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	<title>Click Archivi &#8226; DassCinemag</title>
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	<description>Università degli studi di Roma Sapienza</description>
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	<title>Click Archivi &#8226; DassCinemag</title>
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		<title>Click: Il tempo a portata di pollice</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Ermis Ntais]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 29 Sep 2026 08:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Approfondimenti]]></category>
		<category><![CDATA[Ricorrenze]]></category>
		<category><![CDATA[adam sandler]]></category>
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		<category><![CDATA[Click]]></category>
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		<category><![CDATA[Happy Madison]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>A vent'anni dall'uscita, Click si rivela molto più di una commedia: è uno specchio spietato su come stiamo bruciando il nostro tempo.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.dasscinemag.com/click-il-tempo-a-portata-di-pollice/">Click: Il tempo a portata di pollice</a> proviene da <a href="https://www.dasscinemag.com">DassCinemag</a>.</p>
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<figure class="wp-block-image alignwide size-large"><a href="https://www.dasscinemag.com/dass2021/wp-content/uploads/2026/09/AAAABV2MJGTyhRKH_1nzlKyQw6UdUjgsmiduXUMkiG_9G00AHWbJdM1QuJeU0xrtqywZmzoinh8mXFlcusv8OFjp-s044BWdQ3H8XjMf.jpg"><img fetchpriority="high" decoding="async" width="1024" height="576" src="https://www.dasscinemag.com/dass2021/wp-content/uploads/2026/09/AAAABV2MJGTyhRKH_1nzlKyQw6UdUjgsmiduXUMkiG_9G00AHWbJdM1QuJeU0xrtqywZmzoinh8mXFlcusv8OFjp-s044BWdQ3H8XjMf-1024x576.jpg" alt="Click, approfondimento" class="wp-image-43370" srcset="https://www.dasscinemag.com/dass2021/wp-content/uploads/2026/09/AAAABV2MJGTyhRKH_1nzlKyQw6UdUjgsmiduXUMkiG_9G00AHWbJdM1QuJeU0xrtqywZmzoinh8mXFlcusv8OFjp-s044BWdQ3H8XjMf-1024x576.jpg 1024w, https://www.dasscinemag.com/dass2021/wp-content/uploads/2026/09/AAAABV2MJGTyhRKH_1nzlKyQw6UdUjgsmiduXUMkiG_9G00AHWbJdM1QuJeU0xrtqywZmzoinh8mXFlcusv8OFjp-s044BWdQ3H8XjMf-300x169.jpg 300w, https://www.dasscinemag.com/dass2021/wp-content/uploads/2026/09/AAAABV2MJGTyhRKH_1nzlKyQw6UdUjgsmiduXUMkiG_9G00AHWbJdM1QuJeU0xrtqywZmzoinh8mXFlcusv8OFjp-s044BWdQ3H8XjMf-768x432.jpg 768w, https://www.dasscinemag.com/dass2021/wp-content/uploads/2026/09/AAAABV2MJGTyhRKH_1nzlKyQw6UdUjgsmiduXUMkiG_9G00AHWbJdM1QuJeU0xrtqywZmzoinh8mXFlcusv8OFjp-s044BWdQ3H8XjMf.jpg 1280w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></a></figure>



<p class="wp-block-paragraph">Ogni telecomando promette la stessa cosa: che il mondo si lasci comandare. Nel 2006 <strong>Adam Sandler</strong> porta questa promessa alle conseguenze estreme, con un oggetto di plastica venduto in un negozio di casalinghi. <strong>Sembra una barzelletta e diventa una delle parabole più struggenti mai uscite dalla fabbrica <em>Happy Madison</em></strong>. In Italia il film esce come <em><strong>Cambia la tua vita con un click</strong></em> (<span style="text-decoration: underline;"><a href="https://www.youtube.com/watch?v=zZNC5emNyEQ" target="_blank" rel="noreferrer noopener">trailer</a>)</span>, un titolo da promessa pubblicitaria che il racconto smonta pezzo per pezzo. Alla regia c&#8217;è <strong>Frank Coraci</strong>, alla sceneggiatura <strong>Steve Koren</strong> e <strong>Mark O&#8217;Keefe</strong>, gli stessi che avevano affidato a <strong>Jim Carrey</strong> i poteri di Dio in <em>Una settimana da Dio</em>.</p>



<h3 class="wp-block-heading">L&#8217;architetto che non ha tempo</h3>



<p class="wp-block-paragraph">Michael Newman disegna edifici e trascura le stanze in cui vive. La sua è una vita in cui ogni gesto sembra rimandato a un domani migliore. Ha una moglie, Donna (<strong>Kate Beckinsale</strong>), due figli piccoli, Ben e Samantha, e un capo, Ammer (<strong>David Hasselhoff</strong>), che gli tiene davanti la promessa di un posto da socio come si tiene una carota davanti a un cavallo. Le sere di Michael si consumano tra cene interrotte, progetti da consegnare e una collezione di telecomandi che si rifiutano di parlarsi. Il film descrive questa routine con l&#8217;occhio sorridente della commedia familiare americana, <strong>ma sotto la superficie coglie un&#8217;ansia riconoscibile, quella di chi lavora per garantire un futuro ai propri cari e scopre di averli lasciati nel presente</strong>.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Il reparto Beyond</h3>



<p class="wp-block-paragraph">Una notte Michael esce di casa, esasperato, e approda in un grande negozio di articoli per la casa. Il percorso conduce in fondo, al reparto Beyond, una parola che significa &#8220;oltre&#8221; e che il film usa come una soglia: al di là degli scaffali, delle luci al neon e della logica del consumo, si apre una zona in cui le regole cambiano. Lì lo aspetta Morty (<strong>Christopher Walken</strong>), che gli consegna un telecomando universale e gli assicura che comanda tutto. Il dono arriva come arrivano i regali nelle fiabe, con un prezzo nascosto da qualche parte. Walken recita con la sua cadenza sospesa e in poche battute costruisce una figura ambigua: sembra un inventore stravagante e a tratti somiglia a un custode del confine tra la vita e ciò che viene dopo.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Muto, pausa, avanti veloce</h3>



<p class="wp-block-paragraph">L&#8217;universo, in effetti, obbedisce. Michael congela il mondo per prendere fiato, spegne l&#8217;abbaiare del cane, salta una lite come si salta una pubblicità. La commedia si diverte a giocare con i tasti come un bambino con il mixer: pausa per respirare, muto per zittire chi disturba, avanti veloce per abbreviare le attese. Il pubblico ride perché ognuno di noi ha sognato quel potere davanti a una riunione interminabile o a una fila alle poste. <strong>Coraci</strong> <strong>mette in scena questi trucchi con una regia semplice e funzionale</strong>, che lascia spazio all&#8217;inventiva delle situazioni, e il tono richiama il marchio di casa: umorismo fisico, imbarazzo domestico, una generosa dose di goliardia.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Poi il giocattolo comincia a pensare. Il telecomando registra le abitudini di Michael, impara che lui preferisce saltare ciò che lo infastidisce e prende a farlo da solo. Nasce il pilota automatico, e ogni fastidio cancellato porta via un frammento di vita. Il meccanismo è di una crudeltà elegante: Michael ottiene ciò che aveva chiesto, meno fatica e meno attese, e paga con il tempo.<strong> Il film sposta così il dramma dal potere al suo abuso e trasforma una comodità in una condanna</strong>.</p>



<figure class="wp-block-image alignwide size-large"><a href="https://www.dasscinemag.com/dass2021/wp-content/uploads/2026/09/clcik2.jpg"><img decoding="async" width="1024" height="576" src="https://www.dasscinemag.com/dass2021/wp-content/uploads/2026/09/clcik2-1024x576.jpg" alt="" class="wp-image-43368" srcset="https://www.dasscinemag.com/dass2021/wp-content/uploads/2026/09/clcik2-1024x576.jpg 1024w, https://www.dasscinemag.com/dass2021/wp-content/uploads/2026/09/clcik2-300x169.jpg 300w, https://www.dasscinemag.com/dass2021/wp-content/uploads/2026/09/clcik2-768x432.jpg 768w, https://www.dasscinemag.com/dass2021/wp-content/uploads/2026/09/clcik2.jpg 1280w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></a></figure>



<h3 class="wp-block-heading">La vita vista dalla platea</h3>



<p class="wp-block-paragraph">Mesi diventano anni. Michael ottiene la promozione e con essa una solitudine cucita su misura: appesantito, distante, presente a sé stesso come un testimone. Donna divorzia e si risposa con Bill (<strong>Sean Astin</strong>), Ben cresce con lo sguardo freddo del padre, Ted (<strong>Henry Winkler</strong>) muore, e a Michael resta un posto in platea davanti alla propria esistenza.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Il film accompagna questa deriva con salti temporali sempre più ampi, e la vertigine dello spettatore coincide con quella del protagonista</strong>. Michael guarda scorrere ciò che avrebbe potuto vivere e comprende che l&#8217;oggetto del suo desiderio, il successo, arriva già svuotato, come una scena privata dei suoi dialoghi. Quando prova a riavvolgere il nastro, il passato si lascia rivedere e resta immutabile. Il finale rimette ogni cosa al suo posto con un risveglio nel negozio da cui tutto era cominciato, come chi riemerge da un incubo istruttivo. Il ritorno alla vita ordinaria ha il sapore di una seconda occasione.</p>



<h3 class="wp-block-heading">La durata che resiste</h3>



<p class="wp-block-paragraph"><strong><em>Henri Bergson</em> distingueva il tempo dell&#8217;orologio, diviso in unità uguali e disposte in fila, dalla durata, l&#8217;esperienza vissuta in cui passato e presente si fondono e nessun istante somiglia all&#8217;altro</strong>. Il telecomando di Michael celebra la vittoria del primo sul secondo: la vita diventa un nastro, una linea di minuti pronti per essere scavalcati. La durata, però, resiste. Ciò che Michael salta sono proprio i minuti in cui abita il senso: la lite che prepara una riconciliazione, l&#8217;attesa che precede un abbraccio, la noia condivisa di un pomeriggio con i figli. Un&#8217;esistenza fatta solo di momenti salienti perde la trama che li teneva insieme.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Il telecomando nel 2026</h3>



<p class="wp-block-paragraph">Nel 2006 il telecomando regnava sul salotto: zapping, pausa, riavvolgimento, DVD con il menu dei capitoli. Vent&#8217;anni dopo l&#8217;oggetto è sparito dai nostri tavoli e i suoi tasti si sono infiltrati ovunque. L&#8217;avanti veloce vive nel &#8220;salta intro&#8221;, nella riproduzione a velocità maggiorata e nei riassunti generati dall&#8217;intelligenza artificiale, che ci restituiscono in dieci righe un libro, una riunione, perfino un film.<strong> Il muto abita le notifiche silenziate, le modalità concentrazione, i profili messi a tacere con un tocco</strong>. Il riavvolgimento prende la forma dei ricordi riproposti dalle app e di un&#8217;industria che rimonta senza sosta il proprio passato tra remake e reboot.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Poi c&#8217;è il pilota automatico, la funzione più profetica del film. Il telecomando di Michael impara dalle sue scelte e decide al posto suo: è, in tutto e per tutto, un algoritmo di raccomandazione. Riproduzione automatica, feed che scorrono all&#8217;infinito, assistenti che scrivono i messaggi, organizzano l&#8217;agenda e rispondono per conto nostro: nel 2026 la delega è una comodità quotidiana, e ogni comodità cancella un frammento di attrito. <strong><em>Click</em> ci ricorda che l&#8217;attrito, spesso, coincide con la vita stessa: la fatica di scegliere, l&#8217;attesa, la conversazione che richiede tempo.</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Anche la promessa di Ammer ha cambiato forma senza cambiare sostanza. Il posto da socio in cambio di dedizione totale si è trasformato in reperibilità permanente, chat di lavoro nel telefono, smart working che confonde la scrivania con il tavolo della cucina. Il film è uscito quando l&#8217;iPhone doveva ancora arrivare e descrive una nevrosi che il 2026 ha reso strutturale: il tempo con i figli si divide oggi con le notifiche, e la presenza si misura in attenzione più che in metri quadrati.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Manca un solo tasto, il più importante: la pausa. Nel telecomando di Michael è la funzione che permette di fermarsi a guardare, e nel nostro presente ha assunto i tratti di un lusso, tra disconnessioni programmate e ritiri lontani dagli schermi.<strong> Michael è l&#8217;utente ideale di un&#8217;epoca che ottimizza le giornate come ottimizza i contenuti, e il film gli presenta il conto con gli interessi</strong>.</p>



<figure class="wp-block-image alignwide size-large"><a href="https://www.dasscinemag.com/dass2021/wp-content/uploads/2026/09/click3.jpg"><img decoding="async" width="1024" height="576" src="https://www.dasscinemag.com/dass2021/wp-content/uploads/2026/09/click3-1024x576.jpg" alt="click, approfondimento" class="wp-image-43367" srcset="https://www.dasscinemag.com/dass2021/wp-content/uploads/2026/09/click3-1024x576.jpg 1024w, https://www.dasscinemag.com/dass2021/wp-content/uploads/2026/09/click3-300x169.jpg 300w, https://www.dasscinemag.com/dass2021/wp-content/uploads/2026/09/click3-768x432.jpg 768w, https://www.dasscinemag.com/dass2021/wp-content/uploads/2026/09/click3.jpg 1280w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></a></figure>



<h3 class="wp-block-heading">Il cuore nascosto di Happy Madison</h3>



<p class="wp-block-paragraph">I film di Sandler nascono all&#8217;insegna dell&#8217;umorismo demenziale e hanno quasi sempre coltivato un cuore tenero sotto la pelle grossolana: uomini infantili, incapaci di crescere, che imparano ad amare. <em>Click</em> porta questa formula fino al suo esito più radicale. La goliardia della prima metà funziona come un cavallo di Troia: il pubblico entra in sala per ridere di un tizio che silenzia il cane e ne esce con il pensiero della morte dei genitori.<strong> La critica dell&#8217;epoca rimproverò al film lo squilibrio dei toni, e l&#8217;obiezione ha il suo fondamento, perché alcune gag stridono con la malinconia del finale</strong>.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Lo spirito di Walken e l&#8217;altro Sandler</h3>



<p class="wp-block-paragraph">La struttura discende dal <em>Canto di Natale</em> di <em>Dickens</em>: un uomo ostaggio del lavoro incontra una presenza soprannaturale, vede la propria vita dall&#8217;esterno e ritrova il senso degli affetti. Morty occupa il posto dello Spirito, e Walken gli regala un&#8217;affabilità inquietante, a metà tra venditore, angelo custode e messaggero di morte.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Sandler, dal canto suo, esercita da sempre una doppia cittadinanza. In <em>Ubriaco d&#8217;amore</em> (2002) di <strong>Paul Thomas Anderson</strong> e in <em>Diamanti grezzi</em> (2019) dei fratelli <strong>Safdie</strong> mostra il volto drammatico che il pubblico della commedia raramente immagina. <em>Click</em> occupa una zona di passaggio in cui l&#8217;attore lascia spazio ai silenzi, agli sguardi e al rapporto con il padre di Winkler.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il film incassa oltre 230 milioni di dollari, riceve dalla critica un&#8217;accoglienza divisa e negli anni viene adottato dal pubblico come un piccolo cult emotivo, uno di quei titoli che si ritrovano in televisione o in streaming una sera qualunque e si rivedono con un groppo in gola. Resta una domanda semplice, da porsi davanti a qualunque schermo: quanto vale la pena accelerare?<strong> La risata iniziale prepara il colpo finale come una mano che accarezza prima di stringere, e il risveglio di Michael suona come un invito. Il presente, in fondo, è l&#8217;unico canale che vale la pena sintonizzare</strong>.</p>
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