
«Do not Skip!» sopra il tasto per saltare la sigla di HBO Max. «Spoiler: Gary Muore» come titolo del primo episodio. «Per favore, ci abbiamo lavorato tanto. Non saltare la sigla» su svariati cartelli che rompono la quarta parete e parlano direttamente con lo spettatore con sotto il tema musicale scritto da Danny Elfman. Stuart Fails to Save the Universe (trailer), fin dalla sigla sembra voler mettere in chiaro le cose: non è The Big Bang Theory e, se possibile, è in grado di prendersi meno sul serio. Ma produttivamente è, oggettivamente, un azzardo. La sitcom nerd per antonomasia, fenomeno di culto e comedy dalla fortuna internazionale, ha dato vita già ad uno spin-off: Young Sheldon, serie prequel (comedy anche quella) su un piccolissimo Sheldon che muove i primi passi nella scienza. Se in quel caso l’idea è, almeno nelle intenzioni, vincente, visto che Sheldon è stato ed è ancora oggi uno dei personaggi più apprezzati della sitcom, questa seconda serie su Stuart è totalmente un salto nel vuoto.
Per quanto Stuart sia stato uno dei personaggi secondari più amati di The Big Bang Theory, di certo una serie incentrata su di lui era, forse, l’ultima cosa a cui avrebbe potuto pensare sia il fan più sfegatato sia il solo conoscitore della serie madre. E se a questo aggiungiamo che Stuart Fails to Save the Universe è una serie basata sul concetto di multiverso, sui viaggi interspaziali e temporali, ecco qui che il rischio produttivo diventa doppio. Ma quali sono le uniche cose che abbassano il rischio in questi casi? Le idee. E il primo episodio di Stuart Fails to Save the Universe dimostra che qui dentro ce ne sono tantissime e tutte molto, ma molto interessanti. Chuck Lorre, già creatore della serie originale, firma qui una comedy fantascientifica che sembra, almeno nelle sue premesse, una boccata d’aria fresca in un mondo narrativo (quello di TBBT) che sembra faticare a trovare la propria strada dopo la fine della serie.

Quattro personaggi centrali, come in The Big Bang Theory, che hanno il compito di salvare l’universo ad ogni episodio. Kevin Sussman (Stuart), Lauren Lapkus (Denise), Brian Posehn (Bert) e John Ross Bowie (Barry) formano il quartetto di incapaci salvatori universali e, come ci spoilera il titolo stesso della serie, non riusciranno a salvare l’universo. La serie parte da una premesse classica dello sci-fi: dare in mano ad un incapace il destino dell’intero universo, nell’impossibile compito di evitare la catastrofe. Ed ogni episodio esplorerà un mondo narrativo classico della fantascienza, a partire da un mondo post-apocalittico diventato tale proprio a causa di un esperimento di Sheldon, Leonard ed Howard.
Tra costanti citazioni a TBBT, personaggi amati che appaiono in versioni alternative e stralunate e una forte ed efficace componente ironica, Stuart Fails to Save the Universe inizia con il botto e con i fuochi d’artificio. E lo fa in un panorama mediale in cui i salti universali e gli universi alternativi hanno ormai saturato sale e schermi televisivi, in un impegno e un rischio triplice. Chuck Lorre, Zak Penn e Bill Prady firmano un episodio pilota di uno spin-off sorprendente e pungente, regalandoci una delle sorprese più interessanti e fresche del panorama HBO Max. La speranza è che le promesse vengano mantenute. Ma, conoscendo Stuart, quasi sicuramente sarà così. O, almeno, ci proverà.
Disponibile su HBO Max.

