A fine agosto è approdata su Amazon Prime Video la prima stagione di The Handmaid’s Tale (trailer), serie a carattere distopico basata sull’omonimo romanzo del 1985 dell’autrice Margaret Atwood. Distribuita sulla piattaforma Hulu nel 2017, la serie ha ricevuto un grande successo di pubblico e di critica.

La serie racconta di un futuro non troppo lontano in cui la democrazia degli Stati Uniti d’America, a causa di un colpo di stato, è caduta a favore di un governo di stampo religioso, totalitario e misogino (la società di Gilead) che ha tramutato in legge dei passi della Bibbia. La libertà, l’omosessualità, gli obiettori di coscienza sono ormai proibiti. La scarsità di viveri, l’inquinamento, il bassissimo tasso di natalità e la sterilità sempre maggiore sono stati risolti dal nuovo governo seguendo fermamente un preciso passo della Bibbia, quello relativo a Rachele a Giacobbe: «Rachele, vedendo che non le era concesso di procreare figli a Giacobbe, divenne gelosa della sorella e disse a Giacobbe “Dammi dei figli, se no io muoio!”. Giacobbe s’irritò contro Rachele e disse “Tengo forse io il posto di Dio, il quale ti ha negato il frutto del grembo?”. Allora essa rispose “Ecco la mia serva Bila: unisciti a lei, così che partorisca sulle mie ginocchia e abbia anch’io una mia prole per mezzo di lei”. Così essa gli diede in moglie la propria schiava Bila e Giacobbe si unì a lei.». Le donne fertili saranno come Bila, delle ancelle, che daranno dei figli agli uomini facoltosi e capi di questa nuova società. Venendo meno la libertà di scelta, le donne dovranno rinunciare alla loro libertà, al loro lavoro, alla loro famiglia e alla loro identità per seguire questi nuovi dettami.

La prima stagione risulta molto fedele al romanzo della Atwood, riuscendo a delineare con estrema intensità il sistema inflessibile di divisione in classi (che oltre alle ancelle, prevede i comandanti con le loro mogli e le Marte) e la disperata e inumana condizione di schiavitù che queste donne sono costrette a vivere: punite, mutilate e perseguitate senza pietà alla minima esitazione o errore.

The Handmaid’s Tale segue la storia dell’ancella Difred (Elisabeth Moss), che attraverso continui flashback mostra in maniera tangibile la vita prima del regime in un continuo gioco di specchi. Il punto di forza di questa prima stagione viene offerto proprio dalla focalizzazione posta sui ruoli femminili e i loro divergenti punti di vista, creando un racconto femminile e femminista e al contempo di denuncia verso i fanatismi religiosi e politici (portati avanti indistintamente da uomini e donne). La serie offre una gamma di personaggi molto interessati, pieni di sfaccettature che non risultano superficiali; non vediamo una netta divisione tra “buoni” e “cattivi” e questo conferisce loro un’aura di complessità.

La parte estetica della serie è notevole, la costruzione intorno a questa nuova dittatura risulta molto ricercata sia per quanto riguarda le luci e la color correction, ma soprattutto a livello cromatico: il colore rosso dei
vestiti delle ancelle risulta allo spettatore conturbante e magnetico allo stesso tempo. Inoltre, le scelte registiche attuate risultano monumentali, i corpi presenti all’interno della serie vengono utilizzati per creare delle vere e proprie coreografie, soprattutto per quanto riguarda le scene corali e le riprese dall’alto. Questa scelta, oltre ad essere funzionale da un punto di vista meramente estetico, risulta lungimirante visto che si tratta di una dittatura, che come sappiamo ha sempre cercato di far leva sul lato estetico per eclissare quello pericoloso.

La prima stagione di The Handmaid’s Tale risulta ben riuscita nel suo intento perché la scelta del cast, la minuziosa cura estetica e registica, la colonna sonora pop, e soprattutto il messaggio che si vuole trasmettere, creano un insieme valido di simboli e
chiavi di lettura circa il nostro mondo, annullando il senso di straniamento dello spettatore.

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