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	<title>carlo gonzalez Archivi &#8226; DassCinemag</title>
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	<description>Università degli studi di Roma Sapienza</description>
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		<title>#RomaFF21: La bola negra, la recensione del film di Javier Calvo e Javier Ambrossi</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Chiara Maremmani]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 25 Oct 2026 16:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Festa del Cinema di Roma]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La recensione di La Bola negra, il film di Javier Calvo e Javier Ambrossi presentato nella sezione Best of 2026 alla Festa del cinema di Roma</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.dasscinemag.com/romaff21-bola-negra-recensione-film-javier-calvo-javier-ambrossi/">#RomaFF21: La bola negra, la recensione del film di Javier Calvo e Javier Ambrossi</a> proviene da <a href="https://www.dasscinemag.com">DassCinemag</a>.</p>
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<figure class="wp-block-image size-large"><a href="https://i0.wp.com/www.dasscinemag.com/dass2021/wp-content/uploads/2026/10/la-bola-negra.jpg?ssl=1"><img data-recalc-dims="1" fetchpriority="high" decoding="async" width="715" height="402" src="https://i0.wp.com/www.dasscinemag.com/dass2021/wp-content/uploads/2026/10/la-bola-negra.jpg?resize=715%2C402&#038;ssl=1" alt="La bola negra, recensione dasscinemag" class="wp-image-43835" srcset="https://i0.wp.com/www.dasscinemag.com/dass2021/wp-content/uploads/2026/10/la-bola-negra.jpg?resize=1024%2C576&amp;ssl=1 1024w, https://i0.wp.com/www.dasscinemag.com/dass2021/wp-content/uploads/2026/10/la-bola-negra.jpg?resize=300%2C169&amp;ssl=1 300w, https://i0.wp.com/www.dasscinemag.com/dass2021/wp-content/uploads/2026/10/la-bola-negra.jpg?resize=768%2C432&amp;ssl=1 768w, https://i0.wp.com/www.dasscinemag.com/dass2021/wp-content/uploads/2026/10/la-bola-negra.jpg?w=1200&amp;ssl=1 1200w" sizes="(max-width: 715px) 100vw, 715px" /></a></figure>



<p class="wp-block-paragraph">Che ne è di tutte le storie mai finite? Storie personali, storie di fantasia, storie d&#8217;amore: se nessuno le racconta smettono di essere accadute o rimangono ferme in attesa di essere ritrovate, in attesa di essere ascoltate?</p>



<p class="wp-block-paragraph">Di questo e di molto altro parla <strong><em>La bola negra</em></strong>, finalmente in Italia dopo la vittoria per la Miglior Regia al <strong>Festival di Cannes</strong> e adesso presentato nella sezione <strong>Best of 2026</strong> alla <strong>Festa del cinema di Roma</strong>. Il film dei registi <strong>Javier Calvo</strong> e <strong>Javier Ambrossi</strong> è liberamente tratto da <em>La pietra oscura</em>, opera teatrale di <strong>Alberto Conejero</strong> (qui anche sceneggiatore insieme ai due) e basata a sua volta sull’opera di <strong>Federico Garcìa Lorca</strong> rimasta incompiuta, <em>La bola negra</em> appunto.</p>



<p class="wp-block-paragraph">C’è Carlos (<strong>Milo Quifes</strong>), 1932, figlio di una ricca famiglia, che deve fare i conti con le dicerie sulla sua omosessualità in una Spagna degli anni Trenta, cercando disperatamente di essere accettato nel casinò della città attraverso la votazione segreta in cui una palla bianca ti assolve, una nera ti condanna.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Solo questo? No, c’è anche Sebastiàn (<strong>Guitarricadelafuente</strong>), 1937, nazionalista per caso, soldato solo perché ha in mano un fucile quando non vorrebbe avere altro che una tromba da suonare, costretto a sorvegliare Rafael (<strong>Miguel Bernardeau</strong>), un prigioniero repubblicano. Alberto (<strong>Carlos González</strong>) invece, 2017, vive nel presente solo in teoria: <strong>è uno storico, interessato al passato finché non scopre che suo nonno venuto a mancare ha lasciato per lui qualcosa di misterioso</strong>, ed ora è attratto e spaventato da cosa l&#8217;uomo che non ha mai conosciuto possa avergli donato.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Non occorre altro. Non serve spiegare come le tre linee si intreccino, né come ci trasportino dentro un gioco di specchi in cui tutto ciò che accade si assembla lentamente davanti allo spettatore, in un dosaggio delle informazioni mai ridondante.<strong> Il film prende tre storie</strong>, una coralità che più che corale appare come un allineamento di assi, <strong>e le usa per tracciare una linea che parla di eredità, di vergogna, del coraggio di amare</strong> <strong>e delle sue conseguenze</strong>. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Alberto vive qui ed ora, ama liberamente perché vive in un tempo in cui può farlo, preferisce i fatti storici all’arte solo perché a fare arte ci ha provato, rimanendone deluso. <strong>Ed il film lo canzona e lo comprende al tempo stesso unendo, proprio perché lui si rifiuta di farlo, fantasia e realtà</strong>, come a mostrargli che le due cose non sono contrapposte, ma anzi complementari. </p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong><em>La bola negra</em> si inoltra nei fantasmi e nella storia spagnola attraverso il mondo dell’arte</strong>, partendo da Garcìa Lorca e passando alla pittura, (da Goya a Dalì, l’uso della luce ed il surrealismo al servizio della regia e della fotografia), ma anche citando registi come Almodovar, che ha aperto la strada del cinema queer spagnolo.</p>



<figure class="wp-block-image alignwide size-full"><a href="https://i0.wp.com/www.dasscinemag.com/dass2021/wp-content/uploads/2026/10/la-bola-negra-festa.jpg?ssl=1"><img data-recalc-dims="1" decoding="async" width="715" height="402" src="https://i0.wp.com/www.dasscinemag.com/dass2021/wp-content/uploads/2026/10/la-bola-negra-festa.jpg?resize=715%2C402&#038;ssl=1" alt="La bola negra, recensione Dasscinemag" class="wp-image-43836" srcset="https://i0.wp.com/www.dasscinemag.com/dass2021/wp-content/uploads/2026/10/la-bola-negra-festa.jpg?w=800&amp;ssl=1 800w, https://i0.wp.com/www.dasscinemag.com/dass2021/wp-content/uploads/2026/10/la-bola-negra-festa.jpg?resize=300%2C169&amp;ssl=1 300w, https://i0.wp.com/www.dasscinemag.com/dass2021/wp-content/uploads/2026/10/la-bola-negra-festa.jpg?resize=768%2C432&amp;ssl=1 768w" sizes="(max-width: 715px) 100vw, 715px" /></a></figure>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Calvo e Ambrossi scavano, insomma, nella propria cultura, richiamandola visivamente e al tempo stesso cercando di tirare fuori dai cassetti chiusi e dagli angoli bui le vite perse nella frenesia della Storia</strong>. Tutto è ambiente e mai sfondo vuoto, persino i suoni e i panorami sono protagonisti in quella Spagna dove si stava combattendo una feroce guerra civile, fatta perlopiù da ragazzi che mentre vivevano toglievano la vita. Che odiavano senza conoscere, che amavano senza sapere cosa fosse l’amore. Oppure proprio per quello.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><em>La bola negra</em> vuole provare a colmare i vuoti della Storia, a restituire pienezza e carne alle voci della memoria che si è persa, quella memoria che prima di essere collettiva è soprattutto personale ed intima, incastonata nelle zone d&#8217;ombra. <strong>Infatti il film vive di chiaroscuri, di contrasti, di realismo crudo che quando tocca il fondo dell’orrore non si ferma e sfocia nella poesia</strong>, nell’irrealtà, trovando nell’evocazione visiva la sua forza nevralgica. Il tutto è aiutato da delle prove attoriali notevoli per essere esordi e sublimi negli attori già affermati (ci sono anche <strong>Glenn Close</strong> e <strong>Penelope Cruz</strong> in piccole, essenziali, parti), e da una musica che non appesantisce ma sorregge la visione, anche grazie alla voce del bravissimo Guitarricadelafuente.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong><em>La bola negra</em> è un film trascendentale, totale, che parte dal concreto per raccontare ciò che c’è di più astratto: la forza trainante dell’amore, la funzione eternatrice</strong> <strong>e salvifica dell&#8217;arte</strong>. Alternando continuamente i piani temporali non fa che interrogarci sull&#8217;importanza del tramandare e sulla connessione profonda delle relazioni umane che vanno oltre il tempo e lo spazio, una connessione che resiste nel silenzio e nel segreto. Perché sì, ci sono storie che sono esistite anche se non hanno avuto testimoni. Noi che siamo vivi, in carne ed ossa, dobbiamo farci custodi di tutte quelle eredità perse. È questo <em>La bola negra</em>, un film sul recupero della memoria: non per completarla e nemmeno per cambiarla ma solo per raccontarla, finalmente, senza paura.</p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.dasscinemag.com/romaff21-bola-negra-recensione-film-javier-calvo-javier-ambrossi/">#RomaFF21: La bola negra, la recensione del film di Javier Calvo e Javier Ambrossi</a> proviene da <a href="https://www.dasscinemag.com">DassCinemag</a>.</p>
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