#StopEMotionDays: Tales from the Magic Garden, la recensione

Tales from the Magic Garden (trailer), il film d’animazione diretto da David Súkup, Patrik Pašš, Leon Vidmar e Jean-Claude Rozec e presentato agli Stop e-Motion Days, racconta la storia di Tom, quattro anni, sua sorella Susan di otto e il fratello maggiore Derek di dieci, che vanno a trovare il nonno per la prima volta dopo la perdita della nonna. Ad accoglierli trovano una casa silenziosa e un uomo chiuso nel proprio dolore.

I bambini non capiscono davvero cosa sia successo. La loro madre prova a spiegargli di essere gentili con il nonno, perché sta attraversando un momento difficile. Lo stesso momento che vive anche lei, ma che mette da parte per prendersi cura degli altri. La casa sembra diversa, come se la vita che la riempiva si fosse spenta. Ogni stanza è attraversata da una certa malinconia.

Susan, ispirata dallo spirito creativo della nonna, trova un modo per reagire, soprattutto per aiutare il fratellino. Inizia a raccontare storie. Diventa narratrice e costruisce mondi fatti di fantasia, pieni di luce e speranza. Insieme ai bambini incontrano un gatto misterioso, un mostro non poi così spaventoso e un uomo volante che sfida il cielo. Ogni racconto diventa un ponte tra passato e presente.

La fantasia non cancella il dolore, ma lo rende affrontabile. Lo trasforma in qualcosa con cui si può convivere. Attraverso queste storie, i tre fratelli riescono piano piano a riportare luce nella casa del nonno. E, raccontando insieme, imparano cosa significa andare avanti: con coraggio, con gentilezza, anche quando sembra impossibile.

Attraverso la tecnica della stop-motion, il film racconta con delicatezza come l’immaginazione, l’affetto e il potere del racconto possano aiutarci a superare insieme anche i momenti più difficili. È un’opera che invita a riflettere sull’importanza dei legami familiari, sulla condivisione delle emozioni e sulla capacità di affrontare la vita con amore e fantasia.

Durante la visione si arriva quasi a rivivere un momento con chi non c’è più. L’immedesimazione nei personaggi è così naturale che le loro avventure sembrano anche nostre. Per un’ora si dimentica quanto tutto questo sia immutabile, e si entra in una dimensione diversa, fatta di possibilità. È una fantasia che fa sognare e, anche solo per un attimo, fa credere nell’impossibile.

Si entra in empatia con tutti i personaggi: con il nonno, con i nipoti, con la madre e persino con la nonna, che resta presente anche nell’assenza. Ognuno di loro è costruito con attenzione e sensibilità, mai superficiale. La scrittura riesce a dare a ciascun personaggio uno spazio autentico, rendendo credibili le loro emozioni e il modo in cui affrontano il dolore. Anche a livello di sceneggiatura il film è solido, ben calibrato nei tempi e capace di intrecciare realtà e immaginazione senza mai perdere coerenza.

È un film per bambini, ma in realtà è necessario a tutte le età. Perché non si è mai troppo grandi per imparare a elaborare un lutto. Non è semplice, porta sempre con sé dolore e non esiste un modo giusto per affrontarlo. Esiste però un modo che lo renda meno difficile da attraversare. E questo film è proprio quel modo.

Tales from the Magic Garden è un racconto delicato, che parla della narrazione come gesto d’amore, memoria e cura. Perché a volte, per ritrovare chi abbiamo perso, basta iniziare a raccontare. E forse è proprio questo che fanno i bambini meglio di chiunque altro: usare l’immaginazione non per dimenticare, ma per tenere vivi i ricordi, quelli belli, che non spariscono davvero.

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