveva intenzione di incidere i tre brani durante i lavori per Anthology, come singoli da pubblicare assieme al documentario sotto il nome dei Beatles. Dunque i Fab Four si erano riuniti, i tre superstiti ad incorniciare la voce di John Lennon, proveniente da vecchie registrazioni di questi brani. Negli anni Novanta, solo le prime due erano state rese note al pubblico e incluse in Anthology, mentre Now and then non era stata conclusa a causa della cattiva qualità della registrazione. Dopo numerosi interventi tecnici, la canzone è stata invece pubblicata nel 2023, facendo conquistare alla band l’undicesimo Grammy. Nell’ultimo episodio del documentario, non potevano dunque mancare filmati, registrazioni e interviste sulle primissime prove del pezzo. La vertigine è inevitabile, a causa di un brano che è estremamente vicino, eppure decisamente lontano nel tempo.
Anthology è dunque un monumento ai Beatles, narratori d’eccezione della loro stessa storia. Nonostante il tono a tratti eccessivamente elogiativo, il documentario non annoia mai, ma trasmette allo spettatore l’entusiasmo contagioso della band. La serie sembra concludere la cronologia dei Beatles, riordinando l’enorme quantità di musica, immagini e video che documentano il passato e inventano un futuro per la band. Perché, come afferma Paul McCartney nell’episodio nove, «We’ve put together our story. I don’t know whether that means it’s an end».

