#StopEMotionDays: I Am Frankelda, la recensione

Recensione di I Am Frankelda

C’erano una volta Cesare e Caligari: l’oscurità della mente secondo Wiene oppure, per dirla in maniera semplice, il cinema degli incubi. La settima arte da sempre cerca di assottigliare la linea che divide il filmico dall’onirico: l’antropologico dal meccanico. Il cinema d’animazione è sempre stato uno dei mezzi principali per attuare il racconto degli abissi del nostro inconscio e I Am Frankelda (trailer), opera prima di Arturo e Roy Ambriz presentata in concorso agli Stop EMotion Days di Venezia, non è da meno. 

Messico, metà Ottocento. Francisca (Mireya Mendoza) cresciuta dalla nonna dopo la morte della madre, è costretta a una vita domestica ma sogna di diventare scrittrice di racconti dell’orrore. Quando il principe Herneval (Arturo Mercado Jr) emerge dal regno degli incubi, Topus Terrentus, per chiederle aiuto, scopre che le sue storie sono reali. Dovrà affrontare Procustes (Luis Leonardo Suárez), il tessitore di incubi ormai incapace di creare paura.

Il film dei fratelli Ambriz punta tutto sul lato estetico. Il mondo di I Am Frankelda è dark, orrifico, gotico. La costruzione delle scenografie, dei personaggi trovano la loro meticolosità nell’essere sghembe, disordinate eppure completamente rifinite al dettaglio. Difficile con una sola visione cogliere l’immensità dei particolari seminati nel tessuto filmico dagli autori. Il mondo degli incubi recupera gli stilemi del cinema dell’orrore classico e sembra prendere spunto anche dalle cupe atmosfere dei film di Tim Burton ed Henry Selick. Incredibilmente funzionale anche la fusione con il genere del musical. Le scene più affascinanti, sia dal punto di vista tecnico che narrativo, sono infatti quelle che ruotano attorno alle canzoni come El Prìncipe de los Sustos dove straordinariamente i due registi sperimentano unendo la tecnica dello stop motion a quella del disegno in 2D, amalgamando le due in maniera magistrale per toni, colori e ritmo. 

Recensione di I Am Frankelda

Fransisca e Frankelda sono due entità opposte. La prima è repressa sulla terra, umiliata per via dei suoi scritti: le sue opere nere. L’altra agisce da doppio: uno spirito libero in cerca di riscatto nel Topus Terrenus dove i suoi racconti tentano di salvare l’esistenza del regno stesso. È una crisi autoriale, quella della protagonista, salvata da un mondo estraneo, accogliente: sinonimo di un Messico che deve ritrovare i propri autori per ristabilire una nuova idea di cinema utilizzando il mezzo della stop motion.

I Am Frankelda si muove in maniera ottimale all’interno del circuito di animazione indipendente degli ultimi anni. Per la sua importanza storica, si relega ufficialmente nella storia del cinema messicano ma, in punta di piedi, cerca di inserirsi abilmente anche in quello internazionale offrendo una storia vivace nel cupo e terrificante mondo degli incubi.

Ti potrebbero piacere anche

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Ho letto la privacy policy e acconsento al trattamento dei miei dati personali ai sensi del Regolamento Europeo 2016/679 (GDPR) e del D.Lgs. n. 196 del 2003 cosi come novellato dal D.Lgs. n. 101/2018.