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	<title>Anthony Boile Archivi &#8226; DassCinemag</title>
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	<description>Università degli studi di Roma Sapienza</description>
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	<title>Anthony Boile Archivi &#8226; DassCinemag</title>
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		<title>#RomaFF21: I See Buildings Fall Like Lightning, la recensione del film di Clio Barnard</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Violette Borderon]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 16 Oct 2026 14:30:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Festa del Cinema di Roma]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La recensione del film di Clio Barnard presentato in concorso alla ventunesima Festa del Cinema di Roma nella categoria Progressive Cinema.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.dasscinemag.com/i-see-buildings-fall-like-lightning-la-recensione-del-film-di-clio-barnard/">#RomaFF21: I See Buildings Fall Like Lightning, la recensione del film di Clio Barnard</a> proviene da <a href="https://www.dasscinemag.com">DassCinemag</a>.</p>
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<figure class="wp-block-image alignwide size-large"><a href="https://www.dasscinemag.com/dass2021/wp-content/uploads/2026/10/IMG_0607.webp"><img fetchpriority="high" decoding="async" width="1024" height="768" src="https://www.dasscinemag.com/dass2021/wp-content/uploads/2026/10/IMG_0607-1024x768.webp" alt="I See Buildings Fall Like Lightning recensione film Clio Barnard Festa Del Cinema di Roma" class="wp-image-43605" srcset="https://www.dasscinemag.com/dass2021/wp-content/uploads/2026/10/IMG_0607-1024x768.webp 1024w, https://www.dasscinemag.com/dass2021/wp-content/uploads/2026/10/IMG_0607-300x225.webp 300w, https://www.dasscinemag.com/dass2021/wp-content/uploads/2026/10/IMG_0607-768x576.webp 768w, https://www.dasscinemag.com/dass2021/wp-content/uploads/2026/10/IMG_0607.webp 1200w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></a></figure>



<p class="wp-block-paragraph">Se andate al cinema con l’intento di passare una serata spensierata, <strong><em>I See Building Fall Like Lightning</em></strong> (<span style="text-decoration: underline"><a href="https://youtu.be/U46yuOQzvxw">trailer</a></span>) non è la scelta più adatta. Ma se se volete avere un’illuminazione sulla nostra società, siete nel posto giusto.</p>



<p class="wp-block-paragraph">I protagonisti del film di <strong><span style="text-decoration: underline"><a href="https://www.dasscinemag.com/ali-e-ava-recensione-film-clio-barnard/">Clio Barnard</a></span></strong>, tratto dal romanzo di <strong>Keiran Goddard</strong>, sono cinque amici cresciuti insieme, cinque trentenni impegnati a trainare le loro esistenze. Patrick (<strong>Anthony Boile</strong>) e Shiv (<strong>Lola Petticrew</strong>) stanno insieme da quando avevano quindici anni e hanno due figlie. Lui, cresciuto con forti ideali e sogni utopici di uguaglianza, è un rider che guadagna meno di cinquanta sterline al giorno. Lei dedica il suo tempo alla cura delle figlie e della madre malata. Rian (<strong><span style="text-decoration: underline"><a href="https://www.dasscinemag.com/su-sky-gangs-of-london-la-recensione-della-prima-stagione/">Joe Cole</a></span></strong>) è l’unico ad essere riuscito a cambiare la sua situazione ed è ricco, molto, ma questo non sembra renderlo più felice degli altri. Conor (<strong><span style="text-decoration: underline"><a href="https://www.dasscinemag.com/il-piacere-e-tutto-mio-la-recensione-una-commedia-sex-positive/">Daryl McCormack</a></span></strong>) è capo cantiere e sente la pressione del lavoro e della famiglia. Oli (<strong>Jay Lycurgo</strong>) è un piccolo spacciatore, probabilmente il più ingenuo del gruppo, un personaggio tenero, persino buffo, e nel corso del film assisteremo alla sua redenzione.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Barnard ci offre uno spaccato onesto sulla situazione vissuta dai trentenni di oggi e per quanto il contesto di Birmingham, dove vivono i nostri ragazzi, entri fortemente nella narrazione, le storie dei cinque amici risuonano universalmente. <strong>Sono storie di una generazione cresciuta con promesse non mantenute, in una società in cui persino avere una casa e vivere in maniera quantomeno dignitosa sembra un privilegio di pochi</strong>. A tal proposito è illuminante il discorso di Patrick, il personaggio che più di tutti incarna la rabbia e il sentimento di disillusione dei suoi coetanei: il capitalismo che avevano vissuto i loro genitori era sì un sistema basato sullo sfruttamento della classe operaia, ma, quantomeno, nella vecchiaia, si aveva una sorta di ricompensa. La generazione di Pat, la nostra generazione, non ce l’avrà. La sua invettiva si conclude con una risata amara e una frase: “il futuro, quello non possono rubarcelo”. Non c’è nessuna consolazione in questa affermazione. Qual è il futuro che ci attende?</p>



<p class="wp-block-paragraph">Durante tutto il film la macchina da presa sta addosso ai personaggi, stringe sul loro volto, a mano a mano li taglia fuori da quel confuso puzzle che è la loro esistenza. Sono soli. <strong>Gli insistiti primi piani e la bassa definizione di alcune scene rimandano all’estetica delle videocamere di fine anni ’90, creando un effetto molto interessante. Sembra che la regia, come i cinque amici, non riesca a dire addio al periodo dell’infanzia, dei sogni irrealizzabili</strong>. Nelle pochissime sequenze in cui i protagonisti sono ripresi a figura intera, il focus non sta su di loro: sembra che si siano ritrovati davanti l’obiettivo per sbaglio, immersi nei propri pensieri. Anche qui, soli. Nel corso del film ci sono due sguardi in macchina, uno spudorato di Pat e un altro, più sfuggente, di Conor e entrambi chiedono le stesse cose allo spettatore: ho ragione? Tu che avresti fatto al posto mio?</p>



<p class="wp-block-paragraph">Poi ci sono i palazzi del titolo. Sono quelli che erano stati demoliti quando i nostri ragazzi erano bambini, quando li avevano illusi con prospettive migliori. <strong>Il crollo dei palazzi, che vediamo più volte (un montaggio simbolico che ricorda Eisenstein) è il crollo delle aspettative di una vita migliore</strong>. Allo stesso modo, vediamo attraverso i filmati di quella che sembra essere una telecamera di sorveglianza, la costruzione di un altro edificio, forse quello di Conor.  Ma quello che viene inquadrato alla fine del film, dopo l’evento drammatico che travolgerà i giovani, è incompiuto, fragile, esposto alle intemperie, frustato dalla pioggia che batte sui materiali abbandonati.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Forse si può avere la sensazione che che la narrazione proceda a rilento in alcuni punti, ma è l’unico modo di raccontare con trasparenza la quotidianità presentata nel film, fatta di tante piccole e banali battaglie. <strong>Il cast è riuscito a dare vita a personaggi molto credibili, e una nota di merito va ad Anthony Boile e Joe Cole che, con ogni piccolo gesto, hanno plasmato le inquietudini dei nostri protagonisti</strong>.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><em>I See Buildings Fall Like Lightning</em> si chiude con una scena simile a quella con cui è iniziato: c’è una festa e si ride, perché non c’è molto altro fare, anche dopo le tragedie. E forse una delle ultime inquadrature, quella di Rian addormentato sulla spalla di Pat ci dice che, forse, in fin dei conti, i personaggi non solo soli ad affrontare la vita.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Un film che ha saputo urlare il disagio di una generazione dimenticata</strong>.</p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>
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