<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?><rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	>

<channel>
	<title>Powidoki-Immagini Residue Archivi &#8226; DassCinemag</title>
	<atom:link href="https://www.dasscinemag.com/tag/powidoki-immagini-residue/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>https://www.dasscinemag.com/tag/powidoki-immagini-residue/</link>
	<description>Università degli studi di Roma Sapienza</description>
	<lastBuildDate>Sun, 23 Oct 2016 13:03:02 +0000</lastBuildDate>
	<language>it-IT</language>
	<sy:updatePeriod>
	hourly	</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>
	1	</sy:updateFrequency>
	<generator>https://wordpress.org/?v=7.1.3</generator>

<image>
	<url>https://www.dasscinemag.com/dass2021/wp-content/uploads/2021/05/cropped-dcm_logo_png-1-32x32.png</url>
	<title>Powidoki-Immagini Residue Archivi &#8226; DassCinemag</title>
	<link>https://www.dasscinemag.com/tag/powidoki-immagini-residue/</link>
	<width>32</width>
	<height>32</height>
</image> 
	<item>
		<title>ROMAFF11 &#8211; IMMAGINI RESIDUE: FRAMMENTI DI ANDRZEJ WAJDA</title>
		<link>https://www.dasscinemag.com/roma11-powidoki-immagini-residue-recensione/</link>
					<comments>https://www.dasscinemag.com/roma11-powidoki-immagini-residue-recensione/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 18 Oct 2016 09:30:41 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Festival]]></category>
		<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[Andrzej Wajda]]></category>
		<category><![CDATA[dasscinema]]></category>
		<category><![CDATA[dasscinema consiglia]]></category>
		<category><![CDATA[Festa del Cinema di Roma 2016]]></category>
		<category><![CDATA[Festa di Roma 2016]]></category>
		<category><![CDATA[Powidoki-Immagini Residue]]></category>
		<category><![CDATA[recensione studenti]]></category>
		<category><![CDATA[Roma11]]></category>
		<category><![CDATA[RomaFF11]]></category>
		<guid isPermaLink="false">http://www.dasscinemag.com/?p=3085</guid>

					<description><![CDATA[<p>Arte, potere, libertà di espressione, negazione, assenza. Ma anche voglia, dopo aver perso tutto, di continuare a combattere con la forza delle idee, che</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.dasscinemag.com/roma11-powidoki-immagini-residue-recensione/">ROMAFF11 &#8211; IMMAGINI RESIDUE: FRAMMENTI DI ANDRZEJ WAJDA</a> proviene da <a href="https://www.dasscinemag.com">DassCinemag</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Arte, potere, libertà di espressione, negazione, assenza. Ma anche voglia, dopo aver perso tutto, di continuare a combattere con la forza delle idee, che può però comportare grandi rinunce. Tutto questo è <strong><em>Powidoki – Immagini Residue</em></strong> di <strong>Andrzej Wajda</strong> (1926-2016), film in concorso alla <strong><em>Festa del Cinema di Roma</em></strong> nella <strong><em>Selezione Ufficiale</em></strong>.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://https://www.dasscinemag.com/dass2021/wp-content/uploads/2016/10/powidoki-immagini-residue-2.jpg"><img fetchpriority="high" decoding="async" class="aligncenter  wp-image-3086" src="http://https://www.dasscinemag.com/dass2021/wp-content/uploads/2016/10/powidoki-immagini-residue-2.jpg" alt="powidoki-immagini-residue-2" width="689" height="397" srcset="https://www.dasscinemag.com/dass2021/wp-content/uploads/2016/10/powidoki-immagini-residue-2.jpg 2048w, https://www.dasscinemag.com/dass2021/wp-content/uploads/2016/10/powidoki-immagini-residue-2-300x173.jpg 300w, https://www.dasscinemag.com/dass2021/wp-content/uploads/2016/10/powidoki-immagini-residue-2-1024x589.jpg 1024w" sizes="(max-width: 689px) 100vw, 689px" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">Il regista ha scelto di raccontare quattro anni molto difficili e controversi della vita della Polonia, dal 1949 al 1952, un periodo molto problematico durante il quale la sovietizzazione del paese fu più radicale e il realismo socialista divenne l’unica possibilità espressiva a cui potevano attingere gli artisti. E la presenza incombente ed oppressiva del regime socialista Wajda la evidenzia sin dai primi minuti, quando il protagonista <strong>Wladyslaw Strzemiński</strong>, artista, intento a cominciare a dipingere una tela bianca nella sua casa, vede “un velo di luce” rossa tingere tutto: un manifesto socialista è stato srotolato davanti alla sua finestra. Come non vedere in queste immagini una metafora dell’intrusione soffocante del socialismo nella vita di tutti i giorni e nell’arte?</p>
<p style="text-align: justify;">Il colore rosso ritorna diverse volte all’interno del film ed ha anche diversi significati. Non è un caso, ad esempio, che il cappotto della bambina, figlia di Strzemiński, sia rosso (e la mente subito va a <em>Schindler’s List </em>di Spielberg), ma il rosso è anche il colore della cravatta datale dalla scuola per la parata; il colore della politica, quindi. E politica significa coinvolgimento, passione. E passione vuol dire sentimento. L’amore è un aspetto presente sotto varie forme nel film. Amore per l’arte, amore per le proprie idee, amore paterno, amore passionale. L’amore e l’Arte dialogano a due voci pronte a confondersi in più d’un momento: lo si può percepire prima tra Strzemiński e sua moglie (scultrice), rievocati a parole in un turbinio di passione e riforma rivoluzionaria post – modernista, poi tra il pittore e la sua giovane allieva; quest’ultimo, pur restando un sentimento a livello platonico, si concretizza nell’oggetto dello sguardo dei due innamorati. Entrambi fissano l’Arte: lui la considera la sua amante, mentre lei si innamora del suo maestro – pittore innescando le immortali dinamiche freudiane del <em>transfert.</em></p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://https://www.dasscinemag.com/dass2021/wp-content/uploads/2016/10/powidoki-immagini-residue-3.jpg"><img decoding="async" class="aligncenter  wp-image-3087" src="http://https://www.dasscinemag.com/dass2021/wp-content/uploads/2016/10/powidoki-immagini-residue-3.jpg" alt="powidoki-immagini-residue-3" width="687" height="386" srcset="https://www.dasscinemag.com/dass2021/wp-content/uploads/2016/10/powidoki-immagini-residue-3.jpg 637w, https://www.dasscinemag.com/dass2021/wp-content/uploads/2016/10/powidoki-immagini-residue-3-300x168.jpg 300w" sizes="(max-width: 687px) 100vw, 687px" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">Un altro aspetto largamente affrontato e denunciato dal film è il potere. Potere come totalitarismo che nega la libertà di espressione e usa l’arte come mezzo per esprimere e divulgare le proprie idee politiche. Non è un caso quindi che il concetto di negazione sia accompagnato dal concetto di morte. O meglio, la morte nel film viene rappresentata come negazione, assenza del corpo, riportando quindi ad una interpretazione di base e letterale del concetto stesso. I morti non si vedono all’interno del film; ciò che denuncia la loro presenza è la loro assenza. Negazione di libera espressione quindi, ma anche mancanza di libertà stessa, con la conseguente assenza di idee e arte e, quindi, di vita. L’unica cosa che potrebbe aiutare l’uomo a riprendersi la propria libertà è l’Arte, ormai però assoggettata al potere. Chi non rispetta tale obbligo viene cancellato: interrotte le lezioni di storia dell’arte, espulso dall’Accademia e dall’Unione degli Artisti, a Strzemiński viene via via negata una vita, viene gradualmente cancellato in una crudele <em>damnatio memoriae </em>simile ad un incubo kafkiano. La sua vita gli viene sottratta, così come la sua minestra di patate (che si può, plausibilmente, interpretare come un rimando a <em>I mangiatori di patate</em> di Van Gogh, incarnazione delle difficoltà affrontate della gente comune ed oggetto di una lezione accademica di Strzemiński). <em>L’Essere è e non può non Essere; il Non Essere non è e non può Essere</em>: assiomi filosofici che costituiscono l’ossatura di <strong><em>Powidoki – Immagini Residue: </em></strong>tutte assenze che testimoniano, solo suggerendola, l’esistenza di qualcosa che è stato e che gridano la presenza di un forte potere oppressivo.</p>
<p><em>Clara Giannini e Ludovica Ottaviani</em></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.dasscinemag.com/roma11-powidoki-immagini-residue-recensione/">ROMAFF11 &#8211; IMMAGINI RESIDUE: FRAMMENTI DI ANDRZEJ WAJDA</a> proviene da <a href="https://www.dasscinemag.com">DassCinemag</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.dasscinemag.com/roma11-powidoki-immagini-residue-recensione/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
		<post-id xmlns="com-wordpress:feed-additions:1">3085</post-id>	</item>
	</channel>
</rss>
