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	<title>Aung Phyoe Archivi &#8226; DassCinemag</title>
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	<description>Università degli studi di Roma Sapienza</description>
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		<title>#RomaFF21: Fruit gathering, la recensione del film di Aung Phyoe</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Livia Minorenti]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 22 Oct 2026 10:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Festa del Cinema di Roma]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Fruit Gathering, la recensione dell'opera prima di Aung Phyoe, presentata in concorso alla ventunesima edizione del Rome Film Fest.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.dasscinemag.com/romaff21-fruit-gathering-la-recensione-del-film-di-aung-phyoe/">#RomaFF21: Fruit gathering, la recensione del film di Aung Phyoe</a> proviene da <a href="https://www.dasscinemag.com">DassCinemag</a>.</p>
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<p class="wp-block-paragraph">Presentato in concorso <strong>Progressive Cinema</strong> alla<strong> Festa del Cinema di Roma</strong>, <em><strong>Fruit Gathering</strong></em> (<a href="https://www.youtube.com/watch?v=tdUO3gZ8-IQ"><span style="text-decoration: underline;">trailer</span></a>) è l’opera prima di <strong>Aung Phyoe</strong>. Giovane regista del Myanmar, ma cresciuto innanzitutto come montatore, Phyoe presenta un’opera profondamente radicata nella cultura del paese.<br><br>San Kyi (<strong>Nandar Myat Aung</strong>) lavora in un’industria tessile a Yangon. I suoi giorni si alternano tra lavoro e casa, senza grandi preoccupazioni riguardo le condizioni lavorative, nonostante il sistema opprimente e faticoso che lo coordina. Qui conosce Theint Theint Oo (<strong>Nandar Myint Lwin</strong>), una giovane collega con problemi economici e familiari, alla costante ricerca di un appiglio che renda vivibile un’esistenza in bilico. San Kyi si offre allora di aiutare l’amica: le presta soldi senza troppe esitazioni, le presenta mediante sua madre delle figure che possono fornirle lavoro. <strong>Il rapporto tra le due si infittisce però ben presto, a causa da una parte del sentimento romantico sotteso che si tende tra le due e dall’altra dalle inevitabili differenze caratteriali che emergono col tempo</strong>.<br><br>Le due protagoniste di <em>Fruit Gathering</em> sono infatti due facce rappresentative della società sud-est asiatica. San Kyi è dedita al lavoro, ma non interessata ad esso. Non partecipa alle iniziative sindacali delle colleghe e sembra lavorare esclusivamente per una questione di sopravvivenza. Non si cura nemmeno di trovare una sistemazione familiare, elemento molto importante nella cultura del Myanmar, a differenza della madre che le propone un matrimonio combinato. La sua situazione familiare difficile, con una nonna ammalata e una madre severa, castrano le possibilità di esprimersi della ragazza, che reagisce alla maggior parte degli eventi con forte compostezza esteriore. <strong>Questa nasconde però la complessa interiorità di San Kyi: la giovane sembra ricercare una profonda connessione emotiva, ed è più volta al creare relazioni durature che all’organizzare una vita stabile</strong>. L’emotività ha la meglio sulla concretezza. Theint Theint Oo, invece, è tutto il contrario. Le sue priorità sono proprio radicate nella necessità di stabilità: trovare un lavoro che possa soddisfarla economicamente, sposarsi con un uomo, creare una famiglia. Il rapporto con l&#8217;altra ragazza è importante, ma comunque circostanziale rispetto a lati che la giovane ritiene più importante. Anche se per lo spettatore risulta più naturale empatizzare con San Kyi, in quanto protagonista, il regista non adotta un sistema morale che esalti una delle due, denigrando l’altra: <em>Fruit Gathering </em>mostra infatti due modi differenti di affrontare le difficoltà quotidiane della vita in Mynamar.<br><br>Il sentimento che nasce tra le due è sottile, si percepisce solo dalle brevi interazioni dialogate, eppure è il filo che aggroviglia la vicenda, rendendola una complessa storia ricca di sfaccettature. Nel raccontare di questo sentimento, <strong>Aung Phyoe</strong> si serve di vari simbolismi. Oltre al più scontato riguardante appunto la raccolta dei frutti, colpisce in particolare quello delle lumache. Esse compaiono soprattutto in seguito a scene che esplorano l’intensità del sentimento di San Kyi, in un montaggio simbolico per associazioni. <strong>Le lumache fanno un percorso lento, viscoso, in un movimento insieme sensuale e soffocante, che rappresenta l’attrazione emotiva e fisica provata dalla protagonista in tutta la sua travolgente intensità</strong>.<br><br>Il film è estremamente intriso nelle tradizioni culturali e sociali del Myanmar. <em>Fruit Gathering</em> è infatti costellato di riferimenti al sistema lavorativo del paese, basato spesso sullo sfruttamento con poche garanzie e un basso interesse nella difesa del lavoratore, come spesso succede nei mestieri in fabbrica. <strong>Oltre a ciò, interessanti sono i riferimenti riguardo la leva militare obbligatoria, introdotta in Myanmar a partire dal 2024, sia per uomini che per donne, e al conseguente tentativo di fuga dei molti giovani chiamati alle armi. </strong>È una questione ancora molto problematica anche in altri stati dell’Asia, come la Corea del Sud e la Thailandia. Nonostante questi riferimenti possano stimolare una riflessione nello spettatore e dimostrino quanto ogni rapporto interpersonale in Myanmar sia profondamente influenzato da queste situazioni, si percepisce un po’ la mancanza di approfondimento di queste questioni. Allo stesso tempo però, le tematiche risultano ben organizzate per un’opera di un regista esordiente dalla modesta durata di 1 ora e 37 minuti.<br><br>L’attenzione riservata alla rappresentazione del Myanmar è anche evidente dalla cura alla fotografia, dal ritmo lento del montaggio, dalle singole inquadrature che mostrano i colori della città di Yangon da ogni suo angolo. A rendere il tutto più radicato nella realtà vissuta dal popolo del Myanmar è poi la recitazione delle due attrici protagoniste. Si tratta infatti del primo lungometraggio per entrambe. <strong>Anche se le performance attoriali possono risultare bizzarre per un pubblico occidentale abituato ad un’altra tipologia di recitazione standardizzata, le due attrici danno eccellentemente vita alle protagoniste</strong>, sprigionando dai loro corpi e dalle loro voci l’anima di Nandar Myat Aung e Nandar Myint Lwin. Pregevole deve essere stato il lavoro di direzione fatto dal regista nei confronti delle due attrici, dimostrato anche dall&#8217;immensa delicatezza con cui viene affrontato lo sviluppo romantico del loro rapporto, senza mai ricadere nel <em>male gaze</em> spesso presente in film di registi uomini che dirigono storie d&#8217;amore tra donne. <br><br><em>Fruit Gathering </em>risulta nel complesso un’opera prima diretta con uno stampo originale e allo stesso tempo rappresentativo. <strong>Aung Phyoe racconta quella che inizia come una storia di un rapporto femminile, ma che ben presto si trasforma in un vero e proprio racconto di formazione</strong>, che mette al centro le sensibilità di San Kyi. Nel seguire il suo processo di crescita, lo spettatore entra nel mondo diegetico, percorrendo le strade della crescita personale della protagonista ed insieme quelle della colorata ma ferita Yangon.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.dasscinemag.com/romaff21-fruit-gathering-la-recensione-del-film-di-aung-phyoe/">#RomaFF21: Fruit gathering, la recensione del film di Aung Phyoe</a> proviene da <a href="https://www.dasscinemag.com">DassCinemag</a>.</p>
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