Spider-Man: Brand New Day, il difficile equilibrio tra Peter e Spider-Man

Il 29 luglio esce al cinema Spider-man: Brand New Day (trailer). Diretto da Destin Daniel Cretton e ispirato al personaggio creato da Stan Lee e Steve Ditko.

Torna nelle sale il “nostro amichevole Spider-Man di quartiere”, con il sequel di Spider-Man: No Way Home, uscito nel 2021. Dopo quattro anni in cui nessuno ricorda più la sua identità, un misterioso nemico altera gli equilibri della città e della sua vita da supereroe. Fin da subito lo mette di fronte a una paura che non aveva ancora dovuto affrontare: non riuscire a proteggere MJ (Zendaya) come sperava. Stavolta, infatti, aver dimenticato chi si cela dietro la maschera potrebbe non bastare a salvarla.

Ma Peter Parker (Tom Holland) non è il principale bersaglio del villain di questo film. Si può quasi parlare di un secondo antieroe, mosso da motivazioni giuste ma che agisce in maniera poco responsabile. Nulla di diverso dal tipico supereroe che distrugge il mondo nel tentativo di salvarlo. Esempi concreti sono lo stesso Spider-Man (nonostante cerchi di cambiare rotta) e Frank Castle (Jon Bernthal), suo nuovo alleato.

«Tu infrangi le regole e diventi un eroe; lo faccio io e divento il nemico. Non mi sembra giusto». Recitava Scarlet Witch (Elizabeth Olsen) in Doctor Strange nel Multiverso della Follia. Una frase perfetta per descrivere l’ennesimo mix di esplosioni, palazzi che crollano, incendi e incidenti stradali. Stavolta, però, il tutto è accompagnato da una maggiore consapevolezza, compassione e dal peso delle conseguenze delle azioni e delle decisioni prese con impulsività. Viene mantenuta la stessa atmosfera che ha fatto affezionare il pubblico a questo genere di film, ma con il tentativo di veicolare un messaggio positivo. La violenza, come si sa, non è mai giusta, nemmeno se commessa dall’eroe di turno. È evidente come alcune scene abbiano l’obiettivo di mostrare il pericolo reale, a cui sono esposti i cittadini, quando eroi e cattivi trasformano la città nel proprio campo di battaglia.

Il protagonista, in questo trentottesimo capitolo del Marvel Cinematic Universe, impara che non sempre è facile capire da che parte stare, ma che c’è sempre tempo per rimediare ai propri errori. Per gran parte del film, infatti, la narrazione privilegia Spider-Man rispetto a Peter Parker, come accadeva invece nei capitoli precedenti. Solo nel finale il protagonista comprende che le sue due identità non devono più escludersi, ma imparare a convivere, conciliando il ragazzo innamorato con il supereroe che ancora pensa di poter salvare il mondo.

Lasciando spazio a un ulteriore sviluppo della trama, il film riprende lo stile delle prime fasi dell’MCU. Mantiene la coerenza con i precedenti film dedicati a Spider-Man, non solo quelli con Tom Holland. Si possono notare elementi riconoscibili, quali le inquadrature dalla composizione fumettistica, il montaggio rapido e i combattimenti inseriti nei momenti giusti. L’unica assenza che si fa sentire è quella del tipico cameo di Stan Lee, facilmente immaginabile in diversi punti del lungometraggio.

Per quanto riguarda il cast, fino all’ultimo non è stato svelato il nome del personaggio interpretato dall’attrice Sadie Sink. Noto è l’intento di farlo scoprire al pubblico direttamente in sala. I più curiosi e appassionati avranno elaborato le proprie teorie e, certamente, anche indovinato o scoperto la verità online, ma per chi fosse riuscito a mantenersi all’oscuro di tutto ne vale la pena. In un’epoca in cui tutto viene divulgato e spoilerato in anticipo, riuscire a mantenere un alone di mistero è fondamentale e può fare la differenza tra l’apprezzare un buon film e il saltare dalla sedia a ogni colpo di scena.

Si potrebbe quasi sostenere che Spider-Man: Brand New Day sia il miglior film sul personaggio e il miglior prodotto Marvel degli ultimi anni. Non tanto per la spettacolarità delle sequenze d’azione, quanto per la capacità di riportare al centro il protagonista e il peso delle sue scelte.

In sala

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