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	<title>Daniele Luchetti Archivi &bull; DassCinemag</title>
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	<description>Università degli studi di Roma Sapienza</description>
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	<title>Daniele Luchetti Archivi &bull; DassCinemag</title>
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		<title>L&#8217;amica geniale: epifania della smarginatura</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Sara Narcisi]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 23 Sep 2026 08:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Approfondimenti]]></category>
		<category><![CDATA[Alba Rohrwacher]]></category>
		<category><![CDATA[Alice Rohrwacher]]></category>
		<category><![CDATA[Daniele Luchetti]]></category>
		<category><![CDATA[elena ferrante]]></category>
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		<category><![CDATA[Laura Bispuri]]></category>
		<category><![CDATA[Margherita Mazzucco]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L'amica geniale, l'approfondimento sulla smarginatura nella serie di Elena Ferrante in occasione dell'arrivo su Netflix e Disney+.</p>
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<figure class="wp-block-image alignwide size-large"><a href="https://www.dasscinemag.com/dass2021/wp-content/uploads/2026/09/Lamica-geniale.jpg"><img decoding="async" width="1024" height="576" src="https://www.dasscinemag.com/dass2021/wp-content/uploads/2026/09/Lamica-geniale-1024x576.jpg" alt="L'amica geniale, l'approfondimento sulla serie di Elena Ferrante." class="wp-image-43324" srcset="https://www.dasscinemag.com/dass2021/wp-content/uploads/2026/09/Lamica-geniale-1024x576.jpg 1024w, https://www.dasscinemag.com/dass2021/wp-content/uploads/2026/09/Lamica-geniale-300x169.jpg 300w, https://www.dasscinemag.com/dass2021/wp-content/uploads/2026/09/Lamica-geniale-768x432.jpg 768w, https://www.dasscinemag.com/dass2021/wp-content/uploads/2026/09/Lamica-geniale.jpg 1280w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></a></figure>



<p>Il 4 aprile 2016 Elena Ferrante rivela a Nicola Lagioia di essere «attratta dalle immagini di crisi, dai sigilli che si spezzano» e ammette che «forse le smarginature vengono di lì» e che «lo smarginarsi delle forme è un affacciarsi sul tremendo».</p>



<p>Ne <em><strong>L’amica geniale</strong></em> (<span style="text-decoration: underline"><a href="https://www.youtube.com/watch?v=Ug-keps5tyc" target="_blank" rel="noreferrer noopener">trailer</a></span>), tetralogia di <strong>Elena Ferrante</strong> trasposta in serie televisiva dal 2018 al 2024, <strong>la smarginatura</strong>, termine adoperato in tipografia con il significato di «tagliare i margini delle pagine, uscire dai margini fissi», assume una connotazione letteraria: <strong>è la rottura dei contorni che definiscono la realtà, è il «sentimento del mondo» dentro cui vive Lila</strong>. È, infatti, un’esperienza che investe il personaggio di Lila ben tre volte, in tre momenti diversi della vita, e che è sempre raccontata dalla voce narrante dell’amica Elena. Come cambia la rappresentazione della smarginatura all’interno de <em>L’amica geniale</em> nel passaggio transmediale dal romanzo alla serie televisiva?</p>



<p>Il primo episodio di smarginatura investe Lila (<strong>Gaia Girace</strong>) all’età di quattordici anni e funge da apertura verso un nuovo capitolo di vita, quello dell’adolescenza, che corrisponde al terzo dei tre capitoli costitutivi del primo romanzo de <em>L’amica geniale</em>: <em>Adolescenza – Storia delle scarpe.</em> Come il terzo e diversamente dal secondo, esso ha una data precisa: «Il 31 dicembre del 1958 Lila ebbe il suo primo episodio di smarginatura. Il termine non è mio, lo ha sempre utilizzato lei forzando il significato comune della parola. Diceva che in quelle occasioni si dissolvevano all’improvviso i margini delle persone e delle cose».</p>



<p>Le parole di Elena (<strong>Margherita Mazzucco</strong>) si rivelano sin dall’inizio imprecise, poiché il 31 dicembre 1958 non si verifica il primissimo episodio di smarginatura di Lila, ma il primo vissuto in modo più intenso, dopo averlo già sperimentato in forme più lievi durante l’infanzia, e poiché, anche se è Lila a dare un nome all’esperienza, Elena non ne è del tutto estranea: sei anni prima di Lila, infatti, Elena ha vissuto la sua prima esperienza di smarginatura, percepita come una «disfunzione tattile», durante la ricerca infruttuosa delle bambole nello scantinato di Don Achille insieme all’amica, come evidenzia Tiziana De Rogatis. Se Elena non racconterà mai a Lila di aver vissuto una simile esperienza, Lila, invece, rivelerà a Elena i fatti del dicembre 1958 soltanto ventidue anni dopo, il 23 novembre 1980, e sarà a partire da quell’unica confessione di Lila che Elena racconterà i diversi episodi di smarginatura dell’amica, riportando le sue parole e modificandole talvolta con le proprie.</p>



<p>Nel primo romanzo l’episodio di smarginatura risalente al 1958 viene raccontato da Elena due volte in due capitoli diversi. Nel primo caso la descrizione di Elena si concentra sui sintomi di Lila; tutti sono all’aperto, sulla terrazza di una palazzina del rione e, mentre Lila ed Elena guardano i ragazzi accendere le micce dei fuochi d’artificio, all’improvviso Lila si smargina: è travolta dal sudore, dalla nausea e dalla tachicardia, prova orrore per le urla e per i movimenti degli altri e soprattutto è investita da un ribrezzo inedito per il corpo del fratello Rino, «la persona che pure le era più familiare, la persona che amava di più», e che tuttavia percepisce come «una forma animale tozza, tarchiata, la più urlante, la più feroce, la più avida, la più meschina». </p>



<p>Più avanti nel romanzo Elena racconta per la seconda volta la sera di Capodanno del 1958 e la smarginatura di Lila introducendo una metafora, che si dipana non più attraverso lo sguardo di Elena ma attraverso il discorso diretto di Lila: «Fu – mi disse – come se in una notte di luna piena sul mare, una massa nerissima di temporale avanzasse per il cielo, ingoiasse ogni chiarore, logorasse la circonferenza del cerchio lunare e sformasse il disco lucente riducendolo alla sua vera natura grezza di materia insensata».</p>



<figure class="wp-block-image alignwide size-large"><a href="https://www.dasscinemag.com/dass2021/wp-content/uploads/2026/09/Lamica-geniale-smarginatura-1.jpeg"><img decoding="async" loading="lazy" width="1024" height="576" src="https://www.dasscinemag.com/dass2021/wp-content/uploads/2026/09/Lamica-geniale-smarginatura-1-1024x576.jpeg" alt="L'amica geniale, l'approfondimento sulla serie di Elena Ferrante." class="wp-image-43326" srcset="https://www.dasscinemag.com/dass2021/wp-content/uploads/2026/09/Lamica-geniale-smarginatura-1-1024x576.jpeg 1024w, https://www.dasscinemag.com/dass2021/wp-content/uploads/2026/09/Lamica-geniale-smarginatura-1-300x169.jpeg 300w, https://www.dasscinemag.com/dass2021/wp-content/uploads/2026/09/Lamica-geniale-smarginatura-1-768x432.jpeg 768w, https://www.dasscinemag.com/dass2021/wp-content/uploads/2026/09/Lamica-geniale-smarginatura-1.jpeg 1280w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></a></figure>



<p>Nella serie televisiva il primo episodio di smarginatura di Lila è collocato perfettamente a metà della prima stagione, alla fine del quarto episodio, intitolato proprio <em>La smarginatura</em>. La situazione è la medesima del romanzo, ma <strong>la smarginatura di Lila è annunciata dal cambio di musica</strong>: da <em>Whispers</em> di Max Richter – brano strumentale che accompagna i momenti che precedono la smarginatura e che con il suo ritmo vivace, scandito dalle quartine di crome suonate da violini, violoncelli e contrabbassi, bene si accompagna al clima festoso – si passa a <em>In the dark</em> di Max Richter – brano apparentemente senza strumenti, costituito da suoni sordi e lugubri, perfetta trasposizione musicale del terrore di Lila. </p>



<p>Quando comincia la lotta con i fuochi d’artificio tra i Carracci e i Solara, tutti gli invitati rientrano in casa; restano solo le urla dei ragazzi, il fumo dei fuochi d’artificio che si pone davanti alla macchina da presa come un velo, la voce di Lila che, a differenza del romanzo, dice a Elena, ma guardando fisso davanti a sé: «Non lo vedi Rino, guardalo là, guardalo». </p>



<p><strong>La macchina da presa è nello sguardo di Lila o in quello di Elena che la guarda e la racconta, attraverso la voce fuori campo di Alba Rohrwacher, narratrice della serie? </strong>In questo caso, la macchina da presa è esterna a entrambe, profondamente mossa, e rappresenta contemporaneamente la perdita di contorni di Rino e la smarginatura di Lila attraverso numerose riprese in doppia esposizione, sovrapponendo cioè i movimenti bruschi di Rino – spesso ripreso dal basso – al volto di Lila velato di lacrime in primo piano. Dunque, non vediamo ciò che Lila vede quando suo fratello si smargina, ma vediamo suo fratello smarginarsi insieme a lei. </p>



<p>Non è un caso che la prima smarginatura di Lila investa proprio suo fratello Rino, poiché, come ha segnalato De Rogatis, «il primo motore della smarginatura è la lotta fra i sessi». Infatti, la smarginatura investe solo figure maschili: Rino, Gennaro (il figlio di Lila), Marcello – nel terzo episodio di smarginatura, durante il terremoto, infatti, è Marcello al volante che si smargina insieme alla propria auto ed è allora che Lila usa per la prima volta il verbo «smarginare» – e Stefano (il marito di Lila). È Fusillo a evidenziare quest’ultimo aspetto, il fatto cioè che la smarginatura ritorni in momenti caratterizzati da «una visionarietà magica e orrida, ma molto corporea, ad esempio a proposito del marito». È doveroso notare che sia nel romanzo sia nella serie televisiva viene sottolineata più volte la sensazione di disgusto provata da Lila mentre guarda il fratello Rino, e se è De Rogatis a definire la smarginatura «un’esperienza di scomposizione della realtà affine alla frantumaglia», è Milkova, invece, a individuare il legame tra disgusto e frantumaglia.</p>



<p>Il secondo episodio di smarginatura di Lila – che nella tetralogia è narrato nel terzo romanzo, costituito da un solo, lungo capitolo intitolato <em>Tempo di mezzo,</em> e nella serie televisiva è raccontato nel secondo episodio della terza stagione, episodio dal titolo <em>La febbre </em>– si verifica a molti anni di distanza dal primo, quando Lila lavora nella fabbrica di Soccavo, sopportando dure condizioni lavorative che la sottopongono a un affaticamento tale da causarle un malessere fisico che lei teme possa nascondere gravi scompensi cardiaci. </p>



<p>Se nel primo episodio il passaggio transmediale non modifica la narrazione in sé, nel secondo episodio si assiste, invece, a una <strong>variazione della narrazione</strong>: nel romanzo Lila si smargina mentre è seduta sul letto della sua stanza, con accanto il figlio Gennaro, mentre nella serie la smarginatura colpisce Lila mentre cammina all’aperto, fuori dalla fabbrica, mentre si dirige verso il mare, in solitudine, circondata solo dal cielo grigio. È il 1969, ma non c’è una data precisa neppure nel romanzo, e forse l’assenza di una data certa giustifica la scelta di rappresentare la smarginatura in modo diverso nel passaggio transmediale, mutandone lo sfondo.</p>



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<p>Nel romanzo a raccontare i sintomi di Lila ancora una volta è Elena, ma c’è una novità: Lila crede di essere sola, ma non lo è, perché «dalla testa scollata le stavano uscendo figure e voci della giornata, fluttuavano per la stanza», anche se «nella stanza, tranne Gennaro, nel lettino accanto, col suo respiro regolare, non c’erano persone e suoni veri». La smarginatura investe, dunque, anche il figlio Gennaro, spesso soprannominato nel romanzo Gennarino per via della somiglianza con lo zio, il fratello di Lila: quest’ultima teme che le pareti della stanza possano rompersi e rompere anche il figlio, allora, consapevole di non poter restare immobile – come aveva fatto quando la smarginatura l’aveva travolta per la prima volta – si alza e si dirige verso la cucina aggrappandosi alle pareti e guardandosi alle spalle per timore che il pavimento le sprofondi dietro. Un timore che diventerà fondato undici anni dopo, il 23 novembre 1980, quando durante il terremoto Lila vivrà l’esperienza più forte di smarginatura insieme a Elena, con le pareti che realmente scricchioleranno e si scolleranno.</p>



<p><strong>Nella serie televisiva è possibile individuare una simmetria nella scelta registica di collocare entrambi i momenti di smarginatura vissuti da Lila alla fine degli episodi, probabilmente con il preciso intento di sottolineare quanto l’esperienza di Lila sia distruttrice di ogni forma di continuità narrativa.</strong></p>



<p>Se, alla luce di quanto finora affermato, il passaggio transmediale modifica la narrazione, è necessario porre in evidenza anche il fatto che nella serie il finale del secondo episodio è anticipato dalle parole che Lila rivolge a Elena nei primi minuti dello stesso, quando – descrivendo il proprio stato fisico – le dice di avere «la testa che si scolla come carta da parati». </p>



<p>Come nel primo episodio le scene sulla smarginatura sono accompagnate dal cambiamento di musica, così anche nel secondo episodio a dominare nel silenzio è un brano di Max Richter, <em>Recomposed by Max Richter: Vivaldi &#8211; The Four Season – Summer 2</em>, un adagio con alternanza di semibiscrome e pause che suggeriscono un senso di sospensione. <strong>Anche in questo caso non vediamo ciò che Lila vede quando si smargina, ma la vediamo smarginarsi, poiché la macchina da presa, mossa, la segue mentre cammina muovendosi con lei, accanto, dietro e davanti, e coincide con il suo sguardo, assume il suo sguardo, diventando una soggettiva, solo per pochi secondi, quando Lila si volta e si guarda alle spalle – medesimo gesto compiuto anche nel romanzo. </strong></p>



<p>All’immobilità della prima esperienza si sostituisce un movimento furioso, incontrollabile: giunta davanti al mare, Lila agita le braccia e, tenendo tra le mani la testa, urla parole incomprensibili, si accascia in ginocchio e si stende. <strong>Nel primo episodio è l’esposizione doppia a mostrare la smarginatura contemporanea di Lila e Rino, così come nella parte finale del secondo episodio, in cui, però, a sovrapporsi è Lila insieme al mare. </strong>Perché il mare? Forse perché Elena, diversi anni prima, durante un’interrogazione su Leopardi, aveva detto: «Penso che la bellezza sia un inganno. Come il mare in un giorno sereno. O come il cielo di notte. È cipria passata sopra l’orrore. Se la si toglie, restiamo soli col nostro spavento».</p>



<figure class="wp-block-image alignwide size-large"><a href="https://www.dasscinemag.com/dass2021/wp-content/uploads/2026/09/Lamica-geniale-smarginatura-3.jpeg"><img decoding="async" loading="lazy" width="1024" height="576" src="https://www.dasscinemag.com/dass2021/wp-content/uploads/2026/09/Lamica-geniale-smarginatura-3-1024x576.jpeg" alt="L'amica geniale, l'approfondimento sulla serie di Elena Ferrante." class="wp-image-43325" srcset="https://www.dasscinemag.com/dass2021/wp-content/uploads/2026/09/Lamica-geniale-smarginatura-3-1024x576.jpeg 1024w, https://www.dasscinemag.com/dass2021/wp-content/uploads/2026/09/Lamica-geniale-smarginatura-3-300x169.jpeg 300w, https://www.dasscinemag.com/dass2021/wp-content/uploads/2026/09/Lamica-geniale-smarginatura-3-768x432.jpeg 768w, https://www.dasscinemag.com/dass2021/wp-content/uploads/2026/09/Lamica-geniale-smarginatura-3.jpeg 1280w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></a></figure>



<p>Infine, il terzo episodio di smarginatura di Lila (<strong>Irene Maiorino</strong>) si verifica il 23 novembre 1980 ed è seguito dalla confessione di Lila, dall’ammissione di aver sempre lottato per arginare i momenti in cui «le cose vere, che con le loro contorsioni violente, dolorose, la terrorizzavano, prendevano il sopravvento su quelle finte che con la loro compostezza morale la calmavano». <strong>La smarginatura si amplia fino a raggiungere l’intera città di Napoli, si tramuta in un terremoto vero e proprio. </strong></p>



<p><strong>A smarginarsi non è più Rino, né Gennaro, né Stefano, né Marcello, ma la realtà, quel mondo vero che Lila riesce a vedere nel suo terrore solo in tale circostanza</strong>. Nel romanzo, ancora una volta, la smarginatura di Lila è raccontata da Elena (<strong>Alba Rohrwacher</strong>), dapprima attraverso il ricorso al discorso indiretto: «Disse che i contorni di cose e persone erano delicati, che si spezzavano come il filo del cotone. Mormorò che per lei era così da sempre, una cosa si smarginava e pioveva su un’altra, era tutto uno sciogliersi di materie eterogenee, un confondersi e rimescolarsi. Esclamò che aveva dovuto sempre faticare per convincersi che la vita aveva margini robusti, perché sapeva fin da piccola che non era così – <em>non era assolutamente così</em> -, e perciò della loro resistenza a urti e spintoni non riusciva a fidarsi».</p>



<p>In seguito, il racconto della smarginatura prosegue ricorrendo a un discorso diretto che è tuttavia mediato dal ricordo di Elena, come lei stessa ammette: «Finora, disse – e qui riassumo a parole mie di adesso -, ho creduto che si trattasse di momenti brutti che venivano e poi passavano, come una malattia di crescenza».</p>



<p><strong>Nella serie televisiva il terzo episodio di smarginatura di Lila</strong>, collocato nel quarto episodio della quarta stagione, <strong>non è mediato né dallo sguardo né dalle parole di Elena, ma è interamente affidato allo sguardo e alle parole di Lila. Lila si smargina mentre</strong> <strong>guarda la realtà smarginarsi.</strong></p>



<p>Ma perché nel romanzo è sempre Elena a raccontare la smarginatura di Lila e mai Lila stessa? <strong>Se è vero che la smarginatura ha a che fare con i margini, se è vero che «esistono due scritture, una diligente e una smarginata» e che «scrivere significa muoversi dentro le righe», allora Lila, che si smargina, non può raccontarsi né raccontare la smarginatura, mentre Elena, che si paragona alla «punta del compasso che è sempre fissa mentre la mina corre intorno tracciando cerchi», sì.</strong></p>



<p><strong>Bibliografia:</strong></p>



<p>T. De Rogatis, <em>Elena Ferrante. Parole chiave</em>, e/o, Roma, 2018.</p>



<p>T. De Rogatis, <em>Io, la voce americana del genio Elena Ferrante</em>, «L&#8217;Unità», 9 maggio 2017.</p>



<p>E. Ferrante, <em>L&#8217;amica geniale</em>, e/o, Roma, 2011.</p>



<p>E. Ferrante, <em>Storia del nuovo cognome</em>, e/o, Roma, 2012.</p>



<p>E. Ferrante, <em>Storia di chi fugge e di chi resta</em>, e/o, Roma, 2013.</p>



<p>E. Ferrante, <em>Storia della bambina perduta</em>, e/o, Roma, 2014.</p>



<p>E. Ferrante, <em>I margini e il dettato</em>, e/o, Roma, 2021.</p>



<p>M. Fusillo, <em>Sulla smarginatura: tre punti chiave su Elena Ferrante</em>, «Allegoria per uno studio materialistico della letteratura», 28, n. 73, 2016.</p>



<p>N. Lagioia, <em>&#8220;Elena Ferrante sono io&#8221;: Nicola Lagioia intervista la scrittrice misteriosa</em>, «la Repubblica», 4 aprile 2016.</p>



<p>S. Milkova, <em>Mothers, Daughters, Dolls: On Disgust in Elena Ferrante&#8217;s «La figlia oscura»</em>, «Italian culture», 31, 2, 2013.</p>



<p><strong>Filmografia:</strong></p>



<p>S. Costanzo, <em>L&#8217;amica geniale</em>, 2018.</p>



<p>S. Costanzo, A. Rohrwacher, <em>L&#8217;amica geniale: storia del nuovo cognome</em>, 2020.</p>



<p>D. Luchetti, <em>L&#8217;amica geniale: storia di chi fugge e di chi resta</em>, 2022.</p>



<p>L. Bispuri, <em>L&#8217;amica geniale: storia della bambina perduta</em>, 2024.</p>
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