Send Help, la recensione: il grande ritorno di Sam Raimi (forse)

Send Help, recensione del film

Sapevate che Sam Raimi ha realizzato La casa a soli 22 anni? Più giovane di Orson Welles quando fece Quarto Potere, e anche più giovane di Nanni Moretti con il suo Io sono autarchico. Forse anche più giovane di te caro lettore che, dopo aver sentito una leggera ansia sociale unita a crisi dei vent’anni, ti starai chiedendo cosa fare della tua vita. Tranquillo caro lettore, hai tempo. Dopo questa “sana” iniezione di fiducia si può giungere alle conclusioni di questa bizzarra introduzione. Era da tanto tempo che quel non più giovane ragazzo di nome Sam Raimi non decideva di dirigere un film degno di questo nome (Doctor Strange 2 non rientra nella definizione), ma finalmente quel tempo è terminato e lo stesso autore di Drag me to hell torna in sala con Send Help (trailer). Sarà riuscito a rispettare le aspettative?

Linda Liddle (Rachel McAdams) è la sottopagata dipendente di un’azienda multimilionaria, emarginata dai colleghi, abbandonata da tutti e dedita a due cose: la carriera e la sopravvivenza nella natura selvaggia. Dopo sette anni di duro lavoro Linda sarebbe stata pronta ad occupare il posto di vicepresidente dell’azienda, come le era stato promesso, ma le cose non vanno come previsto. Alla morte del CEO succede suo figlio: Bradley Preston (Dylan O’Brien), un giovane borioso, sessista, classista e simpatico come un chiodo nel piede. Un ipotetico fan del podcast La Zanzara se solo fosse nato in Italia. Bradley non gradisce intorno a sé la presenza degli schiavi, che sottopaga, e allora decide di infrangere la promessa fatta da suo padre a Linda, non prima però di averle proposto un ultimo viaggio di lavoro, così che lei possa adempiere al dovere di altri, di nuovo. L’aereo, però, si schianta nell’arcipelago Thailandese e sopravvivono proprio Linda e Bradley, soli e su un’isola disabitata. Saranno le doti di sopravvivenza di Linda a tenere in vita entrambi e a ribaltare le dinamiche di potere.

In tempi come questi è doveroso apprezzare la funzione catartica che ha Send Help. Vedere un ribaltamento delle dinamiche di potere tra il ricco capo d’azienda e la dipendente sottopagata è quanto di più soddisfacente possa esserci su schermo, specialmente per chi ha fatto i classici tirocini non retribuiti. Più in generale, il film assume un tono quasi politico se si considera l’attuale condizione sociale negli Stati Uniti e nel mondo intero, nel quale i divari economici tra classi sociali sono sempre maggiori. Malgrado la trama sia piuttosto semplice e basilare risulta comunque ricca di riflessioni, come l’idea, ad esempio, che le logiche capitalistiche crollino nel ritorno dell’uomo alla natura. Per dirla con parole più semplici: fa sempre piacere immaginare di poter torturare il proprio capo. Confortante, grazie Sam.

send help, recensione del film

Dopo quegli orribili ed identici ruoli che l’hanno resa famosa, Rachel McAdams si cimenta in un’interpretazione nella quale non le viene richiesto di essere “la donna perfetta” allo sguardo maschile. Finalmente qualcuno ha voltato queste “Pagine della nostra vita” chiudendo il libro in un cassetto e sigillandolo per sempre. Dunque, l’attrice è sorprendentemente brava, riuscendo ad essere divertente ed inquietante in perfetto stile Raimi, alternandosi tra la simpatica e bizzarra collega d’ufficio e la terrorizzante torturatrice assetata di sangue. Anche Dylan O’Brien è cresciuto, prestandosi ad una parte molto distante da quelle che lo hanno fatto amare dal grande pubblico. Se, di solito, lo si vede nel ruolo del protagonista possibilmente dal cuore d’oro, come già si evince dalle precedenti descrizioni, in Send Help è semplicemente insopportabile. Quindi, ottimo lavoro. 

Commentare il piano tecnico di un film di Sam Raimi sarebbe scontato, forse fuori luogo, ma, per i più curiosi, si possono fare alcune considerazioni. Sam Raimi non è un novizio dei blockbuster e, nonostante i 40 milioni per Send Help non siano una cifra esorbitante, non sono certo un piccolo investimento per un progetto indipendente. Tuttavia, considerando gli Spider-man che hanno reso l’autore noto ai più, Send Help non rispetta quelle aspettative. L’opera diverte, con una regia e un montaggio che hanno chiari riferimenti allo stile dell’autore e ai suoi primi film, sembra quasi che il cineasta voglia strizzare l’occhio ai fan imitando sé stesso più che reinventandosi. Nessuno imita bene Raimi come Raimi, quindi il film ha comunque un livello registico davvero notevole, pur non raggiungendo le vette del passato. 

In conclusione: Send Help è un ottimo film. Certo, avrebbe potuto osare di più, avrebbe potuto essere ancora più violento, ancora più estremo, come “Il Raimi” della prima ora, ma forse è sbagliato pretendere questo da un autore lontano dalle proprie origini. L’opera porta la visibile firma del regista, divertendo ed inquietando proprio come ci si aspetterebbe; merita il sostegno del pubblico per far sì che altri prodotti del genere vengano finanziati. Forse non è “il grande ritorno” che molti si aspettavano, ma un primo passo per qualcosa di davvero sconvolgente in futuro. Non solo per l’autore, ma per tutto l’horror b-movie. 

Al cinema.

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