
Negli ultimi giorni dell’82 Mostra Internazionale del Cinema di Venezia è stata presentata in Concorso una delle sorprese più piacevoli del festival, Silent Friend (trailer), della regista ungherese Ildikó Enyedi.
Il film è ambientato in un giardino botanico nella città universitaria di Malburg, in Germania, dove si erge un maestoso ginkgo biloba piantato per la prima volta nel 1832. Attorno ad esso, per quasi duecento anni, sono passate numerose persone che l’albero ha silenziosamente osservato. Tre di queste compongono la storia del film: la prima, ambientata nel 2020 nel bel mezzo della pandemia di COVID-19, vede un neuroscienziato di Hong Kong (Tony Leung Chiu-wai), bloccato nell’università a seguito delle misure di sicurezza, che intraprende un esperimento con il ginkgo biloba insieme al sospettoso custode del campus. Troviamo poi nei primi del Novecento la prima donna ammessa all’università (Luna Wedler, vincitrice del Premio Marcello Mastroianni) che si avvicina ancora di più al mondo vegetale grazie alla fotografia, e uno studente degli anni Settanta (Enzo Brumm) che stringe una curiosa amicizia con un geranio.
Enyedi, già vincitrice dell’Orso d’Oro al Festival di Berlino con Corpo e Anima nel 2017, presenta ora un’opera sulle relazioni tra uomo e natura, analizzate con un approccio estremamente sensibile, tenero e a tratti anche divertente. I protagonisti sono apparentemente soli, che sia per via della pandemia, di amori non corrisposti o del fatto di essere l’unica donna in classi universitarie maschili. La regista ci ricorda invece che spesso intorno a noi, come anche ai personaggi del suo film, ci sono forme di vita di cui ignoriamo l’esistenza: quando siamo da soli con una pianta non ci rendiamo conto di essere insieme ad un altro essere vivente che recepisce gli stimoli provenienti dall’esterno. Non possiamo certo sapere come queste ci percepiscano ed Enyedi non intende dare una risposta a tale domanda. Preferisce piuttosto fare luce sul mondo vegetale che spesso diamo per scontato, non immaginando che ha un proprio sistema di comunicazione interno tra i suoi abitanti ed esterno con noi esseri umani.

Come la crescita di una pianta o lo sbocciare di un fiore, Silent Friend si prende il suo tempo per liberare tutto il suo potenziale emotivo: il ritmo lento e contemplativo è ben dosato grazie al montaggio che alterna brevi episodi delle tre storie raccontate, con il risultato che le quasi due ore e mezza di film scivolano leggere nel corso della visione. Accanto alle vicende umane si aggiungono riprese di foglie, fiori, radici, oltre che i suoni della natura grazie a un ottimo lavoro sul sound design, per cercare di restituire attraverso un’esperienza sensoriale il modo in cui questa osserva e percepisce la realtà. È dunque il mondo vegetale il reale protagonista di questo film, a partire dall’enorme ginkgo biloba, l’amico silenzioso che attraverso le epoche continua a donare conforto e compagnia a chiunque si fermi sotto i suoi rami.
Un punto di forza del film, oltre alla splendida fotografia, è da ricercare nel suo cast, primo fra tutti il magnetico Tony Leung Chiu-wai, maestro nel creare intimità con solo il proprio sguardo. Con un ruolo minore ma significativo è presente anche Léa Seydoux, nei panni di Alice, una studiosa di botanica che aiuta il collega cinese nei suoi esperimenti.
Enyedi con questo incantevole film suggerisce, dunque, di prestare attenzione agli esseri silenziosi ma profondamente complessi che sono sui nostri davanzali o nei nostri giardini, perché è proprio attraverso di essi che potremmo anche scoprire qualcosa di più su noi stessi e sull’esistenza umana.

