
The Apartment è un film ancora oggi vivo, che continua a parlare allo spettatore contemporaneo, nonostante siano passati più di sessant’anni dalla sua uscita. Scritto da Billy Wilder insieme al collaboratore I.A.L. Diamond, il film rappresenta uno degli esempi più sofisticati di equilibrio tra ironia e amarezza. Il 17 aprile 1961, The Apartment conquistò cinque Premi Oscar, tra cui quello per il miglior film: un traguardo rarissimo per una commedia, che lo rende un caso quasi unico nella storia del cinema.
Con The Apartment, Wilder restituisce un ritratto della società americana, di fatto raccontando la everyday life di un uomo qualunque. Narrando la semplice quotidianità, riesce a unire il genere della commedia ad una critica rivolta verso il sistema capitalista. Già Sunset Boulevard, nel 1950, metteva in scena un quadro spietato dello star-system hollywoodiano, smascherando di fatto le illusioni che tenevano in piedi l’industria.
In The Apartment il tono leggero diventa uno strumento per rendere ancora più incisivo ciò che il film mette in scena. La comicità rende tutto più familiare, quasi innocuo, e proprio per questo, alla fine della visione, ciò che resta non è solo il ricordo delle battute, ma una sensazione quasi scomoda. Dietro ogni gag si nasconde una riflessione sulla solitudine, sull’alienazione e sul prezzo umano del successo. Quanto siamo lontani, oggi, da questa rappresentazione?
C.C. Baxter (Jack Lemmon), il protagonista, è un impiegato di una grande compagnia assicurativa. È l’uomo medio, anonimo, integrato perfettamente in un sistema che lo sovrasta. Per cercare di scalare le gerarchie aziendali, Baxter mette a disposizione il proprio appartamento ai superiori, che lo sfruttano per le loro fughe extraconiugali.
Fin dall’inizio del film, la voce narrante di Baxter introduce lo spettatore in quell’universo lavorativo alienante. L’ufficio stesso è rappresentato come uno spazio sconfinato, reso visivamente attraverso l’uso della prospettiva forzata. Wilder crea l’illusione di una profondità infinita, in cui l’individuo è inghiottito dallo spazio lavorativo stesso, quindi da un sistema che ne annulla l’identità. Ogni individuo è uguale all’altro: il sistema è fatto per produrre soggetti funzionali, non liberi.

Il comportamento dei dirigenti di Baxter, nel tradire sistematicamente le loro mogli, non è per niente un’eccezione, ma la norma. Tutte le relazioni non sono autentiche, ma fondate su un meccanismo di sfruttamento. Il tradimento diventa una prassi istituzionalizzata di un sistema che mercifica ogni cosa, inclusi i rapporti umani. Il capitalismo viene rappresentato come una macchina fredda e spietata, incapace di contemplare affetti o empatia.
La protagonista femminile, Fran Kubelik (interpretata dalla magistrale Shirley MacLaine), ascensorista e figura profondamente malinconica, è decisamente il personaggio più tragico del film. Si trova intrappolata in una relazione con un uomo sposato, incarnando la vittima perfetta di un sistema al tempo stesso capitalista e patriarcale. Sembra rassegnata al comportamento dei suoi superiori che ormai nemmeno si tolgono il cappello quando entrano in ascensore, ma decide alla fine del film di lasciare Sheldrake (Fred MacMurray) per correre da Baxter. Wilder costruisce un personaggio femminile complesso, lontano dagli stereotipi della commedia romantica tradizionale.
Per quasi tutta la durata del film, Baxter accetta le regole del gioco, ma si trova presto a confrontarsi con il vuoto etico del sistema di cui ha preso parte. Il punto di svolta arriva quando il protagonista prende coscienza di questa condizione, emancipandosi e rinunciando alla carriera. Un atto minimo ma profondamente sovversivo, perché rompe il meccanismo su cui si fonda l’intero sistema. È proprio questo che, secondo B. Spector, rende The Apartment un film sorprendentemente nuovo, un film rivoluzionario rispetto a quelli del decennio precedente, che invece esaltano il sogno americano.
Il finale del film rispecchia la modernità dello sguardo di Wilder. Non si tratta infatti di una chiusura consolatoria tipica della commedia romantica classica. The Apartment si conclude con la battuta diventata iconica «Shut up and deal», pronunciata da Fran in risposta alla dichiarazione d’amore di Baxter. Non c’è una vera risoluzione, non c’è una promessa esplicita di felicità futura. C’è, piuttosto, un momento sospeso, in cui i due protagonisti sembrano finalmente riconoscersi come individui, al di là dei ruoli imposti dalla società.
Bibliografia e Sitografia
Crowe C., Conversations with Wilder, Faber & Faber, 2000.
Robertson Wojcik P., The Apartment Plot Urban Living in American Film and Popular Culture, 1945 to 1975, Duke University Press, 2010.
Spector B., A crack the Cold War consensus: Billy Wilder’s The Apartment, in Management & Organizational History, 2 gennaio 2013.
Franca De Angelis, Andrea Minuz, The Apartment. Regia di Billy Wilder. Analisi della sceneggiatura di Billy Wilder e I.A.L. Diamond, Audino, 2022.

